giovedì 13 ottobre 2011

martedì 11 ottobre 2011

Sicilia: Riflessione sulla formazione professionale ....e oltre

Sicilia: Riflessione sulla formazione professionale ....e oltrePDFStampaE-mail
Scritto da CORIOLANO   

In ogni paese industrializzato la formazione professionale è uno dei presupposti fondamentali  della crescita e dello sviluppo economico e sociale.
Favorire il processo di accrescimento e aggiornamento costante delle professionalità, in linea con le esigenze del mercato del lavoro, è un dovere delle amministrazioni pubbliche preposte alle politiche attive del lavoro, oltrecché il naturale presupposto per l'inserimento occupazionale degli inoccupati, dei disoccupati e di tutti coloro che aspirano ad un lavoro. 
Chi governa non dovrebbe dunque avere dubbi sul significato strumentale del sistema della formazione quale sostegno dello sviluppo.
Invece, i governanti e i burocrati siciliani, sul ruolo della formazione, hanno avuto un’idea tutta loro,  in “leggera controtendenza” rispetto al resto del mondo. Infatti nel lontano 76’, la Regione, con la legge n. 24/76, dotò il territorio siciliano di uno strumento di regolamentazione delle attività di progettazione ed erogazione della formazione professionale, dichiarando l’obiettivo di accrescere con tale strumento le conoscenze e la cultura propedeutiche all'accesso al mondo del lavoro. Naturalmente, il valore didascalico di siffatta legge assume portanza in un contesto integrato di interventi legati alle politiche attive del lavoro che un Governo pone in essere e che deve vedere coinvolti in azioni congiunte le Imprese e loro associazioni, le Camere di Commercio e l’Unioncamere regionale, in quanto osservatorio e centro ricerche sul mondo siciliano delle imprese e del lavoro, nonché gli Atenei e i loro Dipartimenti, i sindacati dei lavoratori, etc. Dunque, un lavoro complesso che avrebbe dovuto mirare a capitalizzare la spesa di finanziamento della legge 24/76 non relegandola a semplice posta passiva di bilancio. I Governi da allora succedutisi hanno lavorato, certo alacremente, alla valorizzazione della legge 24/76 ma, come abbiamo già avuto modo di dire, in “leggera controtendenza” alla logica di strumento a servizio allo sviluppo socio economico territoriale. L’hanno usata invece a fini dell’ottenimento, consolidamento e rafforzamento del consenso politico, isolando la legge, invero buona, in un circolo vizioso di assunzioni “accompagnate”, di distribuzione selvaggia di sussidi ai disoccupati, di proliferare di enti, talvolta di emanazione sindacale, collusi e conniventi con la politica in cambio del privilegio di diventare soggetti inamovibili e imprescindibili del sistema di potere e di elargizioni finanziarie legato alla citata legge 24/76.
Così, dal 76’ sino al 2002, la legge 24/76 è stata appannaggio di una loby formata da una ventina di refer…Enti della politica di ieri, ma anche di oggi, visto che molti degli attori sono sempre gli stessi.   A questa loby partecipavano sigle sindacali rappresentate da Enti di formazione quali IAL CISL, oggi IAL Sicilia, soggetto sganciatosirecentemente dalla CISL ma diventato ente di riferimento del PD (con il diretto coinvolgimento degli On.li  Papania, Cardinale, Genovese, Adragna, …………), ENFAP (in conto UIL), etc., ma anche sigle diverse dai sindacati, come l’Associazione Nazionale delle Famiglie degli Emigranti (ANFE) e pochi altri, alcuni dei quali già scomparsi per “bancarotta accertata” (vedi Centro Radio), o in via di scomparsa (vedi CEFOP, già sospeso dal Piano formativo 2011 perché privo dei requisiti di regolarità contributiva richiesti e da qualche giorno definitivamente sospeso dal CGA).
L’appartenenza a un oligopolio, ha permesso ad ognuno di questi soggetti di gestire volumi importanti di finanziamenti pubblici, partecipando alla costruzione di un modello formativo inadeguato ad assicurare l'inserimento professionale di inoccupati o disoccupati, ma certamente utile come ammortizzatore sociale, distributore di sussidi, seppur minimi, a queste categorie. D’altronde, la politica preposta all’erogazione dei finanziamenti ha utilizzato la propria potestà/discrezionalità nel riconoscere o meno i finanziamenti e/o di determinarne l'entità, per “invitare” gli enti ad assecondare le proprie “aspettative” in termini di avvio al lavoro di parenti, amici ed elettori, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a trovare una occupazione in una terra dove il posto pubblico era, ed in parte lo è ancora, l'unica politica attiva del lavoro, l’unico segnale politico di lotta alla disoccupazione dei nostri Governi (non è un caso che proprio in questi giorni il Governo Regionale ha varato una delibera con la quale ha istituito il ruolo unico del personale appartenente ad enti/organizzazioni/società partecipate dalla Regione Sicilia, assicurando continuità occupazionale ai “loro” raccomandati).
Per comprendere il livello degli interessi messi in ballo dalla legge 24/76 bisogna confrontarsi con il numero di assunzioni realizzate (tutte senza concorso pubblico) sino al 31/08/2008, numero questo che supera le ottomila unità: CEFOP, mille dipendenti circa, oggi tutti da ricollocare o da mandare in pensione, se maturata; ANFE, circa ottocento dipendenti, di cui oltre duecento già avviati alla mobilità e alla CIG nel 2011; Enti di emanazione sindacale (IAL ed ENFAP) circa duemila dipendenti. I restanti suddivisi fra tutti i cosiddetti enti medio piccoli, entrati nella legge 24/76 tra il 2002 ed il 2006.
Naturalmente, una volta saturati gli organici degli enti, i nostri bravi politici, pur di mantenere inalterato il privilegio di scegliere e raccomandare indiscriminatamente, hanno chiesto assunzioni in eccesso, sia rispetto alle effettive necessità di gestione, sia rispetto alle risorse finanziarie assegnate, coprendo il maggior costo con sistemi di finanza pubblica “creativa”: ci riferiamo alle integrazioni di finanziamento, atti illegittimi questi che recentemente hanno condotto l’attuale assessore Centorrino e l’ex Dirigente Generale, Gesualdo Campo (oggi ai Beni Culturali, premiato con l’assunzione della figlia all’Ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles), al rinvio a giudizio presso la Corte dei Conti per un danno erariale di oltre 1.000.000 di euro. Più esplicitamente se le risorse finanziarie assegnate risultavano insufficienti per coprire i costi delle assunzioni richieste, bastava che l’ente rendicontasse a consuntivo il maggior costo sostenuto alla voce “personale” rispetto al preventivato/finanziato, che gli veniva riconosciuta una integrazione di finanziamento pari al maggior fabbisogno dovuto alle nuove assunzioni. Meccanismo perverso che ha determinato l'incremento costante delle risorse finanziarie occorrenti per realizzare i Piani formativi annuali della 24/76. Infatti, il costo consuntivato di ogni anno risultava pari alla somma del finanziamento decretato e delle integrazioni, diventando automaticamente il consolidato dell'anno successivo. Così ha funzionato per anni il sistema: è stato appesantito progressivamente il costo della legge 24/76sul bilancio della Regione; ha prevalso la logica perversa di una sub-cultura politica dominante, invece dello sviluppo socio-economico nel territorio; ha perseguito politiche clientelari, distributive di privilegi, dove tutte le parti sono soddisfatte e remunerate, chi finanziariamente, chi elettoralmente, chi gratificato senza merito di un posto di lavoro. Un intrigo di interessi difficilmente smontabile. Fino al 2002, anno in cui il sistema, rimasto chiuso per oltre 25 anni,  viene aperto ad altri operatori della formazione, prolificati in virtù delle opportunità introdotte nel mercato dai fondi europei. Infatti, dal 1989 in poi, alla Sicilia, insieme ad altre regioni dell’Unione Europea contraddistinte da un basso livello di sviluppo socio economico rispetto alla media europea, furono destinati grandi quantità di fondi per finanziare iniziative locali mirate ad annullare progressivamente questo gap di sviluppo. Una quota importante di questi fondi era ed è rappresentata dal Fondo Sociale Europeo, deputato a sostenere le politiche attive del lavoro nei diversi territori della Comunità. La formazione professionale è una delle attività imprescindibili di queste politiche. Il territorio fu così indotto ad attrezzarsi per fruire di questi fondi. Si assistette alla proliferazione di enti formativi, alla diffusione di best practises(pratiche prese a modello da sistemi avanzati sperimentati in altri territori comunitari), etc., così sviluppandosi un sistema di offerta locale più complesso e diffuso sul territorio rispetto a quello costituito dalla lobby degli Enti storici della legge 24/76.
Questo nuovo assetto puntava sulla flessibilità organizzativa, sulla creazione di reti di espertises e di professionisti, quali fattori strategici necessari ed adeguati a misurarsi costantemente con l’attualità della domanda di formazione, con la necessità di creare sistemi integrati di professionalità endogene in grado di inserirsi e gestire i nuovi e più moderni processi di produzione nella logica di assecondare le necessità del sistema produttivo locale, ma anche di potenziare la mobilità del lavoratore in ambito extraterritoriale.
Naturalmente questi nuovi organismi si sono candidati anche per fruire dei finanziamenti della legge 24/76. Molti con esito favorevole, divenendo, in molti casi, veri modelli di flessibilità funzionale alla qualità del servizio erogato. La competitività di questo modello appare subito evidente. I nuovi enti possono garantire il rispetto dei budget e il contenimento della spesa e questo tipo di gestione si contrappone subito a quella degli “Enti storici” della legge 24/76, dei quali alcuni rimangono impantanati nella diseconomicità delle proprie scelte gestionali, spesso “border line” rispetto alla piena legalità e, in alcuni casi, forse anche del tutto illegali (vedi CEFOP). Per questi motivi il rinnovamento del sistema con l’ingresso di nuovi soggetti nella legge 24/76 è stato visto come una violazione di “proprietà privata”, sia da parte degli enti storici, i quali percepivano come “concorrenza sleale” l’agilità e l’adattabilità costante di questi soggetti, ma anche da quella parte della politica, verso cui i nuovi enti hanno dimostrato insofferenza e indisponibilità al compromesso.
Ma veniamo all’attualità del processo storico della legge 24/76, oggi “Piano Regionale dell’Offerta Formativa”. Non era possibile che l’implosione progressiva di vecchie e nuove problematiche all’interno del sistema durasse all’infinito. Così, quando gli attuali governanti non hanno più potuto piegare il sistema ai propri interessi “elettorali”, complice anche l’attuale congiuntura internazionale di crisi che richiedeva e richiede il contenimento della spesa e la lotta agli sprechi, hanno pensato a una riforma che avrebbe dovuto funzionare da apripista a nuove alleanze, sgretolando i vecchi accordi tra politici ed enti di formazione, ritornando a un sistema chiuso dentro cui dovevano stare “la nuova politica” e pochi “grossi” refer…Enti. Se vi fossero dei dubbi su questa affermazione da parte di chi si sentisse accusato di qualcosa, ricordiamo gli albori della riforma che, vi anticipiamo, è comunque abortita miseramente. Le linee di indirizzo che inizialmente furono suggerite ai “tavoli” di concertazione, creati nella speranza di condividere una pseudo-riforma con la maggior parte degli attori chiave del sistema, “intellighenzia” inclusa ed “enti nuovi” esclusi, furono improntate alla creazione di poli formativi di grosse dimensioni (in termini di monte ore di formazione) in modo tale che si annullasse l’attuale polverizzazione dell’offerta formativa e la Regione potesse “avere a che fare” (parole testuali prese a prestito da capi di gabinetto, assessori, dirigenti generali, governatori, etc.) con pochi enti propensi a “consegnarsi”, in una logica facilmente comprensibile per chi aveva interesse a ricreare un sistema chiuso e non aperto al “libero mercato”.  Ma i tavoli di concertazione furono presto dismessi a causa di insanabili contrasti tra gli interessi ivi rappresentati: il contenimento della spesa e il mantenimento dell’utilità  del sistema, l’esigenza di dare continuità occupazionale ai lavoratori della formazione e la necessità di ridurre i costi, dove la contraddizione più grande era rappresentata dal contrasto d’interesse all’interno di uno stesso corpo, quello del sindacato dei lavoratori, presente a detti tavoli sia in veste di rappresentante dei lavoratori occupati nella formazione che in quella di datore di lavoro.Si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco !
Ed allora il Governo, quello di ora, del rinnovatore, della politica creativa, del dividi et impèra, una volta compreso che non poteva più servirsi del sistema, per assoggettarlo ai propri scopi “politici”, ne progetta la distruzione, lanciando accuse al sistema della formazione regionale per voce dei suoi più insigni rappresentanti. Tra questi ci piace citare il Governatore, l’apice della cupola (non certo per i suoi contatti con mafiosi e simpatizzanti della mafia che incontrava “a suo dire” solo per redimerli), che ha stigmatizzato come la formazione, quella della legge 24/76, sia stata un pozzo senza fondo capace, in vent’anni (o giù di lì), di fagocitare risorse pari a quelle che sarebbero servite per costruire tre ponti sullo Stretto. Certamente c’è da chiedersi che ruolo ha avuto costui durante questi vent’anni e se la sua figura politica sia stata così irrisoria e marginale da essere certi che non avrebbe mai potuto opporsi a questo “banchetto”, neanche solo rifiutandosi di dare indicazioni politiche per l’assegnazione di posti di lavoro al proprioentourage elettorale (sarebbe interessante chiedere lumi a questo proposito al dr. Perricone, Presidente del fu CEFOP, e/o alla d.ssa Genny Parlagreco, direttore CEFOP, nonché candidata alle scorse regionali in una lista secondaria del MPA). Potremmo anche andare oltre per dimostrare che certe affermazioni rappresentano pura demagogia. Potremmo ad esempio chiedere a questo Governo di tecnici perché tra i tanti “pozzi senza fondo” non ha scelto di dismettere gli Enti cosiddetti “inutili”, come invece avrebbe fatto qualunque “buon padre di famiglia”, e che invece rimangono in piedi per opportunismo politico che,contro ogni logica di gestione economica, spinge a spendere denaro inutile per mantenere i privilegi ai grandi elettori, quelli in grado di orientare grandi masse di voti.
Ma non intendiamo far perdere forza al nostro discorso sulla legge 24/76, annacquandolo con discorsi generalisti di perniciosità di questa “casta”. Faremmo un torto a tutti quegli operatori della formazione che oggi sono stati dati in pasto all’opinione pubblica per nascondere i (misf…) atti e l’insipienza di questo Governo. E che sono stati costretti ad impegnare beni di famiglia e perfino le fedi di nozze pur di mangiare. E allora, parliamo di Ludovico Albert, il savoiardo. Non vuole essere un offesa l’indicazione della provenienza territoriale dell’attuale Dirigente generale del dipartimento istruzione e formazione professionale della Regione Siciliana, ma l’evidenza del fatto che si è voluta affidare la regia della procedura di “annientamento” della 24/76 a un corpo estraneo alla Sicilia che, in quanto tale, non ha una vicenda professionale e relazioni con il territorio con cui confrontare il proprio agire. Un semplice killer (ovviamente in senso figurato e solo rispetto alla 24/76) senza volto e senza storia per la Sicilia e per i siciliani; un Terminator dotato di morale pura che non riconosce alcun’altra prerogativa del suo ruolo che procedere senza “se” e senza “ma” verso l’obiettivo decretato dal suo dante causa: annientare l’attuale sistema garantendo solo pochi enti storici (IAL CISL oggi trasformato in IAL Sicilia sotto la guida del PD o l’ANFE per il quale si rincorrono voci che presto sarà sottratto alla gestione del suo patron storico Paolo Genco per passare sotto altra regia).  Parte così una sequela di atti del Governo (delibere di giunta direttive per l’Assessore e per il Dirigente Albert), a cui seguono decreti e circolari assessoriali, decreti e circolari del dirigente generale il cui esito è il Piano dell’Offerta Formativa 2011. “Piano formativo”, questo, che di riforma del sistema non ha niente. Anzi è la negazione di ogni e qualunque regola di buon senso e legalità. Ed in alcuni casi addirittura immorale. L’avviso pubblico n. 5/2011 che regolamenta la partecipazione degli Enti di formazione al Piano regionale dell’offerta formativa 2011, introduce semplicemente uno stop alle assunzioni selvagge attraverso la statuizione di un parametro unico di finanziamento, limite “invalicabile” del costo/ora di formazione, che decreta l’impossibilità di ricevere integrazioni finanziarie aggiuntive ed eccedenti detto parametro unico, inducendo così i grossi Enti a mettere in mobilità migliaia di lavoratori in esubero, il cui costo non è più sostenibile con questi nuovi criteri. Ma Centorrino & C. non vogliono essere accusati di essere artefici e responsabili del dramma di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Così introducono una normativa che li salva, secondo loro, dall’accusa di “cinismo” politico, ma che è solo “cura palliativa” per accompagnare questi lavoratori fuori dal mondo del lavoro a poco a poco. Viene riportato in auge l’Albo unico dei formatori (mai abrogato ma solo dimenticato), cui possono iscriversi tutti gli assunti nel PROF entro il 31/12/2008, Albo questo a cui devono obbligatoriamente attingere tutti gli altri enti inseriti nel Piano per completare l’organico necessario a realizzare le iniziative formative. Ma prescindendo dal fatto che il PROF non riuscirà mai ad assorbire tutto questo eccesso di unità lavorative, esiste anche un diritto alla libertà di impresa che è sancito dalla Costituzione e che viene meno, a dispetto della competitività del nostro sistema locale di settore e della “flessibilità” propria degli enti medio piccoli, che il sistema disprezza e combatte perché efficienti ed indipendenti dalla politica. Così anziché favorire il proliferare di un sistema efficiente e professionale conalta capacità di rispondere velocemente e costantemente alle variazioni della domanda reale del mercato, si continua a mantenere un sistema inadatto alle sfide di crescita del sistema Sicilia.  In buona sostanza, il Piano 2011 è rimasto invariato nel numero di monte ore complessivo e nella sua distribuzione fra gli enti, ma gli esuberi di personale, creati dal già descritto meccanismo di scambio di favori instauratosi in passato tra politici ed “enti storici”, vengono caricati sul groppone degli Enti nuovi arrivati, additati ad arte da chi ha avuto spazio sui mezzi di informazione, quali colpevoli del tracollo della legge 24/76 e del suo progressivo appesantimento sul bilancio regionale. Ben presto però, ci si accorge, che questo meccanismo, creato per dare continuità occupazionale nel settore, è inattuabile, almeno per l’annualità in corso, ma non solo. Infatti, quei “geni” che hanno legiferato in proposito non hanno pensato alla fattibilità concreta del meccanismo, ai tempi di realizzazione delle procedure previste, che non sono sovrapponibili ma consecutive e propedeutiche l’una all’altra. Si pensi a un termine perentorio di conclusione delle attività del Piano fissato entro novembre 2011 e decretato nel giugno 2011. Parliamo di cinque mesi di tempo per: completare la costruzione dell’Albo unico da parte del Dipartimento Istruzione e formazione professionale, redigere le liste di mobilità con migliaia di nuovi inserimenti da parte degli Uffici del Lavoro e evadere tutte le richieste di professionalità occorrenti agli Enti e posti in lista di mobilità. Si pensi infine al tempo necessario per giungere ad un accordo con le professionalità individuate nelle liste in concorso con altri Enti sino al completamento del tempo pieno per ognuno di essi. Parliamo di tempi tecnici per i quali forse non basta neanche un semestre, a cui si devono aggiungere i tempi necessari a realizzare i corsi di formazione: parliamo di altri cinque/sette mesi (di cui la politica non si occupa, infatti parrebbe che non importi a nessuno di come si fa la formazione ma solo come questa può servire alle aspettative della politica).
Ma naturalmente il Governo Regionale, ed i suoi degni rappresentanti, non contenti di aver fatto diventare la formazione professionale una sequela di ostacoli, talvolta resi insormontabili ad arte, prolifera una serie di avvisi che complessivamente mettono a bando più di un miliardo di euro nel triennio. E per non smentire l’approssimazione con la quale hanno governato il sistema negli  ultimi hanno pubblicano avvisi (236/91 – OSS – OIF – ex PROF)  che puntualmente hanno rettificato,  modificato, aggiornato all’infinito. Fino alla prossimità della scadenza, che naturalmente hanno prorogato e riprorogato con scuse e motivazioni che nascondono approssimazione, incapacità, inadeguatezza e ……. spregiudicatezza …. interessata. Intollerabile !!!!
La sequela incessante di atti contraddittori, di atti che correggevano, integravano, interpretavano i precedenti è stato il leit motif dell’iter di “riforma del PROF” (abortita miseramente) del PROF 2011 e del PROF 2012 (oggi avviso 20/2011), che invero, leggendo tra le righe (e anche sulle righe) finirà per avvantaggiare gli enti storici a dispetto degli enti nuovi, medio piccoli. Quindi premiando coloro i quali oggi, dopo avere dimostrato di essere sati causa del fallimento del sistema (in connivenza con la politica),  hanno posto in mobilità e/o Cassa Integrazione Guadagni buona parte del personale in esubero. Trasferendo sulla Sicilia ed i siciliani il costo delle loro disfatte e della politica clientelare a cui si sono piegati “consensualmente”.
Tutto questo non ha fatto altro che creare insicurezza e nervosismo nel settore, allarmando i lavoratori e le loro famiglie che, improvvisamente, hanno visto sconvolto il proprio mondo, i propri programmi di vita, basati sul poco ma certo.
Vorremmo terminare con un’esortazione al Presidente dei siciliani in carica. La smetta di parlare di alleanze, di chiedere la loro conferma, insomma di affrontare discorsi incomprensibili per chi sta vivendo il dramma di non poter più affrontare la quotidianità.  Approdi costui alla magia del fare, del fare per i siciliani. Oggi i fatti dicono che costui e la sua Giunta di tecnici, quelli del savoir faire per intenderci, non ha speso 1,8 miliardi di euri dei fondi assegnati dall’UE alla Sicilia per l’annualità in corso. E ci esimiamo, per semplicità di ragionamento, dal parlare di quelli del 2010. Spenderli era un obbligo e la prova di una capacità tecnica, prioritario di fronte a qualunque altro tema politico, esiziale per la stabilità sociale in un momento di crisi nera dove l’immissione in circolazione di queste risorse avrebbe dato ossigeno all’asfittica economia siciliana e ai siciliani, “avrebbe” potuto fare ripartire un po’ i consumi a beneficio della produzione e del commercio, etc., etc., etc.
Le riforme possono camminare parallelamente a un certo lavoro di routine degli assessorati e dei loro dirigenti e funzionari. Di questo tipo di lavoro stiamo parlando, o no ? E non ci dica, come è solito rispondere a chi ha eccepito questa inconcludenza tecnica del Governo che è “meglio non spendere che spendere male”. Lo dica a chi oggi è un nuovo povero o a chi sta per chiudere un’attività mandando a casa gente che contava solo sul salario. E poi, perché non fa in modo che si spenda bene. I siciliani e la Sicilia non possono ne aspettare ne fare a meno di queste risorse loro assegnate solo perché costui e i suoi tecnici non sono in grado di spenderli “bene”.
Senza considerare che l’incapacità della spesa comunitaria si è tradotta nell’aumento della spesa a carico del bilancio regionale e nello sforamento del patto di stabilità, che porterà a brevissimo al blocco completo della spesa, ed alla disfatta della Sicilia.
Qualcuno inizia a vociferare sull’esistenza di un veto assoluto ad Assessori e Dirigenti Generali di Dipartimento di spendere un “euro” che il Governatore non sappia e su cui non abbia dato indirizzi. E’ il caso della formazione in agricoltura la cui graduatoria è ferma sul tavolo del dirigente Generale Barresi da mesi, parrebbe perché tra gli ammessi a finanziamento ci sarebbero pochissimi o addirittura nessun ente amico, disponibile ad elargire prebende per ingraziarsi la politica. Che dichiara di essere cambiata con finti proclami ed azioni pseudo eclatanti, ma che alla fine è più clientelare di prima, con l’aggravante di non saper fare proprio nulla. Tranne che spendere poco e malissimo.
Non può che prendersi atto che la situazione è drammatica e che la formazione professionale è solo uno degli aspetti più drammatici di una disfatta delle mediocre politica di questo governo regionale che ha messo in ginocchio l’economia siciliana, ma che ha riservato prebende e premi ad amici e parenti di sostenitori conniventi (vedi il marito della sen. Finocchiaro, tanto per fare un esempio). Proprio per questo, lo stesso Albert, che da poco ha compiuto i suoi 60 anni, ha già anticipato ad alcuni suoi “amici” che se le cose dovessero andare ancora peggio di così è pronto ad andare in pensione, “mettendola in saccoccia” alla Sicilia ed ai siciliani.  Non prima di avere completato la sua missione di distruzione del sistema formazione.

lunedì 3 ottobre 2011


OLTRE IL DANNO ANCHE LA BEFFA: LA REGIONE SICILIANA NON RIESCE A SPENDERE LE RISORSE COMUNITARIE MA INCREDIBILMENTE SFORA IL PATTO DI STABILITÀ.PDFStampaE-mail
Scritto da ADOMEX & C.   
Lunedì 03 Ottobre 2011 01:50
Felice Bonanno e Vincenzo Emanuele

Che la Regione Siciliana con la sua dirigenza ingessata e priva di buona volontà e competenza non riuscisse a rispettare i tempi dettati dalla Commissione Europea per riuscire a spendere in maniera efficiente i fondi comunitari - della politica di coesione 2007-2013 assegnati per garantire lo sviluppo dell’isola - era ormai diventata una notizia certa, di sconcertante normalità.
Tale intollerabile realtà è stata tra l’altro, più volte denunciata da una Commissione di inchiesta parlamentare dell’ARS attivata per comprendere le responsabilità dei ritardi della macchina amministrativa, dalle parti sociali e sindacali, da confindustria, da confartigiani e dalle associazioni di categoria.

Il perché dei ritardi lo chiarisce la stessa Corte dei Conti: «L'avvicendarsi di diverse giunte del governo regionale», «l'instabilità riguardante l'assetto organizzativo amministrativo», la «eccessiva polverizzazione delle iniziative» e, dulcis in fundo, «l'assenza di personale provvisto delle necessarie competenze», primi fra tutti i dirigenti generali del Dip. della Programmazione Felice Bonanno messo al timone dei fondi strutturali europei non si sa per quale maligno sortilegio e quello del Bilancio Vincenzo Emanuele. Una catastrofe.
Tutto questo preambolo perché da qualche settimana tra i palazzi del potere a Palermo circola un’aggiuntiva notizia angosciante e minacciosa, che si chiama “sforamaneto del patto di stabilità”. Fatto questo che ha causato di già il blocco di tutti i pagamenti della Regione Siciliana. Piove sul bagnato.
Il Patto di Stabilità Interno (PSI) nasce dall'esigenza di convergenza delle economie degli Stati membri dell’Europa Unita verso specifici parametri, comuni a tutti, e condivisi a livello europeo in seno al Patto di stabilità e crescita e specificamente nel trattato di Maastricht. Da circa dieci anni ormai, tutte le regioni, le province ed i comuni italiani sono chiamati a concorrere al risanamento della finanza pubblica, concordando ogni anno con lo Stato i tagli da effettuare per contenere la spesa pubblica.
Ebbene, in Sicilia i fondi europei hanno una dotazione complessiva di circa 11 miliardi di euro; il 50% arriva dalle casse dell’Unione europee, il 35% dallo Stato e l'ultimo 15% è cofinanziato dalla stessa Regione Siciliana.
Se è possibile escludere dal patto di stabilità la quota di finanziamento comunitaria, non è possibile farlo per la quota statale e per quella regionale; questo «ostacolo burocratico», che obbliga a computare nel patto oltre 5 miliardi di euro, pare abbia fatto già saltare tutto.
Da fonti accreditate si apprende che l’Assessorato Regionale dell’Economia (Armao) dopo avere appreso la notizia dello sforamento, da parte dei più importanti Dipartimenti impegnati nella gestione e attuazione della spesa dei fondi Comunitari, è stato costretto a bloccare tutti i pagamenti al fine di non incorrere nelle sanzioni previste delle regole del Patto di Stabilità.
In questo momento la Sicilia si trova davanti ad un’alternativa drammatica:

  1. non spendere i fondi per gli investimenti e restituirli all'Europa, perdendo l'ultima occasione per lo sviluppo territoriale,
  2. oppure utilizzarli, violare il patto di stabilità e pagare una sanzione pecuniaria.
La Politica siciliana deve intervenire esercitando una scelta precisa della quale se ne assume per oggi e per il futuro, visti i danni perpetui che ne deriveranno, la responsabilità.
In un’isola povera di risorse che reclama interventi infrastrutturali, che attende le autorizzazioni a progetti ed attività con fondi stanziati più di un anno fa, che sta ancora in attesa del pagamento di fornitori di beni e servizi, che agogna la speranza per far partire l’economia, si trova a confronto una classe politica confusa che non comprende la gravità del fenomeno, che non manda a casa questi burosauri criminali che hanno portato a tutto ciò,  non concepisce nemmeno che sarebbe il caso di negoziare immediatamente con il Governo nazionale misure di urgenza, per fronteggiare la grave crisi economica che ci travolge già adesso e che ci sbaraglierà inesorabilmente nel prossimo futuro, per consentire alla Sicilia di lasciare da parte dal Patto di Stabilità i fondi europei anche per la quota statale e regionale. Si salverebbe tutto.
Ovvero sarebbe forse opportuno richiedere un Commissariamento di tutta la Regione atteso che la propria burocrazia non è riuscita nemmeno a programmare in maniera attenta e responsabile la spesa pubblica nel corso del 2011 (ma anche dal 2010) al fine di dare assoluta prioritaria a quella comunitaria e magari eliminando tutte quelle spese inutili, e ce ne sono tante da elencare, pagate con soli fondi regionali.
E’ appena il caso, in ultimo, di ricordare che la Regione Campania, quella famosa nel mondo per l’affare “monnezza” – impegnala come la Regione Siciliana nella gestione dei fondi UE, ma evidentemente più accorta, più pronta, più avveduta - già nel Luglio scorso, precedentemente all’approvazione della manovra finanziaria da parete del Governo nazionale aveva negoziato nuove regole di funzionamento del patto di stabilità per consentire alla spesa dei fondi UE un binario privilegiato. Loro ci sono riusciti.
Sarebbe proprio il caso di chiedere a tutta la dirigenza della Regione Siciliana dove si trovava nello scorso Luglio? La politica adesso deve intervenire, con decisione se ce la fa, non ha più alibi, la Sicilia rischia il default e la nostra fragile economia non ripartirebbe mai più.http://www.qtsicilia.it/politica/34-politica-notizie/525-oltre-il-danno-anche-la-beffa-la-regione-siciliana-non-riesce-a-spendere-le-risorse-comunitarie-ma-incredibilmente-sfora-il-patto-di-stabilita.html