giovedì 11 dicembre 2008

Regione Siciliana - Il presidente Raffaele Lombardo sul Federalismo, confronto importante con le altre Regioni.

“Mi aspetto che nasca un fronte comune che si assuma l'impegno di un confronto periodico per definire strategie condivise: per darsi una mano reciprocamente e non soltanto per fronteggiare le molte spinte egoistiche del nord. Solo dallo sviluppo del sud può derivare una prospettiva di crescita per l'intero paese.

Una coerente attuazione dei principi del federalismo esclude che al centralismo dello Stato si sostituisca un nuovo centralismo delle regioni. E' necessario devolvere quante più funzioni è possibile agli enti locali. I poteri, governati dai livelli istituzionali più vicini alle comunità locali, funzionano meglio e costano meno. Sono convinto che una nuova logica della responsabilità porterà alla fine del saccheggio sistematico delle nostre risorse e al loro impiego produttivo di benessere e lavoro. La “rivoluzione” federalista dovrà portare a un processo di rivisitazione delle regole: per riformare una sanità che costa troppo e potrebbe funzionare meglio; per semplificare la burocrazia che rappresenta uno dei fattori che maggiormente penalizzano lo sviluppo; per arrivare all'utilizzo razionale della massa di dipendenti pubblici che hanno trasformato le nostre istituzioni in stipendifici.

Il Federalismo non è una lotta di poveri contro i ricchi, o di Nord contro Sud, ma un’opportunità per il Mezzogiorno. Da più parti si rimarca la necessità di riforme strutturali soprattutto in alcuni settori quali sanità, trasporto pubblico e infrastrutture, ma occorrono anche politiche di investimenti per dare una risposta forte al sistema economico del Sud. Sul federalismo fiscale, il governo ha assicurato che ci saranno garanzie per il Meridione: perequazione su sanità, assistenza e istruzione, vale a dire il 90% della spesa regionale.

Una fase di federalismo solidale che duri quanto basta per allineare i cosiddetti costi storici ai costi standard è indispensabile. Senza l'introduzione di un meccanismo di vera perequazione, il sud sarebbe condannato alla miseria e allo spopolamento.

Se la fiscalità di vantaggio è entrata nel disegno di legge, ma anche nel dibattito politico ed economico, si deve al nostro impegno. Si tratta adesso di crederci fino in fondo e di sostenerne la causa in sede comunitaria. Il mezzo fallimento della filosofia dei fondi strutturali potrebbe essere validamente sostituita da una fiscalità compensativa dei mille deficit delle nostre regioni. In Irlanda questo tipo di incentivi ha dato risultati eccezionali, diventando un vero, concreto e poderoso fattore di sviluppo.

Il Sud deve riscattarsi dei suoi vizi. A partire proprio dall'assistenzialismo, dalla mediazione parassitaria di una classe dirigente che ha lucrato per decenni vantaggi personali, assicurando ai governi centrali il consenso dei meridionali, in cambio del silenzio sul sistematico saccheggio delle nostre ricchezze. Un saccheggio che è cominciato proprio con l'unificazione. Non possiamo certo dimenticare che proprio il trasferimento “forzoso” delle Lire-oro custodite dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia, nelle esauste casse di casa Savoia servì a finanziare lo sviluppo industriale del nord e condannò alla marginalità le nostre regioni.”