mercoledì 26 marzo 2008

ELEZIONI SICILIA: LOMBARDO E L'AUTONOMIA

Garibaldi ci ha fatto male: l'unità d'Italia ci ha portato sottosviluppo, immigrazione e un genocidio chiamato brigantaggio, con gli insorti impiccati, bruciati vivi e denigrati come banditi. La conquista savoiarda ha depredato le casse del Banco di Sicilia e ha impedito la nascita di uno stato federale. Ma il primo invasore non è stato Garibaldi, è stato Ulisse. Polifemo era il povero siciliano, un pecoraio che badava al gregge e vendeva il suo formaggio. Ulisse arriva dal mare, sconfigge il gigante cattivo, lo acceca, lo lascia per morto, e passa pure alla storia come il civilizzatore buono. Da lì comincia il sacco della mia isola».

In un colloquio con Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, Raffaele Lombardo, leader del Mpa e futuro governatore della Sicilia, ha riassunto così il suo pensiero di capo della nuova Lega del Sud. Se l'è presa con Verga e Pirandello, con la Sicilia dei «vinti» e delle ambiguità, ha detto che Bossi è il suo mito e ha posto la revisione storica alla base della cultura del suo nuovo partito, che in tre anni partendo da Catania, sta per conquistare una grande regione strategica come la Sicilia.

Non vogliamo scendere sul terreno culturale di don Raffaele: pur rendendoci conto che il meridionalismo classico dei Sonnino e Franchetti, dei Guido Dorso e Giustino Fortunato ha fatto il suo tempo, non sappiamo se la nuova dottrina «lombardiana» sia pronta a prenderne il posto. La semplice trasposizione dell'appello «celtico» di Bossi al sud certo è azzardata, anche perché a Nord del nostro Nord c'è l'Europa, e a Sud del nostro Sud c'è il mondo arabo, con tutte le difficoltà che comporta di questi tempi.

C'è tuttavia un'obiezione che vorremmo avanzare al futuro governatore dell'isola. Mentre infatti Bossi insegue da vent'anni un federalismo che le regioni del Nord non hanno, Lombardo, non appena si insedierà a Palazzo dei Normanni a Palermo, come Presidente della Regione, avrà a disposizione tutti i poteri che oggi lamenta di non avere. Unico tra i governatori italiani, potrà sedere con dignità di ministro al Consiglio dei Ministri. Potrà disporre di poteri di polizia, imporre tasse, perfino dire la sua in materia di giustizia. Tutte queste facoltà, infatti, sono già comprese nello Statuto speciale siciliano e aspettano di essere attuate da più di sessant'anni. Don Raffaele, si accomodi, tocca a lei: qui si parrà la sua nobilitate.