martedì 10 maggio 2011

PATERNO': PROCESSO SERVIZI SOCIALI UNO -PRIMA PUNTATA. un anno e 4 mesi chiesti per Leone


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Scritto da TITTA NICOLOSI   
Lunedì 09 Maggio 2011 23:50
Il processo che  vede imputato l’ex capogruppo ed ex assessore di Forza Italia, al comune di Paternò,Giovanni Leone, è arrivato alla conclusione.
Un anno e quattro mesi di reclusione sono stati chiesti dal PM dott.ssa Lina Trovato che ha seguito personalmente tutte le fasi del dibattimento (fatto insolito questo per i delitti ex pretorili), per i reati di “tentata violenza privata aggravata e continuata p.e p. dagli artt.81 e 2, 61 n.9, 56 e 610 c.p. perché, con più azioni in esecuzione di un unico disegno criminoso ed in tempi diversi, con minaccia consistita nell’intimare a Campisano Carmela e Catania Maria Erminia che se non avessero revocato l’iscrizione al sindacato dei lavoratori U.I.L. non avrebbero ottenuto il rinnovo del contratto di lavoro quali operatrici socio-assistenziali per i disabili assistiti dal Comune di Paternò, compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere le predette Campisano Carmela e Catania Maria Erminia a revocare l’iscrizione al sindacato de quo, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla volontà dell’agente e, segnatamente, per la reazione delle due donne che resistevano alla minaccia, subendo la realizzazione del male minacciato (difatti pur avendo maturato esperienza nell’assistenza ai disabili ed aver lavorato diversi anni per una delle cooperative riunitesi nell’Ati aggiudicataria del relativo servizio, non venivano più riassunte). Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri ed in violazione dei doveri inerenti alla qualità di consigliere comunale. In Paternò dall'aprile 2005 fino almese di ottobre 2005”.
Ma la sorpresa va oltre la pesantezza della richiesta di condanna per il Leone, veramente grave. Infatti nel corso della stessa udienza il pubblico ministero ha chiesto la trasmissione delle carte alla Procura della Repubblica di Catania per tre dei testimoni della difesa: Rosario Gennaro, assessore ai servizi sociali al tempo del presunto delitto, Maria Orfanò e Carmela Costa detta Melina, personale di assistenza e dipendenti della Cooperativa Edelweiss.
Certamente con queste tre richieste di invio atti si attende adesso la denunzia dei tre soggetti per avere, presuntamente, dichiarato il falso nel corso dell’esame dei fatti che servono per la ricostruzione della verità. Supponiamo che il Pubblico Ministero si è reso conto delle menzogne che gli stessi avrebbero propinato per cercare di scagionare Giovanni Leone.
Reato gravissimo quello della falsa testimonianza, punito dalla legge fino a sei anni di reclusione, quindi senza la possibilità di sospensione della pena se vi dovessero essere aggravanti. Se venisse accertato il fatto per i tre si apriranno le porte della galera?
Una vicenda misera, impregnata di arroganza di piccolo potere di provincia, intrisa di presunzione, boria e vanità e che fa leva sul bisogno primario di occupazione di tanta gente che ne ha bisogno e sull’emarginazione di coloro, che pur professionalmente validi, non erano iscritti tra i “clientes” elettorali. Come al tempo del Fascismo, occorreva la tessera e la non frequenza con i sindacalisti.
Una vicenda che va al di là dei fatti, che ancorché gravi, non arrivano allo squallore di come, con pervicacia inaudita, è stato gestito l’indifendibile.
Una vicenda pervasa dall’interesse politico più deteriore, la speculazione sui più deboli.