giovedì 29 maggio 2008

L'ULTIMO MURO CADE IN SICILIA


Riteniamo opportuno riprodurre l'articolo del Corriere della Sera, del giornalista Francesco Verderami, che esprime un motivato giudizio sul nuovo governo regionale siciliano. "Servirà del tempo per capire se davvero è iniziata una rivoluzione, ma non c'è dubbio che la giunta regionale siciliana si appresta a diventare un laboratorio politico nazionale, incubatrice di una svolta che potrebbe portare alla caduta del Muro italiano. La scelta del neo-governatore Raffaele Lombardo di affidare l'assessorato della Sanità a Massimo Russo - magistrato che più di ogni altro è stato vicino al procuratore Giancarlo Caselli - non è solo un segno di novità. Può trasformarsi in quella che Luciano Violante definisce "l'inizio di una fase nuova", cioè di "una stagione in cui si passa dai pregiudizi ai giudizi". Ecco perché la vicenda regionale assume rilevanza nazionale: se "un uomo di grande qualità come Russo" - che viene dal mondo della sinistra e che guidò la rivolta contro l'ex Guardasigilli Roberto Castelli - accetta di collaborare con il centrodestra, significa che "siamo dinanzi a un fatto importante": "E' il sincero desiderio di segnare una cesura rispetto al passato". E' vero che da tempo l'ex presidente della Camera sostiene quanto ripete oggi, che "è ora di finirla con pregiudiziali ideologiche e politiche". Ma c'è nell'evento siciliano una forza simbolica aggiuntiva, "anche se bisognerà vedere come si dipanerà l'intesa, se Russo non verrà isolato e se Lombardo ne appoggerà le scelte". Però il semplice fatto che due mondi finora ostili abbiano deciso di cooperare, e che uno degli alfieri delle parti in lotta dia una tale apertura di credito, testimonia che qualcosa sta cambiando. In verità qualcosa è già cambiato, se Felice Casson - altro rappresentante di quell'area un tempo intransigente - considera "apprezzabile" la decisione di Russo e definisce "un investimento politico quello di Lombardo, "non solo la ricerca di immagine": "In piccolo si è fatto interprete di una linea sarkozysta". Così il senatore del Pd, anche lui con un passato da magistrato duro e puro, proietta questa "positiva sorpresa" su scala nazionale: "Finora c'erano stati colpi di piccone in entrambi gli schieramenti, ma nessuno aveva mai toccato il Muro. Per la prima volta le picconate lo colpiscono e ce ne vorrebbero altre". Casson chiede di continuare nell'opera, propone al centrosinistra di contaminarsi, perché "uno scambio di linfa è fondamentale", perché "in entrambi gli schieramenti ci sono dei valori". E allora "basta con il tabù dell'antiberlusconismo", bisogna "confrontarsi sulle cose concrete": "In Veneto, la mia regione, su sicurezza e federalismo dobbiamo dialogare, ponendo magari dei limiti, ma senza trincerarsi sempre dietro le critiche alla Lega. Sennò gli elettori ci mollano". A detta del parlamentare democratico necessitano "persone nuove" e anche "strumenti di valutazione nuovi", un modo per sottolineare che il vecchio armamentario ideologico va messo in soffitta. "Il processo di trasformazione andava percepito e recepito prima. Non averlo fatto è una delle cause del risultato elettorale". Perciò giudica "interessante" il caso siciliano, e non condivide gli attacchi a Russo avanzati da quanti sono rimasti "colpiti per un così evidente salto di campo". Per Casson invece sta proprio in questo "salto", la "novità". Sta in una frase della lettera che il pm ha scritto ai suoi colleghi: "Non possiamo ragionare con gli schemi che avevamo fino al 14 aprile. E' cambiato tutto". "Il voto del 14 aprile è stato il segnale visivo di quel che stava accadendo. Quel giorno gli elettori hanno dato al centrosinistra l'ultimo avvertimento". Ma non tutti pensano che quel giorno sia cambiato tutto. Gerardo D'Ambrosio anzi si stranisce: "Come è cambiato tutto. Mi pare strano. Ovvio, ognuno di noi deve collaborare per migliorare il Paese. Bisogna però vedere quanto Russo rimarrà in quel posto". Le parole di uno dei protagonisti di Mani pulite fanno intuire il tormento di quel mondo, un travaglio che si avverte in modo ancor più forte nei concetti di Caselli. Il procuratore di Torino non vuol parlare del caso siciliano, "conosco Russo e lo stimo", si limita a dire. Poi però ripete un passaggio del discorso pronunciato ieri a Palermo, nel giorno della strage di Capaci: "Oggi si sente dire che si vuole voltar pagina per addentrarsi in una strada di responsabile collaborazione. Non si può che prenderne atto con fiducia ma anche con doverosa e rispettosa cautela, dopo che nell'ultimo decennio si sono registrati interventi tesi a demonizzare l'azione giudiziaria. La cautela serve perché un clima di collaborazione potrà esserci solo se ci saranno univoci segnali di discontinuità rispetto ai pregiudizi e alle ostilità passate". Servirà del tempo per capire se è davvero iniziata la rivoluzione."