martedì 2 febbraio 2010

Sicilia, Intervista a Pippo Fallica


I “ribelli” del Pdl continuano a ribadire di avere dalla loro parte il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e rilanciano la vecchia ipotesi di un triumvirato formato da Scalia-Alfano-Miccichè per coordinare il movimento nell'Isola. Mentre continuano i dissidi tra “lealisti” e “ribelli”, SiciliaInformazioni ha intervistato Pippo Fallica, deputato nazionale, segretario della Presidenza della Camera e componente delle Commissioni Difesa e Bilancio e, soprattutto, uno degli uomini più vicini a Gianfranco Miccichè, artefice della nascita del Pdl Sicilia.

Sono passati alcuni mesi dalla nascita ufficiale del Pdl Sicilia. Pensando a tutto quello che è successo nel frattempo, esiste la concreta possibilità di risolvere lo strappo con i lealisti?
Attualmente il Pdl è un partito che in Sicilia non c'è, non esiste. Si parla di nominare i segretari cittadini, quelli provinciali, ma la realtà dice che nei 398 comuni dell'Isola il Pdl, inteso come struttura capillare, non è mai nato. E pensare che quando ero vicecoordinatore regionale al fianco di Gianfranco Miccichè l'accusa principale su Forza Italia era che il nostro fosse un partito di plastica. Oggi invece non c'è più una regia di partito. Bene ha fatto Miccichè, con Dore Misuraca e Pippo Scalia, a lanciare il Pdl Sicilia prima all'Ars, poi in tantissimi enti locali, dove si sono costituiti e si costituiranno i nostri gruppi. Con i lealisti c'è profonda divergenza, lo vediamo in ogni ente locale. Chi sta con Miccichè è visto come un nemico. E in questo momento si risponde con una logica da occhio per occhio.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato più volte chiamato in causa. Un suo intervento è indispensabile per risolvere la questione?
Il presidente sa che qualunque tipo di soluzione possa uscire dall'una o dall'altra parte, sicuramente non potrà essere condivisa da tutti. Nonostante questo gli incontri e i contatti tra Berlusconi e Miccichè sono continui e molteplici. Di fatto Gianfranco ha avuto un “mandato” dal presidente, anche in considerazione del fatto che tra loro c'è una stima ed un'amicizia molto forte, e il premier sa che oggi l'unico che può trovare una soluzione in Sicilia si chiama Miccichè. Tutti gli annunci e i proclami di parte del Pdl “lealista” di buttarci fuori dal partito non costituiscono certo la strada per fare pace, ed è una carta che infastidisce Berlusconi, che auspica invece una mediazione serena all'interno di questo grande partito che però, ribadisco, oggi in Sicilia partito non è.

Bondi ha detto che Miccichè “preferisce da tempo fare il battitore libero sempre più stravagante, provocatorio e distruttivo”.
L'azione di Miccichè sino ad oggi è sempre stata in sintonia con Berlusconi, ma Gianfranco è l'unico nel Pdl che nei contraddittori positivi o negativi con il presidente ha sempre avuto il coraggio di dire le cose che non funzionavano piuttosto che quelle che funzionavano.

Quando esplode la “frattura”?
Direi quando i nostri assessori furono messi alla porta prima al Comune di Palermo, poi anche alla Provincia, dove però adesso la situazione è stata risolta. A Palazzo delle Aquile questa divisione rimane, non condividiamo la politica del sindaco Diego Cammarata che, dopo un primo mandato straordinario, sta mandando Palermo allo sbando.

Qualche frizione era emersa in occasione delle scorse regionali.
Miccichè voleva correre per Palazzo d'Orleans. Poi fu invitato dal presidente Berlusconi a fare un passo indietro in favore di Raffaele Lombardo, candidatura sostenuta anche dall'altra parte del Pdl e dall'Udc, e Miccichè con spirito di servizio contribuì all'elezione di Lombardo. Gianfranco leale lo è stato sia con Berlusconi che con il presidente della Regione. I ribelli sono altri. In occasione di una conferenza Stato-Regione il premier assicurò al governatore che tutto il Pdl avrebbe votato il Dpef. Questo poi non è avvenuto, qualcuno nel partito ha quindi disatteso le direttive del premier, e quelli non siamo di certo noi.

Da tempo chiedete un cambio al vertice del Popolo della Libertà nell'Isola.
La nostra proposta è sempre quella, un triumvirato al coordinamento regionale: Scalia, Alfano e Miccichè. Dopo questa proposta Berlusconi, in un incontro a tre con Alfano e Gianfranco, gli chiese di risolvere la vicenda. Miccichè diede la sua disponibilità, il ministro anche, ma alla fine non se ne fece più nulla. Un triumvirato avrebbe messo pace tra le varie anime, uno specchio di quello che avveniva in Italia. Perché non può esserci una cosa simile anche in Sicilia? E alla fine dei conti non ci ha mai chiamato nessuno, non c'è mai stato un tavolo nazionale per parlare dei problemi della Sicilia.

E così si è arrivati a un governo regionale “di minoranza” per le riforme appoggiato dal Pd. Qualcuno pensa, o spera, che durerà poco, travolto dalle contraddizioni interne e dalla mancanza dei numeri all'Assemblea regionale siciliana.
Il Partito democratico ha capito una cosa. Le categorie produttive, quelle professionali, i giovani, i disoccupati, i lavoratori, vogliono vedere una Regione finalmente “sbloccata”, che risolva i problemi. Ogni giorno esplode una nuova emergenza occupazionale, penso alla Fiat, all'Italtel, alla Fincantieri, alla Keller e a tante altre realtà. Le bagarre dei partiti non appassionano più. Alla gente in questo momento non importa chi sta al governo, non interessa sapere chi è rosso, chi nero e chi bianco. Dobbiamo investire, fare partire i cantieri, creare occupazione. Se ci sono dei provvedimenti utili ai cittadini i dissidi tra i gruppi parlamentari devono essere superati, il contraddittorio politico è una cosa, il fare è un'altra.

E se mancasse una maggioranza, che si fa? Si torna alle urne, magari con nuove coalizioni?
No, al momento escludo nuove elezioni, da parte della politica sarebbe un segnale di alta irresponsabilità.

Il Pdl Sicilia è il primo passo verso un “partito del Sud”?
In Italia c'è un baricentro geopolitico spostato a nord e in tutto il Meridione esiste un disagio causato dal forte peso politico della Lega Nord nel governo. Siamo berlusconiani d'acciaio e tutte le nostre iniziative politiche saranno sempre in sintonia con il presidente. Sicuramente guardiamo con molto interesse alla difesa di queste questioni e l'iniziativa del Sud, lo vogliamo chiamare movimento, partito, idea, rimane comunque nelle nostre intenzioni. Gli eventi della politica sono innumerevoli, non si può prevedere un futuro a lungo termine, comunque tra Berlusconi e Miccichè c'è un rapporto di collaborazione talmente forte che non riesco a pensare alcun tipo di evento che possa incrinarlo.
(siciliainformazioni)

4 commenti:

  1. Che il partito non ci sia è palese. Così come è ovvio che ognuno faccia i propri interessi. Nonostante tutto bisogna pur dire che il volere degli elettori non è stato rispettato. Per il bene della democrazia sarebbe bene ritornare alle urne, smettendola di far finta di parlare di riforme.

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  2. Sto Pippo Fallica assomiglia (alla lontana) a Daniele Venora. Saranno mica parenti?

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  3. E' SA CUSCINU MA NON C'ENTRA NENTI CHISTU HA STATU SEMPRI DI LATU CHIDDU E' A UNNI CI CUMMENI!

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  4. Se è per questo "unni ci cummeni" ce ne sono molti. Pochi anni fa, per esempio, l'onorevole regionale, presidente provinciale, deputato europeo Sig. Castiglione Giuseppe di Bronte (meglio noto come genero del senatore Firrarello, capintesta del nostro ON. concittadino Torrisi) non era con la sinistra? Poi ha vinto la destra e lui è andato a destra. Semplice no?

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