sabato 27 settembre 2008

RAFFAELE LOMBARDO RADUNA LE TRUPPE


Non era la folla delle grandi occasioni cui ci ha abituato il governatore Raffaele. Ma una rimpatriata tra deputati e quadri del Movimento dopo le elezioni e la pausa estiva.
Alla terrazza Ulisse però c’erano tutti, e di tutta la provincia, in attesa dell’intervento del leader, che alle 19 fa il proprio ingresso tra la calca che lo attornia.
“Non ci siamo visti, siamo stati impegnati a lavorare ai tanti problemi che affliggono la Sicilia, siamo stati impegnati a Roma a fare rispettare i patti programmatici elettorali”. Così inizia Lombardo con dialettica informale come tra amici, ma con piglio sicuro e deciso. Parla della riforma sanitaria, del rientro del debito della stessa, della prospettiva che si profila verso nuovi investimenti (una volta rientrato nel budget) e della qualificazione dell’assistenza sanitaria per i siciliani. Parla del federalismo fiscale, e della fiscalità di vantaggio inserita nel disegno di legge e dell’applicazione dell’art. 37 dello Statuto che prevede la riscossione dei tributi in sede locale delle compagnie petrolifere “che tanto danno hanno arrecato alla Sicilia, e che adesso, almeno, ci ricompenseranno. Questo è quello che ha ottenuto il MpA, quello che aveva promesso in campagna elettorale, e che nessun altro partito nazionale avrebbe potuto realizzare. Certo subiamo attacchi da parte dei poteri forti, ma noi andremo avanti, con la nostra forza autonoma nell’interesse del popolo siciliano”. E poi interviene sul partito, sul tesseramento e sul secondo Congresso Nazionale che si svolgerà a Roma a metà dicembre. Ma ecco la stoccata per l’avversario : “Quando mi sono insediato alla Presidenza della Provincia (5 anni fa) ho trovato una struttura burocratica. Non ho inteso mai rimuovere nessuno. Ho trovato un Capo Gabinetto che ho lasciato al suo posto, dei dirigenti che non ho rimosso, non come chi spinto dall’odio e dal rancore ha tagliato teste senza motivo (il riferimento a Castiglione è chiaro). Non è questo lo stile che occorre a chi fa politica”.
E poi, sceso dal palco, si intrattiene per ore a parlare con tutti gli amici presenti, uno ad uno, perché “sento il bisogno di stare con voi, siete la mia forza, ed in questi mesi di strenuo lavoro mi è mancato il contatto umano, mi siete mancati”.
Rilancia, non si ferma. Deciso ad andare avanti per la sua strada. Un monito agli alleati “Il MpA ha una sua cultura e non si snatura, tutti, per li ruolo occupato, dobbiamo essere vigili in tutte le istituzioni, controllare, col nostro rigore morale, e non derogare per nessun motivo. Come ho detto ai consiglieri e agli assessori del Comune di Catania di promuovere una commissione d’inchiesta che faccia luce sulle responsabilità del disastro finanziario del Comune. Io da vice-Sindaco ed assessore ai lavori pubblici ho programmato opere che a Catania non si sono mai viste da anni, senza che il Comune spendesse neppure un euro dalla proprie casse, tutte opere finanziate dallo stato, grazie alla nostra intuizione di inserire Catania nelle provvidenze per l’emergenza traffico. Ecco come amministriamo noi”.