martedì 29 settembre 2009

Backstage dell'intervista - conversazione tra Raffaele Lombardo e Valentino Parlato



Nella storia d'Italia, specie nelle fasi di crisi, la Sicilia ha spesso anticipato gli esiti politici nazionali. Penso a Portella della Ginestra nel 1947 e poi al caso Milazzo. Un po' queste le ragioni che ci hanno spinto a chiedere un incontro con Raffaele Lombardo, presidente della Regione e appassionato sostenitore dell'autonomismo. L'incontro, nella mattina di giovedì 24 settembre, più che una classica intervista ha prodotto una conversazione, appassionata ripeto, ma anche un po' confusa. Chiedo scusa ai lettori.

C'è una crisi italiana, anche di Berlusconi (adulato e ricattato) che quando si vanta di aver governato più a lungo di De Gasperi non si rende conto (come anche i suoi avversari) che ciò accade solo perché siamo in una palude fangosa. Lei, Presidente, che dice?

E' come se oggi prevalesse una logica nuova che fa un po' pensare al milazzismo, che sconvolse gli equilibri politici e mandò in pezzi e in crisi tutti i partiti di allora. Anche la mafia non è più quella di allora, più dipendente dal potere centrale: pensate per quanto tempo Provenzano è stato libero di passeggiare nell’era dei sistemi tecnologicamente sofisticati di controllo del territorio.

Ma Silvio Milazzo aprì al centro sinistra

Sì, ma oggi la sinistra dov'è? Oggi, in Sicilia prevale, si percepisce – e io la sostengo – la spinta all'autonomismo rispetto al potere centrale, politico ed economico: il Sole 24 Ore di oggi fa un gran titolo sullo scontro Falck-Lombardo. Io sostengo questo autonomismo, assolutamente necessario rispetto al potere centrale: viene voglia di criticare anche Garibaldi e i suoi «mille».


(Portano il caffè e Lombardo, fingendo una faccia scura, si lamenta che nessuno di noi abbia voluto assaggiare il suo: il riferimento è a Repubblica).


Ma c'erano altre differenze al tempo di Milazzo

L'equilibrio politico era diverso. Allora non c'era l'elezione diretta del presidente della regione. In quelle condizioni sarei rimasto in carica non più di quindici giorni. Mi avrebbero fatto fuori senza pensarci due volte.

I nemici non mancano

Sono le nuove norme che mi difendono: se cado io si scioglie l'Ars e quindi «lor signori» anche esponenti di “un certo Pdl” cercano (finora senza successo) di riformare la legge per farmi fuori. Cercando vie normative incostituzionali. Piaccia o non piaccia allo stato attuale delle cose ci sono solo due modi di farmi fuori. La prima è quella delle dimissioni di 45 parlamentari e non credo che sia un'ipotesi realistica.

Altrimenti?

Ammazzarmi, ma non ho questo incubo. Lo ha solo la Repubblica con la balla dell'«assaggiatrice». Non mi sento un padreterno ma sento la necessità di rimediare ai gravissimi guai della Sicilia, visto che i siciliani mi hanno ingaggiato e ben retribuito per cinque anni.

Ma non siamo ai tempi di Milazzo. La vox populi dice che Lei è in una botte di ferro.

Infatti. Allora fu la Democrazia cristiana di Fanfani che corrompendo un po' di persone fece cadere Milazzo. Lei ricorderà i fratelli Salvo. Oggi non ci sono più.

Ma oggi gli uomini di Alfano (quello del «lodo») e Schifani sono contro di Lei e contro Micciché. E l'idea di un partito del Sud.

Certo, Alfano e Schifani sono contro di me e contro Micciché. Anche questa volta i partiti grossi (penso al Pdl) si sono spaccati. Il Pd sta dandoci una mano, ritenendo alcune riforme messe in campo utili per il sistema Sicilia, ma anche tra loro c'è una divaricazione profonda tra ex comunisti ed ex democristiani.

Ma che succede adesso nel Pd siciliano?

Ci sono tre candidati segretari: c'è Lupo ex sindacalista della Cisl. Poi c'è Lumia ex presidente della commissione antimafia, che rappresenta un'area autonomista e non fa riferimento a Franceschini, né a Bersani e neppure a Marino. Lupo fa riferimento a Franceschini mentre il candidato dell'area Bersani è Mattarella, figlio di Piersanti, che nasce da un accordo nazionale tra Bersani e la Bindi, che ha rinunziato al suo candidato Burtone.

La prospettiva è di un travaglio lungo?

Sì, che finirebbe domattina se facessi il presidente satrapo del potere romano: quello che sta in vacanza, che risponde signorsì, continua col clientelismo di favore e senza meritocrazia. Ho scelto la via più scomoda per me, lo avevo già annunciato anche in campagna elettorale: ho un solo padrone a cui rispondere il Popolo Siciliano.

Sul Giornale di Sicilia ho letto di un taglio di mille dirigenti.

Non si tratta di tagli. Il punto è che alla Regione servono 600 dirigenti anziché gli attuali 2000 e servono 5-6 mila dipendenti invece che 20.000. Insomma c'è stato nel passato un abuso di spreco clientelare. Ora io non penso – e forse non posso – ma soprattutto non voglio procedere a licenziamenti. Voglio e dovrò seguire la pratica dei prepensionamenti e dei tagli alle spese. Noi, in Sicilia, abbiamo un sistema sanitario che costa la metà dell'intero bilancio (8 miliardi e mezzo su 16). Pensi che per l'acquisizione dei farmaci, unificando le gare di acquisto, siamo riusciti a risparmiare, ancor prima della fase di riforma, 150 milioni di euro su un miliardo. E non si trattava solo di personale e medicinali: la Falck (lo scrive il Sole 24 Ore di giovedì) ci attacca e denuncia perché abbiamo fatto saltare un accordo per i termovalorizzatori assurdo: per utilizzare i termovalorizzatori che la Regione si era impegnata ad acquisire avremmo dovuto comprare rifiuti e spazzatura. Un piano rifiuti che non teneva conto della percentuale di diversificata che è necessaria per lo smaltimento corretto, come se si doveva bruciare tutto, ma non certamente nell’interesse dei siciliani. Si renda contro. Ora la Falck non cercherà di farmi pagare questa rottura con tutti i mezzi politici di cui nazionalmente dispone?

Un mio caro e vecchio amico mi dice di insistere sul che fare della Regione Sicilia con l'acqua, il nucleare e i termovalorizzatori.

Dei termovalorizzatori abbiamo già detto.

E la privatizzazione dell'acqua?

Purtroppo c'è la legge (nazionale) del 1994 che ha dato maggior potere ai privati.

Lei è per la privatizzazione dell'acqua?

L'acqua è un bene pubblico per eccellenza. Quel che si privatizza è il servizio e qui i guai sono tanti, come abbiamo già visto con i rifiuti.

E il nucleare?

Sul nucleare è che se mi dimostrano sicurezza e convenienza ci vuole un referendum popolare. Debbono decidere i siciliani e credo siano contrari. In ogni modo non voglio che si ripeta quel che si è fatto con le raffinerie di petrolio collocate in Sicilia e Sardegna e per le quali pago di più la benzina, non riscuoto le tasse, anche se previsto dal nostro Statuto, e mangio veleno da più di cinquant'anni. Allora dico no.

Lei ha dato un'intervista al Riformista e ora al Manifesto. Come mai questa propensione per la stampa di sinistra?

Ci pensi lei. In ogni modo non siete dalla parte della Falck.

Lei è a favore o contro il ponte sullo Stretto?

A favorissimo. Fare il ponte è come acquistare un abito di lusso; che ci obbliga a fare la doccia e profumarci, non restare puzzolenti. Si dovranno per forza di cose costruire infrastrutture consequenziali che senza il Ponte non si avrebbero, autostrade decenti e avere l'alta velocità per le ferrovie: oggi per andate da Catania a Palermo ci vogliono quatto ore e mezzo per solo 180 chilometri.

Ma non c'è il rischio di impuzzolentire anche l'abito di lusso?

Spero di no

Come la metterete con Berlusconi?

Dipende da quel che fa. Nel 2008 siglammo con lui un patto dell’alleanza politica nell’interesse del Sud, ci è sembrato allora più interessato verso le soluzioni che stanno a cuore ai meridionali rispetto al centrosinistra. Ma la verifica è quotidiana. Abbiamo di recente sollevato la proposta del partito del Sud e lui ha sbloccato i 5 miliardi dei Fas e addirittura parlato di piano Marshall. Vediamo se mantiene i patti, noi la verifica, come detto, la facciamo quotidianamente, in Sicilia come a Roma. Adesso pensiamo ad una fondazione culturale.

Perché non organizzate, magari in questo autunno, un grande convegno sulla questione meridionale oggi? Gramsci era meridionale.

Dobbiamo organizzare una specie di Cernobbio del Sud, possibilmente a Favignana, dove è stata restaurata la tonnara Florio. La questione meridionale non può essere degradata a corruzione e sperpero. E quanto allo sperpero in che misura esso va attribuito a rappresentanti di partiti nazionali, che quegli spreconi magari hanno promosso al Senato o alla Camera. Qui bisogna mettere in evidenza il valore dell'autonomismo meridionale. E' dai tempi di Verre che il sud è stato considerato colonia.

Le segnalo un ottimo libro di Francesco Maria Pezzulli che racconta la novità del sud, cioè l'emigrazione delle persone qualificate (già segnalato dalla Svimez). Se ne vanno per trovare un lavoro qualificato e per il rifiuto di sottoporsi alla protezione di un padrino. Per battere la mafia bisogna dare a me giovane siciliano, la possibilità di un buon lavoro senza raccomandazioni.

A questo deve pensare la politica. Forse anche questa nostra conversazione sarà intercettata. Enormi sono i mezzi di controllo, ma proprio per questo come è masi possibile che Provenzano, anziano signore più o meno malato, si aggiri per le campagne del palermitano senza che nessuna autorità se ne accorga? La mafia oggi è meno autonoma e potente.

Ma se volessi farmi eleggere parlamentare, consigliere comunale o che altro in Sicilia, dovrei rivolgermi necessariamente alla mafia

Niente affatto. Deve rivolgersi al padrone romano che lo piazzi al primo posto nella lista bloccata.

Insomma la mafia è emigrata a Roma?

Non rispondo.

Per concludere, questa volta neppure dalla Sicilia viene il segno di un possibile futuro.

Punto sull'autonomismo e, forse, su un'altra Italia nell'orizzonte nuovo della globalizzazione.

martedì 22 settembre 2009

MA CHE COLPA ABBIAMO NOI




STAMATTINA HO RICEVUTO LE OPPORTUNE RECRIMINAZIONI DI ALCUNI ESPONENTI DELLA SINISTRA PATERNESE CITATI NEI GIORNI SCORSI DA UN ANONIMO NEI COMMENTI DI UN POST PRECEDENTEMENTE PUBBLICATO DOVE SI ACCOSTAVANO DEI NOMI AD ALCUNI INTERESSI PROFESSIONALI DA LORO COLTIVATI E CHE SE FOSSE VERO QUANTO ASSERITO NON CI SAREBBE NULLA DI MALE VISTO CHE LE ATTIVITA' PROFESSIONALI DI CIASCUNO DI ESSI NON SONO CERTAMENTE DA COLLEGARE ALLE LORO ATTIVITA' POLITICHE, NE' SONO PREBENDE CHE PROVENGONO DA QUESTO CENTRODESTRA PATERNESE. NON SI PUO' OBIETTARE SU TUTTO, I VELENI SONO COSA DIVERSA DALLE OPINIONI POLITICHE ESPRESSE IN MANIERA LIBERA, E PERTANTO SONO CERTAMENTE DA CENSURARE, CE NE SCUSIAMO NOI PER LORO CON VALERIO BUEMI, SALVO RUSSO, DOMENICO SIGNORELLO E TURI MAURICI.
ANDIAMO AVANTI !

lunedì 21 settembre 2009

Sicilia , Politica Regionale ..... fino a Paternò -Alla Ricerca della Pietra Filosofare


La Pietra Filosofale, come la descrivono i filosofi, si comporterebbe come una sorta di catalizzatore, capace appunto di far evolvere gli atomi, senza però modificare troppo i pesi degli elementi trasmutati.

Questa occorrerebbe importare nella società contemporanea per far si che si possa essere in grado compiere tali trasmutazioni ignorando il principio dello scambio equivalente, quello per cui per ottenere qualcosa bisogna dare in cambio qualcosa dello stesso valore.

Per secoli e secoli alchimisti e scienziati hanno rivolto tutti i loro sforzi alla ricerca della pietra, inutilmente.

L'influsso culturale della pietra filosofale non è limitato alle sperimentazioni sulle proprietà fisiche degli elementi; ma si estende fino a diventare simbolo della trasformazione psicologica dell'individuo, della sua evoluzione in senso spirituale, in particolare, si vedeva nella pietra filosofale la metafora dello sviluppo psichico di ogni essere umano, la forza che lo spinge verso la propria identità attraverso una sempre maggiore differenziazione equilibrata.

Mai come adesso occorrerebbe possederla in questo Paese flagellato, e soprattutto in Sicilia ove è in atto un processo di autentico laboratorio politico che a molti infastidisce e che influenza alcuni equilibri della politica nazionale. Un processo “rivoluzionario” tendente a invertire l’azione politica che per oltre 150 anni ha assediato l’isola. Si proprio 150 anni. Dalla colonizzazione da parte dei Savoia e delle lobby massoniche del tempo Garibaldi in testa, e che ci hanno reso colonia depauperando le nostre risorse, allora per finanziare il decollo industriale del nord, oggi per mantenere quella supremazia economica realizzata con / da quei presupposti di allora. Ma questo perdurare dei fatti potrebbe non avverarsi se non vi fosse una certa politica che regge tale atteggiamento opprimente. Di fatto assistiamo dal dopoguerra in avanti all’ascarismo più spietato in opposizione agli interessi isolani. Un atteggiamento supino e suddito, adottato da questi (ascari), che per sostenere le posizioni personali, gli interessi familiari, le carriere ed il potere residuale che viene concesso dal padrone romano, svendono dignità,intelligenza (qualora ce ne fosse) e lealtà che devono nei confronti dei propri conterranei e gli amici inconsapevoli che li sostengono.

Vendersi ad interessi che non sono nostri, e se fossero capaci di pensare, nemmeno loro. Ma poverini si accontentano.

Questo è lo scontro in atto in Sicilia, anche trasversale, tra chi vuole una autonomia politica, culturale e di pensiero per rivalutare ciò che 150 di storia ci ha tolto, e chi invece vorrebbe continuare ad esercitare il potere personale derivato, da un’autorizzazione impositiva romana, facendo così ricadere i costi, e sono alti, sul popolo siciliano, come sempre.

Tutti dovrebbero avere il prurito intellettivo di leggere bene i fatti, di interpretarli, e di assumere atteggiamenti comportamentali in ordine alla scelta di campo da compiere. Sudditi o liberi.

Così non è. Lo vediamo a Palermo, piuttosto che a Catania e perfino a Paternò, crocevia, oggi, di alcuni interessi che si riferiscono al PdL, e più in generale all’alleanza del centrodestra. Non ripetiamo il perché,lo abbiamo ampiamente spiegato alcuni mesi orsono, come questa cittadina etnea sia diventata fondamentale nello scacchiere politico provinciale e che potrebbe avere risvolti regionali e nazionali.

Ecco perché abbiamo messo in premessa la foto di due articoli pubblicati dal quotidiano provinciale di Catania “La Sicila”, da un lato Miccichè ( massimi sistemi della politica) che rompe gli argini di un dibattito ormai estremamente cruento all’interno del PdL siciliano, tracciando la linea del non ritorno rispetto ad alcuni principi di politica autonoma. Attaccando aspramente gli “ascari” del proprio partito che attualmente detengono il coordinamento regionale, ribadendo l’alleanza con Raffaele Lombardo e sostenendo la rivoluzione siciliana che il Governatore sta attuando, contro gli interessi personali, di ambedue, che avrebbero potuto vivere stagioni tranquille se non avessero avuto tale sensibilità intellettuale nel rompere gli schemi del passato, nella prospettiva di un rilancio-riscatto siciliano.

L’altro articolo ( minimi sistemi della politica )riguarda la seduta del consiglio comunale di Paternò, con particolare riferimento alle dichiarazioni politiche fatte in tale occasione. Due soprattutto sono state sottolineate. La prima la dichiarazione di soddisfazione di un consigliere del PdL (era capogruppo di F.I. adesso non sappiamo) che proferiva soddisfazione per il voto unanime ricevuto per l’approvazione di alcune manovre di bilancio e che questo presagiva conforto. “Un voto che ha unito l’assise civica -afferma Venora - ……. giunto in un momento delicato della dialettica politica”. Certo da un politico di breve corso ma di intesissima esperienza, poliedrica delle posizioni variabili (saltella da sinistra a destra e da Micciché a Firrarello, che è peggio ancora), non ci saremmo aspettati tale grossolanità.

In verità il momento delicato non riguarda proprio la dialettica, semmai riguarda le istituzioni e la politica, con la spada di Damocle del possibile scioglimento per mafia, con le inchieste giudiziarie che fanno sentire il fiato sul collo ( e non solo questo) su consiglieri ed amministratori, sullo scollamento tra palazzo e città, sull’immobilismo amministrativo assoluto, sulla pochezza dei personaggi chiamati a dirigere la macchina politica-amministrativa. Questi sono le vere complicazioni che certamente non si risolvono con i voti unanimi per disperazione e nemmeno con le dichiarazioni di intendi. Ma non si risolvono neppure con i viaggi della speranza del Sindaco, l’altro giorno in Procura, oggi dal Prefetto, del quale non comprendiamo come mai possa averlo ricevuto giacché nei prossimi giorni deve giudicare e decidere le sorti dell’amministrazione comunale di Paternò. Ma dimenticavamo le dichiarazioni di Failla fatte ad una emittente locale ove affermava che è bastata la sua visita a palazzo di giustizia per chiarire tutto ciò che c’era da chiarire. Quindi per il futuro basterebbe affidarsi a lui (il sindaco) e non sprecare tempo per indagini o quant’altro con costi eccessivi e perdita di tempo. Affidatevi a Failla, sa lui tutto, e si risparmiano spese che poi ricadono sui cittadini, ed il popolo viene informato in tempo reale. Ma che ridere.

La seconda dichiarazione non è verbale ma scritta a firma dei consiglieri ed assessori del MpA, i quali nel dichiarare sostegno all’amministrazione manifestano di superare ogni polemica sterile e di posizione (politica spereremmo) protesi verso una collaborazione assoluta.

Certo Lombardo e Micciché che prendono le distanze dalle amministrazioni sorrette da un certo PdL dovrebbero iniziare ad imparare dalla fucina politica paternese.

Certo che chi guarda con interesse verso questo nuovo corso si destabilizza non riuscendo a comprendere se è tutta una pantomima ovvero lo scontro (Lombardo-Miccihé vs. Firarrello-Castiglione) è autentico ed antitetico, discriminante riguardo culture politiche diverse.

Neppure alcuni parlamentari di sottobosco riescono ad essere lucidi, non hanno risposto alle nostre sprovvedute domande, immaginiamo il caos interpretativo del l’opinione pubblica e nostro.

Per tanto solamente la pietra filosofale potrebbe equilibrare, ristabilire le trasformazioni psicologiche individuali e collettive, ma ahimè se per secoli nemmeno gli scienziati sono riusciti nell’impresa di trovarla pensate che …. …. Non ci resta che piangere, sono noioso, lo so ed anche fastidioso, finisco qui. Per adesso

ADOMEX

sabato 19 settembre 2009

PATERNO’. La lotta alla mafia? Si ferma davanti al cartello con su scritto : “Benvenuti a Paternò”

Paternò, una piccola (?) cittadina del catanese sta dimostrando al mondo italico cosa significa lotta alla mafia. Su Paternò , patria (sarebbe meglio dire feudo) di un politico di spicco quale La Russa, Ministro della Difesa, ex MSI, ex AN e ora PDL, pende da oltre un mese la richiesta di scioglimento “motivata” per infiltrazioni mafiose.

Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, temporeggia. La decisione è difficile perché lo scioglimento potrebbe avere conseguenze inimmaginabili nel delicato panorama politico pidiellino. Lo sconquasso potrebbe essere veramente dirompente ed ecco che, nel nome della stabilità politica e del mantenimento delle poltrone, un calcio all’antimafia e su Paternò cala il silenzio e si spengono i riflettori nazionali.

La lotta alla mafia del governo Berlusconi, il presidente del consiglio italiano che vuole essere ricordato come il politico che ha sconfitto la mafia, si ferma davanti al cartello di Paternò.

( www.osservatoriosicilia.it )

venerdì 18 settembre 2009

ESTERNAZIONI CRIPTATE


ERA DAL 6 NOVEMBRE 2008 CHE CI MANCAVANO

giovedì 17 settembre 2009

Sicilia, Paternò: Sic Stantibus Rebus...


“leggo oggi su un quotidiano locale che il sindaco vuol fare chiarezza, bene si dimetta! Non può prendere per cretini l'opinione pubblica asserendo che l'ignominia su Paternò si è abbattuta per colpa di un tizio che agiva per scopi personali ( anche perchè tizio in questo momento non può replicare)....e tutti i consensi che ha avuto, le successive tornate elettorali a chi hanno giovato? quanto siamo cretini, spero invece che siano avveduti il ministro, il prefetto, gli inquirenti e che alla stampa "delinquente" ( anche panorama e repubblica tra i fuorilegge quindi) non venga messo il bavaglio”.

Firmato “un cretino”.

Questo, uno dei commenti che abbiamo trovato a corredo dell’articolo precedente, scritto da Rosalba Di Perna, sulla mozione di sfiducia al Sindaco presentata da tre consiglieri comunali di Paternò.

Sottolineiamo solo questo perché ci serve da spunto per commentare invece l’articolo apparso sul quotidiano locale “La Sicilia” di stamane dove si leggono alcune dichiarazioni di Failla dopo essere andato in visita al Procuratore della Repubblica D’Agata (che nulla c’entra con l’ipotesi di scioglimento).

Noi al contrario del lettore che si firma “cretino”, perché offeso nella sua intelligenza da tali incredibili asserzioni, siamo assolutamente sereni, ci siamo abituati a sentire le “cretinate” che il sindaco (poveraccio) propina ad ogni apertura orale quando questa non è finalizzata all’assunzione di cibo.

Avremmo voluto dire che ci sentiamo inorriditi, ma non possiamo, siamo oramai avvezzi a queste goffe affermazioni del sindaco sedicente giurista, come lui stesso si definì al cospetto del prof. Ruffolo in una oramai nota bagarre durante la trasmissione “Mi manda Rai tre” di qualche mese fa.

In effetti è laureato in legge, ma ad autoreferenziarsi giurista ne corre. Ma non siamo qui per testare la preparazione giuridica del Sindaco di Paternò. Lo fa da se stesso.

E lo fa (l’autoreferenza) quando afferma ancora una volta quello che oramai è diventata la linea difensiva della classe dirigente che governa la città, e non parlo solamente di sindaco, assessori e consiglieri, ma anche di chi esercita ruoli diversi. Cioè che il già assessore Frisenna, arrestato per concorso in associazione mafiosa, agiva personalmente e non come amministratore. “Sarà chiarito tutto – dichiara Failla- Padrini era solo una questione personale di Frisenna altrimenti ci sarebbero stati altri rinvii a giudizio o di altri politici o di altri funzionari”. ORRORE !!!

Evidentemente l’autoreferenziale “giurista” Failla confonde circostanze normative diverse. Altro sono le inchieste penale per le quali interviene la magistratura, con arresti, avvisi e che persegue una strada propria, altro è la vicenda politica di eventuali infiltrazioni di mafia nell’apparato amministrativo, per la quale non interviene palazzo di giustizia bensì il governo nazionale, questo prevede la legge.

Vogliamo riportare qui di seguito la norma perché tutti ne abbiano contezza e non si lascino prendere per il culo da tutti quelli che ne hanno la necessità. Basta accertare che un amministratore abbia collegamenti diretti oppure indiretti con la criminalità organizzata che ricorre il caso tipico per lo scioglimento del comune per mafia.

A nulla vale la dichiarazione che questo sia un caso isolato e che nessun altro politico o funzionario sia stato coinvolto, tanto basta ed avanza, caro Sindaco, non puoi difendere l’indifendibile. I consensi serviti per l’elezione del tuo assessore sono andati anche a te (inconsapevolmente spereremmo) in virtù della legge elettorale, anche Frisenna deliberava accanto a te, decideva, indirizzava, amministrava il comune di Paternò.

Noi spereremmo in un abbaglio che hanno preso gli inquirenti, ma “sic stantibus rebus” non resta altro che sciogliere, così vuole la legge, giusta o iniqua che sia, sed lex.

“Art. 143 l. 267/2000
Scioglimento dei consigli comunali e provinciali conseguente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso.

Fuori dei casi previsti dall'articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica. Lo scioglimento del consiglio comunale o provinciale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di sindaco, di presidente della provincia e di componente delle rispettive giunte, anche se diversamente disposto dalle leggi vigenti in materia di ordinamento e funzionamento degli organi predetti, nonché di ogni altro incarico comunque connesso alle cariche ricoperte”.


Ora, noi che giuristi non siamo, ma che sappiamo leggere l’italiano, comprendiamo benissimo che ciò che dice il primo cittadino di Paternò è una emerita asinata, come tale ci sembra ciò, e lo diciamo sommessamente, quello che scrive anche l’autore dell’articolo Mari Sottile, nella parte in cui ci notizia che il comitato per l’ordine e la sicurezza analizzerà il caso “Padrini”.

Il caso “Padrini” è l’accertamento di natura penale che l’autorità giudiziaria ha fatto e per il quale resta la sola a poterlo analizzare, dibattere e sentenziare, ma dal quale caso, ha preso il via il provvedimento amministrativo per lo scioglimento, seguito dall’ispezione della commissione interforze del ministero dell’Interno, per concludersi adesso ( ma quando?) con le deduzione del Prefetto e del Ministro, fino al decreto del Presidente della Repubblica.

E la vicenda “Padrini” non è per nulla marginale, caro Mauro Mangano, per il solo fatto che accerta la permeabilità di questo sistema politico da parte delle forze criminali. Certamente i casi sottolineati nella mozione di sfiducia presentata rappresentano fatti di malamministrazione, ma credi che non ve ne siano altri ancor più gravi e di cui non parli? Questo però è un altro capitolo, altra storia da valutare e che faremo con puntualità, anche (o meglio) se questo comune nelle prossime settimane sarà sciolto. Ne riparleremo con puntualità, adesso aspettiamo gli eventi.

ADOMEX


mercoledì 16 settembre 2009

Sicilia, Paternò: La Pantomima



paternò: Mozione di sfiducia per il sindaco Failla

( di Rosalba Di Perna)

Paternò (CT) - I consiglieri Mauro Mangano, Carmelo Palumbo e Salvatore Campisano hanno redatto una mozione di sfiducia contro il Sindaco Pippo Failla. Lo ha annunciato oggi il consigliere del PD, Mangano. Il documento evidenzia e mette in chiaro, oltre agli innumerevoli disservizi, il disagio in cui è approdata la città di Paternò negli ultimi due anni, come si legge nella mozione:

l'operato del Sindaco Giuseppe Failla, in questi due anni si è caratterizzato per gravi inadempienze ai più elementari dettami di correttezza e buona gestione politico-amministrativa, oltre che per gravi inadempienze programmatiche. Balza immediatamente agli occhi come l'attività politico amministrativa è pesantemente ingessata, che gli Uffici Comunali non riescono oramai a dare risposte ai bisogni elementari dei nostri concittadini, anche in ordine a richieste di ordinaria amministrazione.

- La revisione dell’organizzazione degli uffici e del personale, avviata da mesi, non è stata portata a termine, lasciando intatta una struttura organizzativa farraginosa ed antieconomia.

- Gli atti fondamentali della vita amministrativa dell’ente (bilanci di previsione) non sono mai stati prodotti, nel corso della legislatura, nei tempi prescritti dalla legge, ma sempre successivamente alle ripetute richieste della regione e spesso dopo la messa in mora formale e l’invio di commissari ad acta.

-La maggior parte delle opere pubbliche realizzate non vengono utilizzate per incapacità gestionale (ex Ospedale SS. Salvatore, Macello, Fonte Maimonide) o per grave incuria nello svolgimento stesso dei lavori (Biblioteca Comunale)

- La revisione del P.R.G. viene compiuta senza una chiara impostazione programmatica, in clamoroso ritardo rispetto ad una scadenza ampiamente prevedibile, generando la decadenza dei vincoli e un sostanziale blocco di molte attività legate alla programmazione urbanistica, sia privata che pubblica.

-Sono state costantemente disattese le previsioni dello statuto riguardo le iniziative culturali caratterizzanti l’identità della nostra città, come Arte Natale, Rocca Normanna e Fiera di Settembre, che non sono state mai realizzate nel corso della legislatura.

-La mancanza di programmazione in campo economico ha portato il comune di Paternò ad essere fuori da tutte le più importanti linee di progettazione legate ai fondi europei, in ultimo subendo perfino l’esclusione dal progetto Leader, cui nelle annualità precedenti era stato partecipe in modo attivo” .

Il documento fa anche esplicito riferimento al coinvolgimento dell’ ex assessore Frisenna nell’inchiesta sull’organizzazione mafiosa di Paternò, l’ormai celeberrima vicenda che ha gettato ombre sulla giunta e su altri esponenti paternesi e che certamente non può trovare solidarietà. Resta da chiedersi, ora, se anche i “pupi” di maggioranza e senza coscienza aderiranno.

Forse, però, preferiscono, come sempre, rimanere legati ai fili del grande manovratore, sa lui cosa fare.

Rosalba Di Perna


lunedì 14 settembre 2009

Sicilia, Paternò: verso lo scioglimento comunale ?




Continua l’iter per lo scioglimento del consiglio comunale. La maggioranza ed il sindaco Pippo Failla ostentano serenità, ma non si intravedono spiragli di “restaurazione” dopo la bufera. (di Rosalba Di Perna)

Paternò (CT). Difficile affrontare il problema dell’infiltrazione mafiosa con chiarezza. Dopo l'arresto dell'assessore Carmelo Frisenna si è avviata una procedura naturale, cioè sono stati inviati a Paternò i tre ispettori che hanno verificato, per conto del prefetto e del ministero degli interni, le condizioni della città in relazione alla possibile infiltrazione della mafia nelle istituzioni. Gli ispettori sono venuti, hanno svolto le loro indagini ed hanno consegnato la loro relazione. Cosa contiene la relazione lo sapremo presto, ma le indiscrezioni giornalistiche autorevoli lasciano intendere che la relazione si sofferma oltre che sull’assessore Frisenna arrestato per mafia anche sulla presenza, di un funzionario già processato e condannato per associazione mafiosa per fatti relativi agli anni ’90, nell'unità operativa servizi sociali, con riferimento pure alla concessione di contributi economici a famiglie di mafiosi, così si legge.

Cosa accadrà adesso? La relazione è stata inviata al prefetto ed al ministro, ma ora il prefetto dovrà leggerla, fare le proprie considerazioni ed inviarle al ministro. Sarà sulla scorta delle conclusioni del prefetto che il ministro proporrà, eventualmente, lo scioglimento del comune, amministrazione e consiglio. Credo che nessuno possa prevedere come andrà a finire, perchè la legge non stabilisce criteri oggettivi per lo scioglimento di un'amministrazione comunale, anche se il governo ha stabilito una pregiudiziale: che vi siano provvedimenti giudiziari nei confronti degli amministratori o funzionari. Basta il fondato sospetto che vi siano stati ovvero siano in atto tentativi di condizionamento, non serve la prova che siano già accaduti. L'assessore Carmelo Frisenna è stato arrestato senza che gli siano stati contestati reati né personali né in riferimento all'attività amministrativa, è bastato solamente il reato associativo (416/bis).

“Assegno tutta la mia solidarietà – dichiara Daniele Venora, capogruppo PDL in consiglio comunale, - alla giunta, al consiglio e al sindaco. Abbiamo sempre portato avanti, in consiglio comunale, una posizione netta contro la mafia. Il caso Frisenna non può che essere un caso isolato (e meno male ndr) che non ha nessuna contaminazione a livello amministrativo, quindi siamo sereni in questo senso e ritengo necessaria la solidarietà di tutte le forze presenti in consiglio, una solidarietà che è mancata e che pretendiamo soprattutto in questo momento delicato e particolare per la nostra città. La vicenda ha seguito l’iter previsto dalla legge, quindi lasciamo serenamente lavorare chi di competenza e lasciamo decidere loro se ci sono i presupposti per lo scioglimento, non la stampa o i gruppi organizzati di intellettuali radical chic”. Certamente l’informazione libera dà fastidio.

Nel frattempo il sindaco ha chiesto un incontro col prefetto, il quale al momento non intende dialogare con nessuna parte politica.

“La vicenda evidenzia – dichiara Mauro Mangano, consigliere del PD – l’ esistenza di un potere mafioso forte a Paternò e l’inadeguatezza delle risposte del sindaco e della maggioranza. A prescindere dalle indagini, credo che il sindaco dovrebbe dimettersi per inadeguatezza”.

La situazione è quindi in piena evoluzione e al momento ci si chiede come sia possibile che il sindaco e gli altri esponenti del consiglio non sentano la necessità quasi ovvia di dimettersi,sono loro che hanno scelto questa classe dirigente che governa e sono loro che hanno disegnato la macchina amministrativa-burocratica.

Rosalba Di Perna

venerdì 11 settembre 2009

SICILIA, PATERNO' :NON CI RESTA CHE PIANGERE


UOMINI DI BUONA VOLONTA', NON CREDIATE AI MIRACOLI DEL GOVERNO NAZIONALE ! IL COMUNE DI PATERNO' NON SARA' SCIOLTO. IMMAGINATE SE TRA MINISTRI E MINESTRONI, TRA SENATORI CON UN OCCHIO E DEPUTATI CON DUE, TRA PLENIPOTENZIARI DEL PDL E ONOREVOLI COMMISSARI DELL'ANTIMAFIA, PERMETTEREBBERO CHE QUI VI SIA LA DEBACLE DEL PARTITO DEL POPOLO DELLA LIBERTA' ANCHE A COSTO DI CALPESTARE IL BUON SENSO E L'ETICA POLITICA E LA DEMOCRAZIA.
MA POI SE ANCHE I CONSIGLIERI DELL'OPPOSIZIONE INVITATI ALLE DIMISSIONI DAI DIRIGENTI PROVINCIALI SI INCOLLANO ALLA SEDIA... COSA VI ASPETTATE ??? MEGLIO TRASFERIRSI OPPURE NON CI RESTA CHE PIANGERE COME DIREBBE TROISI

su CataniaPolitica: Paternò, tiene ancora banco l’attacco a La Russa dall'interno del PdL locale


Ieri sul sito di notizie e analisi sui fatti etnei CataniaPolitica (www.cataniapolitica.it) è apparso questo ragionamento simpatico su Paternò che riproponiamo sotto.
Peccato che l’articolo non sia rimasto on line a lungo, ma trattandosi CataniaPolitica di un quotidiano ovviamente ogni giorno cambia i contenuti. Ovvero qualcuno ha "intercesso" per farlo scomparire?
In ogni caso, lo abbiano copiato e salvato noi per i lettori di SiciliaSette.

Paternò, tiene ancora banco l’attacco a La Russa
di Gionata Strano

La cittadina di Paternò sta divenendo sempre più centrale per lo sviluppo di qualsiasi politica di medio corso del Pdl etneo e per certi versi anche siciliano tout court. Fra scandali locali e nazionali, il piccolo (ma mica tanto) borgo alle porte di Catania sta assumendo un peso politico non indifferente e secondo alcuni da qui passano i destini di molti notabili Pdl.
Non si placa, ad esempio, la polemica inerente Ignazio La Russa, coinvolto in una inchiesta del settimanale Panorama, di proprietà (sarà un caso?) del premier Silvio Berlusconi. A qualche settimana dallo scoppio della bomba mediatica, infatti, ancora in paese lo scontro è caldissimo. Tanto che, come riferitomi da un uccellino, anche fedelissimi dell’attuale establishment pidiellino ormai hanno perso la pazienza ed iniziano ad accusare palesemente di tutti i loro guai La Russa, per qualche deputato locale reo, con la sua visibilità nazionale, di aver fatto puntare su Paternò i fari del grande giornalismo.
A tale caos si aggiungono le voci sulla possibilità che qualche politico Pdl possa decidere di collaborare alle indagini in corso inerenti i terreni su cui dovrebbe sorgere il locale termovalorizzatore ed i relativi certificati di conformità. Certo, pettegolezzi finora. Ma si sa che alle nostre latitudini la politica si fa anche (e soprattutto) con le chiacchiere da bar.

CataniaPolitica, mercoledì 09.09.2009

domenica 6 settembre 2009

SICILIA, PATERNO’: INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE DI REGIME

L’evoluzione dei mezzi tecnologici di fruizione delle informazioni (palmari, smartphone, netbook), la necessità e la ingordigia di acquisire notizie in real-time, la possibilità di filtrare e memorizzare le informazioni di specifico interesse, hanno prodotto una nuova tipologia utente, l’ “homo non sapiens” , cittadino inconsapevole in balia della tempesta mediatica delle informazioni che vengono prodotte dai mass-media, il quale non comprende però come le nuove tecnologie, e non parliamo solo di hi-tech ma anche della sapiente arte della comunicazione, influiscono decisivamente sulle opinioni di massa, producendo effetti sia di tipo sociologico che politico. E’ lui, l’homo, il vero protagonista della gestione delle informazioni: le individua, le raccoglie, le cataloga secondo la propria cultura ed infine ne è anche il produttore, alimentando quel gigantesco contenitore volgare (nel senso di popolare) che è il tam tam cittadino, raggiungendo così anche quello che non solo non è avvezzo al web globe, ma che gli riesce difficile perfino il leggere.

Ecco perché l’informazione nell’era della globalizzazione assume un potere, e di conseguenza una responsabilità, che supera quello istituzionale, tanto che abbiamo assistito negli ultimi15 anni di storia, di come in Italia si sono rovesciati vecchi e creati nuovi equilibri politici, solo col potere dell’informazione-comunicazione,manovrata ad usum delphini.

Ma come è possibile verificare la bontà delle informazioni? Chi può garantire la veridicità delle notizie fagocitate dai cittadini famelici? Ma soprattutto quanto influisce questo percorso di informazione-formazione mirata, meglio noto come “tecnologia della persuasione”? Questi sono temi seri da discutere con rigore intellettuale.

Dopo aver fatto una introduzione sui massimi sistemi dell’informazione-potere, scendendo di molto nella scala dei valori, siamo costretti, per onestà intellettuale e non partigiana, ad una azione necessaria per rintuzzare l’ impianto della controinformazione, attraverso ragionamenti logici e conoscenza delle procedure normative. Disinformazione che il sistema cittadino di potere alimenta affinché la pubblica opinione si confonda e capisca cose diverse di ciò che c’è da comprendere, per salvare così la faccia, la poltrona ed il salvabile .

Noi di Siciliasete, chiusi nella Riserva indiana, potremmo anche non raggiungere quella fascia di cittadini che soggiogati dà sottocultura ovvero da assoluta incultura non sono abituati all’evoluzione informatica, confidiamo però nella diffusione del tam tam per arrivare anche a loro, consapevoli come siamo che tramite questo mezzo raggiungiamo per quantità e qualità un’utenza che difficilmente altri giornalini possono toccare e quindi sentiamo la responsabilità di informare, ne abbiamo il dovere, non il prurito né l’interesse materiale .

Veniamo adesso al fatto. Leggiamo su “La Gazzetta Rossazzurra” un articolo che riprende quelli pubblicati da Panorama e da La Repubblica, e da ai fatti una interpretazione propria alquanto suggestiva e stravagante.

Al contrario di alcuni suggerimenti proposti nell’articolo, ( abbiamo anche sentito in un tg locale tali tesi bislacche) che attestano con assoluta sicurezza determinati assiomi assolutori del sistema politico paternese, noi invece che ci sentiamo fallaci, abbiamo seri dubbi circa lo svolgimento dell’azione che il Governo dovrà compiere sul caso Paternò.

Una messinscena, afferma il giornalista se non abbiamo capito male, atta a screditare la parte politica di Forza Italia che oggi aderisce al PdL per impedirle di esprimere una candidatura a sindaco alle prossime elezioni che sarebbero tra circa tre anni. Bene, tesi veramente suggestiva.

Quindi gli autori di questa congiura sarebbero tanti e di espressione istituzionale diversa. Ne parliamo chiaro così vediamo di capire e fare capire meglio.

Ci sarebbe un partito politico di centro-destra presumibilmente il MpA “desiderosa di ottenere di più, nonostante politicamente non sia assolutamente il primo partito per voti a Paternò” si dice nell’articolo, che così otterrebbe il sindaco? O cos’altro ancora? La sinistra no perché se così fosse avrebbe scritto sui propri giornali, si aggiunge.

Poi ci sarebbe la procura della Repubblica di Catania che ha sollevato la questione dello scioglimento per mafia del comune di Paternò inviando l’informativa la Prefetto.

Poi ancora il Prefetto di Catania (del tempo) che ha scritto al Ministro dell’Interno per la nomina della Commissione Ispettiva Interforze che ha setacciato gli atti del comune per accertare eventuali collusioni

Ed infine la Commissione stessa che le ha accertate relazionando al Prefetto (che frattanto è cambiato) ed al Ministero.

Ma quanti attori in questa regia, ma nessuno conforme all’altro e nessuno che abbia l’interesse vero o presunto alla sindaca tura di una città sventurata come Paternò. Ma poi tutti contro la nomenclatura cittadina? Mi sembra oltremodo originale questa idea.

Capiamo benissimo che è un tentativo generoso di spostare il pallino.

Come a nulla vale il riportare la tesi che se veramente ci fosse stato il fumus dello scioglimento questo sarebbe avvenuto immediatamente dopo gli arresti de quo. Le procedure di legge vanno rispettate e per le quali occorrono dei tempi tecnici dovuti, poi se ci si mette anche la politica dei potenti a rallentare o impedire l’iter, coi patteggiamenti, gli accordi, le pressioni, questa è cosa diversa, ma riteniamo che questo non sia il caso in specie (?).

E a nulla ancora vale ricondurre l’altra tesi, molto semplicistica, quasi sconcertante con la quale si sostiene che i presunti fatti ascritti al Frisenna siano personali e che nulla c’entrano i partiti né tantomeno l’amministrazione. Personalmente ad oggi non c’entra nessun altro degli amministratori, ma lo spirito per cui la legge è stata congeniata è quello di evitare che tramite qualche “talpa” (anche una sola), asservita ad altro padrone, il sistema pubblico sia permeato e che quindi alcune azioni amministrative potrebbero essere assoggettate ad interessi diversi da quello del pubblico interesse, e deviate a vantaggio della criminalità. Quindi se la tesi sostenuta dall’accusa fosse vera e le prove, contenute nelle circa tremila pagine di relazione, reali, l’infiltrazione è nei fatti, in re ipsa direbbe qualche giureconsulto, non occorrerebbe provare null’altro.

Se poi il comune di Fondi in provincia di Latina, malgrado la relazione accusatoria del Prefetto, non viene sciolto perché il Premier Berlusconi ha sostenuto che la magistratura non aveva emesso a carico degli amministratori nessun provvedimento giudiziario, “nemmeno un avviso di garanzia” ha affermato, qui che si è andati ben oltre cosa si dovrebbe fare? non ci si dovrebbe pensare nemmeno un attimo.

Noi non siamo di nessuna tesi, né criminogena né ipergarantista. Noi non pensiamo nulla circa l’esito della vicenda come fa la Gazzetta Rossazzura che ritiene che non ci possa essere lo scioglimento per i fatti descritti nell’articolo e che ci lasciano sgomenti dinanzi a tanta superficialità di analisi ed incapacità di lettura di fatti e norme. Ci sorprendiamo, oggi, come codesto periodico che era la spina nel fianco dell’amministrazione Failla e dei suoi mentori, adesso sembra essere stata folgorata per la via di Damasco ed irrimediabilmente convertita alla causa del sistema di potere che lottava fino a qualche mese fa. Ma giustifichiamo anche questo. Solo i cretini non cambiano idea. E noi siamo cretini purtroppo.

Detto questo non accusiamo nessuno né lo assolviamo. Così come affermato facciamo solo deduzioni critiche ma solo dopo avere analizzato i fatti, le carte e le norme. Sentiamo però un dovere preciso, come un sacro fuoco, quello di mettere ordine ai ragionamenti e di informare puntualmente la gente, gli addetti ai lavori, e quanti altri abbiano interesse a comprendere ciò che sta dentro la notizia, lottando contro la disinformazione, a rischio di farci incendiare, con fuoco non sacro, qualche altra macchina o di ricevere ancora qualche ulteriore missiva anonima di minacce di morte, ovvero essere addidati come esecrabili personaggi cresciuti nel sistema e che quindi sono “delinquenti” tanto quanto loro stessi. Ma anche a noi è toccato essere stati folgorati sulla via di Damasco, convertirci e prendere i voti (non quelli che prendono essi). O non è così?



martedì 1 settembre 2009

MPA sì, MPA no. Il parere di Nicola Zitara


Caro Guglielmo Di Grazia,
neanch'io credo a me stesso, né mia moglie crede a me, non ne parliamo le figlie. Gli amici più ragionevoli sono perplessi, ma io credo di avere una responsabilità costituita dall'interesse delle popolazioni meridionali, la quale è più importante del candore del mio cognome. Oggi nel Meridione la crisi di rigetto dello stato unitario ha raggiunto un livello e una circolarità mai registrati. Non sono più gli addetti ai lavori che additano questa o quella malefatta, non sono i grandi strateghi del meridionalismo a suggerire che cosa fare, ormai è la gente comune che ha le scatole rotte. Lei accenna al concetto di nazione, ma dove sono leaders di questa nazione che alzano la testa da ribelli? Mezzecartucce, caro Di Grazia. Ora io non so se Raffaele Lombardo sia una cartuccia intera o se si sia sviluppata a metà, sta di fatto che raccoglie simpatie e, più numerose si fanno tali simpatie, tanto più naturalmente Lombardo dovrà agire secondo il numero di tali simpatie e non secondo i suoi numeri. Questa è la logica della democrazia; per quanto corrotta possa essere la nostrana classe politica esiste anche per essa un punto di non ritorno. Ci arriverà, non ci arriverà? Sull'augurio che ci arrivi io debbo giocarmi il mio buon nome. E se va male si comincerà d'accapo.

Cordialmente, Nicola Zitara

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Nicola Zitara è uno studioso meridionalista, autore di numerosi saggi tra cui "L'Unità d'Italia: nascita di una colonia" e "Memorie di quand'ero italiano". È uno dei principali esponenti della classe culturale meridionalista che vede nella rinascita di uno stato duosiciliano indipendente l'unica alternativa efficace alla risoluzione dei problemi del Sud.

Tema centrale del discorso, che egli porta avanti nella sua attività, è il concetto che l'unità d'Italia sia stata sostanzialmente un danno, se non la causa principale dei mali che affliggono il meridione, devastando un regno, quello delle Due Sicilie, nel periodo preunitario florido e avviato verso un equilibrato decollo economico-sociale. È attivamente impegnato in un'opera di divulgazione storico-politica tendente a contrastare la storiografia ufficiale, che egli considera capziosamente squilibrata in favore delle classi dominanti e dell'area geopolitica settentrionale.

Scrive di lui Bruno Cutrì nel libro Potere da spartire. Meridionalismo ascaro:


« Leggere gli scritti di Nicola Zitara è come vedere l’altra faccia della Luna. Dalla Terra non si vede, ma c’è ed è diversa da quella usuale. E per vederla bisogna fare uno sforzo titanico, pari a quello compiuto dalla NASA. Soprattutto bisogna eludere la congiura del silenzio che avvolge i suoi scritti ed i suoi pensieri guida.

Io l’ho fatto; avvalendomi dei miei mezzi di produzione tecnologici, ho impegnato la passione intellettuale per ritornare alle origini mediterranee e per ricostruire, in memoria elettronica, quella parte di realtà storica e culturale svanita nel rumore dei tromboni ufficiali.

Nicola Zitara mi ha guidato nei meandri della nazione meridionale, a cavallo della cosiddetta Unità d’Italia, ed ho scoperto l’altra faccia della Luna. »