giovedì 13 marzo 2008

VELTRONI NOI NON SOGNIAMO PIU'

La Relazione unificata sull’economia e la finanza dipinge un quadro a tinte fosche per il paese. Di “tesoretti”, almeno fino a giugno, non se ne parla. Mentre sono macroscopici i segnali negativi sul fronte della crescita, del rapporto deficit/Pil e dell’inflazione. Per Confindustria, l’Italia viaggia addirittura “verso la crescita zero nel 2008”. In un simile scenario, si comprende perché - destando meraviglia tra i propri sostenitori, ma soprattutto tra gli avversari e tra i media tendenzialmente antipatizzanti - Silvio Berlusconi abbia assunto - in vista del successo elettorale che i sondaggi gli accreditano - una linea all’insegna del realismo, lontana da annunci miracolistici. Puntualmente riflessa - al di là di qualche giudizio affrettato sulla sostenibilità economica degli obiettivi annunciati agli elettori - nel programma del Popolo della libertà, in cui sono ricordati i “tre vincoli esterni essenziali” cui gli impegni con i cittadini sono sottoposti: la crisi economica in atto nel mondo e in Italia, gli impegni che discendono dal Trattato europeo e “l’attuale instabile equilibrio dei conti pubblici italiani”.
Quanto al centrosinistra, resta da capire se i dati della Trimestrale di cassa modificheranno l’approccio del Pd, che tanto nel programma elettorale quanto nelle esternazioni di Walter Veltroni - come rilevano anche osservatori neutrali, oltre a quelli vicini al centrodestra - contrae impegni - sul salario minimo garantito, sul tagli delle aliquote, sul sostegno alle famiglie - ed esprime valutazioni da cui emerge un affresco a tinte rosa delle condizioni economiche nazionali. Lo spettro della “crescita zero” paventato dagli imprenditori impone quantomeno un ripensamento. Qualcuno, anche dalle file del Pd, comincia a indicarne la necessità. In un post che ha lasciato il segno non solo sulla blogosfera, Roberto Gualtieri, storico e vicepresidente della Fondazione Gramsci, ha commentato - dal portale web di Italianieuropei - una recente puntata di Annozero notando che nel salotto televisivo di Michele Santoro “si è visto un Tremonti, che nell'illustrare il proprio libro, piuttosto consapevole del nuovo scenario dell’economia mondiale. Sarebbe bene - è la sferzata dello storico di simpatie dalemiane - che il Pd si dia una mossa e aggiorni in fretta le proprie categorie”. Come a dire che il Pd - per usare una metafora cara a Luca Cordero di Montezemolo - ha bisogno di un pit-stop.