giovedì 28 aprile 2011

REGIONE SICILIANA: IL PERICOLO E' LA DISAFFEZIONE ALLA POLITICA - ARRIDATECE ER PUZZONE

FAGONE, VITRANO E MINARDO


Tre arrestati e diciassette indagati. A cui s'aggiunge una quarta richiesta d'arresto non firmata dal GIP di Catania.
Leggendo un simile titolo ogni lettore penserebbe si trattasse di una grande operazione anticrimine delle forze dell’ordine. Invece no. E’ la fotografia del Parlamento Siciliano, la posizione di venti deputati su novanta, che nella cabala vuole dire PAURA. Sembra essere tornati all’inizio degli anni novanta, quando vi era un vero bollettino di guerra, che poi portò alla nascita della cosiddetta seconda repubblica, ma che di diverso o migliore non ha nulla rispetto alla prima, anzi vorremmo dire e lo diciamo, oltre alla medesima deriva etica denota una qualità della politica piuttosto infima.
l dibattito sulla malapolitica non deve distrarre la pubblica opinione dalla qualità  dell’amministrazione, che può essere tanto quanto pericolosa rispetto alle indagini cui sono oggetto i parlamentari siciliani, ma che deve essere concorrenziale. E il governo regionale non può contrabbandare il fatto, che pur esente da condizionamenti malavitosi, pur nello sforzo di riformare la macchina burocratica, di rompere le cattive prassi del passato, la propria azione amministrativa sia efficiente e limpida.
Non lo è, a volte, neppure nella individuazione degli uomini di governo o sottogoverno, della dirigenza dei dipartimenti, che vengono ricoperti, come dice qualche lettore che ci scrive, sulla base di scelte amicali a prescindere dalla meritocrazia.
Una comitiva di “amiconi” non può essere la classe dirigente di una regione complessa ed importante come la Sicilia. Ma ancora qualcuno, seppur intelligente, non si rende conto che prima o poi verrà sepolto dallo sdegno pubblico a causa di tutto questo.
Le ultime manette sono scattate per Riccardo Minardo, parlamentare del Movimento delle autonomie di Raffaele Lombardo. Il deputato regionale, è stato arrestato dalla guardia di Finanza, insieme ad altre quattro persone, nell'ambito di un'inchiesta su una presunta truffa legata a finanziamenti statali ed europei. Le accuse nei confronti di Minardo sono di associazione per delinquere, truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato. Per la politica siciliana è una questione morale?
In Sicilia regna una certezza: una politica attenta a tutto tranne ai siciliani.
C'è un governo Lombardo in bilico per una spaccatura nel Partito Democratico tra chi intende continuare a stare a fianco al presidente della Regione e chi, invece, tuona quotidianamente affinché il partito di Bersani molli il governatore Lombardo.
Un tira e molla senza fine che ormai dura da circa un anno. Sotto la scure della giustizia c'è lo stesso governatore. La procura di Catania nei prossimi giorni dovrà decidere se archiviare l'inchiesta o rinviare a giudizio Lombardo.
Altra  randellata alla questione morale in politica la danno i tre deputati arrestati negli ultimi sei mesi, e una serie di indagini delle varie procure siciliane che, negli ultimi anni, hanno coinvolto 17 parlamentari regionali. Un gruppo trasversale agli schieramenti.
Oltre a Minardo le porte delle carceri si sono aperte lo scorso 11 marzo per il deputato regionale del Partito Democratico Gaspare Vitrano, sorpreso con una mazzetta di dieci mila euro in tasca per presunti affari su energie alternative e poi trasferito ai domiciliari. Ma per il rappresentante del partito di Bersani la detenzione non appare tutta amara, se così si può dire. Infatti, nonostante gli arresti, continuerà a percepire cinque mila euro lorde al mese in qualità di deputato regionale in attesa che arrivi la sospensione definitiva dal Consiglio dei ministri. Cosa invece che è già avvenuta per il terzo deputato arrestato Fausto Fagone del Pid. Il parlamentare regionale del Popolari d'Italia domani, è stato arrestato lo scorso novembre nell'ambito dell'inchiesta Iblis della procura di Catania sui rapporti tra mafia e politica.
Sotto la spinta dello sdegno recente e per capire realmente la storia degli ultimi anni e con quale qualità è stata governata la Sicilia, si deve ravvivare il confronto politico alto sui contenuti e non sulle guerre personali per il potere. Confronto che da molto tempo è totalmente estinto.
Ma anche questo non basta. La politica volente o nolente ci pervade ed invade quotidianamente, entra con prepotenza nelle nostre case, compie scelte che noi subiamo, non scelte che soffriamo parimenti, concretizza interessi nella disinformazione assoluta, in nome di un bene pubblico a noi estraneo.
Il pericolo è la disaffezione alla politica, l’estraneità per forza o disamore, l’indifferenza diffusa che porta la società alla nausea ed al rigetto che genera governanti che, privi di controllo, di critica ed di opposizione, ci tiranneggiano. Questo è lo sbocco naturale del fenomeno dell’antipolitica.
Controllo sul governo ed informazione, sono le armi con le quali si può istituire nel nostro paese la democrazia vera, e restituire al popolo ciò che non ha mai posseduto, l’accesso compiuto e totale all’informazione, quella autentica, non mediata dal “potere” che ci propina la propria verità. Questa la condizione necessaria affinché si possano poi compiere le scelte ed esercitarne il diritto in piena libertà e consapevolezza. Costituire il contropotere del governo, in forma civile e democratica.
Il popolo deve assumersi le proprie responsabilità senza piagnistei o condizionamenti per bisogno, costituendosi cittadinanza attiva. Tutto il resto sono solo maldicenze, ostilità, pazzie, eccitazioni inutili, arnesi da provincialazzi, insolenti e sprizzanti inutile odio e guasto livore, o psicopatici ispiratori degli schizzi di letame sui newmagazine locali.
Noi crediamo al Governatore Lombardo quando afferma che la Regione non ha subito nessun condizionamento mafioso, anzi che ha tagliato tutte le prassi deleterie di un passato che ha portato l’Isola al decadimento morale, funzionale, imprenditoriale, economico, a vantaggio solo di pochi, e di questo ne diamo merito, ma da qui a dire che l’amministrazione sia stata fulgido esempio di efficienza, ne corre, ma di questo oggi abbiamo bisogno.

martedì 26 aprile 2011

RICOMINCIAMO A PARLARE DI PATERNO' ?

Manca un pò più di un anno alle elezioni amministrative, e il dibattito su questa città oramai smembrata, sembra essere inesorabilmente morto. Vorremmo col vostro contributo dare una mossa alla pigrizia mentale, all'abitudine, ma dovete essere in tanti e noi faremo la nostra parte come qualche anno fa.

venerdì 22 aprile 2011

ANOMALIE E STRANEZZE NEL PROCESSO GARIBALDI DEGLI AMICI CATANESI DI ANGELINO ALFANO: FIRRARELLO


…E lui si lamentava che quelli che si erano presi i soldi erano fuori, che erano…erano delle…dell’allora CCD, credo. Mi disse il nome: Firrarello. Non mi ricordo. O’…’Onorevoli’, in sostanza, c’erano mischiati. E…’Onorevoli’ anche Regionali…” Parole di Calogero Pulci, il collaboratore di giustizia, uomo di fiducia di uno dei capi di “Cosa Nostra”, “Piddu” Madonia, personaggio di spicco e ritenuto attendibile da numerose Procure in tutt’Italia e in numerosi processi, compreso quello per le stragi del ’92, “scomparso”, però, a Catania dall’inchiesta sullo scandalo del nuovo ospedale “Garibaldi”. Pulci riferisce quanto gli disse, in carcere, Valerio Infantino, altro personaggio di punta dell’inchiesta “Garibaldi”, per il suo ruolo di commissario straordinario all’Iacp di Catania.
“Sud” pubblica il verbale -risalente al 21 novembre 2000 al “Pagliarelli” di Palermo e firmato dai Procuratori Mario Busacca, all’epoca capo dell’ufficio, Vincenzo D’Agata e Amedeo Bertone- “sparito” dagli atti dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Catania: ne avevamo parlato nello scorso numero del nostro giornale, adesso abbiamo i documenti. E le carte “parlano”. Da sole. Forse, per caso, per questo sono state nascoste?
Di strano non c’è solo la “sorte” del verbale di Pulci: leggendo i documenti, si nota che, nel verbale riassuntivo, quello redatto in forma sintetica, è scritto: “…L’Infantino si lamentava perché, a suo dire, quelli che avevano preso veramente i soldi erano fuori, mentre lui che aveva avuto pochi spiccioli era finito in carcere. A quanto mi fece capire, il grosso della tangente era andata a finire, mi pare abbia detto, all’on. Firrarello, del C.C.D.” Insomma, nel verbale integrale, con le dichiarazioni, parola per parola, di Pulci è scritto “mi disse il nome: Firrarello…”, invece in quello in forma riassuntiva si legge “A quanto mi fece capire…” Non proprio la stessa cosa. Precisiamo subito che il senatore Pino Firrarello, sindaco di Bronte, in primo grado è stato condannato per turbativa d’asta aggravata dall’aver Dal verbale "scomparso" uno spaccato della malapolitica fatta di tangenti e mafia agevolato o favorito Cosa Nostra, nello specifico per “Cogeco” di Randazzo. In appello, è maturata -a dire dell’Accusa- la prescrizione. Altre accuse sono cadute in primo grado. Nel verbale, Pulci parla, in particolare, dell’appalto del Tavoliere, il complesso residenziale per studenti mai realizzata- al centro, assieme al nuovo ospedale, dell’inchiesta “Garibaldi”. A parlargliene è Valerio Infantino, quando si trova con lui in carcere, a Termini Imprese. Suo cugino Ignazio era stato segretario comunale a Sommatino, comune dove Pulci era stato consigliere e assessore ai lavori pubblici per il Pli. In carcere, Valerio Infantino era arrivato per essere stato arrestato su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo. Catania, come tante volte, arriverà dopo… Chi si era opposto ad Infantino e ai trucchi sugli appalti del “Garibaldi”, ’avv. Francesco Messineo, direttore generale dell’Iacp, era stato già licenziato. Con il contributo della magistratura requirente di Catania, un “muro di gomma” contro le decine di esposti e denunce di Messineo. Eppure, l’avvocato aveva ragione. Le sue parole sono diventate verità guidiziaria, a cominciare proprio dagli appalti truccati del “Garibaldi”.
Quando Infantino entra in carcere è il dicembre del 1997. Cosa racconta Infantino a Pulci? Così dice a verbale il collaboratore di giustizia: “…nel raccontarmi la storia, mi racconta, anche, la storia dell’imbroglio. L’imbroglio quale stava: che era stato sperimentato e collaudato in tante gare, e è inattacabile! Perché: per aggiudicarsi una gara…c’è il gioco delle buste, dei ribassi, eccetera, eccetera…Siccome, ormai, era…mancava solo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, di..che era di dominio pubblico tutto questo intrallazzo, per importi di così grandi valori; di cinquantamiliardi e più, per non dare troppo all’occhio che cosa si faceva: si invitava una ditta. La ditta che si doveva aggiudicare la gara veniva esclusa, in sede di gara, con un cavillo tecnico: quello che era escluso, Duttù, era quello che si aggiudicava la gara! Perché: faceva ricorso al T.A.R., il T.A.R. la riammetteva e, e…e la..e il ribasso più vicino era quello della impresa riammessa: e si aggiudicava la gara. Infantino, che presiedette quella gara, per essere ancora più scrupoloso, fece ricorso al …al C.G.A., al Consiglio di Giustizia Amministrativa! Cioè alla Cassazione del T.A.R. per dimostrare che lui…Ma, lui lo…lo sapeva! Ha preso i soldi per quello!” Il riferimento è alla gara per il “Tavoliere”. Pulci prosegue: “Ma, ci dissi, ‘ma almenu assai ti pigliasti!?’ Mi dissi: ‘Zitti: Cu’ quattru sordi, dici, mi…mi liquidaru a mia e gghià finìi n’galera!”
Infantino si lamenta: lui ha preso “quattru sordi”, mentre “…quelli che si erano presi i soldi erano fuori, che erano…erano delle…dell’allora CCD, credo. Mi disse il nome: Firrarello. Non mi ricordo. O’ …’Onorevoli, in sostanza, c’erano mischiati. E…’Onorevoli’ anche Regionali. Perché, poi, Valerio Infantino, stava facendo politica, pure: stava cercando di coalizzarsi. Pulci racconta anche dei rapporti con la mafia: “Infantino aveva avuto rapporti con un ‘mafioso’ che era vicino a Angelo Siino. Me lo disse, lui, il nome…non me lo ricordo, però, onestamente! Che…che questo ‘mafioso’ garantiva il ‘dovuto’ all’Infantino.” Aggiunge il collaboratore: “…E Infantino aveva ‘un amico –me l’ha detto cinquanta volte perché lo chiamava ‘N’fami’ chè lo aveva fatto arrestare quell’amico suo- che era ‘amico di Angelo Siino’ “. Pulci parla anche di Vincenzo Randazzo, al centro con l’impresa Cogeco” dello scandalo “Garibaldi” (è stato condannato in primo grado, così come Valerio Infantino, per turbativa d’asta aggravata dall’aver favorito o agevolato la mafia). Randazzo? “Appoggiato di ‘Cosa Nostra’ è!!” dichiara a verbale il collaboratore che aggiunge: “Comunque Randazzo non è l’ultimo dei vichinghi: è appoggiato sia politicamente che in ‘Cosa Nostra’ “ Pulci parla anche del progetto di “lupara bianca” nei confronti del figlio dell’allora Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, attualmente Procuratore Generale a Catania. “…Il progetto era finalizzato, a questo fatto, in breve termine. Glielo definisco: che si doveva prendere, ammazzarlo immediatamente e MAFIAVENERDÌ 25 MARZO 2011 | Pagina 7 Il collaboratore di giustizia Calogero Pulci rivela quanto gli disse in carcere l'ex commissario IACP Valerio Infantino sull'appalto del "Tavoliere" seppellirlo subito. Poi cercare, per, per ottenere la liberazione, tramite trattativa, di fare dimettere dalla Magistratura – no dalla carica di Procuratore o dal Distretto!?- da Magistrato il Dottore Tinebra se voleva vedere il figlio vivo: questo è il progetto…” Altri due episodi rilevanti sono descritti nel verbale dell’ “autista” di Madonia: gli omicidi di Luigi Ilardo e di Lorenzo Vaccaro e Francesco Carrubba. Del primo, Pulci dice di avere avuto notizie quando era in carcere. Ilardo, della famiglia Madonia, venne ucciso il 10 maggio del 1996, in centro, a Catania. Era divenuto confidente del colonnello dei carabinieri Michele Riccio. La prima persona che gli parla di Ilardo nel racconto di Pulci- è, nel marzo 1997, Domenico Vaccaro, fratello di quel Lorenzo ucciso nel 1998. Vaccaro, in quel periodo, era un “pezzo da novanta” di Cosa Nostra: vice rappresentante provinciale di Caltanissetta. E cosa racconta Vaccaro a Pulci? Con disappunto e incredulità che Ilardo era stato un confidente dei carabinieri e che proprio per causa sua erano stati arrestati lui stesso, Totò Fragapane e altri uomini d’onore. La “famiglia” di Caltanissetta, da tempo, sospettava un “tradimento” di Ilardo: dubbi fatti trapelare presso la “famiglia” catanese, che a sua volta sospettava anche del medesimo. “Sempre a dire del Vaccaro ad un certo momento i catanesi -è scritto nel verbale riassuntivo- ebbero la certezza dell’infedeltà dell’Ilardo, allorché non ebbero dubbi che quest’ultimo si era indebitamente appropriato della somma di cinque - settecento milioni provenienti dalle ACCIAIERIE MEGARA. Per tale motivo essi chiesero il permesso di ucciderlo al Madonia, il quale lo accordò senza alcuna perplessità, dal momento che gli era ormai chiara l’inaffidabilità dell’Ilardo…” Ha scritto il prof. Tranfaglia, professore emerito di storia dell’Europa e del Giornalismo all’Università di Torino, su “Articolo21”, con riferimento al colonnello Riccio: “…Ricorda che Ilardo, subito dopo aver annunciato ai magistrati Tinebra e Caselli di volersi costituire e collaborare con la giustizia, era stato ucciso da due sicari grazie al fatto che proprio dagli investigatori era stata diffusa la notizia della sua decisione e si era perduta una voce preziosa che molto poteva dire sugli ultimi anni dei delitti e delle imprese di Cosa Nostra non soltanto in Sicilia”.
Il “caso Ilardo” è collegato anche al mancato arresto di Bernardo Provenzano, il 31 ottobre del 1995, in una cascina a Mezzojuso. Ilardo era riuscito ad avere l’informazione infiltrandosi. Ma nessuna operazione scattò. Per questo episodio il generale dei Ros Mario è sotto processo -per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra- a Palermo insieme al capitano Mario Obinu. Ricci ha ricordato, altresì, come i nomi dei politici fatti da Ilardo venissero in seguito “stralciati” nella stesura del documento “Grande Oriente” proprio su richiesta di Mori. Uno fra tutti, quello di Marcello Dell’Utri. Ilardo aveva parlato esplicitamente di un contatto tra Provenzano e Dell’Utri, «l’uomo dell’entourage di Berlusconi», e di un «progetto politico», la nascita di Forza Italia, che interessava ai vertici della Cupola mafiosa. Sull’omicidio di Lorenzo Vaccaro e Francesco Carrubba, avvenuto il 29 gennaio 1998, Pulci dichiara a verbale di averne parlato con Francesco La Rocca, “rappresentante” della “famiglia” di Caltagirone e con Pino Cammarata, “rappresentante” della “famiglia” di Riesi che si contrapponeva a “Piddu” Madonia. “Il La Rocca mi disse che, facendo uccidere il Vaccaro, aveva fatto una cortesia a Pino Cammarata, su richiesta di quest’ultimo. Il La Rocca mi precisò che il Vaccaro era stato ucciso perché si ‘fregava’ i soldi di tutti i paesi. In verità a me, invece, risultava che il Vaccaro raccoglieva i soldi delle estorsioni e li consegnava regolarmente alla sorella e alla moglie del Madonia…”. L’episodio -secondo altra “lettura”, in particolare emersa nel procedimento “Orione”- sarebbe da collegarsi alla guerra di mafia fra “moderati”, cioè Santapaola- Madonia-Provenzano e “stragisti” rappresentati da Vito Vitale, da Totò Riina e Santo Mazzei. Al di là delle parole di Pulci, da noi “scoperte”, resta una domanda: ma perché la Procura di Catania non ha allegato il verbale all’inchiesta “Garibaldi”?

giovedì 21 aprile 2011

LA LEGA NORD RIVUOLE IL CALL CENTER DELLA SANITA' LOMBARDA DA PATERNO'

Ancora polemiche sul call center della sanità a Paternò, dopo che l'amministratore delegato di Lombardia Informatica, Giovanni Catanzaro, in un'intervista al Giornale ha detto che trasferirlo sarebbe molto costoso per i contribuenti. Della stessa idea l'assessore regionale Romano La Russa, riferendosi al consigliere regionale della Lega Nord, Stefano Galli che preme per il trasferimento: "L'importante - dice La Russa - è che se ci sono costi in più se li sobbarchi Galli e se ne assuma la responsabilità con la Corte dei Conti".
Il call center è gestito da Lombardia Informatica società della Regione Lombardia con 576 dipendenti, 220 milioni di ricavi e patrimonio netto di 50milioni di euro. L’azienda, gestisce i servizi informatici dell’amministrazione regionale, dalla Carta regionale dei servizi al Centro unico di prenotazioni, dalla gestione del bollo auto a quella della dote scuola. Infine, funge da centro acquisti regionali. Una delibera della giunta regionale ne avrebbe stabilito la vendita, realizzandone uno nuovo di zecca in Lombardia. L’unica incognita, i costi di trasferimento, studi che sono stati affidati al Politecnico, che per fine maggio dovrebbe presentare i dettagli.


L’amministratore delegato di Lombardia Informatica Giovanni Catanzaro, intervistato da "Il Giornale" dice: "Lo studio del Politecnico deve verificare se questo trasferimento sia fattibile e se la sede può essere Brescia o Milano: dipende dalle disponibilità delle risorse umane". Per quanto riguarda il suo punto di vista sul trasferimento, Catanzaro è chiaro: "noi facciamo impresa e non politica e quindi rispettiamo le decisioni politiche. Ma ci tengo a sottolineare che il nostro call center di Paternò funziona in modo eccellente ed è l’unico call center in Italia ad avere queste prestazioni. Il tempo di attesa massimo per gli utenti è di 40 secondi, i tempi di prenotazione sono al massimo di 4 minuti. Non abbiamo mai avuto uno sciopero, c’è un assenteismo bassissimo. E meno tempo vuol dire minore spesa".

Alla domanda sul come mai in Sicilia il call center che gestisce i servizi per la Lombardia: "La scelta è stata fatta nel 2006 con l’approvazione della giunta e in pieno accordo con i sindacati, ma la decisione finale è stata presa da chi ha vinto la gara. Nel 2008 la multinazionale Transcom, che ha vinto la nuova gara, ha confermato il sito siciliano". Per quanto riguarda i costi di trasferimento, Catanzaro non ha dubbi: "Gli investimenti a Paternò sono già ammortizzati. Trasferire il servizio in Lombardia sarà invece molto costoso: per consolidare il servizio al Nord servono 15 milioni di euro e 700 persone, da trovare senza fare assunzioni". In effetti è stato Ignazio La Russa a volere il trasferimento del call center in questione a Paternò, sua città natale di circa 50.000 abitanti, dove ha imposto un proprio amico a sindaco della città.

Sarà l'ennesima presa in giro per tanti giovani siciliani che sono stati illusi da una politica dissennata che va solamente in direzione della ricerca del consenso tradendo ciò che nella campagna elettorale del 2002, durante le amministrative di Paternò, era stato promesso ad un territorio privo di altre occasioni occupazionali, con una passerella di personaggi dell'imprenditoria lombarda portati portati dall'attuale ministro Ignazio La Russa, ma di investimenti seri se ne sono visti poco o niente, l'unica risorsa occupazionale assolutamente precaria è stata questa di Lombardia Call, un ammortizzatore sociale in un comprensorio privo di altre occasioni di lavoro, ma la storia l'avevamo già scritta allora. Adesso che il call center lombardo chiuderà la propria esperienza siciliana, la tragedia della disoccupazione giovanile decuplicherà i propri effetti nefasti stroncando anche le speranze di chi si è adagiato abbandonando studi e/o ricerca di alternative professionali serie....ma il sindaco Failla non deve più candidarsi, quindi......... pubblichiamo il video girato qualche anno fa da Annozero, premonitore!

sabato 16 aprile 2011

LO SHOWBIZ DESOLANTE DEI POLITICANTI


"Al Consiglio dei ministri di oggi è stata sancita la politica del bonus fedeltà". A dichiararlo il capogruppo dell'IdV al Senato, Felice Belisario, "la nomina di Musumeci alla carica di sottosegretario al Lavoro è il segno che il poltronificio governativo, messo in stand by in questi giorni di fuoco, è di nuovo in corso. Il bonus fedeltà oggi tocca all'esponente de La Destra di Storace a cui il premier paga la cambiale per averlo fiancheggiato negli attacchi a Fini sulla casa di Montecarlo e per essere ritornato a testa bassa nei ranghi dei servitori dopo le elezioni del 2008. Del resto - conclude Belisario - in vista di future elezioni meglio tenere tutte le pecore nel gregge".

«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»  "Il Gattopardo"  Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Così iniziava un nostro pensiero, ricordando Tomasi di Lampedusa, all’inizio degli anni novanta, quando un vento rivoluzionario pseudo-moralizzatore spazzò via il sistema dei partiti, lasciandone in vita solo due dell’impianto politico nazionale. Avevamo ragione a pensare questo e fu la distruzione della cosiddetta prima repubblica. Ed ancor oggi, leggendo tali notizie, ci riaffiora, forte e invasivo. Non vorremmo fosse la fine della democrazia.
Le conseguenze le stiamo vivendo adesso, la morte della politica, della Grande Politica.
Dal 1994 la tensione intellettuale ruota attorno all’anti berlusconismo e al berlusconismo, diventati fenomeno sociale oltre che politico, definito in tutto il mondo ‘anomalia italiana'.
Un modo nuovo, quanto singolare, di fare politica e la sottostante cultura, autolegittimatasi, investirebbe larghi strati popolari della nazione come modello da seguire, compresa buona parte della classe politica del centro-sinistra, che non riesce a superare questo complesso d’inferiorità nei confronti del leader carismatico Berlusconi, non avendone altro da contrapporre, né in termini di visibilità e neppure in quelli di aggregazione e riconoscimento di leadership.
Vi è un esplicito parallelismo con la descrizione di peronismo. Berlusconi sarebbe l'incarnazione più visibile di tendenze scadenti radicate a fondo nella società italiana, imitabili, e in quanto tali difficilmente estirpabili.
Su questo concetto di riconoscimento della leadership e non anche dei partiti che si incentra oggi il sistema politico italiano, che tolto Berlusconi trova instabilità nelle istituzioni non avendo queste chi possa incarnare una guida stabile e carismatica.
Di questo fenomeno non è scevra nemmeno la Sicilia, costruita su un sistema politico più stabile negli anni, immobile diremmo, rispetto al resto della nazione. Questo fino all’avvento, nel 2008, l’avvento di Raffaele Lombardo autentico rottamatore del sistema.
Riforme, rivoluzionamento dell’ente Regione, cambio di governi repentini, rotazione dirigenziali permanenti, hanno portato la Regione Siciliana all’immobilismo, forse anche a recidere le prassi deleterie del passato, questo l’indubbio merito, ma a quale costo. Sicuramente Lombardo ha profondamente cambiato il sistema partitico siciliano. Il panorama oggi non è più quello che c’era al momento dell’insediamento della XV legislatura regionale.
Ad una programmata semplificazione burocratica-amministrativa annunciata oggi corrisponde una complicazione politica con riflessi nazionali, che aggrava il contesto.
Il PdL siciliano (anche quello nazionale) spaccato in tre, con Forza del Sud e FLI. L’UDC in due con il PID erede di Cuffaro e del neo ministro Romano ed i fedeli casiniani collaborazionisti nel governo regionale. La coalizione vincente del 2008 l’un contro l’altro armati.
Ma cosa più insolita il PD, pur nelle difficoltà siciliane ataviche, si frantuma tra governativisti ed anti, ed è caduta libera.
A tutto ciò concorre anche l’azzeramento del MpA identificato con Lombardo e dallo stesso rottamato per dare vita ad un movimento del popolo meridionale, spontaneo e senza un establishment precostituito (?). Una scommessa questa che può portare ad un vero movimento di massa o ad un fallimento colossale.
Intanto la strategia Berlusconiana va verso l’accerchiamento al Governatore siciliano, Romano ministro a Palermo, Musumeci sottosegretario a Catania, Alfano candidato futuro premier, anche se poi smentito, lanciano nell’immaginario popolare alternative di potere in contrasto con quello di Presidente della Regione, sapientemente distribuite territorialmente, nel momento di difficoltà massimo di Raffaele Lombardo per l’ipotetico rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa, gravissimo dal punto di vista politico anche più di quello giudiziario.
"Raffaele Lombardo ha messo in ginocchio la Sicilia. Per questo se ne deve andare". afferma il vice-presidente nazionale vicario dei Popolari Italia Domani, Pippo Gianni. "Questo balletto ridicolo di assessori che entrano ed escono, che vanno e vengono in assurdi valzer di alleanze variabili e spurie deve terminare al più presto. La Sicilia merita altro. Lombardo finora ha tenuto ingessata la Sicilia, non ha prodotto politiche per incentivare l'occupazione e migliorare il territorio. E' tempo che se ne vada. Per questioni meramente politiche. In una sana ed equilibrata logica di separazione dei poteri, Politica e magistratura devono marciare su binari paralleli,senza incontrarsi mai. Per questo, pur prescindendo totalmente dalla vicenda che Lombardo dovrà chiarire nelle sedi deputate, deve andarsene comunque e lasciare lo scranno di governatore della Sicilia".
Queste sono le conseguenze. Questo il quadro desolante che ci lascia la bassa politica che ci fanno vivere i politicanti che il popolo (in quelle occasioni dove può preferire) sceglie per mancanza di seria alternativa seria ed autorevole. Una classe dirigente incapace di dare il colpo d’ala, ma che partecipa al disgustoso showbiz quotidiano. Il festival delle comparse oggi diventati protagonisti del sistema. Mentre la Sicilia (anche l’Italia) muore.

domenica 3 aprile 2011

Catania: I POLITICANTI QUERELANO, LA GIUSTIZIA ASSOLVE

Tre querele, tre giudici diversi, tre archiviazioni piene.
Vi ricorderete le reazioni alquanto scomposte dei politicanti paternesi, agli inizi del 2009, i quali erano turbati per la serie di articoli di quella stampa che loro definiscono  “delinquente” e che gettava ombra sullo stato di onorabilità personale di essi, a seguito dell’arresto per mafia (ora condannato a 5 anni per il 416/bis c.p.) dell’assessore ai servizi sociali del comune d Paternò Carmelo Frisenna. Orbene il Tribunale di Catania esaminate le querele dei “nomi di assoluto livello” della politica catanese, quali il sen. Pino Firrarello, l’on. Salvo Torrisi, membro dell’Antimafia e vice sindaco di Paternò all’epoca dei fatti e di Pippo Failla sindaco di Paternò (ahimé tuttora), ha archiviato le stesse, ritenendo effettivamente esistenti  le notizie riportate e giustificate le critiche e i punti di vista che analizzano tali circostanze.
La libera informazione da fastidio all’establishment politico, tanto e più di ogni cosa, perché il fine dei governanti è quello di illudere l’opinione pubblica e fare della controinformazione la regola costante per acquisire consenso. Prima veniva facile, vi era un solo giornale di riferimento e acquisita la captatio benevolentiæ dello stesso si imbalsamava la realtà ad uso proprio. L’evoluzione dei mezzi tecnologici di fruizione delle informazioni (palmari, smartphone, netbook, tablet), la necessità e la ingordigia di acquisire notizie in real-time, la possibilità di filtrare e memorizzare le informazioni di specifico interesse, hanno prodotto una nuova tipologia della materia ma anche dell’utente, più informato, più colto, più tecnologico e che anche rappresentando una minoranza (ancora per poco) rispetto alla massa di lettori occasionali, esercitano la funzione di opinion makers nei confronti della società. Ma questo molti dei politicanti non lo hanno ben compreso, altri invece, compreso Berlusconi che lo ha afferrato prima di altri, sanno benissimo che questo sarà il discrimine di valutazione politica ancor più forte nel prossimo futuro. Ecco perché l’informazione nell’era della globalizzazione assume un potere, e di conseguenza una responsabilità, che supera perfino quello istituzionale, tanto che abbiamo assistito negli ultimi anni di storia, di come in Italia si sono rovesciati vecchi e creati nuovi equilibri politici, solo col potere dell’informazione-comunicazione, anche quella manovrata ad “usum delphini”.  
La libera informazione ha una responsabilità quella dell’azione necessaria per rintuzzare l’ impianto della disinformazione del “sistema”, attraverso ragionamenti logici e conoscenza delle procedure e analisi dei fatti anche dietro il paravento, scardinare la disinformazione. Disinformazione che il sistema di potere alimenta affinché la pubblica opinione si confonda e capisca cose diverse di ciò che c’è da comprendere, per salvare così la faccia, la poltrona ed il salvabile .
Noi abbiamo il dovere di farlo e di raggiungere anche quella fascia di cittadini che soggiogati dà sottocultura ovvero da assoluta incultura non sono abituati all’evoluzione dell’informazione, confidiamo però nella diffusione del “tam tam” per arrivare anche a loro, consapevoli come siamo che tramite questo mezzo raggiungiamo, per quantità e qualità, un’utenza che difficilmente questi possono toccare e quindi sentiamo la responsabilità di informare, ne abbiamo il dovere, non il prurito, né l’interesse materiale. 
Veniamo al tema. I querelanti affermavano che era un complotto pseudo-politico ove era coinvolta una formazione all’interno del centro-destra (con riferimento sotteso al MpA) “desiderosa di ottenere di più, nonostante politicamente non sia assolutamente il primo partito per voti a Paternò” si affermava nelle reazioni, che così otterrebbe il sindaco? O cos’altro ancora? La sinistra no perché se così fosse avrebbe scritto sui propri giornali, si aggiunge. E poi ancora il sen Firrarello che quasi disconosceva di essere il leader politico non solo del PdL di Paternò ma anche del Frisenna, come se questa notizia fosse per lui infamante.
Ma questo non bastava in effetti vi erano troppe coincidenze in campo, altri attori che convergevano nella stessa tesi. La procura della Repubblica di Catania che sollevò la questione, anche quella dello scioglimento per mafia del comune di Paternò inviando l’informativa la Prefetto.
Poi ancora il Prefetto di Catania (del tempo) che ha scritto al Ministro dell’Interno per la nomina della Commissione Ispettiva Interforze che ha setacciato gli atti del comune per accertare eventuali collusioni
La Commissione Ispettiva stessa che le ha accertate relazionando al Prefetto (che frattanto era cambiato) ed al Ministero.
Ed infine la stampa “delinquente” come da loro affermato.
Ma quanti attori in questa regia occulta, ma nessuno conforme all’altro e nessuno che abbia l’interesse vero o presunto alla sindacatura di una città sfortunata come Paternò. Ma poi tutti contro la nomenclatura cittadina? Oltremodo stravagante questa idea, tentativo generoso ma bislacco di spostare il pallino.
Come a nulla vale il riportare la tesi che se veramente ci fosse stato il fumus dello scioglimento questo sarebbe avvenuto immediatamente dopo gli arresti de quo. Le procedure di legge vanno rispettate e per le quali occorrono dei tempi tecnici dovuti. E a nulla ancora vale ricordare l’altra loro tesi, molto semplicistica, quasi sconcertante con la quale si sosteneva  che i presunti fatti ascritti al Frisenna erano personali e che nulla c’entravano i partiti né tantomeno l’amministrazione. Personalmente ad oggi non c’entra nessun altro degli amministratori, ma lo spirito per cui la legge è stata congeniata è quello di evitare che tramite qualche “talpa” (anche una sola), asservita ad altro padrone, la mafia, il sistema pubblico sia permeato e che quindi alcune azioni amministrative potrebbero essere assoggettate ad interessi diversi da quello del pubblico interesse, e deviate a vantaggio della criminalità.
La tesi sostenuta dall’accusa e le prove contenute nelle circa tremila pagine di relazione, è stata accettata dal tribunale che ha condannato l’imputato “politico” a cinque anni di reclusione, per cui l’infiltrazione è nei fatti, in re ipsa direbbe qualche giureconsulto, non occorrerebbe provare null’altro e nemmeno la tesi che lo stesso non abbia inciso nell’amministrazione, tesi straordinariamente opinabile.
Però poi se ci si mette la politica dei potenti a rallentare, interpretare o impedire l’iter, con patteggiamenti, accordi, pressioni. E non se ne sa più nulla.
Questi i fatti, oramai andati nel dimenticatoio, che tornano attuali per effetto delle sentenze di archiviazione nei confronti della stampa libera che ottiene una vittoria rispetto agli “onorabili” politicanti.
Adesso si aspetta l’udienza di altra querela afferente sempre ai fatti in epigrafe, contro il Presidente della Regione Lombardo, reo di avere citato nel Parlamento Regionale, nell’aprile del 2010, gli stessi passi delle intercettazioni che ha riportato Marco Benanti negli articoli oggetto delle precedenti querele degli stessi soggetti. E a questo proposito vi lasciamo riportando di seguito l’articolo che scrivemmo, proprio nell’aprile del 2010, dopo l’intervento di Lombardo all’ARS.
“Noi non ci siamo meravigliati. Da più di un anno i media scrivono le stesse cose che il Presidente Lombardo ha detto martedì scorso al Parlamento Siciliano. Certo la platea è stata diversa, tutta Europa ha ascoltato. Certo l’autorevolezza del Presidente della Regione fa assumere alle notizie un peso specifico diverso. Ma i temi sempre gli stessi, Paternò, e questo non può smentirlo nessuno, da tempo definita da noi crocevia della politica provinciale ed oltre, CAPUT MUNDI .
Abbiamo scritto fiumi di parole su questa ridente ( sic ! ) cittadina alle falde dell’Etna, abbiamo stigmatizzato l’azione politico-amministrativa a volte facendo le pulci agli atti amministrativi e criticato aspramente l’azione dell’amministrazione comunale. Non è successo nulla. Ci guardano con superiore supponenza. E a parte qualche macchina data alle fiamme, qualche minaccia di morte, qualche anonimo volantino di insulti ( ma l’anonimo è stato beccato per stupidaggine ), il nulla. Nessun risultato da parte degli inquirenti e soprattutto nessuna reazione dei cittadini, nessuna  replica dell’opposizione ( qualora ce ne fosse alcuna ), solo l’assoluto asservimento intellettuale … di tutti, per timore o per amore, o forse per interesse.
Adesso questa sedicente classe dirigente paternese, dopo l’esposizione dei fatti da parte di Lombardo, reagisce, come se queste cose non le sapesse meglio di lui, e reagisce cercando di trascinare l’opinione pubblica sullo sdegno in una difesa della città, non hanno altri argomenti.
“Paternò non è Corleone”  – dicono – “non si può criminalizzare una comunità”. Ma nessuno potrebbe lontanamente paragonare Paternò a Corleone, lo spessore era o è diverso, nella cittadina etnea vi sono solamente aborti. Aborti di criminalità organizzata (nel senso che ci tentano ma non ci riescono nemmeno), aborti politici, aborti imprenditoriali ed aborti sociali.
E poi di certo Lombardo non credo abbia voluto criminalizzare genericamente la città di Paternò.

Una città sventurata, caro Presidente, ove altri e non Lombardo vengono a mietere consensi consistenti, costituiscono lobby di potere, la usano per fini diversi e personali senza nessun vantaggio per la stessa comunità, dove i cittadini si abbrutiscono sempre più. Ma di ciò il POPOLO non si indigna !!!
Consenso drogato per perpetuare il potere personale di questa classe dirigente (quello citato da Lombardo è solo la punta dell’iceberg), gestione disinvolta e particolare del territorio, esercizio della malamministrazione del settore dei servizi sociali.
Siamo noiosi e ripetitivi, lo sappiamo bene, ma qui, qualunque cosa succeda (ma non succede mai nulla) la musica è sempre la stessa”.

giovedì 31 marzo 2011

IBLIS: i contorni

Quella che vogliamo riferire è una storia grottesca, una delle tante che accadono
in Italia, in generale, ed in Sicilia in particolare, una storia dai contorni controversi,dove assieme alle cose evidenti vengono mischiate altre storie tirate dentro con forzatura decisa, sicuramente non per sopruso di qualcuno in particolare, o per dolo,piuttosto per un peccato di connivenza sociale, che in una società pervasa da atteggiamenti e retropensieri sofistici come la nostra diventa normalità.
La mafia in Sicilia viene spesso messa dentro e dovunque, a volte fa comodo a coloro i quali vorrebbero la nostra terra vessata più di quanto non lo sia già, e lungi da noi affermare che  non esiste, c’è eccome, ma ricorrentemente viene tirata in ballo per complicità ambientale, collazionando allo scopo asserzioni che questi delinquenti, che non definiremmo mafiosi ritenendo la mafia “cosa” di altro spessore, affermano per darsi un tono con l’interlocutore di turno, per mostrarsi forti, sicuri, per dare dimostrazione che riescono a parlare di tutto e controllare ogni cosa che accada o accadrà, palesando così una autoconvinzione inconscia di esseri inferiori, per cultura, per intelligenza ed anche per condizione sociale. E gli interlocutori stessi che mostrano rispetto nei confronti di questi, che sono persone normalissime ma stupide, sbagliano a dare loro credito oltre che rispettoso timore.
Abbiamo premesso ciò perché in queste settimane, assistiamo ad una campagna mediatica strana, come se ci fosse una regia occulta, un invisibile filo che collega voci amplificate a notizie che se non sono false risultano almeno fuori tema, e tutto questo ci ha incuriosito a tal punto che abbiamo voluto anche ascoltare il controcanto, e addentrandoci nella notizia, leggendo carte e documenti, scoprendo profili inusitati del fatto stesso.
Parliamo del caso dell’ing. Mariano Incarbone, imprenditore catanese, coinvolto nell’operazione IBLIS, oggetto di numerosi recenti articoli apparsi sull’Espresso, su S, su Live Sicilia e in ultimo su Sud Press, descritto come il grande affarista in rapporto sinallagmatico con la mafia che non solo dominava la scena dei grandi appalti catanesi, ma si spingeva a condizionare anche le commesse estere, collegato anche alla politica e al Presidente Lombardo, (ma essendo imparentato col sen. Firrarello questo ci sembra difficile), una potenza, e  come conseguenza finale oggi la propria impresa è fallita. Ottimi affari quindi.
Tutto il summenzionato teorema rifilatoci in questi mesi viene, proprio oggi, smentito dalla pubblicazione delle motivazioni del Tribunale del riesame, che già nell’udienza del 23 novembre scorso aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare ordinandone l’immediata scarcerazione. Evidenziamo solo che Incarbone è stato l’unico imputato dell’operazione Iblis rimesso in libertà dal Tribunale che viceversa ha respinto  altre istanze.
Incontriamo Incarbone per capire meglio tutto il quadro ed invece di parlare, lo stesso, ci consegna l’ordinanza de quo con le motivazioni del Tribunale del riesame.
“Coglie nel segno la richiesta di riesame affidata al centrale rilievo che nel caso che ci occupa i riferimenti all’Incarbone di cui alle conversazioni richiamate nell’ordinanza (di custodia cautelare del GIP ndr) non sono gravemente indiziari di un apporto del predetto indagato che abbia spiegato un’effettiva rilevanza causale ai fini della conservazione e del rafforzamento delle capacità operative dell’associazione, ma al contrario militano nel senso di una mancata adesione da parte dell’imprenditore alle richieste e alle aspettative mafiose”.
Questo quello che scrive il Tribunale nei confronti di Incarbone, smontando, nel corso delle motivazioni dell’annullamento, punto per punto tutto il costrutto del GIP, non tralasciandone alcuno. Tutti cassati.
E conclude, il Tribunale: “Gli indizi analizzati, a seguito di unitario apprezzamento, non assicurano in definitiva, nemmeno a seguito dell’arricchimento del compendio indiziario, una specifica previsione di colpevolezza dell’indagato in termini di probabilità alta, di un contributo stabile, sistematico, proficuo per la consorteria che ne abbia rafforzato le capacità operative, sì da potersi ritenere, così come ipotizzato dall’accusa, il concorso esterno in associazione mafiosa, secondo lo schema giustificativo e il protocollo metodologico di accertamento del nesso causale di Cass. 12/7/2005 Mannino, vincolante anche per il giudice dell’impugnazione cautelare”.
Una precoce sentenza di assoluzione questa? Il Tribunale stesso l’ha ritenuta vincolante rispetto alla giurisprudenza dell’Alta Corte. E se fosse così chi risarcirebbe Incarbone dagli enormi danni subiti? Dalle invettive dell’informazione, che però legittimamente esercita il proprio mestiere?
L’avv. Rosario Pennisi, difensore di Incarbone, presente all’incontro, ci sottolinea quanto da lui sostenuto nelle memorie difensive, cioè,  che gli indizi che hanno portato all’arresto del difeso sono “frutto di un collage creato ad arte dagli organi inquirenti”. Certamente soddisfatto per avere smontato l’indimostrabile.
Ma andando adesso all’avventura Libica dell’imprenditore catanese, quella descritta dai media summenzionati, vorremmo capire meglio e chiediamo se fosse vero che su segnalazione del Presidente della Regione al Premier Berlusconi lo stesso abbia fatto lavori nel paese africano, nell’ambito degli accordi bilaterali Italia-Libia. Accenna solamente che state altre le imprese (non ci dice i nomi) che hanno costruito strade e parcheggi per milioni di commesse, ma questo dato è facilmente riscontrabile. Incarbone ci dice unicamente che non ha mai fatto alcun lavoro in quel paese, ma che si era preparato ad alcune iniziative costituendo una società a Tripoli, rimasta inattiva.
Questo è quanto dovevamo per ragioni di curiosità e di verità…. Continueremo ad approfondire meglio i contorni della vicenda. Ritorneremo, per farlo parlare non solo del “contorno” ma anche dell’antipasto.

domenica 27 marzo 2011

FORZA DEL SUD, INTERVISTA ESCLUSIVA DI QTSICILIA AL COORDINATORE ON.LE PIPPO FALLICA




Stiamo assistendo ad una evoluzione brusca dell’orgoglio meridionale, una mobilitazione intellettuale piuttosto che organizzativa. Tanti piccoli o grandi gruppi, partiti localistici, seminazionali, stanno sviluppando  un dibattito inusitato, se si vuole anche concorrenziale tra loro, ma quantomeno affrontano un problema antico, mai risolto: l’Italia a due velocità e la difesa del SUD. La scusa è stata anche l’occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia o annessione al Regno di Sardegna come sostiene qualcuno, ma il fermento c’era già da tempo, da quando Raffaele Lombardo, uscito dall’UDC, fondò il Movimento per l’Autonomia ( era il 2005) e Gianfranco Micciché, uscito dal Popolo della Libertà, iniziò col PdL Sicilia (2009) prima, e Forza del Sud adesso .
Due grandi contenitori con due indiscutibili leaders hanno dato la stura alla corsa per mettere in piedi un forte competitor della Lega Nord, la quale, con organizzazione invidiabile e forte appeal territoriale, aumentando in maniera crescente il proprio consenso, ha in mano il pallino della politica nazionale, condizionando il governo, che in modo indiscutibile realizza i tornaconti della parte settentrionali del Paese, costi quel che costi.
Lombardo e Micciché, già alleati, oggi in corsa da antagonisti, con stile e formazione diversi,  ambiscono, ciascuno per conto suo, a costruire il possibile Partito del Sud o comunque si chiamerà, per equilibrare il peso che da un secolo e mezzo fa pendere il bilancino verso la terra di Bossi, oggi più che mai.
Forza del Sud e MpA, o in qualsiasi modo si denominerà la costruzione di Lombardo, sono le realtà più importanti nell’arcipelago di formazioni meridionaliste, indipendentiste, autonomiste e secessioniste che nascono ogni giorno da Napoli in giù, con attrazione in alcune regioni del “centritalia”.  E proprio a queste due formazioni, per ora antagoniste (?) che si dovrà da adesso offrire più attenzione, per poi addebitarne la responsabilità di un eventuale fallimento dell’impresa sudista, non vediamo altri soggetti in grado di farlo. Soli, Lombardo e Micciché.
Iniziamo da questo pezzo,quindi,  una panoramica sui movimenti “sudisti” per fare meglio comprendere, e comprendere noi stessi, lo stato dell’arte e l’evoluzione della politica in Sicilia e nel meridione.
Abbiamo a tal proposito posto l’accento, per primo, verso la nuova formazione (governativa berlusconiana) di Forza del Sud, incontrandone il Coordinatore On. Pippo Fallica, braccio destro di Micciché e segretario di presidenza della Camera, l’altra formazione (MpA) la conosciamo meglio e tra l’altro è in via di restyling e ne parleremo in appresso.
Un colloquio cordiale con Pippo Fallica, lungo ed articolato che ha chiarito ogni aspetto fondante e le attese di Forza del Sud.
“Dell’esperienza di Forza Italia, meravigliosa e formativa per tutti noi, - afferma Pippo Fallica- ci accomuna solamente l’entusiasmo che stiamo rivivendo come nel 1994, però di mediatico non dobbiamo fare nulla, mai ripetere ciò che abbiamo consumato anche perché la spinta è diversa. Noi invidiamo tantissimo il modello Lega, modello del territorio, e Forza del Sud parte dal territorio, dai tanti amministratori locali, da tutti quelli che ogni giorno sono a contatto con i cittadini e vuole partire dai problemi apparentemente semplici ma che sono gli elementi per una dignitosa vivibilità e dai servizi che si devono rendere alla collettività. Attenzioni che oggi sono tralasciate dai grandi partiti nazionali, mentre la Lega interpreta tutto questo e accertiamo il successo che ha per la cura e la difesa del territorio, opera in maniera accurata, consegue tanti consensi e condiziona l’azione del Governo, sistematicamente.
Noi vogliamo fare tutto ciò per avere più vigore, con l’aiuto del popolo meridionale, per potere equilibrare l’asse politico spostato troppo a nord. L’entusiasmo ci viene perché riscontriamo quotidianamente un’inimmaginabile quantità di adesioni al progetto sia in modo diretto e personale, sia via web, di dirigenti di formazioni politiche, di eletti (ci dice circa 800 amministratori locali ndr), di cittadini che vogliono sapere, capire, avere cognizione di cosa è Forza del Sud, e non solo dal centrodestra. Abbiamo per esempio i club web che stanno operando eccellentemente, insomma dobbiamo essere riferimento del popolo meridionale per poterlo difendere come merita ma stando seduti al governo facendo valere la nostra forza”.
“Quello che ci distingue dall’esperienza di Raffaele Lombardo e del MpA, -continua Pippo Fallica-  è che Lombardo avrebbe voluto esportare il concetto di autonomia oltre la Sicilia, ma questo può funzionare solo qui, in Sicilia, che siamo a statuto speciale autonomo, infatti non ha funzionato, noi invece parliamo di meridionalismo attivo, non del sud piagnone ed assistenzialista. Noi siamo per il governo centrale, altro che autonomia, noi vogliamo stare al governo della nazione per fare gli interessi del meridione. Altro che autonomia lombardiana, noi pretendiamo di incidere da dentro, ora lui vuole rilanciare con un nuovo partito, sta al centro, ed è padrone di farlo. Siamo stati alleati di Lombardo, e lui è stato Presidente proprio perché ci chiesero (dall’alto ndr) di fare un passo indietro, e siamo stati leali con lui, e nel momento in cui il PdL e L’UDC, nel primo governo Lombardo, non votarono il DPEF, i rapporti di maggioranza si incrinarono e sono stati buttati fuori quelli del PdL, ma noi rimanemmo fermi (PdL Sicilia ndr) e coerenti perché i nostri comportamenti sono sempre stati lineari con la scelta fatta in campagna elettorale, noi siamo i veri lealisti, e ci siamo sempre comportati onestamente finché non  ci è stato proposto di rimanere in giunta con l’ingresso ufficiale del PD camuffato da tecnici (Lombardo quater ndr), abbiamo preferito uscire per non fare ammucchiate, ce ne siamo andati.
“Col PdL siciliano, oggi, abbiamo rapporti forse discontinui, sicuramente a corrente alternata, ma ritengo il PdL in stato confusionale, per esempio a Palermo vi sono ben cinque coordinatori comunali e provinciali, non è un partito pronto, questi sono segnali di debolezza, sono insorti problemi da questa mescolanza tra FI e AN, una fusione a freddo senza coinvolgimento cultural-ideologico, troppa fretta.  Ma io vorrei parlare solo di Forza del Sud , ognuno deve guardare a casa propria e noi siamo coesi e univoci, da noi non esistono correnti, in noi Micciché ripone assoluta fiducia e non vuole essere interessato nelle scelte che compie il territorio, lascia liberi tutti, abbiamo delle province e delle regioni dove vi sono deputati eletti e abbiamo nominato questi a coordinare le attività politiche che svolgono con grande autonomia propria ma armonizzata e dirò di più, essendo FdS rappresentata dall’Abruzzo fino in Sicilia, abbiamo immaginato una struttura federale per distinguere i problemi che sono diversi nelle varie realtà meridionali, che vanno affrontati sicuramente in maniera diversa.
“E’ chiaro che nel 2013 il candidato naturale è Gianfranco Micciché, – asserisce Fallica - e lo chiedono tanti filoni della politica siciliana, e su questo non c’è nessun mistero, noi abbiamo già fatto il passo indietro nel 2008, la prossima volta non vogliamo rinunziare né fare un ulteriore passo indietro e delle voci che accreditano una candidatura presidenziale di  Leontini, spinta dal Gruppo parlamentare pidiellino, non parlo”.
Poi si sofferma sulla legge elettorale ritenendo quella che prevedeva i collegi uninominali con la quota proporzionale la migliore possibile, perché consentiva un rapporto tra rappresentante e rappresentati ottimale, essendo i collegi di circa centomila elettori  e l’attuale norma che elegge i “nominati, da noi definita una vergogna nazionale,  l’on.le Fallica la ritiene sbagliata perché annulla il rapporto dei deputati col territorio da rappresentare e amplifica la disaffezione dei cittadini verso la politica non potendo scegliere chi li rappresenti. “E poi noi siamo per il bipolarismo di coalizione –dice Fallica- e non per il bipartitismo che abbiamo visto fallire pure a sinistra. Oltre che nel PdL anche nel PD tra gli ex margherita e ex diessini”.
“In definitiva noi siamo per la politica del fare nell’interesse del Sud -conclude Pippo Fallica- e lo abbiamo fatto ultimamente minacciando una crisi di governo per la salvaguardia delle energie rinnovabili, volano economico del meridione, che conta oltre 150.000 posti di lavoro in Italia di cui l’80% addetti al sud. Noi non vogliamo fare i primi della classe, ma questa è la prima dimostrazione che nel momento in cui vengono toccati gli interessi del popolo meridionale siamo pronti a dare battaglia, a qualunque costo, questo è Forza del Sud, governare per incidere, non come chi litiga con tutti e non trova più interlocutori”.
Abbiamo notato l’entusiasmo col quale Pippo Fallica parlava, un entusiasmo da neofita ma con l’esperienza dell’organizzazione formatasi in tanti anni in Forza Italia, non le dice ma le manda a dire.
ADOMEX



giovedì 24 marzo 2011

L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA APPROVA LA NUOVA LEGGE ELETTORALE


L'Assemblea regionale siciliana dice sì alla legge sulla riforma elettorale per i comuni e le province: l'approvazione definitiva arriva dopo un lungo, e a tratti teso, confronto tra maggioranza e opposizione. La riforma ha ottenuto 47 voti a favore, 15 contrari e due astensioni. La legge prevede che il sistema maggioritario venga applicato per i comuni fino a 10 mila abitanti, il sistema proporzionale a turno unico, senza ballottaggio, per i comuni dai 10 ai 15 mila abitanti, mentre dai 15 mila in poi resta il sistema elettorale in vigore, ma con il voto confermativo per il sindaco. Il punto centrale della riforma è l'introduzione nella stessa scheda del doppio voto confermativo per il candidato in tutti e tre i sistemi diversificati per comune a seconda del numero di abitanti. Dunque si mantiene un'unica scheda ma si supera l'effetto trascinamento che - in assenza di esplicita indicazione - spostava automaticamente sul candidato sindaco collegato il voto assegnato ad un candidato consigliere della stessa coalizione.

La riforma introduce poi altre novità: la sfiducia al sindaco, così come quella al presidente del consiglio comunale, dovrà essere votata dai 2/3 dei consiglieri; sarà obbligatoria la presenza delle donne in giunta, e almeno un quarto delle liste elettorali dovrà essere composto da donne; la metà della giunta potrà essere formata da consiglieri senza che questi abbiano l'obbligo di dimettersi (scompare dunque per la metà degli assessori l'incompatibilità con la carica di consigliere).
Si prevede inoltre l'elezione diretta dei presidenti delle circoscrizioni e si istituisce la "Consulta dei migranti". Si interviene anche sui premi di maggioranza nei piccoli comuni: viene rafforzata la maggioranza consiliare che sostiene il sindaco eletto. Manca ancora il voto finale alla legge.
Certamente questa è una vera rivoluzione negli equilibri politici degli EE.LL. nell'Isola. Uno stop all'effetto trascinamento della coalizione a vantaggio del candidato sindaco che penalizza maggiormente il PdL che in questa regione ha sempre fatto la parte del leone. Adesso le scelte andranno fatte con grande oculatezza a vantaggio della popolarità e della meritocrazia personale.

mercoledì 23 marzo 2011

Faremo muro perché lo scempio di Lampedusa, di Birgi e della Sicilia ven...




Non so se si tratta di sottovalutazione del problema o di premeditata scelta politica.
Vorrei capire come mai un governo che parla di esodo biblico e prevede 100mila persone già ai primi 15mila ha consentito che si massacrasse un’isola. Lampedusa è ormai una propaggine della Tunisia, a tutti gli effetti un’isola non italiana ma tunisina. I tunisini hanno superato in numero gli abitanti.
L’isola non ha perduto abitanti in questi anni. E’ chiaro che questa politica farà scappare i lampedusani. Già oggi rispetto a 5000 isolani, di cui gli uomini attivi e in condizione di operare saranno 2000, i tunisini sono 6000. Stanno dovunque senza servizi igienici, con pericoli di epidemie, e con un sistema che non funziona perché la gente sbarca e poi si accampa.
Ci vogliono delle navi civili o militari non solo per il trasporto ma anche per ospitare provvisoriamente questa gente e un ponte aereoper trasportarli nelle destinazioni finali, a cominciare dalla Sicilia ma anche in Lombardia e Veneto.
Non vorrei che il piano di distribuzione di cui ha parlato ieri il ministro degli interni esonerasse le regioni del nord perché veramente questo non lo consentiremo. Così come non consentiamo che si uccida un altro pezzo di Sicilia che faticosamente attraverso l’aeroporto di Birgi ha portato 1,8 milioni di persone all’anno da quelle parti di cui molti turisti.
C’è Sigonella, ne abbiamo due di basi. Si usi la base militare e non si chiuda l’aeroporto civile.
Oggi noi decidiamo di istituire un presidio stabile del governo regionale a Lampedusa. Andrà un lampedusano, l’assessore Sparma, e poi andranno tutti gli altri nostri assessori. Andremo lì a tutelare fisicamente l’isola e gli isolani che sono un pezzo di Sicilia oggi in difficoltà. E la stessa cosa faremo a Birgi nelle prossime ore.
Tutte le questioni della guerra, la no fly zone ecc. le lasciamo al governo nazionale che ha i propri problemi. Non faremo mancare la nostra solidarietà e la nostra attenzione, non cerchiamo divisioni e ci allineiamo alla politica del governo.
Ma che tutto questo non venga pagato dalla Sicilia che è in ginocchioperché i fondi Fas vengono spesi al nord, perché non si realizzano infrastrutture ecc. In ginocchio un’isola che sta facendo ordine in casa propria, eliminando malaffare, porcherie e spechi e si trova di fronte un governo insensibile e lontano.
Faremo muro fisicamente, oltre che politicamente e moralmente, perché questo scempio venga interrotto.

sabato 19 marzo 2011

Lombardo azzera il Mpa e fonda un nuovo "partito"..... entro un mese

DOPO AVERE AZZERATO TRE GOVERNI LOMBARDO ADESSO AZZERA IL MpA


Il presidente della Regione Siciliana e leader del Mpa Raffaele Lombardo nel corso della presentazione del nuovo soggetto politico meridionale e meridionalista, che ha come obiettivo quello di riformare il suo movimento.

“Oggi siamo qui per porre una questione ai miei amici dell'Mpa con cui per sei anni abbiamo condotto una esaltante ma anche difficilissima esperienza, credo che per come si sono evolute le cose ci sia bisogno di una naturale evoluzione sulla base delle esperienze che abbiamo fatto e innestare forze fresche e nuove per una sfida molto piu' difficile ed impegnativa, con un nuovo manifesto programmatico e nuove regole di apertura verso il mezzogiorno..il popolo meridionale rischia dopo 150 anni di unità di essere penalizzato da un divario irrecuperabile e per impedirlo investiremo tutti i nostri talenti in una forza politica democratica che creda nel riscatto del Sud e riviva il gusto della lotta e dell’impegno.
Il tema fondamentale  delle alleanze Lombardo lo affronta così: “Nessuna alleanza è scontata, né col Nuovo polo, né col Pd”. Un riposizionamento al centro, dunque, di quello che non sarà più un movimento ma un partito, con una linea di dialogo aperta verso l’Udc e Fli.
Sarà comunque una fase lunga, questo fa capire Lombardo:  “Ritengo non si concluderà prima della fine di aprile”.
“Ad Arcore si mettono insieme partiti per il Sud – stiletta Lombardo- sotto l’occhio vigile di Cosentino e a condizione che non si disturbi la Lega”.
E senza nominare Gianfranco Miccichè e il suo nuovo partito ‘Forza del Sud’,  Raffaele Lombardo attacca il sottosegretario criticando la nascita del nuovo partito. Ma Forza del Sud continua a raccogliere consensi fuori dalla Sicilia, anche tra gli ex alleati del Mpa.
La sfida extra siciliana, in verità,  Lombardo l’ha persa molte volte, forse per mancanza di appeal, ma anche per una comunicazione inadeguata, e per non avere messo in campo il marketing strategico di cui ha bisogno ogni prodotto-idea che deve essere lanciato sul mercato, ma in un mese di tempo c’è n’è, e modo e spazio per poter fare, pensare, correggere,  sempreché si abbandonino i soliti riti vetusto-democristiani cui ci ha abituato. Tenere la barra dritta senza nessuna incertezza e titubanza, il gioco è già stato scoperto.
Forze nuove in campo, ma, forze nuove di qualità che bisognerebbe reclutare tra gli ignoti o valutare anche tra gli amici noti finora tenuti lontano dalla stanza dei bottoni. Non solo intercettori del consenso ma portatori di idee, e per queste ultime occorre avere la testa da opinion makers.
Se lo schema, però, sarà il medesimo, quello già visto, che riteniamo vetusto, non andrà da nessuna parte.
Noi gli riconosciamo grande acume politico, seppur vero è che ha creato dal nulla un movimento che senza varcare lo stretto, in Sicilia ha dettato legge, ma come nei giochi di carte, dove non servono solo quelle, i bluff ripetuti fanno inesorabilmente una brutta fine, e Berlusconi e i suoi amici lo sanno, come lo sanno i neocomunisti, per questo non crediamo che questo nuovo soggetto politico sia un nuovo contenitore per amici in fuga dai propri partiti, sarebbe deludente.
Seguiremo in questo mese rifondativo l’evoluzione dal di dentro. 

sabato 12 marzo 2011

Politica Siciliana - Lumia e il fotovoltaico dopo Vitrano

Un brevissimo commento alla notizia che ancora una volta scuote la politica siciliana e mette ancor di più il dito nella piaga della mancata semplificazione amministrativa e nella sburocratizzazione delle prassi amministrative che sono da tempo la zavorra che frena l’economia siciliana e la mancata occasione di investimenti che potrebbero arrivare.
Un commento che va in controtendenza, il nostro, rispetto alle prime reazioni della politica isolana.
Sul fatto nulla da dire, se è vero, ed è vero, che l’imprenditore ha segnalato la richiesta di una tangente agli inquirenti, se è vero ed è vero che la polizia ha seguito tutta l’azione e se è vero com’è vero che il corpo del reato di 10.000 euro è stato trovato nelle tasche del deputato, non c’è nulla da dire perché il fatto è talmente chiaro che non servono commenti.
Quello su cui noi vorremmo soffermarci sono invece le solite reazioni stantie e ripetitive della politica, parole, distinguo, fiducia nella magistratura, meraviglia. E poi esaltazione di alcune scelte che non c’entrano nulla con le bonifiche ambientali proprio perché non c’è nulla di bonificato.
Andiamo con ordine.
 "Chi sbaglia paga – dice Lumia-  è una regola severa che il Pd applicherà senza alcuna titubanza. Un imprenditore che denuncia è un valore. La denuncia e la selezione della classe dirigente sono la via maestra per stroncare la nefasta intermediazione nel rapporto con la pubblica amministrazione. Si conferma, inoltre, che l'azione di bonifica avviata dal prefetto Giosuè Marino (attuale assessore regionale, ndr) nel settore delle energie alternative è stata quanto mai necessaria".
Noi vorremmo chiedere, però, all’on.le Lumia quale bonifica è stata fatta dal neo assessore Marino atteso che ancora oggi l’imprenditore nordista per accelerare la propria pratica si sia rivolto a chi avrebbe dovuto fare pressioni per sbloccarla. Ma si è chiesto l’on. Lumia a che data di presentazione delle istanze è fermo l’esame  autorizzativo  per le energie rinnovabili? Cosa ha fatto questa classe politica, autoreferenziale bonificatrice,  per snellire tali procedure? Lo sa l’on. Lumia ogni quando si riuniscono le conferenze dei servizi e quante pratiche esaminano ogni seduta? Ovvero questa prassi è strategica al fine di fare elemosinare “favori”?
Riteniamo che non basti l’antimafia di facciata per rendere un servizio alla collettività. Dichiarazioni d’intenti ne abbiamo sentite abbastanza ma di fatti tangibili ne abbiamo visto pochi, tant’è che un settore di sviluppo importantissimo per la nostra terra che è certamente quello delle energie rinnovabili, pulite e biocompatibili, in una regione come la nostra che produrrebbe il doppio rispetto ad altre zone del paese, è fermo. E lo dimostra ancor di più questo fatto odierno. Per accelerare le pratiche occorre “l’intervento”, pagato nel caso in specie.
Un’ultima domanda vorremmo infine fare all’on.le Lumia. Quali cambiamenti epocali ha realizzato la sua parte politica da quando è preponderante, anche condizionante direi,  in questo governo, in un dipartimento come questo, per esempio, che sovrintende da molti mesi, tramite l’assessore Marino?
Noi, che però non siamo attenti, non ci siamo accorti di nulla. Ne vorremmo avere contezza, come cittadini e come siciliani.
Ovvero si deve stroncare il settore delle energie rinnovabili, nel quale lavorano 12.000 addetti in Sicilia, per  consentire la costruzione di qualche centrale nucleare che al primo terremoto ci contamini tutti come successo oggi in Giappone terra di altissima qualità tecnologica?

Ci faccia sapere  l’on.le  Lumia a quale bonifica si riferisca, quella del non far nulla?
Certamente bisogna essere rigorosi nell’esame dei soggetti imprenditoriali, sulle loro qualità personali, sulla loro capacità tecnica e finanziaria, sapere da dove arrivino i soldi per l’investimento per evitare che vi siano infiltrazioni, che vi siano prestanomi della criminalità organizzata. Ma questo è stato fatto? Riteniamo di no. Ma dopo aver assolto questo compito, la burocrazia deve essere velocissima ad esaminare “le carte “ e dare risposte, piuttosto ieri anziché oggi.
Se la rivoluzione lombardiana non è riuscita in questo ha fallito il compito principale che si era preposta.

giovedì 10 marzo 2011

Politica Siciliana: SURREALE, QUINDI POSSIBILE


Brevemente e a prescindere da analisi socio politiche approfondite, abbiamo riflettuto da ieri alle notizie che si rincorrono circa le dimissioni di Raffaele Lombardo da Presidente della Regione.
Dopo i governi regionali, quattro in tre anni, che hanno visto variare diverse formule politiche che dal centro destra si sono spinte al centro sinistra, questo diventerebbe un nuovo colpo di scena, le dimissioni di Lombardo per assolvere il compito di Ministro della Repubblica.
Un ritorno alla casa madre, da dove si era partiti, certamente con diverse novità. Novità che si rendono necessarie atteso che il quadro politico siciliano è mutato, trasformato, trasfigurato rispetto a tre anni fa.
La Sicilia, come sempre, terra di esperimenti, questa volta ha dato un inusitato, direi unico, apporto a tutta la nazione rispetto cambiamento di alleanze, partiti e attitudini umane. Ed è stato proprio inconsueto e dirompente perché stavolta, a sparigliare le tessere ci ha pensato terminetor Raffaele Lombardo, e più che sparigliare ha in realtà squarciato tutto il sistema politico siciliano con riflessi nazionali.
Il suo MpA non è riuscito a varcare lo stretto per affermarsi come forza politica del sud che potesse competere con la Lega di Bossi, ma ancor peggio, man mano che l’esperienza di governo dell’isola procedeva, l’appeal politico del Movimento calava, i propri dirigenti scontenti, il popolo insoddisfatto perché non vedeva risposte ai bisogni necessari del vivere quotidiano.
Quindi cosa fare? Dopo avere massacrato, come detto, i partiti alleati e tutti sono stati alleati con lui in questi tre anni, e tutti sono deflagrati, ha annientato anche il Pd che è riuscito a spaccare in almeno quattro pezzi, uccidendo così anche chi era già morto. Adesso si torna all’origine.
Accordo con Berlusconi, prendere un posto di ministro, lasciare un suo vice a governare fino alle prossime elezioni regionali (a giugno), riunire sotto la stessa bandiera tutti i pezzi meridionalisti che in questi anni si sono moltiplicati da Napoli in giù, compreso il vecchio amico Micciché (prossimo Presidente della Regione Sicliana), ed aprire una nuova stagione politica partendo dal 17 marzo con la rifondazione del MpA e/o con la nascita del Partito del Sud, competitor-alleato della Lega nord. 
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Fantapolitica o realtà? Lo vedremo sin da subito se vero è che il rimpasto di governo nazionale sarà venerdì (?) e che il 17 marzo è alle porte.