venerdì 29 maggio 2009

Lombardo riesce a varare il suo governo dell’autonomia

La scena politica e del potere in Sicilia ne esce modificata


di Ignazio Panzica

In Sicilia non vi è nulla di irreparabile. Una soluzione ragionevole la si trova sempre. Forse, non soddisfacente per tutti, ma questo attiene all’andamento possibile della vita. Traspare questa massima filosofica dall’intervista di Marcello dell’Utri su “la Repubblica”. Lombardo c’è l’ha fatta. Il suo secondo – e nuovo – Governo, fondato sull’assunto  “Autonomia e Sviluppo”, darà i suoi primi passi, oggi 29 maggio 2009. Una data che comunque la si pensi, o  la si voglia raccontare, resterà nella Storia. Perché segna il ritorno sul proscenio nazionale da “protagonista” della politica siciliana. Pare si stia tornando a quando i segretari nazionali della Dc e del PSI, prima di esporsi su qualcosa, si preoccupavano prima di conoscere l’opinione di Gullotti e Gioia, di Mannino e Lima, oppure di Lauricella e Capria, di Saladino o Andò.

 

Altrimenti, perché, l’odierno editoriale in prima pagina del “Corriere della Sera”, il più grande quotidiano d’Italia – tra l’altro di proprietà dei cosiddetti “poteri forti” made in Italy -  si è occupato con tale rilievo della “scommessa” di Lombardo. Ha scritto Gian Antonio Stella: “La lezione che arriva da Palermo è che non basta vincere, e neppure stravincere, le elezioni: poi occorre governare.”

 

Insomma, ci si chiede se è possibile governare la Sicilia e se la soluzione trovata da Lombardo sarà vincente, cosa significa questo riappropriarsi dei siciliani della loro politica e delle loro risorse finanziarie, dopo 15 lunghi anni di deleghe ai referenti politici di Roma, a cominciare da Silvio Berlusconi.

 

Perché comunque lo si voglia giudicare, o considerare, Lombardo, con questo suo governo slegato dalla cappa cristallizzatasi per 15 anni dell’ex Forza Italia, l’asse delle decisioni politiche ed economiche (compresi i grandi affari) ritorna in terra di Sicilia; adesso ripassa da Roma a Palermo. Se ciò sarà meglio o peggio, questo lo si potrà vedere dopo. Ma intanto è così. E a giudicare dall’interesse del “Corriere”, non deve essere poco.

 

Vi propongo un piccolo test. Nei giorni scorsi, parlando con uno dei più bravi ed apprezzati professionisti di Palermo, avevo raccolto un giudizio molto scettico su Lombardo: “un furbacchione, un manovratore ex dc, una finta rivolta senza respiro”. Stamane, di buon ora, mi ha telefonato, non nascondendo il suo entusiasmo per la performance televisiva del Governatore da Bruno Vespa, “a Porta a porta” : “mi è sembrato determinato, sta facendo sul serio, finalmente un siciliano con la schiena dritta”.

 

Ecco il punto mostrarsi indipendenti, determinati, e di esserci sulla tolda di comando. Lillo Mannino, che ben conosce il suo allievo Lombardo, per cui stravedeva, lo ha comunicato ossessivamente, in questi giorni, ai suoi due residui “delfini” dell’UdC Siciliana, Cuffaro e Romano. “Freghiamo tutti, stabilendo un asse di ferro con Raffaele, sarebbe una scelta, una occasione, che può portarci lontano”. Ma per i due “delfini” la condizione psicologica non è delle migliori. Cuffaro, uomo di suo mite e generoso,è colmo di risentimento:  di sti tempi Lombardo lo strangolerebbe con le sue mani; sarebbe disposto a crepare di fame e di sete pur di non averci più a che fare con il suo “ex gemello ”traditore. Romano, invece, in questo momento non è lucido. E’ troppo compreso nella parte di interlocutore siciliano“presentabile” e privilegiato di Casini, ma vive con troppa angoscia la sua, non dichiarata, ossessione di un”grande complotto giudiziario” che si starebbe dispiegando contro l’UdC siciliana, per decimarla definitivamente. Il risultato, comunque, è che l’Udc siciliana rimane fuori dal governo e dall’area del potere e delle possibili clientele. Come finirà?

 

E torniamo al secondo grande vincitore di questa battaglia- dopo Lombardo - per ritrovare il protagonismo sicilianista: Marcello dell’Utri. Lo ha fatto capire a chiare lettere. Il contesto politico nazionale è una cosa, la Sicilia un'altra. Nell’inusitato braccio di ferro, in queste ultime settimane, giocatosi -per procura- tra lui e Berlusconi: da un lato dalla coppia Bondi-La Russa (in cerca di un suo possibile regno territoriale effettivo come la Sicilia) e dall’altro da quel “cavallo pazzo” di Miccichè. Che, poi, è meno pazzo di quello che voglia fare apparire; suo malo carattere a parte.

 

Quando il sottosegretario di Stato al CIPE ha detto, urbi et orbi, che “Castiglione è un farabutto, che continua a raccontare minchiate a Berlusconi, io sto con Lombardo”. Tutti hanno capito, che la partita politica, vera e propria, si era conclusa. Ossia , Berlusca doveva scegliere: sconfessare pubblicamente Dell’Utri o la coppia Bondi-La Russa. Il Cavaliere, che mai come adesso ha bisogno di non fare arrabbiare una delle poche persone serie che stanno con lui, ha fatto sapere in giro: mai avallato l’intenzione di voler espellere qualcuno in Sicilia, tantomeno Miccichè. Game over , appunto.

 

E’ pur vero , però, quello che dell’Utri ha detto a Repubblica: nel centrodestra siciliano i problemi si sono aggravati perchè troppi rapporti umani si sono deteriorati. E non si riferiva solo alla rottura Cuffaro-Lombardo, ma anche a quella insanabile, a questo punto, tra Castiglione e Miccichè, posto che Alfano e Schifani hanno dato prova di grandi capacità marinare, inguattandosi per tempo, rimanendo rigorosamente silenti.

 

Solo stanotte, a cabala risolta, Lombardo, stanco ma soddisfatto, ha guardato negli occhi il suo stravagante amico di sempre, il senatore Giovanni Pistorio, lasciandosi andare ad un lungo commento: “Dura eh!”, accompagnato dal suo sorrisetto, che i boss della politica palermitana cominciano a conoscere. La risposta di Pistorio è stata ancora più prolissa, racchiusa in una sola parola, una nota interiezione esclamativa dialettale siciliana.

 

Dice il capogruppo parlamentare dell’MPA a Montecitorio, Carmelo lo Monte: “è finita come è giusto che, una volta tanto in Sicilia, finisse: hanno vinto gli innovatori contro tutti quelli che lottavano per la conservazione dello “status quo” di posizioni privilegiate assurde, maturate negli ultimi quindici anni. E adesso, il Governo Berlusconi ci deve ridare i fondi FAS, che sono della Sicilia”.

Ma le novità nella politica siciliana non sono finite. Sta nascendo un nuovo astro nel centrodestra siciliano. Si chiama Luigi Gentile, agrigentino, deputato regionale ex AN, investito dai fiduciari siciliani di Gianfranco Fini, i parlamentari nazionali Granata-Scalia, come Assessore nel nuovo governo, nonché l’uomo che porterà in dote al Governo Lombardo altri quattro deputati regionali ex AN. In sostanza Fini sta cominciando a “tornare qualche cortesia” ai sui colonnelli romani che l’hanno abbandonato, scegliendo di fare da paggi a Berlusconi. In questo caso, il destinatario sarebbe Ignazio la Russa, che per la verità non è stato quello che si è comportato peggio con Fini, ma neanche benissimo.

 

Intanto, all’ARS i deputati, in modo trasversale, si stanno scambiando eterna promessa di non dimettersi mai e poi mai, facesse Lombardo quello che vuole. Appunto come dice dell’Utri: una soluzione ragionevole si trova sempre. Afferma Riccardo Savona, Presidente della Commissione Bilancio, che per ora subisce il fascino intellettuale di Lillo Mannino: “La Sicilia ha bisogno di essere governata, ha bisogno di stabilità. Nei prossimi cento giorni si capirà se la via scelta e tracciata da Lombardo è una via conducente per l’Autonomia. E’, perciò, necessario, da parte di tutti, riuscire a manifestare, ciascuno, un maggiore senso di responsabilità”.