| Scritto da FABRIZIO GIANNINO |
Era un percorso preannunciato da tempo già con l’avvento del Messia Torrisi che evangelizzava il popolo alla causa (la sua) e che ancora oggi predica ecumenismo illuminato, cose da pazzi. Ma l’obiettivo era ed è la candidatura a sindaco DI UN PROPRIO UOMO,in questo caso dell’avv. Vittorio Lo Presti, professionista che stimiamo, persona perbene, del quale non condividiamo né questa scelta politica né la candidatura nata, se dobbiamo dire la verità, all’interno di una logica politica di parte. Quella parte politica che da 10 anni governa, ma non amministra, la Città e che per essere adesso credibile nei confronti del popolo non lesina attacchi feroci al sindaco Failla, al suo mentore La Russa e ai compagni di viaggio con i quali hanno condiviso un percorso fatto di vantaggi politici personali. Il movimento civico “La Città” ideato e promosso da Salvo Torrisi e portato avanti da “untori” consapevoli, travestiti nel progetto Cavallo di Troia, ma da anche da inconsapevoli aspiranti politici che credono in estrema buona fede che il progetto sia autentico per il bene della città e per un cambiamento, ha avuto da sempre questa mission, la candidatura di un fedelissimo di Torrisi. Ma quale cambiamento ci potrebbe essere se gli autori e gli attori sono i medesimi che ancora adesso sono in sella al posto di comando in questo equilibrio che governa la città ed il suo sfascio? Quale cambiamento stanno mettendo in pratica, quello del mercato delle vacche? O degli assessori! Occorrerebbe, a tale scopo, una riforma della legge elettorale che attualmente ne prevede solo sei per portarli a sessanta, venendo così incontro alle promesse che quotidianamente fanno per rendere appetibile la loro partecipazione. Altra soluzione è quella, che per amor di conseguimento del consenso degli ignari soggetti, gli assessori si alternassero almeno mensilmente per tutti i cinque anni. Di assessori in pectore ne ho incontrato almeno venti in due giorni. Predicano il nuovo ma i metodi di acquisizione del consenso sono sempre quelli democristiani deleteri e antistorici. Occorre appena ricordare che questi che adesso hanno scoperto adesione “ideologica” verso i movimenti civici, sono gli stessi che ancora oggi ricoprono cariche amministrative e politiche di rilievo col PdL. Vittorio Lo Presti è ancora Presidente dell’AMA, l’acquedotto cittadino, che si appresta in questi giorni a nominare il nuovo Direttore (upgrade di consenso), organo esecutivo essenziale per l’amministrazione della stessa,questo lo apprendiamo dal giornale locale. Come apprendiamo da Net Magazine che questa candidatura sia “una scelta condivisibile che arriva da un professionista che annovera nel suo curriculum vitae anni di esperienza amministrativa sia nel centro destra sia in formazioni di centro sinistra, allora, guidate dal sindaco Graziella Ligresti”. Un forzato all’ecumenismo quindi, stando alle affermazioni dell’articolista, come Torrisi e Venora. Di qua, di la, di sopra, di sotto, dappertutto. E comunque definirla una candidatura nuova come asserisce qualcuno de “La Città” mi sembrerebbe una forzatura lessicale. Ed ancora Daniele Venora, assessore all’urbanistica del Comune di Paternò, che mentre siede in giunta nel contempo critica aspramente sia il sindaco sia l’amministrazione della quale continua a far parte, nuovo anche lui. In ultimo, dulcis in fundo, Salvo Torrisi. Inventa questa sedicente primavera paternese assieme alla società civile, un vernissage singolare, ma resta in carica come deputato di quel PdL che adesso critica senza pudore. Questo atteggiamento lo usa solo a Paternò, fuori sarebbe scomodo se non deleterio per lui stesso, perderebbe il posto, salvo cercare qualche altro partito per essere candidato, ma dovrebbe iniziare daccapo e con grande fatica. Ma di cosa stiamo parlando! Se le intenzioni fossero nobili e questi volessero autenticamente fare la rivoluzione non esiterebbero un solo attimo a rimettere le cariche, visto che adesso si trovano a mal partito (come dicono)nell’equilibrio politico nel quale sono stati e lo sono ancora. Ma poi cosa è la convergenza? L’unanimismo per non perdere? Vorrebbero di certo imbarcare tutti, ma proprio tutti, in questo progetto camuffato da società civile. Al pudore non c’è limite. Hanno perfino cercato una “convergenza” col Governatore Raffaele Lombardo. Si proprio quello al quale non hanno lesinato feroci attacchi (faremo rivedere i video e documenti in tal senso) definendolo il male estremo per la Sicilia e adesso nel nome dell’interesse partitico lo cercano. Lombardo è stato sollecitato verso la candidatura Lo Presti, da Salvo Torrisi, a Roma, “è un democristiano come noi”, per blandirlo, ma Lombardo non è stupido. Lo stesso Lo Presti ha chiesto “udienza” a Lombardo nei giorni scorsi. La porta è rimasta chiusa. Si potrebbe aprirebbe solamente di fronte ad una novità credibile e autentica, proposta da soggetti politicamente nuovi e seri. La politica non si fa con i sentimenti... figuriamoci con i risentimenti, ma deve camminare con le gambe degli uomini che la propongono. Siano pur esse persone perbene, ma antitetici e divergenti, anche per testimonianza di vita, con i pensieri che propugnano ed ai quali, nel privato, nemmeno loro credono e di conseguenza non credibili. Se la “società civile” vuole il “NUOVO” che sia seriamente NUOVO, cari PIDIELLINI pseudo-pentiti. |
domenica 29 gennaio 2012
Paternò: Il movimento civico " LA CITTA' " è un bluff?
martedì 17 gennaio 2012
Pippo Failla attacca la società civile oltre ogni schieramento
| Pippo Failla attacca la società civile oltre ogni schieramento |
| Scritto da ADOMEX |
“So di non essere un diplomatico della parola, dico sempre ciò che penso, in modo semplice, chiaro ed inequivocabile, attirandomi spesso le antipatie di alcuni interlocutori. E' quanto mi è successo sabato scorso in occasione di un incontro organizzato dal circolo professionisti di Paternò avente ad oggetto la crisi dei Partiti e lo studio di una ipotesi di lavoro per andare oltre gli schieramenti tradizionali nella prossima competizione elettorale, per il bene della Città. L'invito al dibattito è stato rivolto a tutta la società civile. Ho ritenuto interessante l'argomento e, nonostante non invitato nella qualità di Sindaco di Paternò, non formalizzandomi, mi sono recato all'incontro per ascoltare ed eventualmente recepire nuove idee, nuove soluzioni, nuovi programmi per affrontare i gravi problemi che stanno attanagliando Paternò a causa della crisi economica che sta colpendo l'Europa, l'Italia e sopratutto il meridione. Ero speranzoso di trovare tanti professionisti, tanti giovani interessati a discutere di progetti politici nuovi, di proposte innovative utili a risolvere i problemi veri di Paternò, rassegnato a subire tutte le critiche possibili ed immaginabili, anche quella di essere stato la causa della crisi dell'Euro e dell'aumento dello spreed (certamente tutti avremmo potuto fare meglio e di più, però tutti debbono riconoscere che la città si è arricchita per le molteplici strutture ed infrastrutture realizzate, per avere mantenuto i conti in ordine nonostante l'ATO e la questione doposcuolisti, per avere alleviato il problema occupazione giovanile). Ero felice perché pensavo fra me: finalmente la Città si sta scuotendo, si stanno muovendo i professionisti. Hanno deciso di scendere in campo per Paternò e per i paternesi. Mi ero illuso. Tranne poche persone da sempre attente alla vita politica ed amministrativa della Città, che si spendono in maniera disinteressata nel sociale, nello sport, nella informazione giornalistica e televisiva, tutti gli altri intervenuti erano politici e politicanti di vecchia data, alcuni scaduti per anzianità di servizio, altri, giovani aspiranti tali, accomunati tutti da un filo conduttore, cantato in tutti i modi ed esattamente: “ Il Sindaco Failla non ha saputo amministrare perché non ha saputo risolvere i problemi dell'agricoltura, del commercio e dei rifiuti (...sic!) La nuova classe politica deve essere decisa dalla società civile”. Non c'è stato un solo intervento al dibattito che non abbia utilizzato il termine “ Società Civile” - 10 volte su 20 parole dette. Addirittura il moderatore “super-partes” visto che l'incontro si protraeva ha suggerito all'assemblea, per recuperare tempo, di non far parlare i Consiglieri Comunali e gli amministratori, invitandoli a rinunziare per dare spazio agli interventi degli esponenti della “ Società Civile” presenti. Scrutavo attentamente il pubblico e mi chiedevo chi fosse la società civile, termine usato ed abusato impropriamente in tutti i dibattiti politici solo per compiacenza linguistica pseudo intellettuale - Mi chiedevo ancora perché l'intervenuto di turno si rivolge al pubblico qualificandolo società civile quando quasi tutti i partecipanti fossero, come già detto, politici e politicanti più o meno giovani, ciascuno di loro per lo più con tessera di partito? Mi chiedevo infine, dove erano i professionisti? Ho concluso che quell'incontro non fosse altro che una mistificazione, finalizzata ad ingannare l'elettore (sicuramente più intelligente di quanto loro possano credere), dove artatamente si voleva travestire il pubblico-politico-politicante presente quale società civile solo per compiacenza. Sicuramente erano presenti all'incontro tante intelligenze che possono dare alla città grandi contributi, ma è altrettanto vero che, quasi tutti i presenti, compreso il moderatore, fossero dei politici che volevano e forse vogliono ancora dar vita ad una nuova organizzazione politica ibrida, trasversale, tentando di farla apparire come il risultato della società civile. Mai ho visto tanta ipocrisia. E siccome sono Pippo Failla notoriamente non incline a compromessi, a mediazioni e a discorsi diplomatici, scientemente sono intervenuto in maniera dura e provocatoria, al solo fine di fare riflettere tutti , i professionisti per primi, affermando che il termine Società Civile per lo più usato, anzi abusato in prossimità di elezioni, in tutti i dibattiti politici, mi fa ormai schifo. Allo stesso modo ho voluto provocare i professionisti al solo fine di invitarli a scendere in campo candidandosi e a non limitarsi a criticare chi si spende per la città quotidianamente dando tutto se stesso sacrificando professione e famiglia. Ci sono riuscito: la verità nuda e cruda delle parole ha creato un vespaio di polemiche, più o meno condivisibili, ma sicuramente si è aperto un dibattito in città e sui nuovi mezzi di comunicazione ( vedi facebook) che mi auguro sfoci in un risultato utile per la città. Chi è onesto intellettualmente deve ammettere che la società è una sola ed è tutta civile. Solo i delinquenti, i mafiosi ed i politici corrotti si pongono al di fuori della società. Poi tutti fanno parte della società civile, dalle forze sociali ai politici ed amministratori onesti. E allora, dimenticando questo discutibile inizio di campagna elettorale, invito tutti gli uomini e donne di buona volontà a rinunziare a percorsi ibridi e trasversali, che tanto danno hanno fatto negli anni '80-'90, nonchè le forze politiche, affinchè si siedano attorno ad un tavolo e discutano di programmi, idee e di quanto è più utile per la città non per ultimo la scelta del prossimo candidato sindaco per il centro destra. Infine, disposto sicuramente ad interloquire con tutte le vere forze sociali della città, preciso che qualora vi siano persone che vogliono creare movimenti trasversali ai partititi tradizionali lo facessero in maniera chiara, e gli eventuali aderenti a questi, se iscritti in formazioni politiche diano, per onestà, le dimissioni dal partito di appartenenza e dalle cariche politiche o amministrative ricevute dalla politica (sporca), e poi scelga se proporsi da solo con un proprio candidato Sindaco, ovvero di allearsi alla coalizione politica che ritengono più idonea a risolvere i veri problemi della città, quelli risolvibili, e sicuramente fra questi non vi sono quelli dell'agricoltura, del commercio e dei rifiuti (ahimè, purtroppo di competenza di Istituzioni sovracomunali, quali Regione, Stato e Comunità Europea”. Questa la lettera che ci ha recapitato Pippo Failla. Un attacco diretto al progetto pseudo-trasversale perché assoggettato ad un disegno preciso egemonico locale. Lo abbiamo ampiamente stigmatizzato alcune settimane fa con un nostro articolo (http://www.qtsicilia.it/politica/34-politica-notizie/656-paterno-lavvento-del-messia.html), allorquando il deputato nominato e non eletto Torrisi col solito falso ecumenismo ha esitato una lettera aperta alla città, quasi una bolla papale, nella quale richiamava al senso di responsabilità la c.d. società civile, le forze sane (non vediamo cosa ci sta a fare) ed ogni soggetto di destra, sinistra, di marte ed oltre ad appoggiare un progetto nuovo (divertente!) per il bene della città, come se lui fosse stato in Argentina (ad apprendere il peronismo) e fosse arrivato proprio adesso, in questi giorni, per risolvere o dare soluzione ai problemi di Paternò. Failla può essere inadeguato come sindaco ma almeno ha la forza dell'incoscienza e della genuinità, se lasciato con almeno mezzo metro di spazio, e dice ciò che pensa senza rete. Ma poi chi dovrebbe essere la società civile oltre gli schieramenti? L'organizzatore sotteso o meno Torrisi, il moderatore giornalista Fallica suo compare d'anello, e meraviglia assoluta Pasquale Pappalardo politico vetero-comunista della prima ora che tenta una risalita dopo essere stato messo fuori gioco dai suoi stessi compagni e che nel 1997 tentò di lanciare la candidatura di centrosinistra di Torrisi a sindaco in opposizione alla società civile (anch'essa di sinistra) ligrestiana, salvo poi essere tradito in corso d'opera dal ritiro di Torrisi che si accordò con la Ligresti per un posto in giunta. Potrebbe accadere anche adesso ! Ma la storia non finisce qui e se ne vedranno ancora delle belle. il logo del cavallo di Troia Failla al microfono - seduti Pappalardo e Fallica durante la conferenza |
sabato 14 gennaio 2012
Catania, Processo Iblis, stamattina la prima udienza a Palazzo di Giustizia... con assenza inquietante
| Catania, Processo Iblis, stamattina la prima udienza a Palazzo di Giustizia... con assenza inquietante qt sicilia.it |
| Scritto da ORIANA SIPALA |
| Venerdì 13 Gennaio 2012 21:45 |
Si è tenuta stamattina, nell’aula Serafino Famà del Palazzo di Giustizia, la prima udienza del processo relativo all’inchiesta Iblis, con la quale si vuol far luce sugli ambigui legami intercorrenti tra politica, mafia e imprenditoria. Dei 24 imputati chiamati oggi all’appello, non tutti erano presenti. Tra gli assenti (Giuseppe Brancato, Rosario Cocuzza, Carmelo Mogavero, Giuseppe Rincone, Vincenzo Salvatore Santapaola, Giuseppe Tomasello), figura l’ex deputato regionale ed ex sindaco del Comune di Palagonia Fausto Maria Fagone. Altri imputati erano in video-collegamento, come Rosario Di Dio e Tommaso Somma. Però oggi per questioni logistiche di spazio, l’udienza è stata rimandata al 26 gennaio nella seconda aula bunker del carcere di Bicocca, certamente più capiente. Da segnalare gli interventi delle parti civili. Vincenzo Scuderi si è pronunciato a difesa dell’associazione Asaec (Associazione antiestorsione di Catania Libero Grassi), facendo leva sull’importanza della tutela della libera imprenditorialità. Altre associazioni hanno chiesto di costituirsi come parte civile, tra cui l’Asaes di Scordia, l’associazione Rocco Chinnici, Addiopizzo Catania e Confcommercio Sicilia, per la quale contrastare le illecite attività dell’associazione mafiosa, significa promuovere uno sviluppo etico delle attività commerciali. Da segnalare la numerosa e positiva affluenza dei cittadini catanesi, segno di un desiderio di attiva partecipazione e di interesse a difendere un territorio che si vuole scevro di criminalità e oscuri meccanismi. Si notava l'assenza della Confesercenti, la quale non sembra, data la mancata costituzione parte civile, per nulla interessata ad intervenire come Confcommercio. Come avrebbe potuto costituirsi parte civile l'associazione Confesercenti che non prende le distanze da un proprio dirigente che pianifica la politica col boss di Palagonia, imputato in questo processo e già arrestato per mafia nel 1997 e poi condannato. Abbiamo ampiamente commentato in questi mesi "dei rapporti intrattenuti da Politino con il boss Rosario Di Dio e della sua supposta collaborazione mafiosa" al fine di pianificare carriere politiche e campagne elettorali (se non altro). Oggi ogni ulteriore commento è ultroneo, parlano i fatti. |
venerdì 6 gennaio 2012
Confesercenti: POLITINOGATE atto secondo
da
| QT SICILIA |
| Scritto da TITTA NICOLOSI |
| Giovedì 05 Gennaio 2012 13:55 |
nella foto Giovanni Felice - Salvo Politino - Enza Lombardo La nostra testata ha dato la stura, qualche mese addietro, per la scoperta del verminaio di Confesercenti. Una inchiesta puntigliosa e documentata, e per la verità non tutta pubblicata, tendente far luce sull'attività catanese dell'associazione che tale Politino dirige . I nostri interventi sono stati puntuali al fine di smascherare e chiarire, ove occorresse, le zone tenebrose che la nostra società siciliana soffre per la contiguità con certi ambienti, ove questa si riscontra, ammantata da moralismo di facciata che ben nasconde le patologie perverse e celate dove trova l’humus congeniale il malaffare. Auspicando che questo non sia il caso in specie. Detto ciò vorremmo, in termini di carattere generale, adesso, approfondire le notizie che ci riverbera la stampa nazionale. Molti in questi giorni hanno sollecitato un nostro intervento, avendo, noi per primi, gettato il sasso nello stagno, stranizzati dal nostro silenzio, come se ci fossimo accordati chissà con chi e chissà per quale oscuro vantaggio. Noi non smentiamo la nostra posizione, non smentiamo ciò che abbiamo scritto, né quello che pensiamo nel merito alla vicenda, che abbiamo sostenuto e che se ci è sorta qualche perplessità abbiamo coraggiosamente fatto ammenda rispetto al particolare controverso. Oggi è deflagrato il contesto e con esso Confesercenti Sicilia e, credetemi, a nulla valgono tutte le menate che i vari comunicati che si incrociano e ci propinano le parti in cvausa. Sfiducia o non sfiducia,autosospensione o non autosospensione, conflitto su ragioni sottese di politica dell’associazione ovvero sulla moralizzazione degli stessi che gli attori in campo quotidianamente rilasciano. Ci sembrano pretesti oltre ogni limite, ridicoli, ivi compresa la circostanza sulla legittimità della sfiducia che c’è e non c’è, se bastano 41 voti ovvero ce ne sarebbero voluti 43, se otto sedi provinciali su nove non vogliono più il Presidente Regionale Felice o meno. Il vero e serio dibattito si dovrebbe invece svolgere sulla funzione dell’associazione, sull’etica e i comportamenti conseguenti. A nulla valgono le maggioranze bulgare per censurare o assolvere, per dirimere le questioni che attengono alla moralità, per ciò servono solo contegni limpidi, non censurabili, non interpretabili, non sospettabili. Ed invero ci sono sempre apparse sospette le larghissime maggioranze proprio per l’acriticità che esse comportano e che hanno spesso una forte carica negativa che determinano una larga maggioranza formale di consensi non accompagnata da una democrazia interna. Meglio sarebbe stata una presa di posizione seria per accertare la condotta degli attori in campo e riflettere che tutto ciò accaduto danneggia la fiducia e la concezione che i cittadini hanno sulla funzione che le associazioni di categoria esercitano sulla comunità nella quale insistono. Sarebbe stato meglio responsabilmente mettere in disparte, proprio per eleganza e trasparenza nelle condotte, i personaggi chiacchierati che non dovrebbero essere sfiorati nemmeno dal sospetto che è l’anticamera della verità. Questo atteggiamento di questi giorni sottolinea ancor di più il sospetto e la valutazione negativa complessiva antistorica di un'associazione che non può permettersi di vivere come se fosse un mondo a se stante, in un suo microcosmo aureo e risolvere le questioni sentenziando all’interno di essa, e solo di essa, come se il circostante non esistesse, una monade che non deve rispondere a dettami generali circa le regole e i comportamenti che assume, ma il mondo esterno servisse solamente per trarre posizioni di rendita personali che la sigla garantirebbe. Detto questo veniamo adesso alle dichiarazioni ultime dei contendenti che leggiamo e che riportiamo: «Io ritengo di essere in carica, ma anche da sfiduciato il mio impegno nei 30 giorni che mi restano sarà quello di arrivare al commissariamento di Catania». Afferma Giovanni Felice, presidente regionale di Confesercenti Sicilia, e della vicenda delle presunte infiltrazioni mafiose nella sede etnea vuole fare una vera e propria battaglia «per la legalità». Il direttore della sede etnea Salvo Politino avrebbe infatti intrattenuto rapporti con il Rosario Di Dio, boss di Palagonia, paese d’origine dello stesso Politino, come emerso da una intercettazione ambientale all’interno dell’inchiesta Iblis della procura di Catania. Ma alla proposta del commissariamento della sede etnea, opportuno per fare chiarezza, in giunta regionale, Felice ha ricevuto in risposta un voto di sfiducia, sul quale ha sollevato dei dubbi di legittimità. «Ho ricevuto 41 voti su 60, più due via fax. Non sono validi». Da Catania intanto la risposta non si fa attendere. Al comando della Confesercenti etnea da maggio 2009 la presidente Innocenza Lombardo e il direttore Politino ritengono la vicenda pretestuosa: «Felice è a favore dei centri commerciali, mentre la linea di Confesercenti è sempre stata contraria – spiega Politino – E’ una questione politica, non di legalità. La sede di Catania è cresciuta con questa dirigenza fino a diventare la seconda d’Italia con 5.000 associati (comprese le aziende di Di Dio ?)». Si tenta quindi di spostare il punto di osservazione, da parte di quest’ultimi, per non affrontare di petto l’attacco di Felice su questioni più alte. Riguardo all’intercettazione con il boss Di Dio, il Politino si difende e rilancia: «Ne abbiamo parlato un anno fa in giunta regionale, e s’è deciso di non prendere posizione (come se questa fosse una sentenza di Cassazione inoppugnabile e definitiva oppure un dogma ex catedra). Non ci sono posizioni a mio carico, non ho rapporti con la mafia e ho già presentato una querela alla procura con documentazione che riguarda anche le attività di Giovanni Felice nel centro commerciale Forum di Palermo». Ecco qui che affiora ancora la concezione esaustiva ed errata del microcosmo Confesercenti, come se bastasse questo per fugare i sospetti. Nell’intercettazione tra Politino e Di Dio si parla delle elezioni regionali e voti citando big della politica. Politino non nega l’incontro con il boss Di Dio, avvenuto proprio nel maggio 2009 in un distributore di benzina di Ramacca, ma lo giustifica come attività dell’associazione. «Mi ero recato là per una questione inerente a Confesercenti, in quanto il distributore di Aci Sant’Antonio est e le altre aziende di Di Dio sono state iscritte alla Confesercenti per anni, facendo riferimento alla moglie. Appena saputo dell’inchiesta, abbiamo immediatamente espulso le aziende collegate a Di Dio». Come se non sapesse da prima chi fosse Di Dio, né sapesse la qualità dello stesso, visto che è suo compaesano e da come sembra dai colloqui lo conoscesse molto bene. Ma Politino al buon nome Confesercenti ci tiene (ahimé), tanto che malgrado la autosospensione continua a frequentare la sede catanese di viale Vittorio Veneto, (prostrandola ai piedi di Firrarello, ahimé plus), tiene a precisare che è lì «non nel ruolo di direttore, ma nel ruolo di responsabile organizzativo, perché mi sono comunque autosospeso da direttore per garantire l’associazione, nonostante il parere negativo del mio avvocato». Ci sembra veramente grottesca la situazione se non risibile, esce dal portone ed entra dalla finestra, ma cosa cambia nell’inversione dei ruoli se poi sta sempre li al ponte di comando. Questo ha dell’incredibile, un'autosospensione finta. «Le mie prese di posizione non sono legate a dicerie e maldicenze, ma a fatti concreti che, forse non sono perseguibili penalmente, ma sicuramente non possono fare parte del modus operandi di una associazione di categoria – ribatte Giovanni Felice – Ho ripreso la questione a ottobre del 2009, leggendo di altre vicende che riguardano Politino su un giornale online (comprese le dichiarazioni che ci ha reso Alberto Sozzi evidentemente)». Qualche anno, infatti, fa anche l’ex Direttore Provinciale catanese Alberto Sozzi denunziò gli stessi argomenti riguardanti le stesse persone (POLITINO) che anche in quell’occasione fu fatto fuori, proprio come adesso per Felice. Sarà un argomento scabroso? Le persone intoccabili? Ma la Confesercenti da quest’orecchio non sente? Comunque fosse l’atteggiamento non cambia ! Di diverso avviso il presidente catanese Innocenza Lombardo, che ha assunto il ruolo provvisorio di direttore e difende Politino (c’era da immaginarselo). «Stiamo valutando se querelare Giovanni Felice come Confesercenti Catania per chiedere i danni di morali e d’immagine (INCREDIBILE !!!). Un dirigente non può assumere questo atteggiamento basato su dicerie (INCREDIBILE !!!). Finite le feste faremo una riunione di giunta e presidenza, e chiederemo a Politino di portare tutta la documentazione a suo carico (compresi la fedina penale e i carichi pendenti?), anche se sono sicura che sia tutto in regola (non dire gatto se non l’hai nel sacco). Bisogna andare fino in fondo in questa vicenda>> (e andiamoci pure). Noi che non vogliamo assurgere a giudici di nessuno, ma un nostro giudizio lo abbiamo, riteniamo che si debba smettere di menare il can per l’aia con tutte queste schermaglie formali ma andare a fondo del problema. Finiamola con il “mascariamento” della realtà. Ben venga una inchiesta che chiarisca tutto fino in fondo, ma della autorità giudiziaria, e non interna a Confesercenti, che faccia piena luce sui contegni del direttore catanese di Confesercenti autosospesosi per finta e che tranquillizzi tutti. Soprattutto la si smetta di ricercare un capro espiatorio a tutti i costi cui attribuire colpe certamente non sue per salvare il salvabile. La verità anche se tarda ad arrivare comunque arriva sempre. |
giovedì 13 ottobre 2011
martedì 11 ottobre 2011
Sicilia: Riflessione sulla formazione professionale ....e oltre
| Sicilia: Riflessione sulla formazione professionale ....e oltre |
| Scritto da CORIOLANO |
In ogni paese industrializzato la formazione professionale è uno dei presupposti fondamentali della crescita e dello sviluppo economico e sociale. Favorire il processo di accrescimento e aggiornamento costante delle professionalità, in linea con le esigenze del mercato del lavoro, è un dovere delle amministrazioni pubbliche preposte alle politiche attive del lavoro, oltrecché il naturale presupposto per l'inserimento occupazionale degli inoccupati, dei disoccupati e di tutti coloro che aspirano ad un lavoro. Chi governa non dovrebbe dunque avere dubbi sul significato strumentale del sistema della formazione quale sostegno dello sviluppo. Invece, i governanti e i burocrati siciliani, sul ruolo della formazione, hanno avuto un’idea tutta loro, in “leggera controtendenza” rispetto al resto del mondo. Infatti nel lontano 76’, la Regione, con la legge n. 24/76, dotò il territorio siciliano di uno strumento di regolamentazione delle attività di progettazione ed erogazione della formazione professionale, dichiarando l’obiettivo di accrescere con tale strumento le conoscenze e la cultura propedeutiche all'accesso al mondo del lavoro. Naturalmente, il valore didascalico di siffatta legge assume portanza in un contesto integrato di interventi legati alle politiche attive del lavoro che un Governo pone in essere e che deve vedere coinvolti in azioni congiunte le Imprese e loro associazioni, le Camere di Commercio e l’Unioncamere regionale, in quanto osservatorio e centro ricerche sul mondo siciliano delle imprese e del lavoro, nonché gli Atenei e i loro Dipartimenti, i sindacati dei lavoratori, etc. Dunque, un lavoro complesso che avrebbe dovuto mirare a capitalizzare la spesa di finanziamento della legge 24/76 non relegandola a semplice posta passiva di bilancio. I Governi da allora succedutisi hanno lavorato, certo alacremente, alla valorizzazione della legge 24/76 ma, come abbiamo già avuto modo di dire, in “leggera controtendenza” alla logica di strumento a servizio allo sviluppo socio economico territoriale. L’hanno usata invece a fini dell’ottenimento, consolidamento e rafforzamento del consenso politico, isolando la legge, invero buona, in un circolo vizioso di assunzioni “accompagnate”, di distribuzione selvaggia di sussidi ai disoccupati, di proliferare di enti, talvolta di emanazione sindacale, collusi e conniventi con la politica in cambio del privilegio di diventare soggetti inamovibili e imprescindibili del sistema di potere e di elargizioni finanziarie legato alla citata legge 24/76. Così, dal 76’ sino al 2002, la legge 24/76 è stata appannaggio di una loby formata da una ventina di refer…Enti della politica di ieri, ma anche di oggi, visto che molti degli attori sono sempre gli stessi. A questa loby partecipavano sigle sindacali rappresentate da Enti di formazione quali IAL CISL, oggi IAL Sicilia, soggetto sganciatosirecentemente dalla CISL ma diventato ente di riferimento del PD (con il diretto coinvolgimento degli On.li Papania, Cardinale, Genovese, Adragna, …………), ENFAP (in conto UIL), etc., ma anche sigle diverse dai sindacati, come l’Associazione Nazionale delle Famiglie degli Emigranti (ANFE) e pochi altri, alcuni dei quali già scomparsi per “bancarotta accertata” (vedi Centro Radio), o in via di scomparsa (vedi CEFOP, già sospeso dal Piano formativo 2011 perché privo dei requisiti di regolarità contributiva richiesti e da qualche giorno definitivamente sospeso dal CGA). L’appartenenza a un oligopolio, ha permesso ad ognuno di questi soggetti di gestire volumi importanti di finanziamenti pubblici, partecipando alla costruzione di un modello formativo inadeguato ad assicurare l'inserimento professionale di inoccupati o disoccupati, ma certamente utile come ammortizzatore sociale, distributore di sussidi, seppur minimi, a queste categorie. D’altronde, la politica preposta all’erogazione dei finanziamenti ha utilizzato la propria potestà/discrezionalità nel riconoscere o meno i finanziamenti e/o di determinarne l'entità, per “invitare” gli enti ad assecondare le proprie “aspettative” in termini di avvio al lavoro di parenti, amici ed elettori, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a trovare una occupazione in una terra dove il posto pubblico era, ed in parte lo è ancora, l'unica politica attiva del lavoro, l’unico segnale politico di lotta alla disoccupazione dei nostri Governi (non è un caso che proprio in questi giorni il Governo Regionale ha varato una delibera con la quale ha istituito il ruolo unico del personale appartenente ad enti/organizzazioni/società partecipate dalla Regione Sicilia, assicurando continuità occupazionale ai “loro” raccomandati). Per comprendere il livello degli interessi messi in ballo dalla legge 24/76 bisogna confrontarsi con il numero di assunzioni realizzate (tutte senza concorso pubblico) sino al 31/08/2008, numero questo che supera le ottomila unità: CEFOP, mille dipendenti circa, oggi tutti da ricollocare o da mandare in pensione, se maturata; ANFE, circa ottocento dipendenti, di cui oltre duecento già avviati alla mobilità e alla CIG nel 2011; Enti di emanazione sindacale (IAL ed ENFAP) circa duemila dipendenti. I restanti suddivisi fra tutti i cosiddetti enti medio piccoli, entrati nella legge 24/76 tra il 2002 ed il 2006. Naturalmente, una volta saturati gli organici degli enti, i nostri bravi politici, pur di mantenere inalterato il privilegio di scegliere e raccomandare indiscriminatamente, hanno chiesto assunzioni in eccesso, sia rispetto alle effettive necessità di gestione, sia rispetto alle risorse finanziarie assegnate, coprendo il maggior costo con sistemi di finanza pubblica “creativa”: ci riferiamo alle integrazioni di finanziamento, atti illegittimi questi che recentemente hanno condotto l’attuale assessore Centorrino e l’ex Dirigente Generale, Gesualdo Campo (oggi ai Beni Culturali, premiato con l’assunzione della figlia all’Ufficio di rappresentanza della Regione a Bruxelles), al rinvio a giudizio presso la Corte dei Conti per un danno erariale di oltre 1.000.000 di euro. Più esplicitamente se le risorse finanziarie assegnate risultavano insufficienti per coprire i costi delle assunzioni richieste, bastava che l’ente rendicontasse a consuntivo il maggior costo sostenuto alla voce “personale” rispetto al preventivato/finanziato, che gli veniva riconosciuta una integrazione di finanziamento pari al maggior fabbisogno dovuto alle nuove assunzioni. Meccanismo perverso che ha determinato l'incremento costante delle risorse finanziarie occorrenti per realizzare i Piani formativi annuali della 24/76. Infatti, il costo consuntivato di ogni anno risultava pari alla somma del finanziamento decretato e delle integrazioni, diventando automaticamente il consolidato dell'anno successivo. Così ha funzionato per anni il sistema: è stato appesantito progressivamente il costo della legge 24/76sul bilancio della Regione; ha prevalso la logica perversa di una sub-cultura politica dominante, invece dello sviluppo socio-economico nel territorio; ha perseguito politiche clientelari, distributive di privilegi, dove tutte le parti sono soddisfatte e remunerate, chi finanziariamente, chi elettoralmente, chi gratificato senza merito di un posto di lavoro. Un intrigo di interessi difficilmente smontabile. Fino al 2002, anno in cui il sistema, rimasto chiuso per oltre 25 anni, viene aperto ad altri operatori della formazione, prolificati in virtù delle opportunità introdotte nel mercato dai fondi europei. Infatti, dal 1989 in poi, alla Sicilia, insieme ad altre regioni dell’Unione Europea contraddistinte da un basso livello di sviluppo socio economico rispetto alla media europea, furono destinati grandi quantità di fondi per finanziare iniziative locali mirate ad annullare progressivamente questo gap di sviluppo. Una quota importante di questi fondi era ed è rappresentata dal Fondo Sociale Europeo, deputato a sostenere le politiche attive del lavoro nei diversi territori della Comunità. La formazione professionale è una delle attività imprescindibili di queste politiche. Il territorio fu così indotto ad attrezzarsi per fruire di questi fondi. Si assistette alla proliferazione di enti formativi, alla diffusione di best practises(pratiche prese a modello da sistemi avanzati sperimentati in altri territori comunitari), etc., così sviluppandosi un sistema di offerta locale più complesso e diffuso sul territorio rispetto a quello costituito dalla lobby degli Enti storici della legge 24/76. Questo nuovo assetto puntava sulla flessibilità organizzativa, sulla creazione di reti di espertises e di professionisti, quali fattori strategici necessari ed adeguati a misurarsi costantemente con l’attualità della domanda di formazione, con la necessità di creare sistemi integrati di professionalità endogene in grado di inserirsi e gestire i nuovi e più moderni processi di produzione nella logica di assecondare le necessità del sistema produttivo locale, ma anche di potenziare la mobilità del lavoratore in ambito extraterritoriale. Naturalmente questi nuovi organismi si sono candidati anche per fruire dei finanziamenti della legge 24/76. Molti con esito favorevole, divenendo, in molti casi, veri modelli di flessibilità funzionale alla qualità del servizio erogato. La competitività di questo modello appare subito evidente. I nuovi enti possono garantire il rispetto dei budget e il contenimento della spesa e questo tipo di gestione si contrappone subito a quella degli “Enti storici” della legge 24/76, dei quali alcuni rimangono impantanati nella diseconomicità delle proprie scelte gestionali, spesso “border line” rispetto alla piena legalità e, in alcuni casi, forse anche del tutto illegali (vedi CEFOP). Per questi motivi il rinnovamento del sistema con l’ingresso di nuovi soggetti nella legge 24/76 è stato visto come una violazione di “proprietà privata”, sia da parte degli enti storici, i quali percepivano come “concorrenza sleale” l’agilità e l’adattabilità costante di questi soggetti, ma anche da quella parte della politica, verso cui i nuovi enti hanno dimostrato insofferenza e indisponibilità al compromesso. Ma veniamo all’attualità del processo storico della legge 24/76, oggi “Piano Regionale dell’Offerta Formativa”. Non era possibile che l’implosione progressiva di vecchie e nuove problematiche all’interno del sistema durasse all’infinito. Così, quando gli attuali governanti non hanno più potuto piegare il sistema ai propri interessi “elettorali”, complice anche l’attuale congiuntura internazionale di crisi che richiedeva e richiede il contenimento della spesa e la lotta agli sprechi, hanno pensato a una riforma che avrebbe dovuto funzionare da apripista a nuove alleanze, sgretolando i vecchi accordi tra politici ed enti di formazione, ritornando a un sistema chiuso dentro cui dovevano stare “la nuova politica” e pochi “grossi” refer…Enti. Se vi fossero dei dubbi su questa affermazione da parte di chi si sentisse accusato di qualcosa, ricordiamo gli albori della riforma che, vi anticipiamo, è comunque abortita miseramente. Le linee di indirizzo che inizialmente furono suggerite ai “tavoli” di concertazione, creati nella speranza di condividere una pseudo-riforma con la maggior parte degli attori chiave del sistema, “intellighenzia” inclusa ed “enti nuovi” esclusi, furono improntate alla creazione di poli formativi di grosse dimensioni (in termini di monte ore di formazione) in modo tale che si annullasse l’attuale polverizzazione dell’offerta formativa e la Regione potesse “avere a che fare” (parole testuali prese a prestito da capi di gabinetto, assessori, dirigenti generali, governatori, etc.) con pochi enti propensi a “consegnarsi”, in una logica facilmente comprensibile per chi aveva interesse a ricreare un sistema chiuso e non aperto al “libero mercato”. Ma i tavoli di concertazione furono presto dismessi a causa di insanabili contrasti tra gli interessi ivi rappresentati: il contenimento della spesa e il mantenimento dell’utilità del sistema, l’esigenza di dare continuità occupazionale ai lavoratori della formazione e la necessità di ridurre i costi, dove la contraddizione più grande era rappresentata dal contrasto d’interesse all’interno di uno stesso corpo, quello del sindacato dei lavoratori, presente a detti tavoli sia in veste di rappresentante dei lavoratori occupati nella formazione che in quella di datore di lavoro.Si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco ! Ed allora il Governo, quello di ora, del rinnovatore, della politica creativa, del dividi et impèra, una volta compreso che non poteva più servirsi del sistema, per assoggettarlo ai propri scopi “politici”, ne progetta la distruzione, lanciando accuse al sistema della formazione regionale per voce dei suoi più insigni rappresentanti. Tra questi ci piace citare il Governatore, l’apice della cupola (non certo per i suoi contatti con mafiosi e simpatizzanti della mafia che incontrava “a suo dire” solo per redimerli), che ha stigmatizzato come la formazione, quella della legge 24/76, sia stata un pozzo senza fondo capace, in vent’anni (o giù di lì), di fagocitare risorse pari a quelle che sarebbero servite per costruire tre ponti sullo Stretto. Certamente c’è da chiedersi che ruolo ha avuto costui durante questi vent’anni e se la sua figura politica sia stata così irrisoria e marginale da essere certi che non avrebbe mai potuto opporsi a questo “banchetto”, neanche solo rifiutandosi di dare indicazioni politiche per l’assegnazione di posti di lavoro al proprioentourage elettorale (sarebbe interessante chiedere lumi a questo proposito al dr. Perricone, Presidente del fu CEFOP, e/o alla d.ssa Genny Parlagreco, direttore CEFOP, nonché candidata alle scorse regionali in una lista secondaria del MPA). Potremmo anche andare oltre per dimostrare che certe affermazioni rappresentano pura demagogia. Potremmo ad esempio chiedere a questo Governo di tecnici perché tra i tanti “pozzi senza fondo” non ha scelto di dismettere gli Enti cosiddetti “inutili”, come invece avrebbe fatto qualunque “buon padre di famiglia”, e che invece rimangono in piedi per opportunismo politico che,contro ogni logica di gestione economica, spinge a spendere denaro inutile per mantenere i privilegi ai grandi elettori, quelli in grado di orientare grandi masse di voti. Ma non intendiamo far perdere forza al nostro discorso sulla legge 24/76, annacquandolo con discorsi generalisti di perniciosità di questa “casta”. Faremmo un torto a tutti quegli operatori della formazione che oggi sono stati dati in pasto all’opinione pubblica per nascondere i (misf…) atti e l’insipienza di questo Governo. E che sono stati costretti ad impegnare beni di famiglia e perfino le fedi di nozze pur di mangiare. E allora, parliamo di Ludovico Albert, il savoiardo. Non vuole essere un offesa l’indicazione della provenienza territoriale dell’attuale Dirigente generale del dipartimento istruzione e formazione professionale della Regione Siciliana, ma l’evidenza del fatto che si è voluta affidare la regia della procedura di “annientamento” della 24/76 a un corpo estraneo alla Sicilia che, in quanto tale, non ha una vicenda professionale e relazioni con il territorio con cui confrontare il proprio agire. Un semplice killer (ovviamente in senso figurato e solo rispetto alla 24/76) senza volto e senza storia per la Sicilia e per i siciliani; un Terminator dotato di morale pura che non riconosce alcun’altra prerogativa del suo ruolo che procedere senza “se” e senza “ma” verso l’obiettivo decretato dal suo dante causa: annientare l’attuale sistema garantendo solo pochi enti storici (IAL CISL oggi trasformato in IAL Sicilia sotto la guida del PD o l’ANFE per il quale si rincorrono voci che presto sarà sottratto alla gestione del suo patron storico Paolo Genco per passare sotto altra regia). Parte così una sequela di atti del Governo (delibere di giunta direttive per l’Assessore e per il Dirigente Albert), a cui seguono decreti e circolari assessoriali, decreti e circolari del dirigente generale il cui esito è il Piano dell’Offerta Formativa 2011. “Piano formativo”, questo, che di riforma del sistema non ha niente. Anzi è la negazione di ogni e qualunque regola di buon senso e legalità. Ed in alcuni casi addirittura immorale. L’avviso pubblico n. 5/2011 che regolamenta la partecipazione degli Enti di formazione al Piano regionale dell’offerta formativa 2011, introduce semplicemente uno stop alle assunzioni selvagge attraverso la statuizione di un parametro unico di finanziamento, limite “invalicabile” del costo/ora di formazione, che decreta l’impossibilità di ricevere integrazioni finanziarie aggiuntive ed eccedenti detto parametro unico, inducendo così i grossi Enti a mettere in mobilità migliaia di lavoratori in esubero, il cui costo non è più sostenibile con questi nuovi criteri. Ma Centorrino & C. non vogliono essere accusati di essere artefici e responsabili del dramma di tanti lavoratori e delle loro famiglie. Così introducono una normativa che li salva, secondo loro, dall’accusa di “cinismo” politico, ma che è solo “cura palliativa” per accompagnare questi lavoratori fuori dal mondo del lavoro a poco a poco. Viene riportato in auge l’Albo unico dei formatori (mai abrogato ma solo dimenticato), cui possono iscriversi tutti gli assunti nel PROF entro il 31/12/2008, Albo questo a cui devono obbligatoriamente attingere tutti gli altri enti inseriti nel Piano per completare l’organico necessario a realizzare le iniziative formative. Ma prescindendo dal fatto che il PROF non riuscirà mai ad assorbire tutto questo eccesso di unità lavorative, esiste anche un diritto alla libertà di impresa che è sancito dalla Costituzione e che viene meno, a dispetto della competitività del nostro sistema locale di settore e della “flessibilità” propria degli enti medio piccoli, che il sistema disprezza e combatte perché efficienti ed indipendenti dalla politica. Così anziché favorire il proliferare di un sistema efficiente e professionale conalta capacità di rispondere velocemente e costantemente alle variazioni della domanda reale del mercato, si continua a mantenere un sistema inadatto alle sfide di crescita del sistema Sicilia. In buona sostanza, il Piano 2011 è rimasto invariato nel numero di monte ore complessivo e nella sua distribuzione fra gli enti, ma gli esuberi di personale, creati dal già descritto meccanismo di scambio di favori instauratosi in passato tra politici ed “enti storici”, vengono caricati sul groppone degli Enti nuovi arrivati, additati ad arte da chi ha avuto spazio sui mezzi di informazione, quali colpevoli del tracollo della legge 24/76 e del suo progressivo appesantimento sul bilancio regionale. Ben presto però, ci si accorge, che questo meccanismo, creato per dare continuità occupazionale nel settore, è inattuabile, almeno per l’annualità in corso, ma non solo. Infatti, quei “geni” che hanno legiferato in proposito non hanno pensato alla fattibilità concreta del meccanismo, ai tempi di realizzazione delle procedure previste, che non sono sovrapponibili ma consecutive e propedeutiche l’una all’altra. Si pensi a un termine perentorio di conclusione delle attività del Piano fissato entro novembre 2011 e decretato nel giugno 2011. Parliamo di cinque mesi di tempo per: completare la costruzione dell’Albo unico da parte del Dipartimento Istruzione e formazione professionale, redigere le liste di mobilità con migliaia di nuovi inserimenti da parte degli Uffici del Lavoro e evadere tutte le richieste di professionalità occorrenti agli Enti e posti in lista di mobilità. Si pensi infine al tempo necessario per giungere ad un accordo con le professionalità individuate nelle liste in concorso con altri Enti sino al completamento del tempo pieno per ognuno di essi. Parliamo di tempi tecnici per i quali forse non basta neanche un semestre, a cui si devono aggiungere i tempi necessari a realizzare i corsi di formazione: parliamo di altri cinque/sette mesi (di cui la politica non si occupa, infatti parrebbe che non importi a nessuno di come si fa la formazione ma solo come questa può servire alle aspettative della politica). Ma naturalmente il Governo Regionale, ed i suoi degni rappresentanti, non contenti di aver fatto diventare la formazione professionale una sequela di ostacoli, talvolta resi insormontabili ad arte, prolifera una serie di avvisi che complessivamente mettono a bando più di un miliardo di euro nel triennio. E per non smentire l’approssimazione con la quale hanno governato il sistema negli ultimi hanno pubblicano avvisi (236/91 – OSS – OIF – ex PROF) che puntualmente hanno rettificato, modificato, aggiornato all’infinito. Fino alla prossimità della scadenza, che naturalmente hanno prorogato e riprorogato con scuse e motivazioni che nascondono approssimazione, incapacità, inadeguatezza e ……. spregiudicatezza …. interessata. Intollerabile !!!! La sequela incessante di atti contraddittori, di atti che correggevano, integravano, interpretavano i precedenti è stato il leit motif dell’iter di “riforma del PROF” (abortita miseramente) del PROF 2011 e del PROF 2012 (oggi avviso 20/2011), che invero, leggendo tra le righe (e anche sulle righe) finirà per avvantaggiare gli enti storici a dispetto degli enti nuovi, medio piccoli. Quindi premiando coloro i quali oggi, dopo avere dimostrato di essere sati causa del fallimento del sistema (in connivenza con la politica), hanno posto in mobilità e/o Cassa Integrazione Guadagni buona parte del personale in esubero. Trasferendo sulla Sicilia ed i siciliani il costo delle loro disfatte e della politica clientelare a cui si sono piegati “consensualmente”. Tutto questo non ha fatto altro che creare insicurezza e nervosismo nel settore, allarmando i lavoratori e le loro famiglie che, improvvisamente, hanno visto sconvolto il proprio mondo, i propri programmi di vita, basati sul poco ma certo. Vorremmo terminare con un’esortazione al Presidente dei siciliani in carica. La smetta di parlare di alleanze, di chiedere la loro conferma, insomma di affrontare discorsi incomprensibili per chi sta vivendo il dramma di non poter più affrontare la quotidianità. Approdi costui alla magia del fare, del fare per i siciliani. Oggi i fatti dicono che costui e la sua Giunta di tecnici, quelli del savoir faire per intenderci, non ha speso 1,8 miliardi di euri dei fondi assegnati dall’UE alla Sicilia per l’annualità in corso. E ci esimiamo, per semplicità di ragionamento, dal parlare di quelli del 2010. Spenderli era un obbligo e la prova di una capacità tecnica, prioritario di fronte a qualunque altro tema politico, esiziale per la stabilità sociale in un momento di crisi nera dove l’immissione in circolazione di queste risorse avrebbe dato ossigeno all’asfittica economia siciliana e ai siciliani, “avrebbe” potuto fare ripartire un po’ i consumi a beneficio della produzione e del commercio, etc., etc., etc. Le riforme possono camminare parallelamente a un certo lavoro di routine degli assessorati e dei loro dirigenti e funzionari. Di questo tipo di lavoro stiamo parlando, o no ? E non ci dica, come è solito rispondere a chi ha eccepito questa inconcludenza tecnica del Governo che è “meglio non spendere che spendere male”. Lo dica a chi oggi è un nuovo povero o a chi sta per chiudere un’attività mandando a casa gente che contava solo sul salario. E poi, perché non fa in modo che si spenda bene. I siciliani e la Sicilia non possono ne aspettare ne fare a meno di queste risorse loro assegnate solo perché costui e i suoi tecnici non sono in grado di spenderli “bene”. Senza considerare che l’incapacità della spesa comunitaria si è tradotta nell’aumento della spesa a carico del bilancio regionale e nello sforamento del patto di stabilità, che porterà a brevissimo al blocco completo della spesa, ed alla disfatta della Sicilia. Qualcuno inizia a vociferare sull’esistenza di un veto assoluto ad Assessori e Dirigenti Generali di Dipartimento di spendere un “euro” che il Governatore non sappia e su cui non abbia dato indirizzi. E’ il caso della formazione in agricoltura la cui graduatoria è ferma sul tavolo del dirigente Generale Barresi da mesi, parrebbe perché tra gli ammessi a finanziamento ci sarebbero pochissimi o addirittura nessun ente amico, disponibile ad elargire prebende per ingraziarsi la politica. Che dichiara di essere cambiata con finti proclami ed azioni pseudo eclatanti, ma che alla fine è più clientelare di prima, con l’aggravante di non saper fare proprio nulla. Tranne che spendere poco e malissimo. Non può che prendersi atto che la situazione è drammatica e che la formazione professionale è solo uno degli aspetti più drammatici di una disfatta delle mediocre politica di questo governo regionale che ha messo in ginocchio l’economia siciliana, ma che ha riservato prebende e premi ad amici e parenti di sostenitori conniventi (vedi il marito della sen. Finocchiaro, tanto per fare un esempio). Proprio per questo, lo stesso Albert, che da poco ha compiuto i suoi 60 anni, ha già anticipato ad alcuni suoi “amici” che se le cose dovessero andare ancora peggio di così è pronto ad andare in pensione, “mettendola in saccoccia” alla Sicilia ed ai siciliani. Non prima di avere completato la sua missione di distruzione del sistema formazione. |
lunedì 3 ottobre 2011
| OLTRE IL DANNO ANCHE LA BEFFA: LA REGIONE SICILIANA NON RIESCE A SPENDERE LE RISORSE COMUNITARIE MA INCREDIBILMENTE SFORA IL PATTO DI STABILITÀ. |
| Scritto da ADOMEX & C. |
| Lunedì 03 Ottobre 2011 01:50 |
Felice Bonanno e Vincenzo Emanuele
Che la Regione Siciliana con la sua dirigenza ingessata e priva di buona volontà e competenza non riuscisse a rispettare i tempi dettati dalla Commissione Europea per riuscire a spendere in maniera efficiente i fondi comunitari - della politica di coesione 2007-2013 assegnati per garantire lo sviluppo dell’isola - era ormai diventata una notizia certa, di sconcertante normalità.
Tale intollerabile realtà è stata tra l’altro, più volte denunciata da una Commissione di inchiesta parlamentare dell’ARS attivata per comprendere le responsabilità dei ritardi della macchina amministrativa, dalle parti sociali e sindacali, da confindustria, da confartigiani e dalle associazioni di categoria.
Il perché dei ritardi lo chiarisce la stessa Corte dei Conti: «L'avvicendarsi di diverse giunte del governo regionale», «l'instabilità riguardante l'assetto organizzativo amministrativo», la «eccessiva polverizzazione delle iniziative» e, dulcis in fundo, «l'assenza di personale provvisto delle necessarie competenze», primi fra tutti i dirigenti generali del Dip. della Programmazione Felice Bonanno messo al timone dei fondi strutturali europei non si sa per quale maligno sortilegio e quello del Bilancio Vincenzo Emanuele. Una catastrofe.
Tutto questo preambolo perché da qualche settimana tra i palazzi del potere a Palermo circola un’aggiuntiva notizia angosciante e minacciosa, che si chiama “sforamaneto del patto di stabilità”. Fatto questo che ha causato di già il blocco di tutti i pagamenti della Regione Siciliana. Piove sul bagnato.
Il Patto di Stabilità Interno (PSI) nasce dall'esigenza di convergenza delle economie degli Stati membri dell’Europa Unita verso specifici parametri, comuni a tutti, e condivisi a livello europeo in seno al Patto di stabilità e crescita e specificamente nel trattato di Maastricht. Da circa dieci anni ormai, tutte le regioni, le province ed i comuni italiani sono chiamati a concorrere al risanamento della finanza pubblica, concordando ogni anno con lo Stato i tagli da effettuare per contenere la spesa pubblica.
Ebbene, in Sicilia i fondi europei hanno una dotazione complessiva di circa 11 miliardi di euro; il 50% arriva dalle casse dell’Unione europee, il 35% dallo Stato e l'ultimo 15% è cofinanziato dalla stessa Regione Siciliana.
Se è possibile escludere dal patto di stabilità la quota di finanziamento comunitaria, non è possibile farlo per la quota statale e per quella regionale; questo «ostacolo burocratico», che obbliga a computare nel patto oltre 5 miliardi di euro, pare abbia fatto già saltare tutto.
Da fonti accreditate si apprende che l’Assessorato Regionale dell’Economia (Armao) dopo avere appreso la notizia dello sforamento, da parte dei più importanti Dipartimenti impegnati nella gestione e attuazione della spesa dei fondi Comunitari, è stato costretto a bloccare tutti i pagamenti al fine di non incorrere nelle sanzioni previste delle regole del Patto di Stabilità.
In questo momento la Sicilia si trova davanti ad un’alternativa drammatica:
La Politica siciliana deve intervenire esercitando una scelta precisa della quale se ne assume per oggi e per il futuro, visti i danni perpetui che ne deriveranno, la responsabilità.
In un’isola povera di risorse che reclama interventi infrastrutturali, che attende le autorizzazioni a progetti ed attività con fondi stanziati più di un anno fa, che sta ancora in attesa del pagamento di fornitori di beni e servizi, che agogna la speranza per far partire l’economia, si trova a confronto una classe politica confusa che non comprende la gravità del fenomeno, che non manda a casa questi burosauri criminali che hanno portato a tutto ciò, non concepisce nemmeno che sarebbe il caso di negoziare immediatamente con il Governo nazionale misure di urgenza, per fronteggiare la grave crisi economica che ci travolge già adesso e che ci sbaraglierà inesorabilmente nel prossimo futuro, per consentire alla Sicilia di lasciare da parte dal Patto di Stabilità i fondi europei anche per la quota statale e regionale. Si salverebbe tutto.
Ovvero sarebbe forse opportuno richiedere un Commissariamento di tutta la Regione atteso che la propria burocrazia non è riuscita nemmeno a programmare in maniera attenta e responsabile la spesa pubblica nel corso del 2011 (ma anche dal 2010) al fine di dare assoluta prioritaria a quella comunitaria e magari eliminando tutte quelle spese inutili, e ce ne sono tante da elencare, pagate con soli fondi regionali.
E’ appena il caso, in ultimo, di ricordare che la Regione Campania, quella famosa nel mondo per l’affare “monnezza” – impegnala come la Regione Siciliana nella gestione dei fondi UE, ma evidentemente più accorta, più pronta, più avveduta - già nel Luglio scorso, precedentemente all’approvazione della manovra finanziaria da parete del Governo nazionale aveva negoziato nuove regole di funzionamento del patto di stabilità per consentire alla spesa dei fondi UE un binario privilegiato. Loro ci sono riusciti.
Sarebbe proprio il caso di chiedere a tutta la dirigenza della Regione Siciliana dove si trovava nello scorso Luglio? La politica adesso deve intervenire, con decisione se ce la fa, non ha più alibi, la Sicilia rischia il default e la nostra fragile economia non ripartirebbe mai più.http://www.qtsicilia.it/politica/34-politica-notizie/525-oltre-il-danno-anche-la-beffa-la-regione-siciliana-non-riesce-a-spendere-le-risorse-comunitarie-ma-incredibilmente-sfora-il-patto-di-stabilita.html
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martedì 27 settembre 2011
QT SICILIA HA UN NUOVO DIRETTORE
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sabato 17 settembre 2011
| PATERNO’ CAPUT MUNDI (la prefazione) |
| Scritto da ADOMEX& C. | ||||
| Sabato 17 Settembre 2011 14:51 | ||||
STORIA SERIA E SEMISERIA DI MEZZO SECOLO DI POLITICA
Alcuni amici giornalisti e opinionisti mi hanno chiesto, in prossimità delle elezioni amministrative, una riflessione lunghissima e analitica su Paternò.
Mi sono chiesto a lungo che poteva essere scritto un libro tanto erano le considerazioni che avrei potuto fare sulla storia politica paternese da quasi 50 anni a questa parte, avendola vissuta da protagonista per molto tempo e guardandola adesso con l’occhio , del politologo, del cronista prima e dell’analista poi.
Certo l’ottica adesso non è la stessa con cui guardavo i fatti quando ne ero attore. Un dualismo, la realtà è composta da due essenze di tipo diverso, ma il processo conoscitivo non può coglierla come fenomeno unitario se si è immersi in quella realtà. Bene adesso riesco meglio nelle osservazioni e nelle analisi non essendone più emotivamente coinvolto. Per cui mi sono deciso ad aderire a questa richiesta di intervista multipla, cioè fattami da tanti amici autoctoni paternesi e osservatori esterni, ritenendo che possa venire fuori un lavoro che oltre a spiegare la storia, i fatti e le circostanze, possa anche aiutare il dibattito mai avvenuto su chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, per favorire, infine, la comprensione al cittadino che deve scegliere. Iniziamo.
(Adomex) Un Ministro, un Deputato, un Assessore provinciale, tre Consiglieri Provinciali. Dal 1994 la città non aveva alcuna rappresentanza sovracomunale seria, nel senso che non erano in maggioranza. Particolarmente nell’ultimo lustro, non aveva neppure la rappresentanza provinciale, il punto più basso della parabola di un declino, non solo politico, ma anche culturale e che sembrava ineluttabile.
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