giovedì 15 luglio 2010

Laboratorio Sicilia visto da Il Manifesto

(del 13 luglio 2010, pag. 10)

Che la Sicilia sia sempre stata laboratorio della politica, per la verità qua c’è solo questa che alimenta il sistema, dopo gli scippi unitaristi di 150 anni fa, la ragione è semplice, la genialità di un popolo che si arrabatta per sopravvivere viene fuori per genetica ma anche per disperazione. Ecco che finalmente irrompe Lombardo, il quale avrebbe potuto comodamente governare l’Isola ricalcando le orme di chi lo ha preceduto, non ci sta. Non ci sta per indole, non ci sta perché gli manca l’inclinazione del servo che occorre per essere “azzurro”, non ci sta per affrancare la propria terra, riscattarla, rivendicare un secolo e mezzo di torti subiti. Una terra libera deve essere pari alle altre realtà del paese.
Ed ecco come per magia esce dal cilindro magico mesi di convergenze riformiste. Proprio quando Micciché sembra voler volare verso la sua più grande aspirazione, la Presidenza della Regione più speciale d’Italia, Raffaele lo mette di fronte al bivio. Adesso bisogna scegliere o si aderisce ad una stagione di riforme e autonomismo siciliano, all’interno di un progetto che parte dalla porzione più meridionale d’Italia, oggi per stabilizzare una maggioranza ed un governo di quel che resta della legislatura, oltreché, in prospettiva, per varare l’alternativa terzo polista italiana. Proprio così. Il Lombardo ter era solo il preludio per ciò che era in cantiere e nelle menti di alcuni leader  per il dopo Berlusconi. Una alleanza che vede il PD di D’Alema, l’API di Rutelli, L’UDC di Casini, Generazione Italia di Fini ed il Movimento del Governatore Siciliano e che dovrebbe stabilizzarsi  per procedere insieme fino alle prossime elezioni sia regionali sia nazionali e realizzare l’alternanza politica che non sia una accozzaglia pur di vincere.
E Micciché, adesso, messo di fronte alle scelte che fa? Rinnega Berlusconi e Dell’Utri , ovvero si allontana dal potere reale che risiede a Palazzo d’Orleans? Certo non è più il cartaro della politica isolana, anzi qualcuno che ha fatto bene i conti non lo vuole nemmeno tra i piedi frustrando in siffatto modo le sue aspirazioni di grande leader  del Sud. Lui sa, però, che lasciato solo si farebbe ammazzare, prima da Alfano, sua antico pupillo, poi da Schifani, poi da Firrarello e dal genero di lui Castiglione.
Progetto ambizioso questo dell’alleanza riformista nazionale, forse difficile, ma intrigantemente catto-comunista di storica memoria o meglio democristianamente sinistrorso, che darebbe una spallata decisiva al potere berlusconiano e nordista .

Ma torniamo subito in Sicilia. Finora Lombardo ha tirato a campare per due anni, avversato da subito dai propri alleati elettorali, da qualcuno in verità, ha fatto qualche riforma scomoda ed importante, tagliando interessi inverosimili costruiti con sapiente illiceità dai predecessori  e che tanti guai gli hanno portato, politici senz’altro, giudiziario-politici forse. A ogni buon conto adesso si deve governare con un programma ampiamente condiviso, con una maggioranza solida che va verso la stessa direzione, con un Governo che governi e con una alleanza che programmi l’azione politica per il futuro.
Lombardo e Fini, innamoratissimi tra loro e ideologicamente "sinistrorsi" convinti, sembrano adesso avere verso il Cavaliere lo stesso sentimento, sapendo benissimo che, sia l’uno che l’altro, chi prima e chi dopo, si trovano in testa alla lista dei predestinati al macello politico. Lo sanno benissimo Lombardo e Fini che un ulteriore abraccio con Silvio sarebbe loro letale, per cui la strada sembra inevitabilmente segnata, quella che avevano ordito assieme ai leaders sopracitati, prima delle elezioni regionali. Ma la mancata sconfitta di Berlusconi, anche e soprattutto grazie alla Lega che adesso tiene sotto assedio il PdL, spostando l'asse degli interessi verso nord e relegando il co-fondatore del PdL Fini ad un ruolo secondario, ha fatto slittare il progetto.
Adesso però la Sicilia chiama, non può più essere rimandata la decisone in ordine ad una ferma maggioranza che porti al rilancio dell'Isola, che sia anche di prospettiva politica, dove insieme realizzare punti programmatici qualificanti e dove scegliere insieme anche il successore di Lombardo per tentare l’abbattimento della politica del Governo Nazionale del PdL, che oramai anche l’italiano medio considera tradimento e mortificazione, ma che in passato tanti consensi ha regalato al centrodestra, che naviga tra veline, escort, appartamenti acquistati ad insaputa di potenti acquirenti, dei tanti troppi “affair” di stato, dei ricatti, delle minacce, dei falsi dossier confezionati per screditare candidati non graditi alla Cupola e della nuova P3, in una china irreversibile in cui avidità e delirio di onnipotenza trascinano questa lacerata democrazia italiana.