sabato 24 gennaio 2009

Paternò (Catania) BENANTI COME GRIMILDE, INTERROGA LO SPECCHIO.... MA CHE MAGMA


A Benanti piacciono le favole, tant’è che intitola un articoletto di risposta a quello mio pubblicato nel bolg: “ BLOG DELLE MIE BRAME QUAL’E’ LA PIU’ CAVOLATA DEL REAME?”.

Lui nelle veste della cattiva regina Grimilde interroga lo specchio per sapere chi dice più cavolate, ed io povero Biancaneve a subirne le cattiverie.

Però stavolta l’articolo non mi è dispiaciuto molto, da un lato quello che ho scritto io, dall’altro quello che scrive la procura nell’ordinanza per avvalorare la tesi dell’introduzione nella società paternese di Frisenna.

Ma su questo nulla da ridire. I fatti che mi hanno indignato nell’articolo riportato nel numero 2 di Magma, oggetto della mia querela, sono così come detto:

1. Il caso della visita fatta da me e Leone all’arch. Benfatto che lascia intendere come se vi fosse da parte nostra interesse, non si sa di che tipo, per i lavori pubblici, mentre l’intervento, da parte del consigliere, verteva a capire con quale priorità fossero programmati gli interventi per ricoprire le buche nell’asfalto, giacché era un anno che lo stesso aveva fatto segnalazione e le stesse non erano state riparate.

2. La circostanza nella quale egli riporta, a suo dire, che la procura mi definirebbe inquietante faccendiere. Non è vero. La procura fa un elenco di qualità professionali: “un gruppo di politici, ambigui operatori commerciali, loschi professionisti, inquietanti faccendieri”, cui seguono alla fine del paragrafo una serie di nomi indistinti, compreso il mio, così come riportato adesso nell’articolo a pag. 23 del numero 4 della rivista, che a vario titolo parlavano e/o avevano rapporti con Frisenna, ma ognuno per le proprie peculiarità personali, e per la propria sfera di interesse, badiamo bene. Non vi è dubbio alcuno, poi, che gli inquirenti mi mettano tra il gruppo dei politici tant’è che mi definiscono “sapiente burattinaio in grado di muovere le fila del sistema politico del paese”, e non altro, poi vedremo se questo sarà vero in ogni caso. Quindi ecco l’incongruenza dell’articolista. Ecco perché dico che lo stesso non da valore alla punteggiatura. Avresti potuto anche definirmi anche commerciante, oppure professionista inquieto, ma hai scelto altro aggettivo. Lo hai scelto tu però.

Ma giacché sei in possesso dell’ordinanza della procura, perché non leggi le telefonate riportate con Frisenna, se non lo hai già fatto, e dici di cosa parlavamo e con quale supponenza lo trattavo?

Quattro sono le telefonate in questione. Nella prima parliamo dei massimi sistemi della politica, non so se lui comprendesse però, della contrapposizione tra me e Salvo Torrisi, del famigerato signor G. e della sua sistemazione, telefonata nella quale mi minaccia di rivolgersi ad altri politici per la risoluzione del problema ed io gli rispondo di farsi fare il favore da chi vuole.

La seconda mi parla di un aiuto per la campagna elettorale del 2007, ed io gli notifico che sono candidato, seguono poi tutta una serie di cazzeggi vari.

Una terza dove mi chiede una raccomandazione al prof. Milici, che nn conosco e che non ho fatto comunque.

Una quarta per parlare con Carmelo Sciacca dell’ospedale di Paternò per la sistemazione di alcune persone, colloquio che peraltro non ho mai avuto, né lui più me lo ricordò.

Vorrei capire quindi quali faccende trattavamo, se non telefonate che avevano solo un fine, il nulla, tanto sapevo che Frisenna non mi era affatto vicino politicamente, ma faceva il “pesce di brodo” ed io stavo al gioco, tant’è che nel gruppo di F.I. che avevo organizzato per la campagna elettorale di Limoli, della quale avevo avuto assegnata da Firrarello la responsabilità, lui non c’era. Poi non ci fui neanch’io, me ne andai dal partito molto prima delle elezioni.

Quindi caro “Grimilde” Benanti, lo specchio non ti può che dire la verità, la più cavolata del reame la scrivi tu. E ricorda bene, tu che ami le favole, alla fine Biancaneve risorge e Grimilde fa una “gran mala cumpassa”