martedì 18 marzo 2008

Sondaggi: Veltroni fermo a -7, voti Pd meno certi di quelli Pdl

La “capacità persuasiva” e “l’efficacia delle tecniche di comunicazione” adottate da Walter Veltroni non sono in discussione, ma “negli ultimi giorni, secondo i dati raccolti nelle rilevazioni di tutti gli istituti di ricerca, il trend di crescita del Pd pare essersi - non sappiamo se temporaneamente o definitivamente - arrestato, a fronte di un incremento dei consensi per i partiti minori, collocati sulle estreme, in particolare, per la Sinistra l’Arcobaleno”. È il dato enfatizzato - nel commento a un sondaggio sull’elettorato del Pd - da Renato Mannheimer in un’analisi pubblicata sul sito web del Corriere della sera. Per Mannheimer “oggi il Partito democratico può contare su grossomodo il 33-34 per cento dei voti. Nel complesso, la coalizione guidata da Veltroni - comprendente quindi anche l’Italia dei Valori di Di Pietro e i Radicali - giunge a raccogliere il 37-38 per cento (con una distanza di circa sette punti dalla coalizione di Silvio Berlusconi)”. L’esperto di demoscopia rimarca che “accanto a questi voti, che si potrebbero (forse) definire ‘certi’, vanno aggiunti i consensi potenziali, espressi, come si sa, da chi ‘prende in considerazione’ la scelta per Veltroni pur essendo oggi orientato verso un’altra forza politica. Si tratta di una porzione amplissima dell’elettorato: il 53 per cento per ciò che concerne specificatamente il Pd e quasi il 60 per cento per quel che riguarda l’intera coalizione”.

Mannheimer si sofferma sul carattere composito dell’elettorato del Pd, per esempio rispetto alla linea di divisione laici/cattolici. “La gran parte degli elettori del Pd si dichiara laica, ma, ancora una volta, grossomodo il 40 per cento dichiara di frequentare la Messa almeno due volte al mese. Grazie a questa composizione variegata, il Pd si candida per raccogliere una pluralità di voti proveniente da diversi strati sociali e di pensiero. Al tempo stesso, questo suo carattere composito - aggiunge il sondaggista - suscita qualche critica di indeterminatezza, allontanando così i consensi di una quota minoritaria, ma significativa, di elettorato. Occorre ricordare al riguardo che, in queste elezioni, i votanti per il centrosinistra parrebbero tendenzialmente assai meno ‘fedeli’ di quelli di centrodestra”. La minore fedeltà degli elettori del Pd rispetto a quelli del Pdl è evidenziata - secondo Mannheimer - dal fatto che “a tutt’oggi ‘solo’ il 61 per cento di chi aveva votato l’Ulivo nel 2006 si dichiara ‘certo’ di scegliere il Pd. Tutti gli altri sono ancora indecisi. E costituiscono coloro che Veltroni sta cercando di persuadere in queste settimane”. Sulla minore fedeltà degli elettori del Pd rispetto a quelli del Pdl concorda Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, che oggi - sul sito web della Repubblica - commenta un sondaggio del suo istituto su tendenze elettorali e fluidità del voto. Noto registra un “lievissimo incremento per il Partito democratico” nelle intenzioni di voto, “mentre il Pdl è fermo agli stessi livelli della settimana scorsa e rimane inalterato a quota 7 punti il divario tra le due principali coalizioni”.

Secondo lo studio di Ipr Marketing, il panorama politico, “a un mese esatto dalle elezioni, sembra fermo, mentre la quota di indecisi si è leggermente ridotta dal 17 al 15 per cento. Ma proprio sulla ‘fermezza’ delle decisioni, degli elettori si è esercitato l’istituto di sondaggi andando a rilevare la certezza del voto. In testa a questa classifica c’è La Sinistra-Arcobaleno con l’82 per cento di intenzioni di voto che non cambieranno. Più in basso del previsto, l’Udc (solo il 46 per cento) di elettori sicuri”. Quanto a Pdl e Pd, il primo si colloca subito dopo la Sinistra Arcobaleno con l’81 per cento, seguito a quota 80 dai due partiti alleati: Lega Nord e Mpa. Il Pd, con il 77 per cento fa ancora parte di questa prima fascia ad ‘alta fedeltà’”. Ma il grado di fedeltà dei suoi elettori è inferiore sia a quello di chi vota Pdl sia a quello dei simpatizzanti di Lega e Mpa. Quanto all’alleato del Pd, il grado di certezza degli elettori dell’Idv scende a quota 65 per cento. Peggio fanno Destra (60 per cento) e Ps di Boselli (57 per cento). Più in basso ancora, l’Udc (46 per cento) e, in fondo alla graduatoria, la lista pro-life di Giuliano Ferrara (10 per cento). Quanto alle distanze immutate - 7 punti - nelle intenzioni di voto per le due coalizioni, il direttore di Ipr Marketing segnala che “nel centrodestra, addirittura, non c’è nessun movimento. Il Pdl resta al 38,5, la Lega al 4,5 per cento e l’Mpa allo 0,5 per cento per un totale pari al 43,5 per cento. Dall’altra parte, il Pd guadagna mezzo punto (dal 32,5 per cento al 33 per cento) e l’Idv perde nella stessa misura (dal 4 per cento al 3,5 per cento). Risultato: tutto fermo al 36,5 per cento, sette punti indietro rispetto ai sostenitori di Berlusconi premier”.