venerdì 14 maggio 2010

Sicilia: La nuova stagione dei veleni di Palermo


Di Pietro Orsatti
Ha riaperto il teatro dei pupi. Ma il puparo chi è? In Sicilia si sta verificando una serie di eventi politici e giudiziari che ci proiettano al clima di alcuni decenni fa, alle stagioni dei veleni che travolsero procure, giunte regionali e comunali, apparati dello Stato negli anni a cavallo della stagione stragista.
Partiamo dalla non notizia, dal trappolone in cui è caduto il quotidiano La Repubblica. Come è stato possibile che giornalisti esperti e il principale quotidiano italiano siano caduti in un errore clamoroso come dare per buona una notizia, poi rivelatasi falsa, come la richiesta di arresto del governatore Raffaele Lombardo? E chi ha preparato questa polpetta avvelenata? E perché? Ovviamente dare una risposta a queste domande è, ora, impossibile. Di sicuro c’è stata una fonte, ritenuta credibile, che ha fornito un’indiscrezione dall’interno del palazzo di giustizia di Catania. Una fonte crediamo autorevole, probabilmente la stessa che aveva già dato la notizia un mese fa, sempre ai giornalisti di Repubblica, del dossier elaborato dai Ros dei Carabinieri che indicavano le presunte relazione di Lombardo, di suo fratello parlamentare e di un cospicuo numero di politici locali con alcuni esponenti della criminalità organizzata. Chi abbia armato la mano della fonte di cotanta bufala è per ora un mistero, ma se andiamo a vedere i risultati diretti del non scoop di Repubblica ci accorgiamo che non solo Raffaele Lombardo esce rafforzato dalla vicenda, ma che di conseguenza si rafforzano anche la componente finiana del Pdl e il Pd siciliano che ora sostengono il governo della Regione. Un po’ meno Miccichè nonostante anche lui appoggi l’inventore del Mpa. La sua vicinanza a Dell’Utri pesa troppo in questa fase, come pesa la guerra in corso all’interno del Pdl siciliano con l’area che fa riferimento a Schifani e Alfano. Quindi, se la fuga di notizie (o meglio di non notizie) voleva colpire Raffaele Lombardo il risultato finale è stato l’opposto. Di caduti, però, ce ne sono stati e parecchi, come ha scritto nei giorni scorsi Sebastiano Gulisano proprio in queste pagine. Dai due giornalisti e dal loro giornale alla procura di Catania dopo che è emersa la spaccatura interna e i conflitti fra procuratore e suoi pm, dall’informazione in generale a quella non dichiarata alleanza fra la vecchia Udc di Cuffaro e l’area Schifani del Pdl. E fin qui può bastare.
Ma è davvero tutto qui? Tutto si risolve in questa vicenda di “bufale”, mala informazione, soffiate pilotate? Oppure l’obiettivo vero è un altro? Per esempio Palermo. Si, Palermo, i suoi palazzi dei veleni, i poteri mai risolti o quantomeno svelati, le inchieste sulla stagione delle stragi, sugli intrecci fra politica e affari e mafia, sulla trattativa fra pezzi dello Stato e Cosa nostra e sugli equilibri innominabili che quella trattativa avrebbe creato. Non solo quindi il palazzo della Regione, le stanze dei poteri e degli affari impronunciabili su sanità, rifiuti, appalti. Il can can delle bufale e mezze bufale su Raffaele Lombardo, potentissimo catanese salito al trono dell’Ars potrebbe essere solo una battaglia periferica, quasi una scaramuccia per scoprire le carte sul tavolo. Chi sta con chi e perché. Ma la guerra potrebbe essere per altro. Per Palermo.
Perché a Palermo da poco più di un anno l’aria è cambiata. E il primo segnale arrivò immediatamente, con la polpetta avvelenata nel gennaio del 2009 diretta al procuratore Messineo. Quella fuga di notizie (anche qui con protagonista La Repubblica) sul presunto coinvolgimento in mezze storie di mafia di un parente acquisito del procuratore era solo l’inizio, il primo avviso di una guerra che si sta davvero iniziando a combattere in questi giorni.