sabato 30 aprile 2011

IL PAESE DEL BUNGA BUNGA

« A tal signore magnifico io, il tale. Poiché si sa benissimo da parte di tutti che io non ho di che nutrirmi o vestirmi, io ho richiesto alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomodare al vostro mundio, e così ho fatto; cioè che tu debba aiutarmi e sostenermi, tanto per il vitto quanto per il vestiario, secondo quanto io potrò servire bene e meritare; e, finché io vivrò, ti dovrò prestare il servizio ed ossequio dovuti ad un uomo libero e non potrò sottrarmi per tutta la mia vita alla vostra potestà o mundio, ma dovrò rimanere finché vivrò nella vostra potestà e protezione. »
(giuramento medievale di vassallaggio)

La violenza, l’oppressione del potere, in altre parole, la mafia bianca, poliedrica e strisciante, quella che dietro il perbenismo, il formalismo di facciata, il fariseismo, come direbbe il Cristo, ci invade e ci violenta, e che va in opposizione al confronto autentico, libero ed alto tra gli uomini.
Da qui sorge da un lato la disaffezione popolare nei confronti della politica e dall’altro la spinta a creare regole rigorose e istituzioni capaci di ridurre l'insostenibile rischio di tale minaccia. In questo inizio di XXI secolo, è ancora necessario ripensare gli strumenti che la prevengano, la limitino, la contengano, come se la storia fosse trascorsa invano. Una vera e incessabile involuzione, in tal senso, amplificata dal progresso di conoscenza dei cittadini tramite un’ informazione poliedrica e invasiva.
Per la nostra cultura, la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diverse. Noi pensiamo in maniera diversa e l’attacco che facciamo alla pratica democratica odierna, però, non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri.
La "democrazia reale", oggi, è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche, economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.
Oggi sembra essere tornato l’assolutismo in Italia: la legge non è più uguale per tutti ... il “potere”, in senso lato, è tornato ad essere“absoluto” ... il Parlamento è divenuto uno strumento in mano all’Esecutivo, e le disposizioni normative hanno da qualche tempo perso i caratteri illuministici della brevità e della chiarezza, divenendo negli anni un marasma indecifrabile, che fanno la fortuna dei moderni “azzeccagarbugli”.
Se il potere si legittima sui sudditi, il diritto è nato per trovare un'alternativa a queste forme di violenza, peggiori di quelle fisiche, o quanto meno per sottoporle a limitazioni attraverso norme ed enti democratici.
Oggi, di fronte a quale genere di violenza siamo posti? Quali ne sono le origini? Che tipo di regole potrebbero limitarla? E quale sistema “ad opponendum” costruire? Mentre la furia totale di queste mafie proietta la sua ombra sinistra su tutto l'insieme delle relazioni interpersonali che rappresentano la politica, si rafforza l'urgenza e la concretezza dell'obiettivo di ridurne la frequenza, l'estensione e la durata in ogni sua forma. Questi gli interrogativi che dominano la nostra coscienza di fronte ad un panorama sempre più inquietante della tracimazione politica verso strutture pseudo democratico-popolari che in verità celano forme di tirannia neoplasiche, che partono dalla mortificazione della libertà di voto, per arrivare alla normalizzazione sociale, dove cresce e si sviluppa la mala pianta dell’immoralità, intesa come contravvenzione delle più semplici regole della partecipazione democratica al processo di governo di una comunità.
Ed ecco che sorge la mignottocrazia, figlia dell’autocrazia monarchica, come l’ha definita Paolo Guzzanti tempo fa. Salvo poi far ritorno a corte.
LA MIGNOTTOCRAZIA, assistiamo adesso a questa nuova forma di governo che nemmeno gli inventori della politica, greci e romani in testa, avevano giammai previsto.
Il Principe che governa sull’onda del consenso emozionale e dalla sua posizione ritiene di non dover dar conto a nessuno, li telecomanda tutti.
Ma la cosa aberrante è che questo modello non risiede solo a Roma, va via via allargandosi in tanti principini locali che adottano lo stesso sistema del principe Silvio, quest’ultimi sono proprio i figli della mignottocrazia, cioè le “puttane politicanti” prive di valori che vendono la propria persona per mera utilità  e che pur di accaparrarsi una poltrona uno sgabello o perfino uno strapuntino, sono pronti a prostituirsi. Devono ubbidienza, a loro volta, al capo mandamento politico che sta sopra lui, e questo a sua volta a quello che gli sta sopra fino ad arrivare al cospetto del RE Sole, principe unico a cui tutti devono obbedienza, Berlusconi.
E tutte queste mignotte che non contano un cazzo, sono in definitiva quelle che hanno distrutto il sistema politico italiano e non avendo, ovviamente, la dote carismatica del dante causa che scimmiottano, fanno disastri a non finire, poi, essendo nominate e a rischio defenestrazione, devono obbedienza assoluta alla piramide sovrastante. Sono obbligate al conferimento dei consensi verso il principale, e per far questo deve imbarcare anche la melma più puzzolente ma che produce più consensi rispetto alle persone per bene e agli intellettuali.
Fin quando non succede nulla evvivadio, se dovesse però succedere un inghippo per cretinaggine di qualcuno tra i vassalli, valvassori e valvassini, ecco che scattano gli anticorpi di facciata. Una ricerca di responsabilità, che inizia dal più vile, dall’ultimo anello della catena alimentare di sistema .
Esempi concreti di ciò che teorizziamo, c’è ne sono stati molti. Quando accade, il fatto increscioso c’è sempre il caporale di giornata o di provincia che accusa i locali della poca avvedutezza delle scelte fatte, perché non si poteva non sapere. Dimenticando, però, le scelte che anch’esso aveva fatto prima, ma per mera fortuna non erano state scoperte.
Ma si sa, la regola è legare l’asino si dove vuole il padrone e molti ad ogni livello si credono padroni.
Nessuno è immune dalle regole, né da quelle della morale e nemmeno da quelle della buona creanza, siano essi padroncini, padroni ovvero monarchi. Se si vuol essere come l’immacolata concezione, ci si deve attrezzare meglio, oppure abdicare all’obbedienza assoluta con la conseguenza di essere estromesso dall’antro del potere.
Ciascuno deve scegliere il padrone da servire, non si può servire contemporaneamente Dio ed il Diavolo.
Molti attendono che sia la magistratura per affermare la questione morale, invece noi pensiamo che la politica debba precederla, compiendo scelte concrete e dal forte valore simbolico ma nel frattempo e soprattutto consistenti nella sostanza, nel segno del rigore e dell’etica.
Il Presidente Napolitano ha fatto bene ad esortare la politica a reagire al suo impoverimento morale e culturale, sollevando la questione morale, questione che sosteniamo come prioritaria nelle scelte e nei comportamenti della cosa pubblica, che si impone con particolare forza in un momento di grave crisi economica e sociale, che colpisce soprattutto i deboli e gli indifesi.
Noi siamo scettici e non crediamo che questa deriva possa radicalmente essere invertita, vi saranno sempre le mezze misure che accontentano tutti, i compromessi e si tira a campare. Ma forse non accontentano il paese? Berluconi accontenta tutti e più che altro accontenta se stesso.
“Cosa pensa la maggioranza degli italiani?” – scrive Severgnini nel suo ultimo libro su Berlusconi- “ Ci somiglia, è uno di noi. E chi non lo pensa, lo teme. B. vuole bene ai figli, parla della mamma, capisce di calcio, sa fare i soldi, ama le case nuove, detesta le regole, racconta le barzellette, dice le parolacce, adora le donne, le feste e la buona compagnia. E’ un uomo dalla memoria lunga capace di amnesie tattiche. E’ arrivato da lontano alternando autostrade a scorciatoie. E’ anticonformista consapevole dell’importanza del conformismo. Loda la chiesa al mattino, i valori della famiglia al pomeriggio, e la sera si porta a casa le ragazze. L’uomo è spettacolare e riesce a farsi perdonare molto. Tanti italiani non si curano dei conflitti di interessi (chi non ne ha?), dei guai giudiziari (meglio gli imputati dei magistrati), delle battute inopportune (è così spontaneo). Promesse mancate, mezze verità, confusione tra ruolo pubblico e faccende private. C’è chi si arrabbia e chi fa finta di niente. I secondi sono più dei primi.”
E regnerà ancora……. Amen.