domenica 6 settembre 2009

SICILIA, PATERNO’: INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE DI REGIME

L’evoluzione dei mezzi tecnologici di fruizione delle informazioni (palmari, smartphone, netbook), la necessità e la ingordigia di acquisire notizie in real-time, la possibilità di filtrare e memorizzare le informazioni di specifico interesse, hanno prodotto una nuova tipologia utente, l’ “homo non sapiens” , cittadino inconsapevole in balia della tempesta mediatica delle informazioni che vengono prodotte dai mass-media, il quale non comprende però come le nuove tecnologie, e non parliamo solo di hi-tech ma anche della sapiente arte della comunicazione, influiscono decisivamente sulle opinioni di massa, producendo effetti sia di tipo sociologico che politico. E’ lui, l’homo, il vero protagonista della gestione delle informazioni: le individua, le raccoglie, le cataloga secondo la propria cultura ed infine ne è anche il produttore, alimentando quel gigantesco contenitore volgare (nel senso di popolare) che è il tam tam cittadino, raggiungendo così anche quello che non solo non è avvezzo al web globe, ma che gli riesce difficile perfino il leggere.

Ecco perché l’informazione nell’era della globalizzazione assume un potere, e di conseguenza una responsabilità, che supera quello istituzionale, tanto che abbiamo assistito negli ultimi15 anni di storia, di come in Italia si sono rovesciati vecchi e creati nuovi equilibri politici, solo col potere dell’informazione-comunicazione,manovrata ad usum delphini.

Ma come è possibile verificare la bontà delle informazioni? Chi può garantire la veridicità delle notizie fagocitate dai cittadini famelici? Ma soprattutto quanto influisce questo percorso di informazione-formazione mirata, meglio noto come “tecnologia della persuasione”? Questi sono temi seri da discutere con rigore intellettuale.

Dopo aver fatto una introduzione sui massimi sistemi dell’informazione-potere, scendendo di molto nella scala dei valori, siamo costretti, per onestà intellettuale e non partigiana, ad una azione necessaria per rintuzzare l’ impianto della controinformazione, attraverso ragionamenti logici e conoscenza delle procedure normative. Disinformazione che il sistema cittadino di potere alimenta affinché la pubblica opinione si confonda e capisca cose diverse di ciò che c’è da comprendere, per salvare così la faccia, la poltrona ed il salvabile .

Noi di Siciliasete, chiusi nella Riserva indiana, potremmo anche non raggiungere quella fascia di cittadini che soggiogati dà sottocultura ovvero da assoluta incultura non sono abituati all’evoluzione informatica, confidiamo però nella diffusione del tam tam per arrivare anche a loro, consapevoli come siamo che tramite questo mezzo raggiungiamo per quantità e qualità un’utenza che difficilmente altri giornalini possono toccare e quindi sentiamo la responsabilità di informare, ne abbiamo il dovere, non il prurito né l’interesse materiale .

Veniamo adesso al fatto. Leggiamo su “La Gazzetta Rossazzurra” un articolo che riprende quelli pubblicati da Panorama e da La Repubblica, e da ai fatti una interpretazione propria alquanto suggestiva e stravagante.

Al contrario di alcuni suggerimenti proposti nell’articolo, ( abbiamo anche sentito in un tg locale tali tesi bislacche) che attestano con assoluta sicurezza determinati assiomi assolutori del sistema politico paternese, noi invece che ci sentiamo fallaci, abbiamo seri dubbi circa lo svolgimento dell’azione che il Governo dovrà compiere sul caso Paternò.

Una messinscena, afferma il giornalista se non abbiamo capito male, atta a screditare la parte politica di Forza Italia che oggi aderisce al PdL per impedirle di esprimere una candidatura a sindaco alle prossime elezioni che sarebbero tra circa tre anni. Bene, tesi veramente suggestiva.

Quindi gli autori di questa congiura sarebbero tanti e di espressione istituzionale diversa. Ne parliamo chiaro così vediamo di capire e fare capire meglio.

Ci sarebbe un partito politico di centro-destra presumibilmente il MpA “desiderosa di ottenere di più, nonostante politicamente non sia assolutamente il primo partito per voti a Paternò” si dice nell’articolo, che così otterrebbe il sindaco? O cos’altro ancora? La sinistra no perché se così fosse avrebbe scritto sui propri giornali, si aggiunge.

Poi ci sarebbe la procura della Repubblica di Catania che ha sollevato la questione dello scioglimento per mafia del comune di Paternò inviando l’informativa la Prefetto.

Poi ancora il Prefetto di Catania (del tempo) che ha scritto al Ministro dell’Interno per la nomina della Commissione Ispettiva Interforze che ha setacciato gli atti del comune per accertare eventuali collusioni

Ed infine la Commissione stessa che le ha accertate relazionando al Prefetto (che frattanto è cambiato) ed al Ministero.

Ma quanti attori in questa regia, ma nessuno conforme all’altro e nessuno che abbia l’interesse vero o presunto alla sindaca tura di una città sventurata come Paternò. Ma poi tutti contro la nomenclatura cittadina? Mi sembra oltremodo originale questa idea.

Capiamo benissimo che è un tentativo generoso di spostare il pallino.

Come a nulla vale il riportare la tesi che se veramente ci fosse stato il fumus dello scioglimento questo sarebbe avvenuto immediatamente dopo gli arresti de quo. Le procedure di legge vanno rispettate e per le quali occorrono dei tempi tecnici dovuti, poi se ci si mette anche la politica dei potenti a rallentare o impedire l’iter, coi patteggiamenti, gli accordi, le pressioni, questa è cosa diversa, ma riteniamo che questo non sia il caso in specie (?).

E a nulla ancora vale ricondurre l’altra tesi, molto semplicistica, quasi sconcertante con la quale si sostiene che i presunti fatti ascritti al Frisenna siano personali e che nulla c’entrano i partiti né tantomeno l’amministrazione. Personalmente ad oggi non c’entra nessun altro degli amministratori, ma lo spirito per cui la legge è stata congeniata è quello di evitare che tramite qualche “talpa” (anche una sola), asservita ad altro padrone, il sistema pubblico sia permeato e che quindi alcune azioni amministrative potrebbero essere assoggettate ad interessi diversi da quello del pubblico interesse, e deviate a vantaggio della criminalità. Quindi se la tesi sostenuta dall’accusa fosse vera e le prove, contenute nelle circa tremila pagine di relazione, reali, l’infiltrazione è nei fatti, in re ipsa direbbe qualche giureconsulto, non occorrerebbe provare null’altro.

Se poi il comune di Fondi in provincia di Latina, malgrado la relazione accusatoria del Prefetto, non viene sciolto perché il Premier Berlusconi ha sostenuto che la magistratura non aveva emesso a carico degli amministratori nessun provvedimento giudiziario, “nemmeno un avviso di garanzia” ha affermato, qui che si è andati ben oltre cosa si dovrebbe fare? non ci si dovrebbe pensare nemmeno un attimo.

Noi non siamo di nessuna tesi, né criminogena né ipergarantista. Noi non pensiamo nulla circa l’esito della vicenda come fa la Gazzetta Rossazzura che ritiene che non ci possa essere lo scioglimento per i fatti descritti nell’articolo e che ci lasciano sgomenti dinanzi a tanta superficialità di analisi ed incapacità di lettura di fatti e norme. Ci sorprendiamo, oggi, come codesto periodico che era la spina nel fianco dell’amministrazione Failla e dei suoi mentori, adesso sembra essere stata folgorata per la via di Damasco ed irrimediabilmente convertita alla causa del sistema di potere che lottava fino a qualche mese fa. Ma giustifichiamo anche questo. Solo i cretini non cambiano idea. E noi siamo cretini purtroppo.

Detto questo non accusiamo nessuno né lo assolviamo. Così come affermato facciamo solo deduzioni critiche ma solo dopo avere analizzato i fatti, le carte e le norme. Sentiamo però un dovere preciso, come un sacro fuoco, quello di mettere ordine ai ragionamenti e di informare puntualmente la gente, gli addetti ai lavori, e quanti altri abbiano interesse a comprendere ciò che sta dentro la notizia, lottando contro la disinformazione, a rischio di farci incendiare, con fuoco non sacro, qualche altra macchina o di ricevere ancora qualche ulteriore missiva anonima di minacce di morte, ovvero essere addidati come esecrabili personaggi cresciuti nel sistema e che quindi sono “delinquenti” tanto quanto loro stessi. Ma anche a noi è toccato essere stati folgorati sulla via di Damasco, convertirci e prendere i voti (non quelli che prendono essi). O non è così?