giovedì 9 giugno 2011

Messina: CHI NON STA AL GIOCO NON LAVORA

qt sicilia
Scritto da MARCO BENANTI   
Giovedì 09 Giugno 2011 00:31

L'ex Prefetto di Messina Marino

La storia di Carmelo Marino, imprenditore fatto fuori perché non si piega a pagare tangenti
Uno spaccato agghiacciante di malapolitica, affarismo, uso strumentale della giustizia: Messina si conferma un caso nazionale. Fra i protagonisti l’attuale VicePresidente della Regione Giosuè Marino. Ecco una storia della Sicilia che non cambia, malgrado le chiacchiere del Palazzo.

“Ti fanno fuori dal gioco se non hai nulla da offrire al mercato” cantava una volta Edoardo Bennato; parafrasando per Carmelo Marino, imprenditore in Messina, si potrebbe dire: “ti fanno fuori se non stai al gioco della malapolitica”. Ma, nonostante tutto, malgrado un prezzo umano alto, la giustizia, seppure in ritardo, arriva. Così, dal Consiglio di Giustizia Amministrativa, di recente, Marino ha visto, per il momento sulla carta, riconosciuto il suo diritto.
Ma chi è Carmelo Marino? E’ un uomo normale, un cittadino come tanti altri, che però da quindici anni non può lavorare: la cooperativa “Ariete”, di cui oggi è presidente la moglie Angela Irrera, è…al palo. Si è fermata l’attività. Perché non è “bravo”? No, perché vive da anni una storia surreale, degna di una commedia di Pirandello. Una vicenda dove il giusto e l’ingiusto si scambiano quasi di ruolo, inseguendosi, anche all’interno delle Istituzioni, secondo una logica assurda, ma che ha colpito -e pesantemente- Marino e la sua famiglia. Una storia dove compare anche un protagonista delle cronache politiche di questi tempi, il VicePresidente della Regione Siciliana Giosuè Marino, all’epoca dei fatti Prefetto di Messina.
Ma come nasce questa vicenda? Quali le radici? Le si ritrovano nella denuncia presentata dal Presidente della Cooperativa “Ariete” Francesco Picciolo al Procuratore della Repubblica di Messina Guido Lo Forte, al Procuratore Generale della Corte d’Appello di Messina Franco Cassata e alla Prefettura.
“Il 21 dicembre del 1995 –esordisce l’esposto- la delegazione amministrativa del Policlinico di Messina, approvando gli atti compiuti dalla commissione di gara il 9-12-1995, aggiudicava l’appalto concorso per l’affidamento del servizio di pulizia del Policlinico, dell’Istituto di Oncologia e degli altri Istituti della facoltà di Medicina alla società cooperativa “Ariete a r.l.”. Che accade?
“Con la stessa decisione veniva esclusa dalla gara la società Camassa s.p.a, precedentemente ammessa con riserva (sotto la condizione di fornire entro il 28 febbraio 1995 la documentazione indicata nei verbali), per non aver soddisfatto i requisiti della lettera di invito ai punti 5 e 7 (cioè per mancanza del requisito di aver avuto alle proprie dipendenze nel triennio 1991-1993 un numero medio di dipendenti superiore a 150 unità).
Qualche giorno dopo l’aggiudicazione il sig. Marino Carmelo, marito della signora Irrera Angela Presidente della cooperativa Ariete a r.l., veniva chiamato dal prof. Saverio Di Bella, delegato del Rettore prof. D’Alcontres per gli appalti ed i rapporti con i fornitori. Il prof. Di Bella senza mezzi termini chiedeva al Marino di non accettare l’affidamento, perché lo stesso deve essere attribuito alla ditta Camassa s.p.a che già lo aveva svolto negli anni precedenti.  Alle resistenze di Marino, il prof. Di Bella reagiva dicendogli che non vi è altra possibilità salvo che, anche la Cooperativa  Ariete fosse disposta a pagare una tangente del 20% mensili, che doveva essere divisa tra varie persone. Il Marino insistette sostenendo il suo buon diritto ad ottenere quanto già deciso nel corso della gara senza dover dare nulla a nessuno.” Cosa fece Di Bella? “…giurò –è scritto nella denuncia- che alla cooperativa Ariete non sarebbe stato mai effettivamente affidato il servizio di pulizie, e, comunque, raccomandò al Marino di riferire alla moglie che dava alla cooperativa una settimana di tempo per decidere”. Niente male.
“In realtà –continua l’esposto- la Camassa s.p.a presentava ricorso alla stessa delegazione amministrativa del Policlinico, che con decisione del 11 febbraio 1996 confermava l’esclusione della Camassa, ma annullava la precedente ammissione alla gara della Cooperativa Ariete, e conseguentemente l’aggiudicazione ed indiceva una nuova gara.” Che accadeva? “L’indicato provvedimento negativo –continua la denuncia- veniva impugnato dalla Cooperativa Ariete, e dalla Camassa s.p.a. e successivamente il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana accoglieva il ricorso della Coop. Ariete con decisione esecutiva n. 193 del 26.1.2000, nella quale statuiva che l’appalto andava attribuito sin dall’inizio alla società cooperativa Ariete, annullando il provvedimento dell’11-2-1996, anche nella parte in cui veniva bandita una nuova gara. La Cooperativa Ariete notificava il 30.06.2000 la decisione del C.G.A. all’Amministrazione (ora Azienda Policlinico), invitandola alla stipula del relativo contratto di appalto. L’Azienda Policlinico con nota n.4454….del 26.07.2000 comunicava alla Cooperativa Ariete di non potere stipulare il contratto in adempimento della sentenza n. 192/00 del C.G.A, per effetto del contenuto negativo della nota informativa del Prefetto di Messina….del 19.07.2000”.
In questa strana vicenda ritorna il nome del prof. Di Bella, illustre parlamentare dei Ds. “In realtà –continua l’esposto- il prof. Saverio Di Bella (Senatore della Repubblica eletto in Calabria, nonché componente della Commissione Antimafia), aveva denunciato alla Procura della Repubblica la Cooperativa Ariete, il sig. Marino ed alcuni funzionari dell’Inps e dell’Inail, sostenendo che i documenti, presentati dalla Cooperativa per la partecipazione alla gara d’appalto, relativi al numero dei dipendenti, assicurati dagli Enti previdenziali nel triennio precedente, erano falsi. Inoltre, aveva denunciato lo stesso Marino sostenendo che aveva tentato di corromperlo per farsi assegnare l’appalto, vantando di aver amicizie in ambienti politici e della magistratura. Infine, aveva affermato che il Marino era vicino ad ambienti mafiosi. La pendenza dei procedimenti derivanti da queste denunzie, ha determinato la decisione del Prefetto di non concedere il certificato antimafia.”
Cosa è venuto fuori da questa situazione? “La denunce del prof. Di Bella, infatti, hanno determinato l’inizio dei seguenti procedimenti penali contro Marino e contro la cooperativa Ariete:
la Procura della Repubblica di Messina, sulla denuncia del Di Bella, relativa alla falsità di alcuni atti presentati dalla Cooperativa per l’ammissione alla gara, promuoveva il procedimento penale…nei confronti di Pajno Ferdinando+8. Questa denuncia del Di Bella, ha prodotto un effetto boomerang nei confronti del denunciante. Infatti, il sostituto procuratore della Repubblica dott. Giuseppe Santalucia ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio nei confronti anche dell’ex senatore Saverio Di Bella per il reato di cui all’articolo 353 cpv. c.p.(turbata libertà degli incanti) in concorso con il responsabile della Camassa spa sig. Chiapperini Raffaele. Il magistrato ha ritenuto che il Di Bella abbia turbato il regolare svolgimento della gara per l’attribuzione del servizio di pulizie del Policlinico, abusando dell’ufficio di delegato del Rettore e di componente della commissione di gara, con vari comportamenti fraudolenti analiticamente indicati nell’imputazione con cinque punti di contestazione, tutti finalizzati a provocare l’aggiudicazione in favore della Camassa s.p.a.Inoltre il dott. Santalucia ha contestato al Di Bella di aver abusato dell’ufficio di Senatore della Repubblica, sollecitando alla direzione generale dell’Inps un’indagine sull’effettiva sussistenza in capo alla Cooperativa Ariete del numero delle unità lavorative, requisito essenziale per partecipare alla gara, e di aver adottato queste iniziative per procurare un vantaggio alla ditta Camassa, essendo legato da vincoli di amicizia col titolare Raffaele Chiapparini..” E cosa è successo? Un colpo di scena…: “In questo procedimento, nel corso dell’istruttoria dibattimentale in pubblica udienza il 9-6-2006, il teste dott. Cuzzocrea Dino, fratello del Rettore dell’Università prof. Cuzzocrea Diego, ed imprenditore di rilievo nel settore farmaceutico alla domanda del PM dott Barbaro dichiarava: il prof. Di Bella mi disse che c’erano dei soldi a disposizione che se non lo voleva fare mio fratello il rettore potevo farlo io personalmente che intanto avrei avuto dei soldi per me, mi disse una battuta, 50 milioni di lire mensili poi vedendo forse una mia ritorsione quasi che io volessi di più mi disse ci sono più soldi. PM: ‘scusi dottore ci sono più soldi se l’Università risolve in favore?’ Risponde Cuzzocrea: ‘a favore della Camassa e non del Marino’. La disposizione del dott. Cuzzocrea continuava indicando, con precisione di dati ed episodi, i vari incontri in cui il Di Bella si era recato all’Ufficio del Cuzzocrea per chiedergli di intervenire presso il fratello prof. Cuzzocrea, neo eletto Rettore dell’Università, insistendo ed offrendo tangenti nel caso in cui fosse stato aggiudicato l’appalto alla soc. Camassa. In un episodio era presente anche il Marino che insisteva dicendo che era la Coop. Ariete l’aggiudicataria e che lui voleva assegnati i lavori senza pagar niente a nessuno. La causa si è poi conclusa con sentenza 20-12-2006, che in applicazione della legge ‘ex Cirielli’ ha dichiarato la prescrizione dei reati”.
Ma non è finita: Di Bella quindi si salva con la prescrizione; e Marino? “Un altro procedimento –continua la denuncia- è stato promosso dalla Procura della Repubblica di Messina nei confronti di Marino Carmelo, su denuncia del Di Bella, con l’accusa di istigazione alla corruzione, che però si è concluso in Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18 del 4-2-2002 nella quale a seguito di una accorta e puntuale ricostruzione della realtà la Suprema Corte decideva definitivamente l’  “annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste”. Si è quindi verificato, anche in questo caso, il pieno coinvolgimento delle parti, perché il P.M. dott.ssa Rosa Raffa ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio del prof. Saverio Di Bella in ordine alla seguente imputazione: ‘per avere con denunzia presentata alla Procura della Repubblica di Messina, incolpando il sig. Marino Carmelo che sapeva innocente, del reato di tentata corruzione, affermando falsamente che lo stesso, vantava amicizie nel mondo politico e nella magistratura’. Il processo si è concluso in 1° grado con sentenza di condanna del Di Bella e nei gradi successivi di giudizio è stato dichiarato estinto per prescrizione”. Ancora una volta la prescrizione salva Di Bella.
Tutto finito? Per niente! “Sulla denuncia del Di Bella contro Marino di essere vicino ad ambienti mafiosi, la Polizia non è riuscita a trovare proprio nulla. In archivio vi era però una denuncia della Squadra Mobile del 20-3-1989 nei confronti del Marino per un episodio collegato alla gestione da parte della Cooperativa Ariete dell’appalto delle pulizie alla Fiera di Messina, che era stato rubricato con la previsione del reato di cui all’articolo 416 bis c.p.,. Però, su questa imputazione il Gip del Tribunale di Messina con decreto del 24-11-1989 aveva deciso di prosciogliere il Marino con la formula di non doversi promuovere l’azione penale. La polizia ha ripreso questa denunzia ed, a distanza di oltre undici anni, senza nulla aggiungere o modificare l’ha riportata in alcuni importanti processi contro la mafia messinese. Così è iniziata la ‘via crucis’ del Marino, che ha dovuto difendersi, sempre dalla stessa accusa dalla quale era stato prosciolto nel 1989, in diversi processi. In tutti è stato definitivamente assolto o prosciolto con formula piena”. La denuncia riporta le assoluzioni: in particolare il procedimento per mafia, con imputazione formalizzata un anno e mezzo dopo la sentenza del Cga che gli affidava l’appalto “..con la precisazione che il Sig. Marino, sarebbe stato gestore di fatto della società cooperativa Ariete e sarebbero sussistiti tentativi di infiltrazioni mafiose in tale società (si badi bene: accuse di infiltrazione mafiosa formulate per fatti già dichiarati inesistenti nel 1989, nei confronti di una società inerte sin dal 1995!). In questo procedimento il P. M. (dott.ssa Rosa Raffa) all’udienza del 24-6-2008 accortasi che si trattava dello stesso appalto delle pulizie della Fiera Campionaria definito nel 1989, chiedeva l’applicazione del 129 cp.p. in base al principio del ne bis in idem, trattandosi dello stesso fatto per il quale Marino non poteva essere nuovamente giudicato. Proprio questo procedimento ha impedito alla Cooperativa Ariete  l’assegnazione del servizio di pulizie in attuazione di quanto prevedeva la sentenza del C.g.a. n.192 del 13 aprile 2000). Il Tribunale ha deciso con sentenza….del 31-10-2008 che ha sostanzialmente accolto la richiesta del P.M.”.
Di fatto, Marino ne ha viste di tutti i colori e la sua attività imprenditoriale si è fermata. Nel frattempo l’azienda Policlinico ha attribuito ad altri il servizio di pulizie. Ma in questa brutta storia, anche le condotte delle Istituzioni non sono esenti da ombre. Cosa è accaduto infatti il 9 giugno 2000, due mesi dopo la sentenza del Cga che dava l’appalto alla coop. “Ariete”? “…lo stesso Questore di Messina –continua la denuncia- ha trasmesso al Prefetto l’informativa antimafia in cui così dichiarava: ‘Il succitato Marino Carmelo in questi anni risulta denunziato in data 20.3.1989 dalla locale Squadra Mobile alla locale A. G. per associazione per delinquere di stampo mafioso, accusa da cui è stato prosciolto in data 24.11.1989 dal GIP presso il Tribunale di Messina con la formula di non doversi promuovere l’azione penale. Sul suo conto si richiamano altresì le note già trasmesse a codesta Prefettura in data 25.1.1996 e 29.1.1996 e la nota riguardante il nuovo assetto societario della cooperativa datata 09.06.2000. Allo stato degli atti non risultano elementi che possano suffragare eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare la scelta e gli indirizzi della società in oggetto indicata”. Eppure, il 19 luglio 2000, il Prefetto di Messina Giosuè Marino, attuale VicePresidente della Regione ed assessore regionale all’energia, ha vergato un’informazione antimafia sulla coop. “Ariete” diretta al direttore generale del Policlinico di Messina, in cui in riferimento alla stessa coop si parla di “…oggettivi tentativi di infiltrazioni mafiose..” E allora come stanno le cose? Un falso? Pare proprio di sì.
Nella denuncia inviata ai vertici degli uffici inquirenti della magistratura messinese si dice, fra l’altro: “…si comprende allora che le denunce, le perquisizioni, i sequestri e tutti gli altri atti vessatori verso il Marino e verso la Cooperativa non sono soltanto fatti occorsi per mero errore giudiziario, dai quali è necessario difendersi pur essendo innocente, bensì il frutto delle manovre effettuate per impedire alla Cooperativa Ariete di esercitare il servizio aggiudicato con un regolare appalto. E’ logico pensare che questo appalto era sfuggito dal rigoroso controllo esercitato sugli appalti pubblici del Policlinico Universitario che Marino, dato che aveva rifiutato ogni compromesso e preteso di esercitare il suo diritto senza pagare tangenti, andava severamente punito. La regia ha ritrovata forse nell’esame della lunga e puntuale testimonianza del dott. Cuzzocrea, ed anche nelle dichiarazioni rese dal Marino nel processo per tentata corruzione conclusosi in Cassazione con la sua assoluzione e successivamente con il procedimento per calunnia contro Di Bella…’Il senatore Di Bella mi disse: tu mi lasci l’appalto delle pulizie del policlinico io ti do le pulizie di tutta l’università’, al mio rifiuto il Senatore Di Bella si recava alla Procura generale per farmi indagare. Tale strategia consentiva di tenere fuori la Cooperativa Ariete dall’appalto. Successivamente dopo un paio di mesi circa, lo stessosenatore Di Bella del PD mi convocava all’Università tramite la dott.ssa Calogero per formalizzarmi “la nuova proposta: tu il gioco lo conosci, facciamo come fanno gli altri (vedi deposizione Cuzzocrea dell’11.10.2006, tribunale di Messina 2° sezione penale)-dammi il 20% dell’appalto delle pulizie che ti faccio entrare.
Forse si può ritenere che tutte le vicissitudini di Marino derivino dal comportamento strumentale ed illegittimo posto in essere da coloro che avevano interesse a bloccare la Cooperativa Ariete e non immetterla in servizio presso il Policlinico Universitario dopo che la sentenza n. 192 del c.g.a. del 13 aprile 2000 ha disposto l’assegnazione dell’appalto. A conferma di questa tesi è opportuno osservare che il Sig. Carmelo Marino prima dell’aggiudicazione del servizio pulizie e dell’inizio del procedimento penale…, non aveva alcuna pendenza giudiziaria o di prevenzione, tanto che il certificato penale rilasciato il 15-2-2005 riporta la dizione “nulla”.”
Eppure “la Procura della Repubblica di Messina –continua la denuncia- attraverso le indagini promosse dal dott. Santalucia (oggi in servizio a Roma presso il Consiglio Superiore della Magistratura) aveva colto l’illegittimità dei comportamenti del prof. Di Bella, tanto che, quest’ultimo in una intervista all’emittente ‘Il Tirreno’ si è lamentato del comportamento del magistrato, sostenendo di aver denunciato presunte irregolarità in un appalto del Policlinico universitario di Messina. Ma, ha aggiunto: ‘il Pm Santalucia non ha svolto indagini ed inoltre da denunciante sono diventato inquisito. Certi ambienti non si toccano la Procura preferisce indagare le persone per bene’. Per questa dichiarazione Di Bella è stato inquisito per diffamazione e condannato con sentenza del Giudice monocratico del 21-11-2001 alla pena di un milione e mezzo di multa ed una provvisionale a favore della parte civile dott. Santalucia di centomilioni di lire”.
Di fatto, però, malgrado la coop “Ariete” non avesse problemi per la partecipazione e l’aggiudicazione di appalti pubblici, è rimasta fuori dai lavori che gli erano stati assegnati. Malgrado il Questore avesse informato il Prefetto che non vi fossero condizioni ostative all’appalto, le cose non sono cambiate. “…il Direttore  Generale del Policlinico –è scritto in denuncia- ed il Rettore, non hanno mutato la ferrea decisione di non attribuire il servizio alla Cooperativa Ariete, rifiutando l’adempimento, della sentenza del CGA, portando a giustificazione l’esistenza di qualche procedimento ancora in corso. Dopo l’ultima sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Messina il 31-10-2008, non vi è più alcun motivo per impedire o ritardare l’esecuzione della sentenza del Giudice Amministrativo.”
La Coop “Ariete” ha continuato ad attivarsi per vedere riconosciuto un diritto sacrosanto, a chiedere agli organi universitari, informando anche i vertici della magistratura requirente messinese, l’adempimento della sentenza del Cga e l’aggiudicazione dell’appalto, ma invano. Niente lavoro, con conseguenze pesanti, morali e materiali, per la famiglia Marino. “Colpevoli” di non avere abbassato la testa? O di altro?
Gli ultimi sviluppi sono molto interessanti: la Procura di Messina, con il Pm Stefano Ammendola, ha chiesto l’archiviazione dell’esposto di “Ariete” risalente al 29 dicembre 2008, che lamentava la condotta dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Messina in quanto non stipulava il contratto di appalto. La cooperativa ha presentato opposizione.
Quel che è venuto fuori, adesso, dalla richiesta di archiviazione sono soprattutto le dichiarazioni alla Procura del direttore generale del Policlinico di Messina Giuseppe Pecoraro. Sono parole che spiegano perché gli atti dell’inchiesta sono stati trasmessi alla Procura di Reggio Calabria, che poi li ha trasmessi nuovamente a Messina. Ebbene, cosa scrive il Pm nella richiesta di archiviazione? “..In ordine alle dichiarazioni di quest’ultimo, dr Pecoraro, su presunte ‘sponde’ giudiziarie che l’Ariete potrebbe avere nel palazzo di giustizia di Messina, si è provveduto a trasmettere in data 25.3.2010 per competenza gli atti alla Procura di Reggio Calabria…”Ha messo a verbale, il 27 gennaio 2010, il dr Pecoraro, sentito a sommarie informazioni, davanti al Pm Ammendola: “…Inizialmente, nel marzo-aprile del 2008, il Marino si presentò insieme ad un sedicente dipendente del palazzo di Giustizia, parente dell’on. Cuffaro come da lo stesso dichiarato, -che saprei riconoscere-, ed entrambi auspicavano un esito favorevole del contenzioso con l’Ariete…” Ha continuato Pecoraro, facendo riferimento ad un dirigente del settore economico finanziario del Policlinico, Giuseppe Laganga. “Quello che il Laganga –ha dichiarato a verbale Pecoraro- non mi ha riferito, ma che ho dedotto dalla sua affermazione è che vi possano essere delle ‘sponde’ istituzionali  sostegno delle rivendicazioni dell’Ariete. Pertanto mi sono determinato a scegliere un avv. del foro di Palermo. La mia sensazione in ordine alle ‘sponde’ è di un legame compiacente con esponenti del Palazzo di Giustizia di Messina”. Affermazioni che,  una volta conosciute, hanno prodotto una denuncia-querela contro Pecoraro da parte della signora Irrera e di Marino che sostengono la non veridicità di quanto affermato dal dr Pecoraro. Lo stesso Laganga ha dichiarato al Pm: “non ho fatto alcun riferimento a legami politici o agganci giudiziari della Coop. Ariete, quando ho parlato con il Pecoraro…” Pecoraro, inoltre, nelle sue dichiarazioni al Pm Ammendola ha aggiunto: “non diamo esecuzione al contratto con l’Ariete, in quanto quel contratto si è estinto e l’Azienda ha effettuato una nuova gara con l’affidamento del servizio a M.T.S, consorzio che ha in atto la gestione delle pulizie del Policlinico…”
Ma non è finita: nella richiesta di archiviazione della Procura di Messina è scritto: “…l’ulteriore doglianza della difesa dell’Ariete secondo cui le risposte della Prefettura sono prive di motivazione alcuna è priva di fondamento, basti pensare alla nota che riporta il parere dell’avvocatura distrettuale…”Si tratta di pareri dell’Avvocatura distrettuale dello Stato, in tema di nuova informativa antimafia. Secondo il Pm Ammendola non ci sono reati nella controversia fra “Ariete” ed il Policlinico, nonché fra la cooperativa e la Prefettura. Eppure, la cooperativa ha perso l’appalto, non lavora da anni. La Procura ha acquisito gli atti del contenzioso amministrativo, “…nel quale, allo stato, si registrava un rigetto del ricorso cautelare ex art. 700 c.p.c…” La causa è ancora in corso. La Procura, inoltre, ha rilevato, nella sua richiesta di archiviazione, anche la prescrizione in quanto i fatti al centro della controversia risalgono agli anni ’90.

La cooperativa, comunque, si è opposta all’archiviazione, con il suo legale, l’avv. Pietro Ivan Maravigna. Il legale ha rilevato, tra l’altro, che le due Procure interessate alla vicenda, Messina e Reggio Calabria, non hanno seguito quanto prevede il codice in tema di conflitto di competenza. Aggiunge Maravigna: “quanto al merito della richiesta avanzata dal P.M., si sottolinea che lo stesso è giunto alle proprie conclusioni senza aver tenuto in alcun conto i prosiegui degli esposti presentati da questo difensore e dei quali non vi è alcun cenno nella richiesta di archiviazione.”

Il legale della cooperativa ha riferimento ad un nuovo ricorso, in sede amministrativa, presso il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia da parte della coop “Ariete” per ottenere quanto le spetta: l’appalto delle pulizie legittimamente vinto. L’avv. Pietro Ivan Maravigna, legale della signora Angela Irrera Presidente di “Ariete, ha presentato appunto un ricorso per il giudizio di ottemperanza  contro l’azienda ospedaliera universitaria Policlinico di Messina “G. Martino”

(già Policlinico Universitario di Messina) e l’ Università degli Studi peloritana per l’esecuzione del giudicato formatosi sulla sentenza del Cga depositata il 13 aprile 2000, in cui è sancito il diritto della cooperativa “Ariete” all’appalto. Il 16 dicembre 2010 si è celebrata la prima udienza nella quale si è costituito il Policlinico, affermando di non aver proceduto all’aggiudicazione dell’appalto per la mancanza del certificato antimafia.

TUTTO IL CONTRARIO, INSOMMA, DI QUANTO PECORARO AVEVA DICHIARATO IN INTERROGATORIO AL P.M. QUANDO AVEVA DETTO CHE NON AGGIUDICAVA ALL’ARIETE PERCHE’ LA PROCEDURA ERA GIA’ CONCLUSA.
Eppure, la cooperativa l’ha chiesto il certificato, eccome. Esiste, sul tema, la sentenza del Tar Reggio Calabria del 28 febbraio 2007 che recita: “la successiva assoluzione determina l’obbligo per l’autorità prefettizia di riprendere in considerazione la situazione del soggetto interessato per le valutazioni di competenza dell’amministrazione ai fini della eventuale revoca dell’interdittiva”. Proprio il caso del signor Marino. Ma la Prefettura di Messina non ha fatto quanto dovuto per legge.
E com’è finita? Nella sentenza, del 31 maggio scorso, il Cga, pur dichiarando inammissibile il ricorso in quanto proposto nei confronti del Policlinico e non già contro la Prefettura di Messina che aveva l’obbligo di rilasciare il certificato, afferma che: “…dopo la summenzionata decisione del 2006, sono, peraltro, intervenuti nuovi fatti che dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la ricorrente non versava nel 2000 in alcuna condizione ostativa alla stipulazione del contratto…” Insomma, “Ariete” aveva ragione: ora, visto che il suo diritto è stato calpestato, partirà una causa contro lo Stato per 60 milioni di euro. E probabilmente una richiesta di risarcimento contro i Prefetti protagonisti di violazioni di legge, compreso il VicePresidente della Regione Marino. L’uomo della legalità della giunta Lombardo.