mercoledì 11 febbraio 2009

Intervista di Fabio Cantarella ad Adolfo Messina sul "Caso Paternò"

di FABIO CANTARELLA corrispondente a Catania de "Il Siciliano" di Palermo

1)       In alcuni articoli di stampa, qualcuno la tira in ballo pubblicando frammenti di alcune intercettazioni telefoniche tra lei ed il Frisenna. Che rapporti avevate?

R. Siamo nell'autunno del 2005, epoca nella quale rivestivo, ancora per poco in quanto mi dimisi dal partito nel febbraio 2006, la carica di responsabile politico di F.I., e mi pare chiaro che avessi rapporti anche col consigliere comunale Frisenna, così come con tutti gli altri consiglieri comunali, deputati, assessori e quanti altri esercitassero ruolo politico. I rapporti umani col Frisenna erano del tutto normali, sapevo però che Frisenna non mi era per nulla vicino politicamente, ma faceva il "pesce di brodo" ed io stavo al gioco, non mi interessava più di tanto in verità, tant'è che nel gruppo di F.I. che avevo organizzato per la campagna elettorale di Limoli, della quale avevo avuto assegnata da Firrarello la responsabilità, lui non c'era, non lo avevo cercato proprio per le considerazioni che ho detto prima. Poi non ci fui neanche'io in quella campagna elettorale, me ne andai dal partito molto prima delle elezioni.                                                

2) Che effetto le ha fatto essere etichettato come un inquietante faccendiere? 

R. Veda questa è una considerazione tutta dell'autore del famoso articolo, che per altro nel numero successivo cerca di aggiustare il tiro, essendosi resoconto della forzatura fatta. Ho scelto la sede giudiziaria, a mia tutela nei suoi confronti. depositando una querela per diffamazione dove mi costituirò parte civile. Detto questo, vorrei ricordare, che a seguito di alcuni miei articoli, fastidiosi probabilmente a "questi faccendieri", pubblicati sulla Gazzetta Rossazzurra, dal settembre 2006 al successivo dicembre, alcuni ignoti  diedero al fuoco due autovetture, la mia e quella dell'assessore Ciancitto, titolare dell'Urbanistica per sue dichiarazioni fatte alla stampa. E tutte queste, le mie e le sue, erano convergenti contro alcuni comportamenti e atti del Consiglio Comunale che tendevano alla concretizzazione di alcuni interessi, a nostro avviso illeciti, come l'approvazione di piani integrati in zona agricola con variante al PRG, e con la prospettiva, ma questa è una mia supposizione, di variare la destinazione urbanistica dell'intera zona.        

Di questo non se ne fa cenno, però, nelle migliaia di pagine a sostegno di tutta questa inchiesta. Non lo trova strano?. Eppure sono stati acquisiti tutti i miei articoli da parte degli inquirenti. Siamo stati tenuti delle ore e per diversi giorni sotto interrogatorio, per capire gli inquirenti, da dove venisse l'atto intimidatorio e la correlazione di questo con quanto da noi denunciato. Ma di questo, che è l'unico vero fatto violento ed eclatante di intimidazione malavitosa, da ascrivere probabilmente a questo ambiente di cui si parla , nessuno ne fa cenno. E mi si definisce faccendiere, io che degli affari che avrebbero voluto fare altri e che ho denunziato alla pubblica opinione, ho subito. Sono stato l'unica opposizione ufficiale a quel sistema, gli altri tutti zitti, e i media ne sono testimoni. Un faccendiere in antitesi, quindi, a quella che è la connotazione naturale. 

3) Che ruolo ha l'arch. Benfatto e perché la visita fatta da lei e dal consigliere Leone nell'ufficio del funzionario sarebbe stata strumentalizzata? Chi avrebbe interessi a gonfiare la vicenda e perché? 

R. l'arch. Benfatto è il dirigente dei servizi tecnologici e manutentivi del Comune di Paternò. Accompagnai, allora, presso gli uffici dei servizi tecnologici, e non dei lavori pubblici come riportato nell'articolo, il consigliere Leone, il quale lamentava la poca sensibilità dell'ufficio riguardo alle segnalazioni per il ripristino del manto stradale relativo all'eliminazione delle buche, poiché erano parecchi mesi che lo stesso segnalava alcune buche stradali, a suo dire pericolosissime per la circolazione veicolare e nessuno provvedeva alla riparazione, e chiese il Leone, così come nei compiti del consigliere comunale mi pare, il metodo cronologico usato dall'ufficio per la programmazione degli interventi, visto l'enorme tempo trascorso dalla segnalazione.

L'arch. Benfatto disse che l'ordine di servizio generale era programmato su scelta dell'assessore competente, che ne disponeva le priorità, e tirava fuori a riprova delle affermazioni un foglio scritto manualmente autografo dello stesso assessore, ove erano elencate le strade sulle quali intervenire per eliminare le buche.

Tutto qua,mi sembra anche banale e risibile, anche se devo dire che il colloquio fu fin troppo vivace, con intervento finale nel discorso dell'assessore al ramo pro tempore. 

4) Fece mai pressioni sul professore universitario di Economia e Commercio segnalatole da Frisenna come colui ca boccia tutti i cristiani?

 

R. Io direi di più al riguardo. Quattro sono le telefonate riportate nell'ordinanza. Nella prima parliamo dei massimi sistemi della politica, della contrapposizione politica all'internodi F.I. tra me e Salvo Torrisi, del famigerato signor G. e della sua sistemazione in qualche azienda privata, telefonata nella quale mi minaccia di rivolgersi ad altri politici per la risoluzione del problema ed io gli rispondo di farsi fare il favore da chi vuole. La seconda mi parla di un aiuto per la campagna elettorale del 2007, ed io gli notifico che sono candidato anch'io. Una terza dove mi chiede una raccomandazione al prof. Milici, che non conoscevo, non conosco, intervento che non ho fatto comunque.Una quarta per parlare col dr. Carmelo Sciacca dell'ospedale di Paternò per la sistemazione di alcune persone, ma non capivo a che titolo, colloquio che peraltro non ho mai avuto, né lui più me lo ricordò più avanti. E se queste sono le telefonate ritenute più importanti, lascio a lei ogni interpretazione.


5) I magistrati la definiscono sapiente burattinaio in grado di muovere le fila del sistema politico di Paternò. Le si addice questa definizione? La onora o la irrita? 

R. Colui che nota vasta conoscenza e saggezza, abile esperto capace nel proprio mestiere. Questo il significato che traggo dal dizionario della lingua italiana. Non penso proprio che i magistrati non ne conoscano il significato, pertanto sono onorato di questa definizione. 

6) Lei è formalmente indagato nell'inchiesta? Se sì a che titolo e per quali ipotesi? 

R. No, non sono indagato nell'inchiesta, lo affermano anche gli inquirenti stessi. Non solo, ma non ho la coda di paglia tanto che ribatto pubblicamente e veementemente avverso le considerazioni della stampa che non soddisfano la mia onestà intellettuale.


7) Condivide la pubblicazione delle intercettazioni in fasi pre-processuali, specie se non ancora riscontrate da atti e comportamenti sostanziali? 

R. Io non posso condividere la pubblicazione di atti che dovrebbero essere segretati, e per di più di conversazioni, che se attenzionate seriamente, nulla hanno a che fare con l'impianto accusatorio che parla di mafia, interessi, con introduzione nel tessuto socio- economico-politico, parlo delle mie ovviamente. Dico ciò perché anche io, a seguito degli articoli fatti da altri, sono stato costretto a leggermi le oltre 1500 pagine dell'ordinanza, per potere ribattere. 


8) Non pensa che in tal modo siano indagabili tutti? Mi spiego, un politico riceve una telefonata da un tizio che non vuole inimicarsi o che gli sta sui marroni, per levarselo di torno alla sua richiesta risponde sì, ok, me ne occupo io. Poi magari non fa nulla e lo ha detto, appunto, solo per chiudere la conversazione, non crede che sia troppo poco per massacrare sulla stampa una persona? 

R. Esatto, questo è proprio il punto. Io ritengo che questo sia l'atteggiamento concreto di ciò che è successo nelle telefonate con Frisenna. Però da qui ad essere indagati ne corre. Infatti non lo sono io, non lo sono altri politici che vengono riportati nell'ordinanza tra quelli con i quali Frisenna parlava. Però l'uso che se ne sta facendo da parte di certa stampa non è eticamente corretto. Io ho anche affermato a riprova di quanto lei dice, che bisognerebbe anche ascoltare il tono con il quale si conversa, perché le stesse cose con le stesse parole dette con toni dissimili hanno significato opposto a quello che si vorrebbe fare capire al lettore solo riportando la trascrizione, la quale non ha anima ed è solo sterile scrittura. 

9) Che idea s'è fatto dell'intera vicenda? Chi, a suo dire, dovrebbe fare un serio esame di coscienza e perché? 

R. Veda, come detto prima, ho dovuto, per forza di cose, leggere gli atti a sostegno dell'inchiesta. Quindi una mia idea ce l'ho, ma non vorrei parlarne. Non lo ritengo corretto discutere di fatti che sono oggetto di indagini e che  esulano dalla politica, ma che attengono ad una materia diversa, grave e inquietante quale la presenza della criminalità organizzata nel nostro tessuto sociale.

Il capitolo che riguarda i rapporti di Frisenna e la politica è solo un capitolo dell'intero carteggio.

In questa sede mi sento solamente di fare alcune considerazioni di carattere generale, dalle quali si può desumere ciò che penso riguardo a questi fatti. La politica oramai da molti anni ha abdicato alla conduzione morale della società, lasciando questa alla magistratura. Gli interessi elettorali sono talmente importanti che pur di fare incetta di consensi si mette dentro di tutto e tutti. E' così poca cosa per chi sta ai vertici, sia pur locali, prestare attenzione verso la composizione delle liste che poi contribuiranno a formare un consiglio comunale. Poca attenzione rispetto alla qualità degli uomini, ma non alla quantità dei numeri. Oppure intervenire sulla scelta degli amministratori così come ha fatto a Paternò. Per esempio F.I. ha fatto un concorso a premi, come le trasmissioni televisive col televoto. "I primi tre faranno gli assessori", scelta scellerata quanto qualunquista che non bada alla qualità degli uomini chiamati per governare una comunità, ma al solo peso elettorale. Il risultato, a mio avviso è stato devastante, sia per l'amministrazione, che per la città. I primi tre, infatti, sono stati quelli qualitativamente più scadenti ed i risultati sono palesi a  tutti. Tant'è che FI ha dovuto correre ai ripari, ma in ritardo, sostituendo Sinatra perché eletto alla provincia (e meno male), Frisenna per forza di cose, e Leone prima che le cose accadano. Ecco chi dovrebbe fare l'esame di coscienza, ma ben profondo e penitente, prima di essere assolto, se mai dovesse esserlo.