venerdì 27 febbraio 2009

ROMA: DA OGGI IL CONGRESSO NAZIONALE DEL MPA DI RAFFAELE LOMBARDO

L’identità non è ben definita, le alleanze sono dichiarate ma conflittuali, permangono delle contraddizioni e c’è chi avverte il rapporto con la Lega un abbraccio innaturale. Il Movimento per l’Autonomia, nato a Catania, cresciuto rapidamente in Sicilia, sviluppatosi a macchia di leopardo nel resto del Paese, è una realtà “in progress”, della quale si possono esprimere una certezza – il suo leader ne rappresenta l’anima, la ragione e il carattere – ed una condizione: la matrice siciliana. E’ il primo partito, dopo la DC, ad essere stato pensato ed organizzato nell’Isola, e ad avere varcato lo Stretto. La Democrazia Cristiana era stata inseminata in tutto il territorio nazionale dal Partito popolare ed ebbe subito molti leader, il più illustre dei quali fu Alcide De Gasperi, altoatesino; l’MPA affonda invece le sue radici nella DC di Giuseppe Alessi e Salvatore Aldisio, i padri nobili del partito cattolico, e si costruisce il suo composito Dna nelle correnti culturali dell’autonomismo siciliano.
La celebrazione del suo congresso nella Capitale, da domani a domenica, appare una specie di consacrazione ufficiale della volontà del suo leader, Raffaele Lombardo, di trasformarlo in un partito nazionale senza perdere la sua vocazione autonomista. Questo obiettivo ambizioso giustifica in qualche misura la sua identità ancora non matura perché l’autonomismo non può convivere con una presenza nazionale a meno che – ed è questo l’audace tentativo in corso di Lombardo – non divenga un carattere fondante dello schieramento politico, la sua vocazione territoriale, il riconoscimento di una forte autonomia al territorio. L’adesione entusiastica di Raffaele Lombardo al progetto di federalismo, promosso dalla Lega Nord, sta proprio in questa connotazione essenziale. 
In questa luce anche l’identità non ben definita può considerarsi anch’essa un carattere fondante del Movimento. Pretendere che il MPA abbia un volto disegnato con la matita di Giotto, a pochi anni dalla nascita, sarebbe pretendere troppo in un panorama politico che non offre alcuno schieramento provvisto di una identità sicura. La stessa Lega Nord, forse il partito più identitario, possiede la virtù della riconoscibilità ma non ospita una cultura politica matura e altrettanto riconoscibile, dato che mette insieme un forte radicamento al territorio ad una vocazione populista, punte di autentica xenofobia a sprazzi di liberalità assenti in schieramenti che fanno del liberalismo una missione.
Se ci guardiamo attorno, dal PDL al PD, alla stessa AN, in via di scioglimento, o all’IDV di Antonio Di Pietro, nessuna di queste formazioni può vantare una identità matura, le contraddizioni talvolta sono così stridenti da farci chiedere che cosa mai tenga insieme gli iscritti. Nel caso di Forza Italia e del PDL, il collante è uno, Silvio Berlusconi; per il PD, non c’è nemmeno quello. L’IDV presidia la grotta giustizialista e quando ne esce, si smarrisce; i partitini che ereditano la cultura comunista sembrano aggrappati ad una scogliera – ognuno abbraccia uno scoglio diversa – e vivono nell’attesa di trasformare l’arcipelago che avvistano solo loro in un continente che assomiglia ad Atlantide. 
Sono in molti a chiedersi che cosa sia questo MPA e non c’è da dare loro torto. E’ forse necessario che si accontentino di rispondere attenendosi a ciò che è oggi: un Movimento, per l’appunto, che non vuole diventare un partito tradizionale, che perciò aspira a rimanere schieramento “leggero”, che affida alla sussidiarietà la ragione sociale, ed al suo leader l’immagine prevalente.
Non siamo affatto sicuri che le attuali alleanze siano un patto di sangue. Raffaele Lombardo non ha giurato fedeltà ad alcuno, non aspira all’eternità, è consapevole di doversi muovere in un mare popolato da pesci grossi con i quali bisogna usare grande prudenza. Ciò nonostante, a causa di un carattere radicalmente siciliano, associa uno spirito d’avventura straordinario. L’insofferenza e la diffidenza, tipici della sicilianità, sono ammorbidite dal pragmatismo di un intellettuale capace di disegnare confini ristretti quando occorre, ma altrettanto pronto a cogliere le occasioni per allargare quei confini infinitamente. Il MPA è dunque un partito di movimento, come il suo leader, del quale presto, a nostro avviso, molti impareranno a conoscere una rara dimestichezza con la politique d’abord. 
In Sicilia Lombardo ha fatto arrabbiare i suoi alleati, PDL e UDC, perché ha inventato le geometrie variabili, un approccio parlamentare pragmatico, svincolato dagli obblighi di alleanza, come stato di necessità. Le proposte del suo governo, infatti, sono state combattute aspramente da UDC e PDL, e il MPA ha risposto proponendo all’apposizione testi e proposte in grado di ottenere il voto dei parlamentari estranei alla maggioranza. 
Ogni volta che ciò è avvenuto, c’è stato chi ha pronosticato un ribaltone, sbagliando. Il Movimento ha cercatop di ottenere ciò che gli alleati nnon gli concedevano, l’approvazione dei disegni di legge.
Ma nei giorni di maggiore asprezza del conflitto, il leader del MPA ha consolidato il suo rapporto con Silvio Berlusconi, per ancorare la sua azione di rottura in Sicilia, al quadro di alleanze nazionali.
Per avere le idee più chiare su ciò che è, o potrebbe diventare, il MPA, bisogna essere informati dell’azione di sgretolamento che il Movimento sta conducendo del vecchio sistema di potere siciliano. Con una determinazione straordinaria, seppure con inevitabili arretramenti determinati dalla entità delle forze in campo (il MPA è pur sempre il terzo partito della coalizione), Lombardo ha dispiegato un’azione avvolgente sul territorio allo scopo di presidiare i luoghi delle decisioni. 
Roma costringerà il MPA a volare alto: dovrebbe essere difficile, perché i cieli della Capitale sono più bassi di quelli siciliani. 

(SI)