martedì 13 gennaio 2009

Sicilia: Paternò (Catania) - LA RAPPRESAGLIA MILITANTE

La generalizzazione, la rappresaglia militante, sicuramente non serve alla rapresentazione della verità. E proprio la verità deve essere l’unico, o per lo meno, l'obiettivo finale di chi ha il dovere di presiedere alla guida ed alla relativa vigilanza della società. A questo dovere non devono sottrarsi neppure gli operatori  dell’informazione, che come dissi qualche settimana fa, non devono essere sapienti artigiani di mescolanza linguistica, fuorviante per la pubblica opinione e fare scandalismo gratuito e  forzato per essere letti, o per avversione politica.

Sono, in questi giorni, destinato ahimé ad inseguire chi mette in piazza pezzi di intercettazioni telefoniche, usate come schizzi di letame, tra Frisenna, il sottoscritto ed altri operatori della politica, per rendere chiari i comportamenti da me assunti, al tempo, in tutto questo sfascio che oggi è caduto addosso alla città di Paternò. Mi riferisco alla rivista Magma ed all’articolo di Marco Benanti, il quale travisando assolutamente quello che è riportato nelle carte della Procura di Catania, forse non sa leggere bene, oppure non conosce il valore della punteggiatura, opera una azione di scellerato sciacallaggio.

Si legge nell'ordinanza della Procura: "Da non trascurare, poi, è il ruolo impersonato da un gruppo di politici "vicini" al Frisenna o ai quali quest'ultimo risulta essere in qualche modo collegato, di ambigui operatori commerciali, di loschi professionisti, di inquietanti faccendieri che, pur senza far stabilmente parte dell'associazione mafiosa, contribuiscono, attraverso favoritismi, collusioni, accordi, "strategie", a completarne il programma delittuoso ed a favorirne la penetrazione nel tessuto socio - economico paternese".

Invece l'insipiente quanto modesto articolista attribuisce questi meriti di cui sopra, tracciati in termini di inquadramento generale, al sottoscritto e ad altri, scrivendo il falso per proprie finalità, che dovrà certamente chiarire all'autorità giudiziaria.

Parliamo dell’autunno del 2005, epoca nella quale rivestivo, ancora per poco in quanto mi dimisi dal partito nel febbraio 2006, la carica di responsabile politico di F.I., e mi pare chiaro che avessi colloqui telefonici col consigliere comunale Frisenna, così come, ricordo benissimo, con tutti gli altri consiglieri comunali, deputati, assessori e quanti altri esercitassero ruolo politico. Telefonate che si facevano anche tra il serio ed il faceto.

Ricordo, altresì, che nelle successive elezioni amministrative allestii una lista ed io stesso fui candidato in una coalizione opposta a quella di F.I., riportando ben 51 voti, la lista ne prese circa 500, ma non fui eletto. Questo in ossequio al sapiente burattinaio della politica ed alla cura che prestavo  alle questioni elettorali. 

Così come in ossequio all’essere  inquietante faccendiere”, così come afferma Marco  Benanti,  ricordo pure, che a seguito di alcuni miei articoli, fastidiosi probabilmente a “questi”, pubblicati sulla Gazzetta Rossazzurra, dal settembre 2006 al successivo dicembre, poi mi fu perfino impedito di scrivere perché troppo scomodo,  alcuni ignoti (?) diedero al fuoco due autovetture, la mia e quella dell’assessore Ciancitto, titolare dell’Urbanistica per sue alcune dichiarazioni fatte alla stampa. E tutte queste, le mie e le sue, convergenti contro alcuni comportamenti ed atti del Consiglio Comunale che tendevano alla concretizzazione di alcuni interessi, a nostro avviso illeciti, con l’approvazione di piani integrati in zona agricola con variante al PRG, e con la prospettiva, ma questa è una mia supposizione, di variare la destinazione urbanistica dell’intera zona.

Di questo non se ne fa cenno, però, nelle migliaia di pagine a sostegno di tutta questa inchiesta. Stranissimo. Eppure sono stati acquisiti tutti i miei articoli da parte degli inquirenti. Siamo stati tenuti delle ore e per diversi giorni sotto interrogatorio, per capire, sempre gli inquirenti, da dove venisse la minaccia e la correlazione di questa con quanto da noi denunciato.

Ma di questo, che è l’unico vero fatto violento ed eclatante di intimidazione malavitosa, da ascrivere probabilmente a questo quadro, nessuno ne fa cenno.

E mi si definisce faccendiere, io che degli affari che avrebbero voluto fare altri e che ho denunziato alla pubblica opinione, ho subito solo danni, notti insonne e turbamenti familiari, per la mia ufficiale opposizione. Un faccendiere alla rovescia, posizione redditizia e veramente intelligente (sic!).

Si cerca, invece, di far apparire che vi fosse una specie di consorteria potentissima che controllava la città, mettendo dentro tutto, tutti ed il loro esatto contrario. Come se Salvo Torrisi fosse il fulcro centrale sul quale ruotava l’universo cittadino, al quale si sommavano, il sottoscritto, l’avv. Lo Presti, impropriamente definito suo parente, ed il Difensore Civico avv. Fallica e non so quanti altri.

Sottolineo altresì che non vi era identità di linea politica perfetta tra tutte queste figure, e che questo certamente non contribuiva alla realizzazione della fantomatica consorteria. Posizioni diverse all’interno di F.I. , per non parlare di appartenenza ad altro partito dell’avv. Lo Presti. I media del tempo lo testimoniano chiaramente.

Una rappresentazione forzata quindi quella del giornalista, che avrebbe potuto anche essere assunta, qualora vi fosse oggettivo riscontro, che la presunta qualità criminale di Frisenna fosse nota a tutti o a qualcuno di questi. Oltre ad una concorde ed unanime visione di una linea politica comune. Ma così non è stato e non è.

Ma di questa sua presunta appartenenza, ritengo, non se ne sia accorta neppure la moglie che ci viveva accanto e con la quale ha fatto due figli.

Tra l’altro è anche utile tracciare il quadro sociale familiare attraverso il quale Frisenna era conosciuto. Imprenditore agrumicolo di successo che aveva rapporti con la grande distribuzione nel nord Italia, sostenuto da diversi istituti di credito. La moglie insegnante di italiano, il suocero prestigioso professore di latino e greco presso il liceo classico locale, la suocera insegnante, due zii dirigenti scolastici, uno notaio ed altri parenti tutti nel mondo scolastico. Ecco come era conosciuto Frisenna. Dire oltre mi sembra inutile.  

Nell’articolo si citano inoltre una serie di fatti, che come al solito, la conclusione non è data sapere.

Come la sistemazione del signor G. per la quale tutti facevamo a gara per risolverla. Però, oggi, mi risulta che il signor G. è ancora disoccupato.

Sull’unico fatto concreto riportato nell’articolo, ma anch’esso lacunoso, riguardo l’intervento presso l’ufficio dell’arch. Benfatto, ho il dovere di fare alcune precisazioni.

Accompagnai presso gli uffici dei servizi tecnologici (e non dei lavori pubblici) il consigliere Leone, il quale lamentava la poca sensibilità dell’ufficio riguardo le segnalazioni per il ripristino del manto stradale relativo all’eliminazione delle buche, in quanto erano mesi che lo stesso segnalava alcune buche stradali, a suo dire pericolose per la circolazione veicolare e nessuno provvedeva alla riparazione, e chiese Leone, così come nei compiti del consigliere comunale, il metodo cronologico usato dall’ufficio per la programmazione degli interventi, visto l’enorme tempo trascorso dalla segnalazione.

L’arch. Benfatto disse che l’ordine di servizio generale era programmato su scelta dell’assessore competente, che ne disponeva le priorità, e tirava fuori a riprova delle affermazioni un foglio scritto manualmente ove erano elencate le strade sulle quali intervenire per eliminare le buche.

Tutto qua, anche se devo dire che il colloquio fu fin troppo vivace, con intervento finale dell’assessore al ramo pro tempore.

Per il resto non so cosa ribadire, tranne un ringraziamento al giornalista che afferma che per i citati personaggi non vi siano rilievi di natura penale, grazie avevamo bisogno del suo conforto. Ciò non toglie che mi tutelerò nei suoi confronti, contro la diffamazione subita gratuitamente.

Un'ultima riflessione, non sarebbe male ascoltare anche il tono della voce di queste intercettazioni. Perché vedete, la stessa cosa detta con espressioni vocali ineguali, può anche avere valore inverso al significato letterale, pur usando le stesse parole. Non saremmo siciliani in altro modo.