lunedì 3 ottobre 2011


OLTRE IL DANNO ANCHE LA BEFFA: LA REGIONE SICILIANA NON RIESCE A SPENDERE LE RISORSE COMUNITARIE MA INCREDIBILMENTE SFORA IL PATTO DI STABILITÀ.PDFStampaE-mail
Scritto da ADOMEX & C.   
Lunedì 03 Ottobre 2011 01:50
Felice Bonanno e Vincenzo Emanuele

Che la Regione Siciliana con la sua dirigenza ingessata e priva di buona volontà e competenza non riuscisse a rispettare i tempi dettati dalla Commissione Europea per riuscire a spendere in maniera efficiente i fondi comunitari - della politica di coesione 2007-2013 assegnati per garantire lo sviluppo dell’isola - era ormai diventata una notizia certa, di sconcertante normalità.
Tale intollerabile realtà è stata tra l’altro, più volte denunciata da una Commissione di inchiesta parlamentare dell’ARS attivata per comprendere le responsabilità dei ritardi della macchina amministrativa, dalle parti sociali e sindacali, da confindustria, da confartigiani e dalle associazioni di categoria.

Il perché dei ritardi lo chiarisce la stessa Corte dei Conti: «L'avvicendarsi di diverse giunte del governo regionale», «l'instabilità riguardante l'assetto organizzativo amministrativo», la «eccessiva polverizzazione delle iniziative» e, dulcis in fundo, «l'assenza di personale provvisto delle necessarie competenze», primi fra tutti i dirigenti generali del Dip. della Programmazione Felice Bonanno messo al timone dei fondi strutturali europei non si sa per quale maligno sortilegio e quello del Bilancio Vincenzo Emanuele. Una catastrofe.
Tutto questo preambolo perché da qualche settimana tra i palazzi del potere a Palermo circola un’aggiuntiva notizia angosciante e minacciosa, che si chiama “sforamaneto del patto di stabilità”. Fatto questo che ha causato di già il blocco di tutti i pagamenti della Regione Siciliana. Piove sul bagnato.
Il Patto di Stabilità Interno (PSI) nasce dall'esigenza di convergenza delle economie degli Stati membri dell’Europa Unita verso specifici parametri, comuni a tutti, e condivisi a livello europeo in seno al Patto di stabilità e crescita e specificamente nel trattato di Maastricht. Da circa dieci anni ormai, tutte le regioni, le province ed i comuni italiani sono chiamati a concorrere al risanamento della finanza pubblica, concordando ogni anno con lo Stato i tagli da effettuare per contenere la spesa pubblica.
Ebbene, in Sicilia i fondi europei hanno una dotazione complessiva di circa 11 miliardi di euro; il 50% arriva dalle casse dell’Unione europee, il 35% dallo Stato e l'ultimo 15% è cofinanziato dalla stessa Regione Siciliana.
Se è possibile escludere dal patto di stabilità la quota di finanziamento comunitaria, non è possibile farlo per la quota statale e per quella regionale; questo «ostacolo burocratico», che obbliga a computare nel patto oltre 5 miliardi di euro, pare abbia fatto già saltare tutto.
Da fonti accreditate si apprende che l’Assessorato Regionale dell’Economia (Armao) dopo avere appreso la notizia dello sforamento, da parte dei più importanti Dipartimenti impegnati nella gestione e attuazione della spesa dei fondi Comunitari, è stato costretto a bloccare tutti i pagamenti al fine di non incorrere nelle sanzioni previste delle regole del Patto di Stabilità.
In questo momento la Sicilia si trova davanti ad un’alternativa drammatica:

  1. non spendere i fondi per gli investimenti e restituirli all'Europa, perdendo l'ultima occasione per lo sviluppo territoriale,
  2. oppure utilizzarli, violare il patto di stabilità e pagare una sanzione pecuniaria.
La Politica siciliana deve intervenire esercitando una scelta precisa della quale se ne assume per oggi e per il futuro, visti i danni perpetui che ne deriveranno, la responsabilità.
In un’isola povera di risorse che reclama interventi infrastrutturali, che attende le autorizzazioni a progetti ed attività con fondi stanziati più di un anno fa, che sta ancora in attesa del pagamento di fornitori di beni e servizi, che agogna la speranza per far partire l’economia, si trova a confronto una classe politica confusa che non comprende la gravità del fenomeno, che non manda a casa questi burosauri criminali che hanno portato a tutto ciò,  non concepisce nemmeno che sarebbe il caso di negoziare immediatamente con il Governo nazionale misure di urgenza, per fronteggiare la grave crisi economica che ci travolge già adesso e che ci sbaraglierà inesorabilmente nel prossimo futuro, per consentire alla Sicilia di lasciare da parte dal Patto di Stabilità i fondi europei anche per la quota statale e regionale. Si salverebbe tutto.
Ovvero sarebbe forse opportuno richiedere un Commissariamento di tutta la Regione atteso che la propria burocrazia non è riuscita nemmeno a programmare in maniera attenta e responsabile la spesa pubblica nel corso del 2011 (ma anche dal 2010) al fine di dare assoluta prioritaria a quella comunitaria e magari eliminando tutte quelle spese inutili, e ce ne sono tante da elencare, pagate con soli fondi regionali.
E’ appena il caso, in ultimo, di ricordare che la Regione Campania, quella famosa nel mondo per l’affare “monnezza” – impegnala come la Regione Siciliana nella gestione dei fondi UE, ma evidentemente più accorta, più pronta, più avveduta - già nel Luglio scorso, precedentemente all’approvazione della manovra finanziaria da parete del Governo nazionale aveva negoziato nuove regole di funzionamento del patto di stabilità per consentire alla spesa dei fondi UE un binario privilegiato. Loro ci sono riusciti.
Sarebbe proprio il caso di chiedere a tutta la dirigenza della Regione Siciliana dove si trovava nello scorso Luglio? La politica adesso deve intervenire, con decisione se ce la fa, non ha più alibi, la Sicilia rischia il default e la nostra fragile economia non ripartirebbe mai più.http://www.qtsicilia.it/politica/34-politica-notizie/525-oltre-il-danno-anche-la-beffa-la-regione-siciliana-non-riesce-a-spendere-le-risorse-comunitarie-ma-incredibilmente-sfora-il-patto-di-stabilita.html