lunedì 15 febbraio 2010

Etica e Politica.... anche all'ombra dell'Etna

È la ministra per le pari opportunità e capolista del Pdl a Napoli, Mara Carfagna, a scuotere il Pdl, dicendosi «contraria alla candidatura di persone compromesse con la giustizia» e sostenendo «l’idea che chi vuole rappresentare i cittadini, non debba avere su di sé nessuna ombra», ma «essere al di sopra di ogni sospetto». La Carfagna, poi, sulla candidatura di Sandra Lonardo (la moglie di Mastella), precisa comunque di non voler parlare di casi particolari. «Personalmente da questo punto di vista sono assolutamente rigida e intransigente».
Ora noi ci chiediamo, questo sussulto etico vale solo adesso e solo per la Campania ovvero sarebbe necessario che valesse ovunque e per sempre.
E cosa ne pensa la ministra Mara Carfagna di ciò già consumato nelle liste per le elezioni politiche di due anni fa? Non ha avuto nessun prurito etico allora, né lei né chi confezionava il listone dei nominati, e proprio per questo ancora più grave in quanto questi soggetti non passavano nemmeno dal giudizio del POPOLO.
Ma siccome a noi sembra, sommessamente, che la ministra non conti "un cazzo", come quasi tutti all'interno del PdL, e del suo giudizio i potenti, ancorché "puzzolenti" e sopra i quali, non solo, vi sono tantissimi sospetti ma addirittura sentenze di condanna, sia giudiziale che popolare, sono stati candidati (anche se non candidi o addirittura sporchi)  e adesso siedono al Parlamento Nazionale.
Non si possono usare metri diversi per misurare una stessa cosa e se vi è un codice etico questo vale per tutti ed in ogni tempo. E col Premier come la mettiamo?  Vero che per LUI, unto dal signore, certe cose non valgono.
Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera del Pdl, fa, invece, chiarezza: «Dobbiamo darci un codice etico con delle regole precise e rigide che mostri una differenza marcata tra noi e il centrosinistra. In questo contesto occorre, poi, fare le opportune valutazioni politiche. Ci può essere anche qualcuno che ha problemi giudiziari sorti nell’ambito dello scontro politico e altri per i quali si pone una questione di opportunità. Per esempio: uno che fa il sindaco da dieci anni e dopo aver prodotto diecimila atti risulta indagato per abuso di ufficio è come la rottura del menisco per un calciatore. Avrà pure trovato due persone che l’hanno denunciato perché si sono sentite danneggiate. Io penso che bisogna essere rigorosi dal rinvio a giudizio in poi. Ma l’ultima parola deve spettare alla politica. Insomma, liste trasparenti», precisa Bocchino, «ma senza fare del giustizialismo alla Di Pietro".
Iniziamo a fare dimettere, quindi, chi ha carica elettiva di qualsiasi natura (dal consiglio di quartiere all'euro parlamento) all'interno del PdL, se questi è stato rinviato a giudizio ed "impicchiamo"  tutti coloro  i quali sono stati condannati anche in primo grado, siano essi Sindaci, Senatori, Sindaci e Senatori assieme,    e qui nella Sicilia Orientale abbiamo fulgidi esempi di sinistri figuri, sorretti immeritatamente solo dal clientelismo bieco e misero ma privi di cultura a sostegno della carica. D'altronde, poverini, hanno un rapporto casuale con la lingua italiana ..... e non solo questa "disgrazia".