lunedì 17 marzo 2008

Una giornata con Raffaele Lombardo

Direzione Palermo, l'Audi 8 sfreccia sull'autostrada in mezzo agli agrumeti della piana di Catania, lasciandosi alle spalle l'Etna ricoperto di neve. Tra qualche settimana il signore con i baffi e gli occhiali che sta seduto davanti, molto probabilmente ripercorrerà questa strada per andarsi a prendere il posto di Totò Cuffaro a Palazzo d'Orléans. I sondaggi sulle regionali lo danno al 58 per cento; Anna Finocchiaro al 42. Raffaele Lombardo sarebbe il secondo presidente autonomista nella storia siciliana dopo Silvio Milazzo alla fine degli Anni Cinquanta. «Certamente, non farò il viceré di Berlusconi: autonomia, con la A maiuscola. Sarà una rivoluzione». Don Raffaele da Grammichele (paese nativo) farà quello che dice o è tutto un bluff? Sicuramente sarà un chiodo doloroso conficcato nel fianco dei Cavaliere.

Vuole governare una Sicilia Nazione dove le nuove imprese non dovranno pagare imposte per dieci anni, il federalismo fiscale verrà applicato al centesimo, l'Alta Corte (la Consulta siciliana sciolta da decenni) difenderà le prerogative dell'isola dalle leggi nazionali. Il «presidente del popolo siciliano», con rango di ministro e diritto di voto, parteciperà ai Consigli dei ministri quando ci saranno questioni che riguardano la sua terra. E perché no, «anche un po' di mano libera in politica estera per sviluppare i rapporti con i Paesi mediterranei». Un leghismo da far morire d'invidia Bossi, una secessione di fatto. «No, è l'applicazione del nostro Statuto speciale, cosa che non è mai stata fatta».

Con la mano fa segno all'autista di andare più piano. L'auto macina chilometri come un'Eurostar che da queste parti è ancora roba da fantascienza (per fare 200 chilometri in treno, da Pozzallo a Palermo, ci vogliono 8 ore). Ma Lombardo vuole assolutamente il Ponte sullo Stretto, ma anche un piano decennale straordinario per porti, strade, ferrovie. E una banca per il Sud. I quattro rigassificatori previsti per la Sicilia? «Prima l'Eni e l'Erg devono ripulire tutto lo schifo che hanno fatto qui e darci gli otto miliardi di tasse all'anno che pagano allo Stato». Berlusconi invece i rigassificatori li vuole, mentre tutto il resto è scritto nero su bianco in un accordo firmato a Palazzo Grazioli. Diversi incontri e ogni volta la stessa scenetta: il Cavaliere che consiglia a Lombardo di levarsi il riporto dei capelli e farsi il bel trapianto. «Guarda, ti faccio vedere cosa farebbe il mio chirurgo...», e cercava di mettere le mani in testa a Lombardo che odia il contatto fisico e le smancerie. L'opposto di Totò «vasa-vasa». Con Lombardo niente baci e abbracci. E' un tipo schivo, un po' gelido. Stringe le mani con il braccio teso. In questo è simile alla Finocchiaro: per il resto tra i due duellanti c'è quasi una differenza antropologica, oltre che politica e culturale. «C'è però una cosa che ci accomuna: lei non rinnega il suo passato di comunista, io quello di democristiano. E poi siamo entrambi di Catania...», abbozza un sorriso Lombardo che ad un certo punto sospira e gira la testa verso l'uscita per Ramacca. «Mi fa rabbia attraversare la Sicilia e non potere andare nella mia campagna, è un paradiso...».

Qualche giorno fa mulinava in aria i fogli su cui aveva scritto i nomi delle candidature del suo Movimento per l'autonomia che sarà presente alle politiche con le sue liste, dal Lazio in giù, garantendo a Berlusconi il premio di maggioranza della Sicilia. Telefonate a raffica: spostava nomi, dettava ordini con modo tagliente, dispensava consigli su come lenire i dolori di chi non è in lista («Il voto è un momento di fedeltà e purificazione»). «Qui facciamo tutto artigianalmente. E' come al mercato generale al momento della chiusura: vai lì e compri quello che è rimasto a un prezzo più basso. Ci sono tante persone che non vengono candidate e si rivolgono a me: in Sicilia la maggior parte sono del Pd, nelle altre regioni di tutti i partiti». Rideva Lombardo, rivolto al cronista, che azzardava: «Insomma, la qualunque». «No la qualunque, la prego: i posti sicuri sono a garanzia della struttura del movimento. E poi noi abbiamo deciso di vagliare tutte le candidature per le regionali, anche quelle delle liste degli altri partiti che mi sostengono». Il compito sarà affidato ad una commissione presieduta da Alfonso Giordano, il presidente della Corte d'Assise del primo maxi-processo a Cosa Nostra. «Deve finire questo vecchio refrain dei gattopardi, dei voti mafiosi e clientelari: è un'ignominia, una calunnia, un'infamia...».

Spieghiamo allora per chi vota e fa votare la mafia; e come ha fatto l'Mpa a crescere in maniera così portentosa in una terra assetata di lavoro. «Intanto, la mafia ha subito dei duri colpi, è disarticolata, ha altro cui pensare. E poi, se c'è qualche siciliano che ancora crede al mafioso che gli promette un posto di lavoro, è un allocco. Quanto al clientelismo, le dico che la Publiservizi dei tempi di Enzo Bianco non ha più i soldi per pagare gli stipendi, mentre la Publiservizi della Provincia di Catania, dove ho lasciato un avanzo di cassa, ha trasformato tutti i contratti a tempo indeterminato».

Alle porte di Palermo, Lombardo entra nella storia. «Il mio autonomismo è la vera unità d'Italia. I siciliani sono stati truffati da Cavour, massacrati da Garibaldi. Gli Stati preunitari potevano evolvere verso una confederazione, invece i Savoia ci hanno invaso, hanno accentuato razzismo e disuguaglianza tra Nord e Sud. Ma ora ci sono io, c'è l'Mpa».

DOVE SI PRESENTA
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia

COSI' NEL 2006
Camera 182 mila voti Senato 146 mila voti. In Sicilia, 4,5% alla Camera e il 4,1% al Senato

NEL PARLAMENTO USCENTE CONTA
5 deputati, 2 senatori più 10 deputati regionali in Sicilia














(La Stampa) - 15/03/2008