sabato 28 giugno 2008

SCUDO PER LE ALTE CARICHE DELLO STATO - SI DELLA SINISTRA PARLA L'EX MAGISTRATO CASSON

Due voci importanti si sono levate dal centrosinistra per invocare una tregua e consentire il varo dello scudo per le alte cariche istituzionali. La prima, che ha destato non poco imbarazzo nella componente giustizialista del Pd, è quella dell’ex pm veneziano Felice Casson, che ha definito “un mondo ormai autoreferenziale” quello della magistratura. L’altra è quella di Franco Debenedetti, che ha argomentato come lo scudo, in fin dei conti, serva non soltanto a salvaguardare il diritto di scelta del popolo sovrano, ma anche la libertà dei giudici. Non si è invece smentito Antonio Di Pietro, che l’ha buttata in rissa accusando persino il premier di essere “un magnaccia”.

Il j’accuse di Casson - Per l’ex pm veneziano Felice Casson la magistratura è ormai “un mondo ormai autoreferenziale” e il Csm ha “comportamenti poco chiari, ai limiti della correttezza e della legittimità istituzionale”. Eppure, annota il Corriere della Sera che riporta queste dichiarazioni, non è il Cavaliere e nemmeno un suo famiglio. Anzi, in passato era considerato una ‘toga rossa’. Ora Felice Casson è senatore del Partito democratico. E se una voce di sinistra decide di criticare quelli che un tempo erano suoi colleghi, “non è per sostenere l’offensiva di Silvio Berlusconi semmai per scongiurarla, per impedire che faccia definitivamente breccia nell’opinione pubblica, ‘dove i giudici riflettono un’immagine negativa’”. Per Casson c’è un solo modo per restituire ordine alle cose, “riacquisire un senso di responsabilità personale e istituzionale. Altrimenti - è il suo monito -, se il Csm non sarà capace di intervenire per sanare le sue storture, sarà la politica ad intervenire sul Csm’. Non è una profezia né tantomeno un auspicio. È una constatazione. Basta osservare la reazione del centrodestra, determinato a presentare proposte di legge per cambiare il Csm, ‘proposte peggiorative, che rischiano di politicizzare ulteriormente un organo istituzionale”. Per Casson “è giusto che il premier assolva il mandato degli elettori, e mentre sono contrario – precisa il suo pensiero - alla norma blocca-processi, non mi scandalizza l’idea di uno ‘scudo’ per le alte cariche istituzionali, sebbene pensi che debba essere varato con una legge costituzionale. Il problema è che Berlusconi ha fretta per via dei giudizi che lo riguardano, ed è complicato risolvere una questione che andava risolta per tempo, nell’interesse dello Stato, non di una persona’. È qui il bivio, il rischio del corto-circuito”. Ma Casson, sfidando i girotondini, taglia corto: “Io mi preoccupo della politica. Perché non voglio aspettare Berlusconi davanti al tribunale di Milano, voglio aspettarlo e batterlo nell’Aula del Parlamento’”.

Debenedetti, lo “scudo” rende liberi i giudici - “Si può passare alla storia condannando Berlusconi, riuscendo cioè là dove non ce l’hanno fatta centinaia di magistrati, in decine di processi e migliaia di udienze: ma lo si può fare anche per i motivi opposti, resistendo alle lusinghe dell’ambizione, e assolvendolo nell’ultimo (?) dei suoi processi. Ma perché un magistrato deve essere tentato di passare alla storia? Perché deve esserne quindi ‘oggettivamente sospettato?”. Franco Debenedetti tocca il tema dello “scudo” per le alte cariche che istituzionali con una lettera inviata al Riformista e indica come obbligata la strada dello “scudo” per alte cariche istituzionali anche per tutelare la libertà dei magistrati: “Il lodo ex Maccanico ex Schifani ora Alfano sulla sospensione dei procedimenti che riguardano le più alte cariche dello Stato risponde a ragioni non solo di riconoscimento della sovranità popolare, e di stabilità istituzionale, ma a ben vedere anche di libertà della magistratura. Solo in astratto, se ci sono due strade, c’è libertà di scegliere: concretamente la libertà è condizionata dalla consapevolezza delle conseguenze che derivano dalla scelta. Non ci sarebbe bisogno dei tre gradi di giudizio se non ci fosse la preoccupazione per la possibilità di errori: e quando l’errore può produrre conseguenze così sproporzionatamente gravi, è doveroso applicare il principio di precauzione. Ci sono condizioni che legittimano che il processo sia spostato di sede, il lodo riconosce che esistono condizioni per cui esso deve esser spostato nel tempo”.

E Di Pietro accusa il Cav di essere un “magnaccia” - È stato un Di Pietro show quello ‘improvvisato’ dal leader dell’Italia dei valori a margine di una “giornata di lavoro” a Montenero di Bisaccia. Di Pietro impegnato nei campi dalle sei di questa mattina ha lasciato la trebbiatrice per partecipare a una conferenza stampa in cui ha lanciato l’affondo contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il governo di centrosinistra. Un incontro con la stampa che ha avuto come anticipo la pubblicazione sull’Unità di un’intervista al vetriolo. Nel mirino del leader dell’Idv il lodo Schifani bis ma anche il Dpef e la legge finanziaria che secondo Di Pietro (che annuncia sette referendum) svuotano “totalmente la funzione del Parlamento, che è diventato semplicemente un organo di passaggio e ratifica di decisioni che vengono prese in altri luoghi”. Concetto ribadito anche in conferenza stampa dove i toni sono stati addirittura più aspri. Di Pietro è quindi intervenuto sui brogliacci delle intercettazioni tra Berlusconi e Saccà pubblicati dai quotidiani: “L’allora aspirante capo del governo - ha detto il leader dell’Idv Antonio Di Pietro - mi sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella velina”. “Le intercettazioni - ha poi insistito Di Pietro - offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Per un giochetto a Clinton gliene hanno fatte e dette di tutti i colori, qui se senti le intercettazioni telefoniche... voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant’altro utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c’ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?”, ha detto soffermandosi anche sul tema caldo della giustizia.

“L’azione politica di questo governo mi sembra piduista. Il programma è quello di Previti e di Licio Gelli. Per la giustizia è previsto il doppio binario che prevede un’azione ordinaria contro i cittadini normali e l’impunità per la Casta, poi la denigrazione dei magistrati onesti. E il programma non finisce qua, perché c’è anche il ridimensionamento degli organi di controllo dello Stato, a partire dalla Corte Costituzionale, dal Csm e per finire al Parlamento E viene da chiedersi se Berlusconi sia quello che esegue gli ordini o sia il mandante”, ha infine accusato Di Pietro specificando i contenuti dell’intervista all’Unità.

E sull'attacco di Di Pietro interviene Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. “Antonio Di Pietro ha passato il segno. Dinanzi al livello delle sue sortite odierne, c’è da rimanere allibiti, a maggior ragione se si considera il pulpito da cui proviene la predica. Se Di Pietro indagasse su Di Pietro – continua Capezzone -, se cioè qualcuno indagasse su di lui con metodi alla Di Pietro, l’ex pm e il suo partito sarebbero politicamente travolti. Occorrerà fare maggiore chiarezza su questo campione delle ‘mani pulite’ e i suoi metodi. Insisto. Credo che sia proprio venuto il momento di fare luce sulla realtà di Di Pietro e dell’Italia dei valori. Serve verità su questi improvvisati e improbabili ‘moralizzatori’”.

sabato 14 giugno 2008

GIUSEPPE CASTIGLIONE CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE


“La concezione che ho della provincia è quella di un Ente che oltre ai compiti d’istituto, che deve svolgere per delega normativa, vada al di là di una concezione vetusta e statica.

La provincia deve porsi oggi come motore di crescita ed occupazione del territorio in un’ottica di crescita sostenibile, con particolare riferimento alla coesione sociale ed alla qualità ambientale. Ciò in quanto il vero problema legato ai temi dello sviluppo è il reale coordinamento sul territorio delle risorse che a diverso titolo arriveranno (risorse comunitarie + fas + risorse ordinarie), valorizzando e migliorando anche l’esperienza della programmazione negoziata. Il tutto in un’ottica di complementarietà ed integrazione. Attivando i finanziamenti che nel 2007/2013 sono previsti, e valorizzando il ruolo che gli stessi documenti di programmazione attribuiscono alla provincia quale Ente intermedio tra Regione e Comune (es. ruolo di Organismo Intermediaro nell’asse VI del POR FESR Sicilia); assumendo un forte ruolo di coordinamento, guida ed indirizzo territoriale dei soggetti coinvolti nell’attivazione di tali risorse. Coerentemente all’impostazione del Documento Unico di Programmazione, occorre uscire dalla logica dei singoli programmi e pertanto, la provincia si pone elemento centrale per superare le difficoltà di coordinamento tra Enti, proponendo una maggiore specializzazione settoriale (distretti produttivi, distretti tecnologici, poli turistici emergenti e di eccellenza) e territoriale (Piano Integrato di Sviluppo Urbano PISU e Piano Integrato di Sviluppo Territoriale PIST)”.

Questa la sostanziale novità. Una Provincia che va oltre i compiti d’istituto. E si ponga come interlocutore principale per il coordinamento delle politiche territoriali e che favorisca la coesione dello stesso.

“Eredito una provincia che chi mi ha preceduto (ma parla anche di Musumeci oltre che di Lombardo) ha posto ai primi posti dell’attenzione nazionale. Una provincia sana dal punto di vista finanziario (troppo avanzo di amministrazione), anche se ritengo, che un ente virtuoso debba spendere tutte le risorse che ha, spendere bene, senza sprechi, ottimizzando i mezzi, ma spendere tutto a vantaggio del cittadino”

Così, Giuseppe Castiglione chiude una lunga ed estenuante campagna elettorale, a Bronte, che per una sera diventa “capofila provinciale”. Dove alle 21 si danno appuntamento gli amici di tutta la provincia, che lo hanno seguito durante questa cavalcata trionfale, di un trionfo già annunciato.

Una campagna elettorale caratterizzata dal tono della politica del fare, idee chiare, obiettivi precisi citando risorse umane e finanziarie per spiegare come raggiungerli.

Una impostazione differente dal solito politichese, come se non si soffrisse dall’immane bisogno di consenso, di cui moltissimi politici patiscono, e che certamente non aiuta ad essere incisivi e lucidi, per la soluzione dei problemi, ove occorre, invece, serietà di intervento, in specie quando il quadro in cui ci si muove non è certamente florido.

E’ proprio questo il segreto del trionfo annunciato. Un consenso che Castiglione intercetta e che va oltre il voto, oltre il momento elettorale, come una sintonia psicologica che intercetta il sentimento popolare, con autorevolezza, con la forza di una condizione incontrastata. Con toni pacati, quasi sottovoce, ma competenti, rassegnando la serenità che occorre alla gente, lontano da quel clima di rissa che invece la infastidisce. Nessuna polemica con nessuno, solo programmi e traguardi da raggiungere, confrontati con le associazioni di categoria, col mondo del lavoro e con la società civile.

“Così completiamo la filiera politica -conclude Castiglione-, che vede Schifani ed Alfano nostri terminali romani, oltre a Firrarello, Gibiino e Torrisi. Che vede La Via, D’Asero e Limoli alla Regione. Noi ci dedicheremo a Catania, alla sua Provincia, alla sua Gente, in una sinergia politica forte, per fare diventare questo territorio, bellissimo ed affascinante, punto di riferimento del Mediterraneo”.

E per far questo lascia il prestigioso scranno di europarlamentare a Bruxelles.

A martedì Presidente.

mercoledì 11 giugno 2008

CATANIA: CASTIGLIONE INCONTRA IL MONDO DELLA CULTURA


Un incontro davvero interessante quello tra l’on. Castiglione ed alcuni rappresentanti del mondo culturale ed intellettuale di Catania e del suo interland.

Organizzato dal prof. Carmelo Strano, docente di estetica, questo momento veramente intenso tra il candidato alla Presidenza della Provincia ed i rappresentanti di enti pubblici e privati che della cultura ne fanno la propria missione e la propria professione, rappresentanti delle più prestigiose associazioni, nonché delle Belle Arti, dei licei musicali, e dei cenacoli della città e della provincia.

La nozione di cultura appartiene alla storia occidentale e può essere vista come l'identità di un popolo. Tuttavia si possono anche distinguere due concezioni fondamentalmente diverse:

una concezione umanistica o classica che presenta la cultura come la formazione individuale, un’attività che consente di “coltivare” l’animo umano, del singolo.

L’altra di concezione antropologica e moderna, che presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini di un popolo, di una società.

“ Oggi dobbiamo levare un grido di dolore per la cultura – esordisce il prof. Strano – un dolore che percuote la nostra società che si imbarbarisce sempre più. E non solo per la mancanza di aiuti da parte della pubblica amministrazione ai sodalizi che la promuovono, ma soprattutto, per il fatto che, ogni atto degli Enti Locali ne sia privo. E se le azioni sono prive di cultura hanno solo effetti effimeri “.

Una visione antropologica, che attiene alla società in cui viviamo, e che manca di senso civico proprio perché priva di cultura. La civiltà di un popolo si misura proprio dal senso civico che imprime alle proprie azioni, e queste non possono prescindere da una visione culturale inequivocabile, che da un senso compiuto ed indirizza gli atti verso un obiettivo etico.

La Provincia deve avere il compito della coesione territoriale, di un coordinamento delle culture che vi si comprendono, una condotta centrifuga che parta dalla città e si diffonda come in una città diffusa, rispettando le varie peculiarità locali del territorio, non isolando i piccoli centri, bensì coordinando le politiche culturali, in una visione d’insieme, valorizzando le eccellenze di essi, ed applicandole in modo critico nella vita sociale. Coniugare il capitale ed i valori dell’uomo.

“ Io conosco Castiglione – continua il prof. Strano – e posso garantire per la sua sensibilità. Lo conosco per avere a lungo discusso con lui. Egli è capace di distinguere tra cultura e divertimento, che è dare degli strumenti finanziari ad un manipolo di nullafacenti. Castiglione ha la sensibilità culturale per comprendere che senza cultura non vi è crescita civile e non si va da nessuna parte. Noi oggi siamo qui per sostenere questo disegno, questo progetto, questi programmi e ti stiamo accanto per sostenerci vicendevolmente in questa identica visione della società “.

Al termine dell’incontro, il candidato Presidente della Provincia, sottolineando e ribadendo i concetti espressi dall’organizzatore dell’incontro, conclude: “ La concezione che ho della Provincia è quella di un Ente che oltre i compiti d’istituto che deve svolgere per delega normativa, vada al di là di una concezione vetusta e statica. La Provincia deve essere l’impulso ed il coordinamento delle politiche, l’ente intermedio che svolga la funzione di guida verso obiettivi omogenei e connaturati alla natura del territorio ”.

domenica 8 giugno 2008

LA SALUTE DI BERLUSCONI CONDIZIONA LA POLITICA ITALIANA


E' svenuto un'altra volta. Il Corriere della sera ne parla in terza, Repubblica spara la notizia in prima pagina. Sarà perchè le aspettative sono diverse.
Il malore di Berlusconi, però, rilancia una delle grandi incognite della politica italiana.
La salute del premier è in grado di condizionare la marcia trionfante del centrodestra italiano?
AN e FI si stanno sciogliendo e sono in quella fase nel quale il nuovo non è ancora nato, ma il vecchio è già defunto.
Fini è diventato la terza carica dello Stato, ma il suo riposizionamento è ancora lungo, lunghissimo ed è difficile che possa nell'immediato futuro ereditare il basto del comando da Berlusconi, semprecchè sia in grado di farlo.
La faccia pulita di Casini non appartiene più al centrodestra e quella di Formigoni è rimasta in Lombardia.
Insomma, dopo di lui il diluvio? Questo è il limite della politica odierna.

ELEZIONI PROVINCIALI: GIUSEPPE CASTIGLIONE ALLA CONFCOMMERCIO

Un vero leit motive, quello dello sviluppo economico che Giuseppe Castiglione vuole imprimere alla futura Provincia di Catania. Dopo gli incontri con l'associazione Industriali e gli interventi su Etna Valley, adesso affronta i temi del terziario e del commercio, legati anche allo sviluppo di un certo turismo diverso, innovativo e non solo stagionale. La creazione di una cabina di regia, questa potrebbe essere la novità, che possa assemblare e coordinare gli interventi e le sinergie tra gli operatori dei settori, i fondi strutturali e la coesione territoriale.
L'ente Provincia come incubatore, volano ed "impulsore" per sviluppo ed occupazione.


video

sabato 7 giugno 2008

ANGELINO ALFANO A CATANIA TRA ISTITUZIONI E POLITICA INCORONA GIUSEPPE CASTIGLIONE


Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, fa la sua prima uscita proprio a Catania.

( nella foto il Ministro Alfano
tra l'on. Castiglione e l'on. D'Asero )

Sabato 7 giugno, dopo aver partecipato al convegno nazionale dell'ANM a Roma, alle ore 14,30 atterra a Fontanarossa e poi subito a Palazzo di Giustizia, accompagnato da Giuseppe Castiglione, suo vice, e da Salvo Torrisi, componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, designato dal Ministro vero trait-d’union tra il territorio ed il ministero.

Atteso dai magistrati dirigenti degli Uffici del distretto della Corte d’Appello di Catania, dal Prefetto, da componenti nazionali e dai direttivi dell’Ordine degli Avvocati di Catania, Caltagirone, Messina e Caltanissetta.

Un incontro proficuo, così come affermato anche dal Procuratore della Repubblica D'Agata, dove il Ministro ha rassicurato gli addetti che il ministero ha l’obiettivo di potenziare le sedi di frontiera, come quella di Catania, convogliando risorse per rendere fluida l’amministrazione della Giustizia, risorse ricavate da spese superflue. E Catania parte col progetto pilota del fascicolo telematico.

Ma la vera sottesa ragione della visita catanese è "politica".

Una testimonianza di vera amicizia, nei confronti di Giuseppe Castiglione, impegnato in questi giorni nelle ultime battute di una campagna elettorale che lo vede candidato Presidente della Provincia di Catania.

Una testimonianza di amicizia, e non solo. La sua presenza ha voluto acclarare (qualora ce ne fosse stato bisogno) che Giuseppe Castiglione è l’uomo che il Governo Berlusconi vuole per amministrare la Provincia di Catania.

Questo messaggio, non tanto sottovoce, è per tutti. Giacché i segnali politici sono sottolineati pur sempre da sfumature. Dai si dice e non si dice. E chi ha da capire capisca.

Finito il momento istituzionale, il pomeriggio catanese di Alfano continua all’Hotel Nettuno, per un incontro con i dirigenti del Popolo della Libertà, del gruppo che fa capo all’onorevole Castiglione ed al Senatore Pino Firrarello. Presenti pure ampi settori della società civile, l'Associazione Industriali al completo, rappresentanti del mondo delle professioni e del lavoro.

Un incontro informale e conviviale, per rimarcare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, chi sono i riferimenti certi del PdL a Catania.

Una benedizione solenne “urbi et orbi” : sulla candidatura di Giuseppe Castiglione non si scherza, e non si scherza neppure su quella che sarà l’amministrazione che egli presiederà dopo il 16 giugno. Una amministrazione di altissimo profilo che vede schierato vicino il Governo Nazionale ed in prima persona il Ministro della Giustizia.

“ Giuseppe – conclude Alfano nel suo intervento- sono qua per sottolineare l’importanza che riveste la tua candidatura(che tutti devono sapere). Tu non hai bisogno del mio aiuto in campagna elettorale, sei molto bravo, posso apprendere io da te. Io sono qui, accanto a te, e lo sarò sempre, anche se gli impegni istituzionali, che la prestigiosa carica mi porta, mi terranno fisicamente lontano. Sarò qui accanto a te quando sarai il Presidente dei Catanesi".

Il progetto continua. L'asse Alfano-Castiglione è solido come sempre. Ed è chiaro che il significato politico e la valenza della presidenza Castiglione, va certamente oltre la provincia di Catania.

Un imprimatur importantissimo, che pesa e peserà nei rapporti tra politica ed istituzioni e tra il Presidente Castiglione ed i partiti della coalizione, e che rilancia lo stesso Castiglione come uomo del domani.

ETNA VALLEY: VOLANO PER LO SVILUPPO ETNEO

La stampa ci ha informato che il Ministro degli Esteri canadese, Maxime Bernier, ha incontrato a Roma il Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, confermandogli l'interesse del suo Paese a rafforzare i rapporti tra i distretti delle regioni italiane e i grandi cluster canadesi nelle aree tecnologiche avanzate. In questo ambito, è stato rappresentato al Sottosegretario Urso, l'interesse canadese per il modello produttivo sviluppato a Catania, in particolare nell'area dell'Etna Valley. La notizia può fare molto piacere ai siciliani. I quali, però, sono convinti che, continuando con l'attuale passo, l'Etna Valley è destinata a sparire, per volontà degli italiani! Infatti: la Cesame è sempre in pericolo, un giorno si ed un altro no; la Numonyx ha comunicato di mettere agli atti, fino al 2010, la realizzazione dell'M6, poi si vedrà; nella Wyeth Lederle sono in pericolo 300 dipendenti; la zona industriale è sempre più in abbandono; l'ASI aspetta da tempo immemorabile di essere riformata. In queste condizioni, l'Etna Valley è in forte pericolo e potrebbe, di essa, restare solo un bel ricordo nella mente dei canadesi.
Va notato, infatti, come la situazione delle industrie, a Catania, sia in continuo deperimento e le zone industriali rischino di diventare ottime zone per il pascolo degli armenti.
Solo la fiscalità di vantaggio o compensativa, potrebbe compiere il miracolo di attirae insediamenti produttivi importanti, nella zona industriale catanese.
E' però necessario ed urgente che il nuovo Governo regionale esprima immediatamente tutte le sue potenzialità, per ottenere il beneficio fiscale promesso.
Che le istituzioni politiche catanesi affianchino le organizzazioni sindacali e sociali, e compiano un approfondito esame operativo della situazione.
Che le nuove amministrazioni, Provinciale e Comunale, che saranno elette tra una settimana, pongano con priorità, al loro ordine del giorno, l'attenzione, il rafforzamento ed i potenziamento della cosiddetta Etna Valley.

Il candidato alla presidenza della Provincia, On.le Giuseppe Castiglione, sul fronte dello sviluppo produttivo e conseguentemente dell'occupazione, ha fatto un tema centrale e strategico del proprio programma. Non solo teoricamente, ma anche empiricamente dimostrando grande sensibilità concreta.
Negli ultimi giorni, su questi temi fondamentali, nei vari confronti avuti con le forze sociali, le associazioni industriali e le realtà produttive,
ha dispensato ricette serie e idee da amministratore illuminato, che ne sottolineano la competenza, anche per le pregresse esperienze nel settore ( ha retto per anni l'assessorato regionale all'industria).

C'è, in altri termini, da augurarsi, che con uno sforzo corale, le varie Istituzioni, possano affrontare adeguatamente la situazione. Non escludendo tra queste l'Assemblea regionale siciliana che, fin dai primi passi, potrebbe esaminare e risolvere il problema della indispensabile riforma delle ASI siciliane.
Noi riteniamo queste cure necessarie, e plaudiamo chi ha la lungimiranza di affrontarle come priorità, perché l'incipiente sviluppo dell'Etna Valley non debba concludersi con un annunciato disastro. E possa, invece, costituire un sicuro futuro di sviluppo per l'avvenire della città etnea, e per il lavoro di tanti siciliani.
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INTER: ORA PASSIAMO AI FATTI

E’ necessario fare un po’ di chiarezza in quello che si è scritto e letto dalla settimana prima che Mourinho venisse presentato ad oggi. Abbiamo visto accostati all’Inter giocatori di tutti i tipi, qualsiasi nome importante e soprattutto mezzo Chelsea, non è così.
La situazione in casa Inter non è chiara, ma non perché non si sappia quello che si vuole o quali siano i desiderata del neo tecnico portoghese, ma piuttosto perché questo è il momento in cui ci si guarda in giro e si sfoglia una rosa di possibili nomi in base alle possibilità di acquisto; in più non bisogna dimenticare che l’Inter ha già una rosa molto competitiva e che va valutata in pieno. Mourinho vuole 24 giocatori, 21 più i portieri, quindi si dovrà vedere prima chi confermare e poi chi prendere.

CHI PARTE:
Questo forse è il lato della questione su cui si riesce ad avere qualche certezza in più, ed al momento oltre agli svincolati Cesar e Solari ed al prestito Maniche, sono “in vendita” tre giocatori, uno per reparto. In difesa il partente è Burdisso, nelle mire della Fiorentina che ha perso Barzagli; l’argentino non rientra nei piani del nuovo tecnico e soprattutto ha più mercato di un Materazzi che non ci pensa neanche ad abbandonare Appiano Gentile, non vuole la maglia da titolare garantita, ma come nel suo carattere vuole giocarsi il posto. In mediana sembra essere tramontata l’era Stankovic: il serbo ha tante richieste e andrà via non perché l’Inter non lo voglia, ma perchè non giocherebbe quasi mai. Per lui non ci sono ancora trattative vere, ma tanti abboccamenti e potrebbe essere un importante pedina di scambio. In attacco purtroppo Suazo non convince. Un anno altalenante ma con poco spazio e la voglia di provare a recuperare Adriano gli chiudono le porte; le richieste per lui non mancano.

CHI ARRIVA:
Più che “chi arriva” dovremmo dire chi si proverà a prendere. In questo momento come detto la difesa è confermata con Samuel, Cordoba, Materazzi, Chivu e Rivas. L’Inter proverà però a prendere Ricardo Carvalho per una semplice questione; il portoghese oltre ad essere un fedelissimo del tecnico, ha quelle caratteristiche di impostazione dell’azione da dietro che nell’Inter attuale hanno solo Chivu ed in parte Materazzi. Mourinho si fida di lui e viceversa, un tentativo serio per prenderlo è in corso.

A centrocampo due o tre acquisti saranno fatti sicuramente, mentre molto probabilmente l’attacco rimarrà così, a meno di svendite colossali di altri club. Il recupero di Adriano, Crespo e Cruz come alternative di esperienza, Ibrahimovic e Balotelli inamovibili, questi saranno i “delanteri” nerazzurri . A centrocampo invece come detto si andrà a modificare l’assetto profondamente, dato che Vieira non da garanzie e che Mourinho vuole cambiare modulo. Deco, Quaresima ed Essien, questi i tre nomi che l’Inter proverà a presentare nella nuova stagione.

Parliamo un attimo di prezzi e fattibilità, Deco è il più facile, è in vendita e viene da due stagioni difficili, ma soprattutto non vede l’ora di vestire il nerazzurro; idem per Quaresma, in Portogallo lo danno già per fatto e questa è la sensazione che si ha anche in Italia, la sua clausola rescissoria è di 40 milioni ed il presidente del Porto li vorrebbe tutti, probabile che si chiuda a 32 per il 24enne esterno. Essien sarebbe il capolavoro, forza esplosiva e tecnica nel motore, ma non è semplice. Gioca in una squadra di primissima fascia che non lo vuole cedere e soprattutto costa intorno ai 40 milioni anche lui; sarà dura strapparlo ai Blues, così come Lampard, sempre più vicino al rinnovo con il club londinese, soprattutto per la sua recente situazione familiare.

venerdì 6 giugno 2008

COMUNICATO STAMPA

Giuseppe Castiglione:
“In futuro, più investimenti per la Wyeth"


Ricerca, Innovazione, tecnologia, sviluppo. Sono i quattro assi vincenti di Wyeth Lederle, società concentrata nello sviluppo delle attività legate al settore della salute e del benessere, che fonda la sua crescita su una linea di prodotti farmaceutici tra le più ampie e complete al mondo: il suo marchio in Italia rappresenta una realtà importante di assistenza al medico nella prevenzione e nella terapia delle malattie.

Lo stabilimento sito nella zona industriale di Catania, con il suo centro di ricerca, l’unico del gruppo, è una fucina di elevate competenze e risorse umane su cui si scommette una crescita esponenziale sul piano farmaceutico – industriale, e “per il futuro l’individuazione di nuove risorse per il mantenimento, ma anche l’ampliamento del sito”, si augura l’on. Giuseppe Castiglione in corsa per la presidenza della Provincia, e oggi in visita, assieme al candidato a sindaco Raffaele Stancanelli e all’on. Nino D’Asero, alla sede della Wyeth, ricevuti dal direttore Giuseppe Galizia, i rappresentanti dei sindacati provinciali e aziendali e l’ Ugl regionale.

Il centro è la sintesi delle più moderna tecnologia, delle avanguardie e della capacità di espansione: negli anni un forte sviluppo ha potenziato la capacità di fornire dal mercato europeo a quello asiatico, sottolineano i dirigenti che hanno guidato i due candidati per il giro perlustrativo. “Si tratta di una realtà altamente produttiva che dovrebbe fare da esempio per altre realtà imprenditoriali”, ha detto Stancanelli, valutando l’ eccellenza evidente nel tipo di gestione, negli impianti sofisticati, nella “produzione gestita elettronicamente, a partire dal 1995, con sistemi paperless dotando ogni singola linea produttiva di una workstation”, spiegano i dirigenti.

Il gap infrastrutturale proprio della zona industriale e una tassazione “troppo alta” rispetto al contesto europeo, le due criticità sottoposte ai visitatori, assieme alla richiesta della creazione di un asilo che potrebbe migliorare la condizione degli utenti della zona industriale nonché delle dipendenti (circa 450 su 1000).

Valentina Sciacca

ELEZIONI PROVINCIALI 2008 CATANIA: NOI SCEGLIAMO DI SPERARE


«Pacatamente e serenamente» non sembra vero l’aver iniziato ( e poi continuato) così la campagna elettorale.
Nei suoi intenti …… quello di poter tranquillamente sostituire, in un futuro molto prossimo, un sistema, quello lombardiano, che ha occupato sistematicamente il potere, ma con una visone alternativa a quella. Una visione moderna, veloce, efficiente dell’amministrazione pubblica.
Il piano è concepito bene.
Dopotutto, Giuseppe Castiglione, è un politico molto accorto nel tradurre i sentimenti del paese, di una società che muta, e quindi, in un clima antipolitico quasi nauseante, il modo sotteso usato per riprendere le redini di un’opinione pubblica lacerata, sembra funzionare.
Nessuna spina, in questo clima quasi surreale di questa campagna elettorale.
Questo passaggio, di certo epocale per la nostra politica, non sarà però indolore.
Si dovrà decidere su come interpretare il nuovo che avanza, su come rendere dinamica e snella l’amministrazione provinciale, appesantita da interventi che sono serviti solamente al lancio di una parte politica .
Si dovrà decidere se avere un carrozzone inutile, di parata e clientela, ovvero avere uno strumento di coordinamento di sistema degli Enti Locali. Un Ente intermedio volano di sviluppo e lavoro. Si dovrà sacrificare e tagliare qualche spesa (inutile). Un’impresa a dir poco titanica, perché ogni decisione su qualsiasi riforma inciderà notevolmente sul ceto politico.
Certo le intenzioni odierne (del Presidente Castiglione) sono molto più che buone, ed il senso civico che aleggia, fa avvertire quasi la voglia di emettere suoni gutturali provenienti dall’esofago, al fine di smuovere un’apatia buonista quasi palpabile. Le buone maniere, di solito, implicano il combattimento su regole ed accordi (in questo caso già siglati ben prima delle elezioni) , ma è inevitabile che qualcosa prima o poi debba andar storto, nel senso che la buona amministrazione si scontra di certo con la visione “accomodante” della piccola politica.
L’impresa insomma è mastodontica. Il nuovo Presidente deve prendere tutto sulle sue spalle, non può fare altrimenti. Per riuscire nell’impresa occorrerebbe essere statisti. Diffidare troppo ci farebbe assomigliare ai grillanti mentre, il troppo ottimismo, ci farebbe invece assomigliare ai cani di Pavlov. Ragion per cui, noi scegliamo di sperare.