mercoledì 15 aprile 2009
sabato 11 aprile 2009
Paternò ( Catania ) - TRE SONO I POTENTI, IL PAPA, IL RE, E CHI NON HA NIENTE

venerdì 10 aprile 2009
Catania: Tuccio Aiosa, consigliere provinciale, aderisce al MpA di Raffaele Lombardo
CONSIGLIERE PROVINCIALE
Premesso che nel
Che in questo anno di esperienza istituzionale non ho provato compiacimento politico-amministrativo nello svolgere la mia funzione perché compresso da una politica essenzialmente verticistica, scevra da alcuna la dialettica, dove le istanze sociali sono tenute in limitata considerazione;
Che anche nelle dinamiche politiche della città di Paternò, all’interno del PdL, non vi è stata e non vi è, alcuna scelta condivisa, né alcuna argomentazione partecipata;
Condividendo la condotta che i Movimenti per le Autonomie intendono condurre in ordine ad una valorizzazione delle peculiarità territoriali e conseguentemente con scelte politiche che provengono dalla base;
Apprezzando l’azione che il Presidente della Regione conduce, dalla sua elezione, e che indiscutibilmente va verso il rilancio della nostra realtà siciliana;
decide
Quali le grandi opere e le infrastrutture, innanzitutto il Ponte sullo Stretto, che è ormai rappresenta una necessità per il Paese e per l’intero bacino del Mediterraneo.
La Fiscalità di vantaggio che porterebbe, verso nuovi ed importanti insediamenti produttivi, di grossi gruppi economici multinazionali interessati, i quali oltre che ai vantaggi fiscali, non ultimo, guardano alla posizione geografica della Sicilia determinante e strategica al centro del Mediterraneo, riferimento dei paesi in via di sviluppo, nuova frontiera da attenzionare.
La attivazione dell’art. 37 dello Statuto che prevede il pagamento alla Regione delle tasse per le imprese che operano nel territorio siciliano (le c.d. accise petrolifere).
L’attivazione dei FAS, PON e POR verso obiettivi che siano connaturati alla nostra attitudine imprenditoriale e alla nostra storia.
Il Patto per le Autonomie. Cioè il dovere di combattere per un Paese che sappia effettivamente promuovere le autonomie locali, attuare il più ampio decentramento amministrativo e adeguare i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
giovedì 9 aprile 2009
AVVERTENZA

martedì 7 aprile 2009
AIUTIAMOLI

domenica 5 aprile 2009
MPA: LOMBARDO, ALLEANZA CON GOVERNO NON IN DISCUSSIONE MA CI FACCIAMO SENTIRE

''Il nostro rapporto di alleanza a livello nazionale non lo mettiamo in discussione ma quando il nostro Piano non viene approvato dal Cipe ci si incontra con i presidenti delle Regioni meridionali per fare un fronte unico e farci rispettare dal Governo nazionale''. Il leader dell'Mpa, Raffaele Lombardo, e' chiaro su questo punto e ricorda ''abbiamo un patto scritto con il Presidente del Consiglio, glielo ricordo sempre. Non vorrei tornare a ricordarglielo portando a Roma 10mila persone''.
Intervenendo a una manifestazione politica a Cosenza dice ancora: ''Viviamo a tutti gli effetti in due Italie: in una c'e' piena occupazione (tranne che negli ultimi tempi), ci sono infrastrutture, c'e' un'ottima qualita' della sanita'. E' tutto il contrario dalle nostre parti''.
Per questi motivi, spiega Lombardo, il federalismo fiscale sara' una buona occasione per ''non delegare piu' ad altri'' le questioni che riguardano la sanita', la scuola e tutto quanto diventera' di competenza delle amministrazioni locali. ''L'Italia deve diventare unita una volta per tutte'', conclude.
giovedì 2 aprile 2009
Paternò ( Catania ): ULTIMORA - ARRIVANO ISPETTORI ANTIMAFIA
A seguito dell'operazione "Padrini", che a fine novembre ha portato all'arresto dell'assessore ai Servizi Sociali Carmelo Frisenna del PdL, gli inquirenti ritenendo che vi fossero gravi indizi di presunte infiltrazioni mafiose al comune di Paternò, hanno trasmesso alla Prefettura di Catania, per il seguito di competenza, la richiesta da inoltrare al Ministero dell'Interno, il quale ha disposto l'inediamento di tre ispettori, che è avvenuto oggi, che hanno l'obbligo di verificare tutti gli atti amministrativi per accertarne la "trasparenza" amministrativa e relazionare di conseguenza al Governo. I tre ispettori ministeriali sono un vice Prefetto, un capitano dell'Arma dei Carabinieri ed uno della Guardia di Finanza.
domenica 29 marzo 2009
PdL - Berlusconi : Un Uomo Solo al Comando

Ci aspettavamo di più. La nascita del più grande partito della storia repubblicana era atteso come un evento storico, preludio di un cambiamento politico risolutivo rispetto ad una transizione tra un sistema e l’altro, che dura ormai dal 1994. La cosiddetta seconda repubblica non è mai nata.
Adesso ci si prova con il bipartitismo, rimarrebbero solo le forze autonomiste territoriali.
Può essere la soluzione ultima, questa, per uscire dal guado politico nel quale ci troviamo, sempreché siano fatte le riforme costituzionali e rendere il paese moderno per affrontare la sfida del futuro.
Ma la prima giornata di congresso non ci ha entusiasmato. Il discorso di apertura di Berlusconi ci è apparso lo stesso di sempre. Una riedizione del 1994 con gli stessi slogan di sempre. Molto marketing, buona comunicazione pubblicitaria, grande senso dello show, ma niente contenuti politici di spessore. Ci è sembrato di assistere al proseguo di un film di successo: Forza Italia 2.
Ed ieri ascoltando gli interventi della mattinata, abbiamo confermato se non addirittura peggiorato le nostre convinzioni, un partito che non c’è, o solo monocratico, che si tira in dentro e fagocita anche AN e la propria tradizione. Un solo uomo al comando.
Un inno a Berlusconi, questi sono stati tutti gli interventi di importanti esponenti di governo, per non parlare della Prestigiacomo, che ha recitato uno scarsissimo scorcio di lettura fatta anche male. Sconcertante.
Solo due contributi buoni, quelli, di Brunetta e Tremonti, ma questo onestamente ce lo aspettavamo, discorso da statisti, molto governo, poca politica, ma fanno bene il proprio mestiere … fino al panegirico del Capo.
Però il primo vero autentico acuto, un intervento politico di indubbia qualità si è avuto con il giovane ministro Giorgia Meloni, la prima a parlare di meritocrazia: “ Il merito in politica è il giudizio del popolo che si misura con le preferenze e queste sono il vero rapporto tra eletto ed elettore, si deve rivedere la legge elettorale”.
E poi il grandissimo intervento di Gianfranco Fini che chiude in gloria la mattinata del 28, dando finalmente il senso della politica a questo congresso.
Se vogliamo essere seri critici dei fatti, dobbiamo affermare che in questo nuovo partito si potrebbe trasformare il concetto di movimento di plastica, quale è stata FI, in quello di un grande partito di popolo, ma solo col contributo ideale e serio di Alleanza Nazionale, questo è stato dimostrato al Palafiera di Roma, ma questo non succederà.
Proprio su alcune scommesse vere, di efficace cambiamento della società, si gioca la posta questa classe dirigente del PdL. Condividiamo senza dubbio alcune prescrizioni dichiarate, senza le quali il malato potrebbe morire, che dovrebbero essere i prerequisiti di ogni istituzione pubblica da Roma fino in periferia.
L’etica del dovere, innanzitutto, che i rappresentanti del popolo devono assumere come regola obbligatoria. Essere l’esempio per i cittadini, ai quali indicare col loro comportamento etico i precetti per perseguire i doveri che sono stati accantonati, indicare con la loro condotta il ruolo di buon cittadino. Anche Berlusconi nel suo intervento di chiusura usa la frase “il primo compito degli amministratori è quello di non rubare”.
Questo vale soprattutto per il sud Italia, dove troppo è stato abbandonato rispetto a questa frontiera, quella del dovere, fino a farla diventare emergenza.
Se non si assume il concetto di legalità nelle istituzioni, e si abbandona la via degli accordi ad ogni costo, anche con settori turpi della società al fine del mantenimento del potere personale ad ogni costo, e nel nostro territorio ne abbiamo fulgidi esempi, il meridione tutto non si alza, e questo vitale problema sociale rischia di tirarsi nella voragine tutto il resto del paese.
Altro tema ripreso da Fini è quello della meritocrazia.
Meritocrazia che in politica si sostanzia nel consenso ricevuto. E’ arrivata l’ora di abbandonare la formazione della classe dirigente per nomina. Anche perché questo cozzerebbe col concetto delle territorialità delle istituzioni e della riforma federale dello stato. E’ una “contraddictio in terminis”. E’ proprio questo che ci inquieta. Un solo uomo al comando con la classe dirigente nominata ed al suo servizio. Berlusconi non ne fa mistero quando afferma che i parlamentari sono un inutile orpello di cui fare anche a meno “tanto votano a comando”, ma questo non è edificante esempio di democrazia autentica .
Quindi dove starebbe la novità del partito del popolo, le cui istanze dovrebbero provenire dalla base. Provate a simulare che qualcuno metta in discussione la leadership di Berlusconi. Sembra una ipotesi inammissibile, anche ridicola, e gli interventi in congresso dei massimi esponenti del PdL l’hanno ulteriormente avvalorata, ma proprio perché la genesi del PdL è questa, la berlusconizzazione degli alleati.. Sul predellino della macchina, a piazza San Babila nel 2007, quando gli italiani hanno ascoltato per bocca di Berlusconi la fondazione del Partito delle libertà (allora lo chiamava ancora così), era questa l’intenzione del Cavaliere, infastidito dalla troppa dialettica gli alleati, non ancora berlusconizzati a dovere.
Questo non avviene però nelle mature ed efficienti democrazie occidentali, che il Cavaliere vuole prendere ad esempio. Sarkosy, la Merkel, Brown, lo stesso Obama possono essere messi in discussione, pure rimossi da dialettiche diverse all’interno del proprio partito o la loro leadership contestata, come pertanto avviene periodicamente, e come è giusto che sia.
Nel Popolo della Libertà questo non può avvenire. Non può avvenire per due motivi.
Il primo è la concezione carismatica della leadership, non politica e peronista, il rapporto diretto che Berlusconi ha col popolo degli elettori, che non è mediata dal partito né dai suoi satrapi territoriali. E’ lui che invero riceve i consensi, non altri, ed infatti quando non è candidato in prima persona, il partito perde quasi la metà dei voti.
L’altra disfunzione non meno importante è la cosiddetta nomina da parte del capo dei pseudo-rappresentanti del popolo. L’elettore non li sceglie, sceglie solo il capo, per cui la disfunzione democratica diventa vera difficoltà. Ma Berlusconi sa benissimo tutto ciò, ed il suo progetto egemonico, coltivato da anni, adesso si è realizzato. Mai nessuno in Italia, dopo il
Bene fanno gli alleati del Cavaliere, Lega ed MpA, con le dovute proporzioni, a non farsi fagocitare, bene fa l’UDC di Casini ad essere rimasto fuori, per mantenere non solo la propria identità, territoriale per alcuni, ideologica per altri, e non diventare berlusconiani come tutti quelli che hanno aderito, ma soprattutto per non fare raggiungere quel famigerato 51% al PdL e al suo uomo solo al comando, che potrebbe essere dannoso per la nostra democrazia.
Solo la diversità storico-culturale di Alleanza Nazionale può aiutare il processo di democratizzazione del Popolo della Libertà, ma dopo Berlusconi, se già non è troppo tardi.
sabato 28 marzo 2009
Paternò (Catania): Ne facciamo fuori uno a settimana
Lo sguardo perso nel vuoto è la risposta certa a ciò che dicono di lui i colleghi di partito, i quali ci hanno chiesto di ghigliottinarlo oggi (COSì SPUTTANIAMO ANCHE LORO). Sempre candidato a tutto, mai scelto proprio per la sua poca autorevolezza. Incapace di trovare la "pax animii". Se ne parla ridendo, per le proprie caratteristiche genetiche. giovedì 26 marzo 2009
Sicilia: Indennità Parlamentari - Se Roma non piange Palermo ride

"La mitica Assemblea Regionale Siciliana ne ha fatta un'altra delle sue. Per fregare la Corte costituzionale chiamata a ribadire le incompatibilità che costringerebbero vari deputati regionali a rinunciare ai doppi incarichi, ha votato una leggina: i consiglieri dovranno sì scegliere, ma solo dopo la sentenza finale in Cassazione al termine di un eventuale processo civile. Risultato: dato che in Sicilia ci vogliono in media 1.678 giorni solo per arrivare al verdetto d'appello, potranno tutti finire il mandato senza la seccatura di dimettersi.
Il carico di incarichi (scusate il bisticcio) dei deputati regionali siciliani non è una novità. Benedetti storicamente da privilegi spettacolari, tra i quali a un certo punto spiccava il contributo vacanze per il suocero (58 mila lire: sempre buoni per comprar le sigarette...), i «baroni» del Palazzo dei Normanni erano finiti per l'ennesima volta in prima pagina soltanto poche settimane fa. Grazie alla proposta di un esponente del Pd, Giovanni Barbagallo, di abolire l'accumulo di bonus supplementari dati in aggiunta all'indennità e ai benefit a quelli che hanno qualche carica. Cioè quasi i quattro quinti dei parlamentari isolani, che già incassano (per «nobile lignaggio»...) al netto quanto i senatori di Palazzo Madama. Rileggiamo il Giornale di Sicilia: «Ognuno dei due vicepresidenti incassa una indennità aggiuntiva di 5.149 euro lordi al mese. I tre questori si fermano a 4.962 euro ciascuno. I tre segretari del consiglio di presidenza hanno 3.316 euro e la stessa cifra guadagnano i 10 presidenti delle commissioni. I 23 vicepresidenti delle commissioni si fermano a 829 euro in più al mese mentre gli 11 segretari delle stesse commissioni ricevono 414 euro». Più i bonus ai capigruppo e agli assessori. Bene: in questo contesto già imbarazzante, spiccano i casi di deputati che, in smaccata violazione della legge nazionale, hanno contemporaneamente altri incarichi incompatibili. Esempi? Pino Federico, del lombardiano Mpa, che fa il presidente della «provincia regionale» (variazione delle province, sulla carta abolite) di Caltanissetta. Alberto Campagna, Pdl, consigliere regionale e comunale a Palermo. Davide Faraone, Pd, consigliere regionale e comunale a Palermo. Giovanni Greco, Pdl, consigliere regionale e comunale a Palermo.
Per non dire di Giuseppe Buzzanca, che mentre siede a Palazzo dei Normanni fa anche il sindaco di Messina e si è preso in giunta altri due deputati isolani. Il vicesindaco (nonché assessore alle Politiche Culturali) Giovanni Ardizzone e l'assessore alla protezione civile Fortunato Romano. Ed è proprio intorno a questi due che nasce il caso di cui parliamo. Escluso dall'Ars perché primo dei non eletti dietro Ardizzone, il casiniano Antonino Reitano va dall'avvocato Antonio Catalioto e presenta un ricorso: l'articolo 62, comma 3, della legge regionale 29/51, prevede infatti «l'incompatibilità del Deputato regionale con la carica di sindaco o assessore dei comuni con popolazione superiore a 40 mila abitanti o presidente ed assessore provinciale». Parallelamente, il legale presenta un ricorso identico contro Romano per conto del primo dei non eletti del Mpa, Santo Catalano.
Mesi di attesa e finalmente, alla fine del gennaio scorso, il Tribunale di Palermo decide: i ricorsi non sono manifestamente infondati. Meglio chiarire la faccenda una volta per tutte girandola alla Corte Costituzionale. A Palazzo dei Normanni sbuffano: vuoi vedere che la Consulta spazza via per sempre la comodità di tenere i piedi in più scarpe? Detto fatto, una maggioranza trasversale di destra e sinistra, ritrovando una magica coralità d'intenti assente in tutte le altre questioni, prende in contropiede i giudici costituzionali e allestisce in tutta fretta una nuova leggina. Che sempre in tutta fretta vota e pubblica sulla Gazzetta Ufficiale perché entri in vigore. Cosa di pochi giorni fa. E cosa dice questa leggina? Che «nel caso in cui venga accertata l'incompatibilità, dalla definitiva deliberazione adottata dall'Assemblea, decorre il termine di dieci giorni entro il quale l'eletto deve esercitare il diritto di opzione a pena di decadenza. Ove l'incompatibilità sia accertata in sede giudiziale, il termine di dieci giorni per esercitare il diritto di opzione decorre dal passaggio in giudicato della sentenza». Traduzione: l'Ars si riserva il diritto di decidere chi è incompatibile e chi no (cosa che ha mostrato di guardarsi bene dal fare) ma in ogni caso la decadenza dall'una o dall'altra delle cariche accumulate sulla base della legge nazionale non è affatto automatica.
C'è chi contesta questa procedura da signorotti medievali?Faccia causa. Ma sia chiaro: il deputato regionale condannato a mollare una delle poltrone potrà restare dove sta fino alla sentenza definitiva in Cassazione. Sapete quali sono i tempi della giustizia civile in Sicilia? Lo dice il Presidente della Corte d'Appello di Palermo, Armando D'Agati, nella relazione dell'anno giudiziario: 1.678 giorni. Trentuno più che nel 2007. Quattro anni e mezzo. Ai quali va aggiunto almeno un altro anno per la Cassazione. È vero che, teoricamente, se gli avvocati dei denunciati non facessero ostruzionismo, la procedura potrebbe essere accelerata. Ma non abbastanza da evitare un finale scontato: prima che arrivi la sentenza definitiva, la legislatura sarà finita. E il deputato siciliano grondante di poltrone potrà rivolgere ai suoi compaesani e a tutti gli italiani il suo distinto saluto: marameo". Gian Antonio Stella
E mentre la crisi economica avanza e le famiglie stentano, loro come se vivessero in altro pianeta continuano ad aumentare i loro privilegi, proclamano rigore e tagli ma in effetti pensano ad altro. Maria Antonietta moglie del re di Francia luigi XVI, quando le riferirono che il popolo non aveva più il pane disse di dare loro le brioches, ma finì con la testa mozzata. Aspettiamo un altro termidoro, se il popolo ne prende coscienza.
lunedì 23 marzo 2009
Paternò ( CT ): Un Banditore a Caccia di Banditi
sabato 21 marzo 2009
Paternò ( Catania ): Questa settimana tocca a te

Dopo le nuove, anche se ripetue, perfomance dei servizi sociali, non potevamo che ghigliottinare il neo assessore Marilina Cancelliere. Tutto ciò che aveva proclamato all'atto dell'insediamento puntualmente è stato inesorabilmente smentito. Una operazione gattopardesca? Stessa solfa in ogni caso. Questa settimana tocca a te.
mercoledì 18 marzo 2009
Paternò ( Catania ) Evasioni e poi ..... evasioni ?
Riceviamo una mail semiseria di un nostro attento quanto assiduo lettore, attento al settore dei sevizi sociali, molto attento anzi, che pubblichiamo qua di seguito:"Egregio dott. ADOMEX:
Viste le sue amicizie con il sindaco di Bafatà, desidererei che Ella si facesse carico di recapitare, per mio conto, una richiesta di consulenza di natura amministrativa. Tale richiesta così si articola:
Sono il presidente di una cooperativa sociale appaltatrice di un servizio ai bambini disabili in un comune della Sicilia (Italia). Fino ad oggi tutto è andato bene per i pagamenti delle fatture spiccate al Comune a fronte del servizio reso. Adesso, l’ufficio preposto all’emissione del mandato di pagamento, mi richiede la presentazione delle fatture accompagnate dal DURC in originale e non più in autodichiarazione come è stato fatto fino ad adesso. Il problema è che non pago i contributi dei dipendenti da parecchio tempo e quindi non posso ottenere il DURC in originale. Morale della favola è che il Comune, fino a quando non produrrò la documentazione in originale, non farà più pagamenti.
1) Cosa rischio per aver presentato autodichiarazione di regolarità contributiva (DURC) mendace?
2) Cosa rischia il funzionario preposto del Comune al controllo della veridicità delle mie dichiarazioni?
3) E’ vero che, secondo quello che c’è scritto nel capitolato d’appalto, l’ufficio dei servizi sociali dovrebbe revocarmi l’appalto perché non sono in regola con questo maledetto DURC?
4) Come posso ovviare a questi problemi affinché si sblocchino i pagamenti delle fatture e quindi procedere al pagamento delle spettanze arretrate del personale?
Egregio dott. Adomex, questo il contenuto della richiesta. Restando in attesa, cordialmente La saluto. Mastino".
Ora, se il tono è scanzonato, il problema appare serio. Abbiamo condotto una serie di informazioni informali e sembra che il nostro Mastino sia ben infornmato circa la seria probabilità che ad una delle cooperative che ha un appalto come prestatore di servizi presso il Comune di Paternò, sia stato bloccato il pagamento perchè non abbia prodotto l'originale del DURC, che è il documento rialsciato dall'INPS attestante i pagamenti contributivi dei propri dipendenti, necessario a tal fine da qualche anno. Ma delle domande che sorgono spontanee : L'ufficio si è accorto solo adesso della mancanza del documento ovvero prima ha acquisito solamente l'autocertificazione non ammissibile quale sotituto del DURC per i rapporti con la pubblica amministrazione? Se così fosse aggiungeremo al bianco lo splendore, tutti i rapporti sarebbero irregolari. Quali provvediementi ha assunto l'amministrazione comunale a seguito di questo controllo? Nessuno probabilmente, come sempre. Il neo assessore Cancelliere, che certamente sa, usa l'inerzia amministrativa per tirare a campare? Non risponde alle domande che provengono dai cittadini, questo lo sa fare bene.
Intanto la cooperativa in questione non ricevendo fondi non paga gli stipendi ai dipendenti da qualche mese.
I servizi sociali sono una autentica pentola a pressione che rischia di scoppiare e coinvolgere tutta l'amministrazione.
In mancanza di notizie ufficiali da parte dell'assessore al ramo, noi voce dei cittadini, ci vedremo costretti a chiederle ad altra autorità. Intanto si tira a campare con sprovvedutezza.
Paternò ( Catania ) : MEGLIO LUI CHE IL PDL?
Sarebbe meglio l'on.le Laqualunque di altri che zampettano in questa città, almeno ha le idee chiare. Cetto Laqualunque for Major
martedì 17 marzo 2009
Paternò ( Catania ): Servizi Sociali, cambiano i suonatori ma la musica è la stessa

Dire che il settore dei Servizi Sociali del Comune di Paternò sia oramai il tormentone amministrativo, sembra un eufemismo oltremodo riduttivo.
Mi spiego meglio, dove vi accorgete che la caratteristica richiesta la possedete solo voi, non mettete nessun tetto all’attribuzione del punteggio massimo, in modo che raggiungerete un punteggio irraggiungibile per gli altri. Dove però sapete che in altri punteggi, diversi partecipanti, possono superarvi, mettete un limite pari al punteggio che anche voi possedete. Ed il gioco è fatto. Avete “ABBISSATU” (scusate il termine portoghese) la gara senza che nessuno potrà accorgersene".
Ecco proprio questa la ricetta, bandi sartoriali, come i vestiti su misura. Tetti massimi ad usum, attribuzione punteggi agli stessi secondo ricetta, esaltando il concetto di territorialità, e soprattutto, anzicché gare libere ad evidenza pubblica, trattative private. Invitate circa 40 imprese ma solamente due che partecipano. Ma nessuno si chiede come mai. Nessuno chiama le ditte non partecipanti per sapere quali siano i motivi che le portano alla non partecipazione . Ed il nuovo assessore Cancelliere (nella foto sopra) che fa? Silenzio sicuramente, ignavia forse, accondiscendenza passiva probabile.
In questa fase vorremmo solamente chiederle, gentilissima assessore, chi ha redatto il bando? Chi ha scelto la formula della trattativa privata, ovvero sarebbe meglio definirla privatissima?
Appena studiate le carte riprenderemo questo caso davvero interessante, anche in mancanza delle risposte dell'assessore in questione, che certamente non ci risponderà o non ci potrà rispondere.
mercoledì 11 marzo 2009
POLITICA: INDIGNATEVI PURE
Qualche mese fa un neo deputato, nel fare un discorso da bar, ad alcuni che gli sottolineavano che lo “stipendio” era sproporzionato, rispondeva che in fondo in Italia e addirittura nel Mondo vi erano manager che percepivano somme molto più elevate, e che in fondo l’indennità parlamentare era bassa rispetto al posto occupato.
Noi, prima di iniziare ad affrontare di nuovo questo argomento vorremmo fare chiarezza sulle cifre ufficiali percepite dai nostri parlamentari di Camera e Senato, poi dei costi generali della politica e del disagio dei cittadini. E vorrei ulteriormente chiarire, che questa non è propaganda politica in favore o contro nessuno. Sono, però, perfettamente d'accordo con l'idea che gli stipendi dei politici italiani siano spropositati e che il numero di deputati e senatori (945 più quelli a vita) sia assurdamente consistente, a maggior ragione se rapportato a quello di altri stati. Ma credo che le iniquità e le assurdità non si debbano combattere usando dati falsi: bastano, e avanzano, già quelli reali. Oltretutto, cominciare qualsiasi iniziativa su una bugia significa offrire il fianco all'avversario, dandogli facile appiglio per screditare l’assunto.
Da fonti ufficiali di Camera e Senato: i nostri parlamentari percepiscono 15.237 euro mensili netti (qualcosa in più per i senatori) voci suddivise tra indennità, diaria, spese inerenti il rapporto con gli elettori, più 3.995 euro trimestrali per rimborso spese di trasferimento (taxi etc.), 3.100 euro annui per viaggi all’estero, 3.098 euro annui per spese telefoniche, per i senatori queste ultimi rimborsi si moltiplicano per tre ed oltre. TESSERA DEL CINEMA gratis, TESSERA TEATRO gratis, PISCINE E PALESTRE gratis, TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis, CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis, FS gratis, RISTORANTE a 2 euro, BIGLIETTI AEREO gratis. SPESE POSTALI gratis. Gratis per loro naturalmente, ma le spese sono a carico del contribuente. Tutto costa. Questa la situazione reale, di coloro che “strictu sensu” non rappresentano nemmeno il popolo, essendo stati nominati dalle segreterie di partito.
Ma quanto producono questi sedicenti manager per la collettività? Nulla ad interpretare il pensiero del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, anzi per “lui” sono del tutto inutili, forse anche fastidiosi. Non dovrebbero parlare per non far perdere tempo al Governo per la missione che deve compiere, addirittura non dovrebbero neppure votare: «Proporrò - dice - una legge popolare per dimezzare il numero di parlamentari», ed ancora, secondo Berlusconi, per snellire le procedure e adeguare i tempi del Parlamento all’attività di governo si dovrebbe «riconoscere il voto di un partito nel voto del capogruppo». Altro che manager questi parlamentari, una palla al piede secondo il Capo. D'altronde lo aveva detto prima delle elezioni che sarebbero bastate solamente trenta persone per lavorare in Parlamento, ora neppure di queste c’è bisogno. Quindi a parte l’indignazione del sentimento popolare per gli stipendi abnormi dei parlamentari, anche il “Principale” che senza dubbio ha dimostrato in questi anni di saperlo ben interpretare, sottolinea a più riprese, quello che è diventato un imbarazzante problema, e vuole concretizzare questi sentimenti con leggi che gli stessi onorevoli peones dovranno votare. Li considera, probabilmente anche “lui” tanti magnaccia. Non si cercano i voti, non spendono soldi per la campagna elettorale, non hanno legittimazione popolare, pensa a tutto “lui”, per cui ne può fare anche a meno, e non solo “lui”. Certo sarà dura per chi, abituato alla vacanze romane, deve tornare a tirare la carretta, ritornare fra i comuni mortali a lottare nel quotidiano, pur percependo la lauta indennità di fine mandato e l’assegno vitalizio per il “non lavoro” svolto.
Molto, troppi soldi, a giudicare dal contenuto dei messaggi che circolano da tempo non solo nella rete. Ciò che conta è che, comunque, il messaggio è una fotografia di una realtà: quella della disparità dei trattamenti. Una volta, un pensionato "sociale", che aveva letto un articolo in cui si parlava dei milioni che i personaggi pubblici spendono per la cura del proprio corpo, disse che era "una vergogna", che i giornali disquisissero su questioni simili, quando c'è gente che muore di fame. "Come si fa - scrisse - a preoccuparsi se un tale deputato o tale ministro spende 500 euro al giorno al centro di bellezza, quando io, e tanti come me, non le prendono neanche in un mese, 500 euro?". Già, come si fa.
A condire il tutto ci si mette pure l’on.le Emerenzio Barbieri, che in un suo sconcertante intervento alla Camera si lamenta della disparità di trattamento tra senatori e deputati. Ogni commento è vano. Riportiamo qui sopra il video in questione sicuro che vi indignerete anche voi ad accertare chi sono i nostri rappresentanti e di cosa si preoccupano,vi lasciamo alla visione.
domenica 8 marzo 2009
Tagliare gli Stipendi d'oro ai Politici Superpagati mentre la popolazione soffre

venerdì 6 marzo 2009
Paternò (Catania)- L'MpA impone il Lo Faro bis

Era l'ipotesi più remota. Nella mattinata di ieri sembrava fatta per
Alla fine Forza Italia cede alle pressioni che arrivano dall'alto, e malgrado la forte contarietà dei vertici locali, è costretta a subire lo smacco.
L’MpA impone di nuovo il Presidente uscente Lo Faro. Ma nella votazione si riscontrano 7 franchi tiratori. Failla dichiara sottovoce che almeno 5 di questi siano di FI, sottolineando la serietà di comportamento di AN. Anche i rappresentanti dell’UDC stigmatizzano tale comportamento.
Adesso vedremo come si comporrà l’accordo complessivo, se il Movimento del Presidente della Regione sarà ammesso al tavolo che conta, se i nuovi equilibri regionali influiranno nella conduzione politica locale, e se la tesi dei falchi di FI che prevedeva l’esclusione degli autonomisti dalla "politica che conta" sia ancora attuale ovvero ingoieranno il rospo attendendo tempi migliori, tutto in proiezione 2012.
martedì 3 marzo 2009
Paternò: E' ora di smetterla !!!
Chi siamo, da dove veniamo e dove andremo. Ogni settimana in trepida attesa dello stillicidio di notizie. Una invettiva unilaterale senza possibilità di contraddittorio. Un uso indiscriminato di notizie tratte da atti giudiziari e artigianalmente arricchite con storie personali anacronistiche che non interessano a nessuno. Questo il mestiere che esercita il direttore, che non citiamo per evitare ....., del settimanale MAGMA. Quale può essere il fine non ci è dato sapere. In un momento in cui il nostro paese è attanagliato da una crisi economica senza precedenti, dove la disoccupazione cresce tutti i giorni, non abbiamo certamente il bisogno di vederci propinare pseudo-scandalismi scopiazzati e commentati da rapporti di PG e tratti da intercettazioni telefoniche. Altri sono i problemi seri che devono essere affrontati, quelli che interessano la gente che stenta quotidianamente a far quadrare il proprio bilancio.