sabato 28 giugno 2008

SCUDO PER LE ALTE CARICHE DELLO STATO - SI DELLA SINISTRA PARLA L'EX MAGISTRATO CASSON

Due voci importanti si sono levate dal centrosinistra per invocare una tregua e consentire il varo dello scudo per le alte cariche istituzionali. La prima, che ha destato non poco imbarazzo nella componente giustizialista del Pd, è quella dell’ex pm veneziano Felice Casson, che ha definito “un mondo ormai autoreferenziale” quello della magistratura. L’altra è quella di Franco Debenedetti, che ha argomentato come lo scudo, in fin dei conti, serva non soltanto a salvaguardare il diritto di scelta del popolo sovrano, ma anche la libertà dei giudici. Non si è invece smentito Antonio Di Pietro, che l’ha buttata in rissa accusando persino il premier di essere “un magnaccia”.

Il j’accuse di Casson - Per l’ex pm veneziano Felice Casson la magistratura è ormai “un mondo ormai autoreferenziale” e il Csm ha “comportamenti poco chiari, ai limiti della correttezza e della legittimità istituzionale”. Eppure, annota il Corriere della Sera che riporta queste dichiarazioni, non è il Cavaliere e nemmeno un suo famiglio. Anzi, in passato era considerato una ‘toga rossa’. Ora Felice Casson è senatore del Partito democratico. E se una voce di sinistra decide di criticare quelli che un tempo erano suoi colleghi, “non è per sostenere l’offensiva di Silvio Berlusconi semmai per scongiurarla, per impedire che faccia definitivamente breccia nell’opinione pubblica, ‘dove i giudici riflettono un’immagine negativa’”. Per Casson c’è un solo modo per restituire ordine alle cose, “riacquisire un senso di responsabilità personale e istituzionale. Altrimenti - è il suo monito -, se il Csm non sarà capace di intervenire per sanare le sue storture, sarà la politica ad intervenire sul Csm’. Non è una profezia né tantomeno un auspicio. È una constatazione. Basta osservare la reazione del centrodestra, determinato a presentare proposte di legge per cambiare il Csm, ‘proposte peggiorative, che rischiano di politicizzare ulteriormente un organo istituzionale”. Per Casson “è giusto che il premier assolva il mandato degli elettori, e mentre sono contrario – precisa il suo pensiero - alla norma blocca-processi, non mi scandalizza l’idea di uno ‘scudo’ per le alte cariche istituzionali, sebbene pensi che debba essere varato con una legge costituzionale. Il problema è che Berlusconi ha fretta per via dei giudizi che lo riguardano, ed è complicato risolvere una questione che andava risolta per tempo, nell’interesse dello Stato, non di una persona’. È qui il bivio, il rischio del corto-circuito”. Ma Casson, sfidando i girotondini, taglia corto: “Io mi preoccupo della politica. Perché non voglio aspettare Berlusconi davanti al tribunale di Milano, voglio aspettarlo e batterlo nell’Aula del Parlamento’”.

Debenedetti, lo “scudo” rende liberi i giudici - “Si può passare alla storia condannando Berlusconi, riuscendo cioè là dove non ce l’hanno fatta centinaia di magistrati, in decine di processi e migliaia di udienze: ma lo si può fare anche per i motivi opposti, resistendo alle lusinghe dell’ambizione, e assolvendolo nell’ultimo (?) dei suoi processi. Ma perché un magistrato deve essere tentato di passare alla storia? Perché deve esserne quindi ‘oggettivamente sospettato?”. Franco Debenedetti tocca il tema dello “scudo” per le alte cariche che istituzionali con una lettera inviata al Riformista e indica come obbligata la strada dello “scudo” per alte cariche istituzionali anche per tutelare la libertà dei magistrati: “Il lodo ex Maccanico ex Schifani ora Alfano sulla sospensione dei procedimenti che riguardano le più alte cariche dello Stato risponde a ragioni non solo di riconoscimento della sovranità popolare, e di stabilità istituzionale, ma a ben vedere anche di libertà della magistratura. Solo in astratto, se ci sono due strade, c’è libertà di scegliere: concretamente la libertà è condizionata dalla consapevolezza delle conseguenze che derivano dalla scelta. Non ci sarebbe bisogno dei tre gradi di giudizio se non ci fosse la preoccupazione per la possibilità di errori: e quando l’errore può produrre conseguenze così sproporzionatamente gravi, è doveroso applicare il principio di precauzione. Ci sono condizioni che legittimano che il processo sia spostato di sede, il lodo riconosce che esistono condizioni per cui esso deve esser spostato nel tempo”.

E Di Pietro accusa il Cav di essere un “magnaccia” - È stato un Di Pietro show quello ‘improvvisato’ dal leader dell’Italia dei valori a margine di una “giornata di lavoro” a Montenero di Bisaccia. Di Pietro impegnato nei campi dalle sei di questa mattina ha lasciato la trebbiatrice per partecipare a una conferenza stampa in cui ha lanciato l’affondo contro il presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il governo di centrosinistra. Un incontro con la stampa che ha avuto come anticipo la pubblicazione sull’Unità di un’intervista al vetriolo. Nel mirino del leader dell’Idv il lodo Schifani bis ma anche il Dpef e la legge finanziaria che secondo Di Pietro (che annuncia sette referendum) svuotano “totalmente la funzione del Parlamento, che è diventato semplicemente un organo di passaggio e ratifica di decisioni che vengono prese in altri luoghi”. Concetto ribadito anche in conferenza stampa dove i toni sono stati addirittura più aspri. Di Pietro è quindi intervenuto sui brogliacci delle intercettazioni tra Berlusconi e Saccà pubblicati dai quotidiani: “L’allora aspirante capo del governo - ha detto il leader dell’Idv Antonio Di Pietro - mi sembra facesse una lavoro più da magnaccia per piazzare questa o quella velina”. “Le intercettazioni - ha poi insistito Di Pietro - offrono uno spaccato di questa classe dirigente italiana che ci fa vergognare, e dicono anche che non si devono pubblicare le intercettazioni. Per un giochetto a Clinton gliene hanno fatte e dette di tutti i colori, qui se senti le intercettazioni telefoniche... voglio dire: vendevano parti di film piuttosto che di fiction e quant’altro utilizzando i soldi della Rai, soldi nostri, soldi del canone. In cambio di che cosa? Quella è bona, quella è bella, quella c’ha le tette grosse. Ma insomma, abbiate pazienza, fate gli statisti o i magnaccia?”, ha detto soffermandosi anche sul tema caldo della giustizia.

“L’azione politica di questo governo mi sembra piduista. Il programma è quello di Previti e di Licio Gelli. Per la giustizia è previsto il doppio binario che prevede un’azione ordinaria contro i cittadini normali e l’impunità per la Casta, poi la denigrazione dei magistrati onesti. E il programma non finisce qua, perché c’è anche il ridimensionamento degli organi di controllo dello Stato, a partire dalla Corte Costituzionale, dal Csm e per finire al Parlamento E viene da chiedersi se Berlusconi sia quello che esegue gli ordini o sia il mandante”, ha infine accusato Di Pietro specificando i contenuti dell’intervista all’Unità.

E sull'attacco di Di Pietro interviene Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia. “Antonio Di Pietro ha passato il segno. Dinanzi al livello delle sue sortite odierne, c’è da rimanere allibiti, a maggior ragione se si considera il pulpito da cui proviene la predica. Se Di Pietro indagasse su Di Pietro – continua Capezzone -, se cioè qualcuno indagasse su di lui con metodi alla Di Pietro, l’ex pm e il suo partito sarebbero politicamente travolti. Occorrerà fare maggiore chiarezza su questo campione delle ‘mani pulite’ e i suoi metodi. Insisto. Credo che sia proprio venuto il momento di fare luce sulla realtà di Di Pietro e dell’Italia dei valori. Serve verità su questi improvvisati e improbabili ‘moralizzatori’”.