martedì 11 maggio 2010

Sui rifiuti abbiamo fatto saltare affari miliardari per la mafia




Le azioni del Governo che presiedo e dell’Assemblea Legislativa Regionale, seguite alla Sentenza della Corte di Giustizia Europea del 18 luglio 2007, che bocciava la gara dei termovalorizzatori, meritano di essere riconsiderate.

Così l’abolizione dell’Agenzia dei Rifiuti votata a scrutinio segreto dall’A.R.S. a fine 2008. E la delibera di Giunta dell’aprile 2009 in cui si disponeva che “il possibile subentro dell’Amministrazione regionale ai raggruppamenti affidatari non comportasse l’automatico riconoscimento dei danni per oltre 300 milioni da loro pretesi”.
La nuova Legge e il nuovo Piano Rifiuti e forse ancor più la delibera che dispone il riesame della procedura di affidamento adottata il 18 marzo scorso e trasmessa alla Procura della Repubblica di Palermo il 22 marzo.
Se è vero che si trattava del più grosso “affare” del secolo, le cui dimensioni superano i 5 miliardi di euro; se è vero che certa “politica” e la mafia vi si sono incontrati e alleati.
Se è vero che il Governo che presiedo e la politica che lo sostiene lo hanno di fatto smantellato affidando le competenti valutazioni alla Magistratura; c’era e c’è da aspettarsi ogni tipo di reazione anche tra quelle che possono apparire inimmaginabili.
Se fosse vero, com’è vero, quanto precede, sarebbe quanto meno plausibile rileggere i fatti di questi ultimi mesi: composizione dei Governi, ridefinizione delle maggioranze, divaricazioni nei Partiti, prese di posizione, minacce ed aggressioni mediatiche e non solo.
Ne ero consapevole quando nel dicembre scorso previdi e lo dichiarai in Aula, che contro di me sarebbe stato scatenato un attacco politico, quindi un attacco mediatico giudiziario, senza nulla, infine, escludere.
Ecco perché ho chiesto di anticipare a stasera la comparizione dinanzi alla Procura di Palermo in qualità di persona informata dei fatti. Per assicurare pieno e incondizionato, il doveroso contributo all’accertamento della verità.
Forse, senza neppure accorgecene, siamo entrati in un gioco più grande di noi.
Quel che conta è che i siciliani possano vivere, costi quel che costi, la stagione dell’affrancamento dai mille sfruttamenti e imboccare la via dello sviluppo.


Raffaele Lombardo