lunedì 15 giugno 2009

SICILIA POLITICA: Squilla il telefono. 'Gola profonda' da Roma svela perché Berlusconi non vuole e non può far guerra a Lombardo


di Ignazio Panzica


Ci sarà questo benedetto confronto-accordo tra Berlusconi e Lombardo? Su questo oggetto, e variazioni sul tema dei possibili esiti, si incentra ormai il dibattito politico in Sicilia. Ma come stanno, realmente, le cose?

“Pronto, giovanotto, tu che segui da vicino, da quelle parti, questo Lombardo, dimmi una cosa: è solo un pazzo, oppure tiene semplicemente degli attributi d’acciaio?”. La voce al telefono, che giunge da Roma, è una di quelle note, di un “grande vecchio” della prima Repubblica, che a tutti i giornalisti che scrivono di politica farebbe piacere sentire, talvolta. Questo signore, che ha propiziato pezzi di storia nazionale, l’ho conosciuto negli anni ’80 quando l’Italia era diventata la quarta potenza economica del mondo, in un momento ormai lontano della mia vita precedente. L’ho ritrovato solo di recente, di sua iniziativa, quando su questo quotidiano on-line ho scritto un pezzo sulla situazione economica internazionale, dopo la crisi finanziaria del “liberismo”. Bontà sua, mi chiamò lodandomi per la qualità delle mie fonti d'informazione nella finanza internazionale. Da allora, gli è capitato di chiamarmi qualche altra volta, per chiacchierare su personaggi e storie del passato, ma anche per raccontarmi stimolanti ricostruzioni di odierni scenari politico-economici. Finchè – come i lettori ricordano – mi aveva sbattuto, irato, il telefono in faccia, dandomi “dell’ignorantissimo”, perché a una sua improvvisa domanda su chi fosse stato Virgillito, non avevo risposto altrettanto prontamente, dimostrando di non ricordare più il lavoro ed il ruolo di questo intraprendente finanziere milano-catanese, dal cui ceppo si è poi sviluppato l’impero di Salvatore Li Gresti; uomo ricco quanto e più di Berlusconi.

“Eccellenza ben trovato”. Provo a fare il simpatico educatamente. “Uffa! Giovanotto, smettila di chiamarmi eccellenza, ed invece rispondi alla mia domanda”.

“Vabbe’ – rispondo rassegnato, un po’ come accadeva agli esami universitari – secondo me Lombardo è fatto un po’ di tutte due le cose, forse con un po’ più di attributi. Ma perché me lo chiede?”.

“Perché, nell’Italia del detto e non detto, dei cagasotto di fronte ai potenti, del sotterfugio fesso, questo Lombardo, ha fatto una mossa ardita, quando prima ancora di fissare l’appuntamento con il Cavaliere, è andato in giro a raccontare cosa dirà a Berlusconi nel loro superannunciato incontro a quattr’occhi. Quello lo ha saputo, ed è andato in paranoia. Non sa che pesci pigliare”.

“In che senso? ”, provo, con nonchalance, a smarcarmi.

“Io la storia di cosa gli vuole dire Lombardo la so così: Caro Presidente, non voglio affatto litigare con Te, non voglio divenire un tuo problema, anzi di mio ti vorrei dare una mano. A proposito l’hai visto come ti ho trattato l’UDC. Ma non puoi pensare che sono il tipo da farmi trattare da te come uno zerbino. Sono uomo di pasta diversa dai tuoi soliti proconsoli che ti venerano, giustamente. Io ti posso solo essere amico leale, tanto quanto tu mi consentirai di esserlo. Per correttezza, devo dirti, che noi due possiamo procedere, subito, ad un confronto politico e anche ad un accordo, solo, se entro 48 ore mi stampi il decreto di trasferimento al Governo della Regione dei FAS. Poi, puoi ritenermi a tua disposizione. Chiariamo. Non ho nulla contro i tuoi uomini in Sicilia. Per esempio, nutro una stima infinita nei confronti del Ministro Alfano, è persona garbata e di sostanza. Un assessore regionale, a lui glielo posso mettere nel mio governo, giusto per dimostrarti che non ce l’ho né con lui, né con il PDL. Ma ci sono due cose che, prima di tutto devi sapere, che devo dirti: io la “Lega Sud” la faccio, e a modo mio; mentre ti prego di non farmi avere più a che fare con quel tuo bullo di Catania. Costui, prima che politicamente, mi ha offeso come uomo e come catanese, ha cercato di giochicchiare con la mia faccia. Il livello del confronto politico, con questo soggetto vanaglorioso è una faccenda chiusa per sempre. Questo sciagurato, parenti ed amici compresi, da me, presidente della Regione, non avrà mai più nulla. Neanche uno spazzolino da denti. Mi puoi chiedere tutti gli sforzi politici del mondo, ma non puoi chiedermi di venire meno al rispetto del mio senso dell’onore”.

L’eccellentissimo, chiude il suo racconto sghignazzando. ”Lo capisci che il Cavaliere, stavolta, realmente, su questa vicenda politica siciliana non sa da dove cominciare? Che tipo singolare e divertente stò Lombardo!”.

“Ha studiato da psichiatra” provo a rendermi interessante, ”così è riuscito a spiazzare Berlusconi! Ma secondo Lei come finisce?”

“Come vuoi che finisca. Berlusca deve ancora trovare l’escamotage furbesco per assecondare pronto cassa Lombardo, però senza dare l’impressione pubblica di voler scaricare quel 25% di suoi adepti in Sicilia, quei catanesi riottosi. Del resto, non può imbarcarsi, in questo momento, in una guerra contro Lombardo. Non ci ha né la testa, né le condizioni di contesto, né la voglia personale; il problema per lui non è Lombardo, ma il suo quadro dirigente siciliano che non vale molto”.

Colgo al volo l’occasione e ci provo: ”Ma a proposito, che passa a Berlusconi? Mi pare, un uomo che gioca in difesa. Non è da lui”.

“Non ha capito che un grande uomo non si può circondare di pirlacchioni e yes-men. Se no, in momenti difficili come questi, subentrano incertezze, ansie e paure. Che talvolta prendono corpo persino diventando pericoli concreti. Ma che sciocchezza è stata, andare a Santa Margherita ligure, e dire ai giovani industriali che c’è un complotto internazionale contro di lui! Anzitutto, perché, non è - ancora - così. E poi, se anche lo fosse, tu – prima di sbraitare - devi trovare un efficace ed adeguato antidoto politico nazionale per contrastare eventuali ingerenze internazionali. Non puoi comportarti come un satrapo dell’antichità, sfidando e minacciando, a destra e a manca, prendendo a calci terzi che non c’entrano. Tanto meno, non puoi urlare all’esistenza di un complotto, che la maggioranza del paese non conosceva, e di cui non ne può capire i termini. Né mandare i servizi segreti dello Stato, in nome della sicurezza del G8, a caccia di farfalle o delle sue paranoie fotografiche; e per di più, contemporaneamente, impantanandosi volontariamente nel fare quella durissima, m apatetica ed inutile, legge sulle intercettazioni. Chissà, cosa Lui si immagina gli possa servire, a questo punto, per parare un possibile complotto internazionale? Ma ora devo lasciarti, ho un appuntamento di rigore con le mie medicine. Ciao giovanotto”.

Da cronista, in una pigra giornata estiva e domenicale, mi è sembrato più giusto raccontarvi direttamente, in sintesi, l’autorevole opinione, di prima mano, raccolta da una “autentica fonte d’informazione” – a mio giudizio “primaria” - piuttosto che provarvi ad esercitarmi anch’io su quanto potrebbero dirsi Lombardo e Berlusconi. E, “last but not least”, non ho voluto, poi, correre il rischio di ritrovarmi, domani mattina, smentito da qualche giornale che può raccontare qualcosa di diverso. Immaginate che figuraccia potrei fare...