martedì 31 maggio 2011

ANTICIPAZIONI STAMPA: IBLIS, GENCHI E IL CIRCUITO MEDIATICO-POLITICO


Riceviamo in redazione un editoriale che sarà in edicola sabato prossimo su un settimanale catanese, il prurito di pubblicarlo non è mancato, "BRUCIARE LA NOTIZIA", senza nessun nostro commento:
"Che il superconsulente delle procure di mezza Italia, Gioacchino Genchi, scendesse in campo in difesa di Raffaele Lombardo, era impensabile. Che incrociando e analizzando le 80mila pagine degli atti dell’operazione «Iblis», cominciasse a demolire alcuni passaggi su cui si regge il teorema accusatorio, è incredibile.
Che con le sue rivelazioni abbia spiazzato blog e giornali che si reggono soltanto sul rancore verso il Governatore e sorpreso i pm che da qualche anno gli danno la caccia, è provato dai servizi, accaniti nel condannare, flaccidi nell’assolvere. Perché se fosse vero (e Genchi non si sputtanerebbe se non avesse le prove…) che l’incontro con il boss di Palagonia, Rosario Di Dio (che racconta a un amico, Salvo Politino, legato al presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, del Pdl, l’incontro con Lombardo mentre era sorvegliato speciale e la raccolta di voti a suo favore il giorno delle elezioni) non è mai avvenuto, allora non sarebbe sbagliato sostenere, come ha detto il superconsulente, che si è di fronte a un «complotto di dimensioni titaniche».
Un «complottone» non ordito certamente dai magistrati ma da chi passa loro le informazioni.Tanto che l’ex vice questore commenta: «Il magistrato è come il cuoco che cucina gli alimenti che gli portano. I magistrati di Catania hanno cucinato la pietanza portata loro dal Ros. Se incrociamo le date delle indagini con quelle dei vari governi Lombardo, che hanno visto l’esclusione prima del’Udc, poi del Pdl e poi di Fds, ci sono delle perfette coincidenze. Penso che ci sarà molto da scrivere ancora su questa storia».
E certo la vicenda «Iblis» non è finita. Anzi siamo soltanto all’inizio. Perché se è vero che «i magistrati cucinano la pietanza», è anche vero che alcuni di loro dalla cucina non hanno intenzione di spostarsi, anche a costo di bruciare il piatto. Notizie e indiscrezioni sul «caso» Lombardo, sono sempre a orologeria e anticipatorie di vedute contrastanti: noi volevamo impiccare il Governatore, la colpa è di altri che hanno fatto sparire la corda.
Eppure, alcuni dei pm «decisionisti» non hanno tenuto lo stesso passo quando l’indagato non era Raffaele Lombardo, leggi processi «Garibaldi» e «Padrini» (ma non c’era anche un secondo rapporto dei carabinieri su Paternò che hanno chiamato in causa personaggi politici sfiorati nella prima inchiesta?). Ora i soliti noti attendono a bocca aperta la decisione del procuratore facente funzione Michelangelo Patanè e dell’aggiunto Carmelo Zuccaro, magistrati fuori dalla mischia e, soprattutto il secondo, profondi conoscitori del diritto. E nella vicenda non dimentichiamo che il procuratore uscente Enzo D’Agata alla richiesta di misure cautelari pose il suo «visto con assenso» dopo lo stralcio della posizione del Governatore.
La sberla rimediata da Berlusconi e dal Pdl al ballottaggio meriterebbe un lungo approfondimento e non le poche righe che siamo costretti a dedicare. Dopo molti anni c’è una saturazione dell’elettorato nei confronti del Cav. molto preso dai suoi guai personali e poco da quelli del Paese. Il trito e ritrito ricorso ai comunisti e alla magistratura politicizzata ha stancato gli elettori. Ed essersi circondato di camerieri, maggiordomi e scilipotiani attaccati alla poltrona, ha peggiorato le cose. Forse non siamo ancora alla fine del berlusconismo né alla caduta del Governo, come vorrebbero Bersani e Di Pietro, ma se il premier non si avvicina alla gente e ai suoi problemi, se continua a privilegiare Bossi e Tremonti, se non caccia dal suo entourage i mentecatti, gli ipocriti e i servi, può ritirarsi nella sua villa di Arcore. Perché alle prossime elezioni sarà spazzato via…"