martedì 5 febbraio 2008

Game over del centrosinistra. E ora si giochi la partita per l’Italia



Game over. Il tentativo di Franco Marini si infrange sui numeri, e il gioco dell’oca messo in piedi a Palazzo Giustiniani finisce come previsto nel nulla.

Il presidente della Repubblica probabilmente scioglierà le Camere mercoledì, la data più probabile per le elezioni è quella del 13 aprile. Giorgio Napolitano spiegherà al Paese come si è arrivati a quello che lui ha sempre definito “un atto grave” e quali sono le emergenze che dovranno affrontare le forze politiche nella prossima legislatura: le riforme e la difficile situazione economica.

Un quadro politico troppo deteriorato non ha consentito al presidente del Senato di centrare un obiettivo che fin dal principio sembrava da “mandato impossibile”. Marini avrebbe potuto mettere insieme un governo dalla vita incerta, la spia di questa opzione è nella sua frase “non ho riscontrato l’esistenza di una significativa maggioranza”. In questo caso, la parola “significativa” va letta come “maggioranza politica” che, evidentemente, in questo valzer di colloqui non ha mai fatto capolino e ha consigliato a Marini di rimettere l’incarico nelle mani di un Napolitano più che mai preoccupato.

Non a caso sul Colle è salito il governatore di Bankitalia. Mario Draghi ha illustrato al Quirinale lo scenario economico. È quello dipinto recentemente durante il Forex: “Gli indicatori congiunturali segnalano oggi un rallentamento per l’economia italiana: la dinamica del prodotto si attenua considerevolmente; per quest’anno e per il successivo, tornerebbe al di sotto della crescita potenziale, a sua volta bassa nel confronto internazionale. I forti rincari del petrolio e di alcuni beni alimentari pesano sul reddito disponibile delle famiglie e deprimono i loro consumi. L’apprezzamento dell’euro peggiora, in presenza di un basso tasso di crescita della produttività, la competitività di prezzo delle nostre merci; frena le esportazioni; incoraggia l’acquisto di prodotti importati. Il divario di crescita nei confronti degli altri paesi dell’area dell’euro torna ad aumentare. Al di là delle fluttuazioni cicliche, continua a mancare lo scatto strutturale della produttività. Ne soffre non solo il confronto competitivo, ma anche il potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie; quindi, i consumi”.

È questa l’eredità del governo Prodi. Certamente influenzata dalla congiuntura economica globale, ma anche e soprattutto da scelte di politica fiscale e di sviluppo che si sono rivelate eccessive per il contribuente e recessive per il sistema.

La quindicesima legislatura, cominciata il 28 aprile del 2006 si chiude nel peggiore dei modi per il centrosinistra: diviso al suo interno, con una formazione politica – il Partito Democratico – ancora allo stato nascente, un programma da reinventare e un leader – Walter Veltroni – la cui tenuta sul piano nazionale è tutta da provare.

Il centrodestra ha davanti a sé la possibilità di provarci ancora. Tornare a Palazzo Chigi è una sfida, soprattutto per Silvio Berlusconi che per la quarta volta consecutiva sarà candidato premier. È un’occasione per fare tesoro degli errori commessi nella scorsa legislatura, mettere alla prova la bontà delle proprie ricette per far ripartire il Paese, trovare soluzioni efficaci e innovative per i problemi aperti dalla contemporaneità, problemi connessi e in real time che esigono rapidità, coraggio e fantasia.
Berlusconi e con lui i leader della Casa delle Libertà dovranno spiegare agli elettori che non si corre per vincere le elezioni ma per vincere la sfida del governo.