mercoledì 7 maggio 2008

IL TOTO-GOVERNO

Il toto-ministri si avvicina alla conclusione: si allunga la lista dei dicasteri assegnati e dei nomi di coloro che saranno chiamati a gestirli. Eppure la partita non è chiusa. Stando ai rumours dell’ultim’ora, le caselle del Welfare e della Giustizia sarebbero ancora da definire, nonostante i quotidiani oggi già le assegnassero rispettivamente a Stefania Prestigiacomo e Angelino Alfano. Entrambi di Forza Italia, entrambi siciliani. Anche il fattore regionale, in un mosaico dai sottilissimi equilibri, rischia di risultare determinante. Un aspetto che non favorisce i due nomi in pole position, visto che altre regioni del Sud potrebbero invocare pari attenzione. Le insidie, per i papabili, sono di diverso segno: sull’autorevole candidatura di Maurizio Sacconi, stando a voci circolate nei palazzi della politica, sarebbero stati persino espressi rilievi fondati sulla già marcata presenza di ex socialisti (Franco Frattini agli Esteri, Giulio Tremonti all’Economia, Fabrizio Cicchitto capogruppo Pdl alla Camera) negli organigrammi governativi e istituzionali in via di definizione. Che il nome prescelto per il Welfare sia quello della Prestigiacomo o di Sacconi, Forza Italia insiste sulla titolarità a indicare un esponente azzurro per quel dicastero. An, però, continua il proprio pressing. Rivendicando - come ha fatto oggi Italo Bocchino - il diritto di ottenere quattro ministeri non per fame di “poltrone”, bensì in ragione del peso da attribuire al partito di Fini all’interno della delegazione del Popolo della libertà al governo. Insomma, anche sul versante degli equilibri tra i partiti il puzzle è ancora incompleto. C’è poi da considerare il peso del fattore interno ai singoli partiti. Particolarmente significativo il caso di An: Gianfranco Fini si accinge a lasciare la presidenza del partito, le quotazioni e le aspirazioni di Gianni Alemanno - dopo il successo nel ballottaggio per il Campidoglio - sono in crescita. Un dato che potrebbe influire sul già complicato lavorio attorno alla formazione del governo.

Tra le novità odierne del toto-ministri si registra l’annuncio di un ministero-novità - quello per la semplificazione amministrativa e la delegificazione - da attribuire al leghista Roberto Calderoli. Cui Umberto Bossi dice di volere cedere nel corso della legislatura il posto di ministro delle Riforme, una volta “instradato” il processo di riassetto istituzionale in senso federalista. Calderoli conferma che i ministri leghisti saranno quattro - due con portafoglio (Interno e Politiche agricole, appannaggio di Roberto Maroni e Luza Zaia), due senza (Riforme e Delegificazione). Lo spostamento di Calderoli alla Delegificazione potrebbe aprire a Carlo Giovanardi la porta dell’Attuazione del programma, che finora nel toto-ministri era attribuita al dirigente leghista. Ma le richieste da soddisfare, per il premier in pectore, sono ancora molte. E i margini sono sempre più ridotti, visto che la scorsa Finanziaria ha fissato in dodici ministri con portafoglio e in 60 posti complessivi il limite invalicabile per la squadra di governo. Le maglie strette previste dalla legge potrebbero allargarsi solo per accogliere qualche modifica in termini di distribuzione dei ministeri senza portafoglio e delle deleghe. Anche di questo - oltre che dei nomi in corsa e delle emergenze che il paese dovrà al più presto affrontare - Silvio Berllusconi potrebbe avere parlato oggi nel colloquio con Giorgio Napolitano - il secondo dopo quello del 23 aprile - al Quirinale, svoltosi prima dell’apertura delle consultazioni. Cicchitto tiene comunque a notare che sarebbe “una forzatura” interpretare il colloquio del premier in pectore con il presidente della Repubblica come un tentativo di proporre un allargamento della compagine di governo. Si è trattato invece - dice il capogruppo del Pdl alla Camera - di uno scambio di opinioni “per valutare il quadro generale”. Quanto all’atteggiamento che il capo dello Stato terrà rispetto ai nomi di possibili ministri che circolano e a quelli che infine gli verranno sottoposti, è prevedibile che - pur non volendo forzare le proprie prerogative costituzionali - Napolitano le eserciterà tenendo conto delle stringenti esigenze del paese. Dal gioco di sponda tra Napolitano e Berlusconi potrebbero uscire le sorprese finali del toto-ministri.