martedì 22 aprile 2008

Cav.: Sicurezza, federalismo fiscale e due veneti al governo

Uno dei primi provvedimenti del governo Berlusconi sarà incentrato sulla sicurezza, “immediatamente dopo” saranno posti all’ordine del giorno i problemi del federalismo fiscale e di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Al termine dell’incontro col governatore del Veneto, Giancarlo Galan, Silvio Berlusconi indica due tra le priorità che attendono l’esecutivo. Due punti fermi utili a rassicurare Galan e le istanze autonomiste del Nord, ma anche - col riferimento alla questione sicurezza, balzata nei giorni scorsi sulle prime pagine dei giornali - a tirare la volata di Gianni Alemanno a Roma contro Francesco Rutelli. Un appuntamento fondamentale in vista del quale i leader si mobilitano: giovedì Berlusconi e Gianfranco Fini saranno a Piazza Navona per trainare la rincorsa di Alemanno (e quella di Alfredo Antoniozzi su Nicola Zingaretti per la Provincia di Roma). Dall’incontro tra Berlusconi e Galan è emerso che il governatore veneto non farà parte dell’esecutivo, ma la Regione da lui amministrata “avrà una forte rappresentanza al governo”. Vi saranno “almeno due ministri veneti e una significativa componente fra i viceministri e i sottosegretari”, ha chiarito Berlusconi. Che domani incontrerà il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Le richieste di Formigoni sono note: presidenza del Senato - anche se in pole position appare l’ex capogruppo azzurro a Palazzo Madama, Renato Schifani - o ministero di “peso”. Altrimenti Formigoni rimarrà al Pirellone fino al 2010, scadenza naturale del mandato. Ma - ha avvertito oggi il Cavaliere intervenendo telefonicamente al Mediolanum Market Forum - “nulla è deciso, ci saranno sorprese”. Insomma, il Cavaliere non conferma le indiscrezioni secondo cui il toto-ministri starebbe per concludersi: “Stiamo sentendo tutti, ma deciderò io negli ultimi giorni utili e poi, da presidente del Consiglio incaricato, presenterò la proposta al presidente della Repubblica”.

Una prudenza legata probabilmente all’esigenza di formare un governo che sia funzionale all’obiettivo di realizzare il programma, invece alle esigenze delle diverse componenti della coalizione. Ma anche all’intenzione del Cavaliere di non irritare il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, anticipando i nomi che il Quirinale dovrà vagliare. Sul versante della possibile delegazione leghista al governo, il tam-tam amplificato dai giornali accredita Roberto Maroni al Viminale, dove è già stato nel 1994, Umberto Bossi alle Riforme e Luca Zaia (vicepresidente delle Regione Veneto e assessore alle politiche dell’agricoltura e del turismo) all’Agricoltura. Oltre a Roberto Calderoli sulla poltrona di vicepresidente del Consiglio. Quanto alle asperità sul percorso del governo, Berlusconi ha affrontato l’argomento nel collegamento col Mediolanum Market Forum: “Siamo consapevoli delle difficoltà che attraversano il nostro paese, ma noi dobbiamo saper cogliere le opportunità. Questa mia esperienza pubblica mi ricorda quella precedente da imprenditore. Ho sempre avuto successo proprio nei momenti di crisi, come negli anni ’70, nel campo immobiliare, quando l’Italia attraversava momenti di grave difficoltà, e così anche negli altri settori in cui, anche grazie ai miei collaboratori ho avuto successo”. Per il Cavaliere “con queste elezioni è cambiata la politica in Italia. È stato approvato finalmente il bipartitismo. Con soltanto quattro o cinque partiti abbiamo un Parlamento in grado di affrontare molto più velocemente i provvedimenti. È possibile approvare in una settimana cose che una volta richiedevano 18 mesi di tempo. Il futuro premier ha quindi elencato le cose che potranno essere fatte: rivedere l’architettura istituzionale, con la fine del bicameralismo perfetto, rivisitazione del costo della pubblica amministrazione dove ci sono spazi per una riduzione di circa un terzo delle spese”. Sul fronte dell’evasione fiscale, ha proseguito Berlusconi, “ci sono oltre 100 miliardi di euro da recuperare. Bisogna poi diminuire il debito pubblico mettendo sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato: si potrebbero recuperare così uno-due punti di Pil all’anno”. Berlusconi ha quindi auspicato che la sinistra mantenga la coerenza con il proprio programma e contribuisca ad approvare le riforme insieme alla maggioranza: “Nel loro programma ci sono molte cose uguali rispetto al nostro”. Dunque potrebbero essere votate in modo bipartisan.