venerdì 29 febbraio 2008

«Silvio ti amo sempre più, perché farai risorgere Sud»


Le confessioni di Raffaele Lombardo.
Il leader del Movimento per l'Autonomia svela come ha fatto a convincere Berlusconi a imbarcare l'Udc in Sicilia. E assicura: il Ponte sullo Stretto non costerà un euro ai cittadini

Ci vuole il numeretto per il turno qui al piano terra di via dell'Oca 27. Il quartier generale capitolino di Raffaele Lombardo: il politico più corteggiato d'Italia. Neanche il tempo di celebrare le nozze col Cavaliere e già è partito l'assalto alla diligenza del Mpa.

Un via-vai di gente che lui cerca di sbolognare in cinque minuti con una promessa: «Io parlo a una velocità supersonica». È sempre collegato all'auricolare: «Voglio i nomi di questi candidati della lista, capito? I nomi», impartisce al cellulare. «La Lega del Sud ha scatenato l'inferno sulla mia testa. Bisogna evitare di beccare fregature imbarcando tutto e il contrario di tutto», sospira disegnando ghirigori alla Ellekappa che richiamano le onde del suo riporto.

D. Lei è l'unico che ha tenuto per gli attributi Berlusconi nelle trattative elettorali. Come c'è riuscito?
R. «Non credo ci sia stato un vincitore e un vinto. Berlusconi ha condiviso tutta la nostra politica per il Sud».

D. Ha ottenuto: il Ponte, la fiscalità di vantaggio...
R. «Berlusconi ha capito che il Sud è un a grande risorsa, grazie alla quale vincerà anche la sua scommessa di candidato premier».

D. Ma perché c'ha messo tanto a dire sì? Ha portato il Cavaliere sull'orlo di una crisi di nervi.
R. «A rallentare questa conclusione è stata una serie di sentimenti e affetti che Berlusconi nutre nei confronti di suoi amici cari».

D. Tipo Gianfranco Miccichè?
R. «Certamente. Berlusconi è fatto così. Quest'uomo, dipinto come uno spietato e cinico imprenditore, ha una dimensione umana e sentimentale davvero disarmante. E se permettete, dopo averlo incontrato più di qualche volta in questi giorni, io gli voglio bene molto di più. E sa perché?».

D. Perché?
R. «Perché tra i punti del suo programma mette il Sud».

D. Anche Berlusconi deve tenere molto a lei se pur di candidarla ha ingoiato il rospo dell'Udc.
R. «Produrre a livello locale la divaricazione che si è verificata a Roma avrebbe destabilizzato molti Comuni e Province che si reggono in piedi grazie alla partecipazione di FI, An, Udc ed Mpa».

D. Non reputa un po' schizofrenica questa soluzione?
R. «Se avessimo scatenato un terremoto senza tentare questa anomalia, la Sicilia non avrebbe avuto vantaggi. È stato un bene tenere dentro anche l'Udc».

D. Con buona pace dei siculi democristiani che, barrando scudocrociato, alle Politiche voteranno contro il centrodestra e, alle Regionali, a favore.
R. «Alle Regionali voteranno per me. Per il candidato del Mpa alleato con il PdL».

D. Ma lei era pronto a sacrificare l'accordo col PdL sull'altare di Totò Cuffaro. E cosi forte il vostro asse?
R. «Il nostro non è un asse di potere, ma di amicizia e reciproco affetto, che io oggi sento più forte che mai. E poi siamo cresciuti assieme».

D. A scuola di "Lillo" Mannino. Anche Marco Follini e Pier Ferdinando Casini sono stati allevati da Tony Bisaglia, poi s'è visto com'è andata
R. «Totò, a differenza di tanti sciacalli, è un uomo di cuore».

D. I vostri detrattori la fanno meno poetica: dicono che a legarvi sia la gestione dei fondi comunitari.
R. «Chi dice questo è un deficiente. I fondi vanno gestiti con il massimo della trasparenza, secondo le leggi».

D. Che risultato si aspetta alle Regionali?
R. «I sondaggi mi danno ampiamente sopra al 50%».

D. Non si sta montando la testa?
R. «Saranno i siciliani a dirlo».

D. Quanti soldi ha chiesto al Cavaliere?
R. «Neanche una lira».

D. Nemmeno un ministero nella "sua lista della spesa"?
R. «Assolutamente no. A Berlusconi ho chiesto cose concrete. Prima di tutto il Ponte sullo Stretto».

D. Ma un progetto così faraonico non rischia di far spendere cifre astronomiche per l'ennesima cattadrale nel deserto?
R. «Il Ponte non costa nulla al contribuente italiano. Lo hanno documentato le più importanti società di valutazione economica del mondo».

D. Vuole far credere che un'infrastruttura monumentale impiantata in mezzo al mare e che sarà visibile pure dalla luna è totalmente a costo zero?
R. «I contratti già firmati con le imprese dimostrano che costerà in tutto 3,5 miliardi: quanto i giochi invernali di Torino e il 40% in meno dell'alta velocità Roma-Napoli. Ma non si limita a questo il piano per il Sud che ho sottoscritto col PdL. Esso parla anche di ferrovie, fiscalità, disinquinamento del porto di Augusta, superamento dell'industria petrolchimica».

D. Lei fece uno sciopero della fame a Gela Contro l'Eni.
R. «Per questo il grande capitale ce l'ha con me. E i giornali in mano ai poteri forti mi aggrediscono quotidianamente. Ma non mi fermo. Una motivazione come la mia crede che la baratti per un ministero? Alla mia veneranda età, con qualche mezza pensione che percepisco, potrei starmene a casa a godermi la famiglia e dedicarmi ai miei hobbies».

D. Tipo?
R. «Ho un'azienda agricola, valorizzo prodotti locali».

D. Cosa coltiva?
R. «Arance rosse, fichi d'india, l'uva di Mazzarrone e quella di Canicattì, pomodori pachino e anche il pistacchio, che ha un significato politico importante».

D. Veramente, è più noto per il suo potere afrodisiaco...
R. «Politico, politico. Chi legge capirà, dia retta. Poi glielo spiego fuori registrazione».

D. Lei zappa la terra?
R. «Mi piace interessarmi personalmente della coltivazione degli agrumi. Allevo galline, un paio di cavalle e due cani: Chiara e Full. Sono due cirneti dell'Etna».

D. Cuffaro dice che lei gli regalò un gallo che uccise il suo.
R. «Non sarà mai successo. Cuffaro era sicuramente in vena di vittimismo. Troppi galli insieme non possono stare».

D. Però Totò dice anche che grazie al gallo che lei gli regalò le sue galline sono più contente.
R. «Si vede che era un gallo scarso quello di Cuffaro. Ma io ho galline molto belle. Prima facevo schiudere le uova solo con le chiocce. Poi mi hanno regalato un'incubatrice e in questi giorni mi sono nati una ventina di pulcini. Ma la campagna elettorale mi impedisce di assistere alla schiusa delle uova».

D. Oltre alla sua azienda agricola, lei gestisce anche una società controllata dalla Provincia che ne avrebbe raddoppiato i dipendenti gravando sul bilancio provinciale di 25 milioni di euro. O no?
R. «Sono menzogne montate ad arte dalla sinistra. Ho dovuto chiedere a un mio amico avvocato di presentare querela per calunnia nei confronti del Corriera della Sera e di Repubblica che hanno scritto questa cosa».

D. Non è vero che lei ha fatto assumere 500 persone in tre anni in cambio di voti?
R. «Non ci siamo meritati la fiducia dei cittadini distribuendo favori o posti di lavoro. Da noi ci sono centinaia di migliaia di disoccupai. Non sarebbero i 500 falsamente inventati dai giornali a risolvere il problema».

D. La accusano di «continuità con il cuffarismo», per aver alimentato un sistema di assunzioni clientelari come bacino di consensi quando guidava la Provincia di Catania.
R. «A prescindere dal fatto che molti esponenti della sinistra sono stati dietro la porta di Cuffaro per anni, ottenendone benefici e prebende».

D. A prescindere.
R. «Non mi faccia fare i nomi di quelli che sono andati avanti all'insegna di un consociativismo che con me sarà archiviato».

D. A Catania dicono non si muova foglia senza il placet di Lombardo. A partire dalla sanità.
R. «Io ho amministrato una provincia che Ecma Monitor e il Sole 24 Ore hanno dimostrato essere al primo posto in Italia per gradimento del suo presidente. E al secondo in quanto a efficienza, trasparenza e rigore finanziario».

D. Dev'essere stato molto amico anche di Follini, se lo scelse come testimone di nozze.
R. «SI, è vero».

D. Siete anche andati in vacanza assieme.
R. «Abbiamo fatto qualche viaggio di studio assieme».

D. Siete ancora così amici?
R. «Certamente. Ci incontriamo spesso al Caffè Sant'Eustachio, dietro al Senato».

D. E' per colpa di Casini che mollò l'Udc?
R. «Ho lasciato l'Udc perché quando ho rivendicato l'autonomia della classe dirigente siciliana si sono scatenati gli "ascari" casiniani contro di me».

D. Non perché nel rimpasto di governo Casini mandò Mario Baccini al governo al suo posto?
R. «È esattamente il contrario. Nell'ottobre 2005 mi fu offerto un ministero, ma io rifiutai».

D. Dicono che su di lei calò anche il veto di Fini. Tant'è che contemporaneamente il suo amico Nello Musumeci se ne andò da An.
R. «Nessun veto da parte di Fini, che in questo momento, anzi, ha dato un sostegno che neanche avrei sospettato a favore della nostra causa».

D. Lo fa l'apparentamento con Musumeci? Daniela Santanchè ha scommesso di no.
R. «Mi auguro sinceramente che si faccia. La Santanchè non mi conosce. Sono certo che, quando le parlerò, sarà lei stessa a battersi perché si faccia. Io e Musumeci condividiamo un sogno politico autonomista che non si è spento nel partito di Storace».

D. Lei non nasce politico, ma medico.
R. «Sono psichiatra. Ho fatto una bella tesi in psichiatria. Sa in cosa?».

D. Sentiamo.
R. «Sul nesso fra tradizioni popolari e costruzioni deliranti. E vorrei pubblicarla. Mi raccomanderò al Cavaliere che possiede qualche casa editrice».

D. Torniamo al delirio.
R. «Chi vive un delirio di onnipotenza si sente Garibaldi, che pur essendo vissuto come un mito positivo, si prestò solo a un'operazione di conquista nel Mezzogiorno che ancora continuiamo a pagare».

D. In politica chi soffre di delirio di onnipotenza?
R. «I deliri di onnipotenza sono neutralizzati dalla nostra Costituzione, che tende a mandare in sindrome depressiva il presidente del Consiglio. Un premier non potrà che sentirsi debole e inadeguato dinanzi alle scommesse alle quali è chiamato, perché sarà sempre sottoposto ai capricci di Camera e Senato».

D. Sta facendo psicanalisi preventiva di Berlusconi premier?
R. «No. Io lo vedo come un uomo positivo e, per quello che ho sperimentato, molto generoso. Lui soffre della "sindrome del fratello maggiore" nei confronti di persone per cui nutre forti sentimenti di amicizia».

D. A proposito di Miccichè, l'ha più sentito?
R. «Sì. Ora c'è un po' di freddezza, ma se l'incontro a Piazza del Popolo non ha idea degli abbracci e della festa che che ci facciamo».

D. Lei che ha convissuto con Casini nell'Udc, che tipo è?
R. «Anche se lo conosco da molto più tempo, non saprei definirlo. Non ci avrei scommesso, ma sta dimostrando di avere una discreta dote di coraggio».

D. Psicanalisi di Umberto Bossi, suo alleato nel 2006.
«Ha una forza sovrumana. Basta un suo bisbiglio o un fremito di sopracciglio a far tremare ancora Maroni e Calderoli».

D. E cosa le ispira la psiche di Veltroni?
R. «Niente. È il vuoto psichico».

D. Non è che poi lei si mette a fare la politica dei due forni, se Berlusconi la delude, e tratta col Pd?
R. «Lo escludo categoricamente».

D. Autoanalisi: chi è Raffaele Lombardo? Ha davvero il «carattere svedese» che dice Follini?
R. «Non so da cosa emerga questa valutazione, forse dai miei occhi azzurri. Ma non rinuncio ai baffi che sono tipicamente mediterranei. Siculi, anzi».

D. Quante coppole ha?
R. «Nessuna».

D. E che razza di siciliano è?
R. «Io ho contratto una sindrome per cui chiunque mi sfiori la testa mi fa impazzire, compresa mia moglie. Ecco perché non indosso né coppola né cappelli Borsalino. L'unica che può toccarmi i quattro capelli che ho è mia madre. Questo fa ingelosire moltissimo mia moglie».

D. E lei è geloso di sua moglie
R. «Gelosissimo. Io sono legatissimo alla mia famiglia e sono felicissimo di avere una moglie straordinaria che sia così gelosa di me».

D. Geloso, mammone e poi?
R. «Sono uno che non serba rancore, non esercita vendetta, non conosce odio e sono dotato di una virtù che ha pochi eguali di umanità nel mondo politico».

D. Addirittura...
R. «Sono molto più felice di aiutare un disabile a partecipare a un torneo di nuoto che di inaugurare una strada. Questo mi deriva dalla mia formazione cristiano-democratica e dall'essere cresciuto nel mondo salesiano, che ha messo al centro del mio essere il rispetto della persona, della vita e della famiglia».

D. «L'acqua lo bagna e il vento l'asciuga», dicono di lei.
R. «Mi rispecchia in pieno».

D. Da piccolo sognava di fare il politico o lo strizzacervelli?
R. «Volevo fare il professore di lettere. Ero il primo della classe dai salesiani. Ed ero così portato per le materie umanistiche da volermi iscrivere a Lettere».

D. Come mai optò per medicina?
R. «Perché mia nonna, una figura particolarissima della mia vita, mi condizionò al punto di farmi iscrivere a Medicina. Lei aveva un'idea mitica del medico di famiglia».

D. Ha figli?
R. «Due. Uno fa Medicina e l'altro Giurisprudenza a Roma. Frequentano università cattoliche: il Campus Biomedico e l'Università europea, Opus Dei e Legionari di Cristò. Sono stati nella scuola salesiana».

D. Non teme di passare per un cattolico ultrà?
R. «Il cattolicesimo o è o non è. Non si può essere cattolici a metà. Il cattolicesimo produce anche azione politica, guai se non fosse così. Ma guai a professarsi cattolici modello. Io non lo sono per niente. Anzi, sono pieno di vizi ed errori, lo confesso apertamente».

D. Quali sono i suoi peggiori vizi?
R. «ll senso di autosufficienza che mi pervade. Talvolta dimentico di essere una piccola cosa rispetto all'universo di problemi della mia terra. Penso di farcela da solo. E questo è un grande peccato di superbia».

D. Perché indossa il rosario anulare assieme alla fede?
R. «La preghiera è un momento fondamentale nella mia vita, cui dedico molti minuti al giorno. Mi permette di cogliere l'importanza di un'azione buona e mi dà anche la consapevolezza dei miei peccati».

D. È andato a Santiago de Compostela con Cuffaro?
R. «No. Però sono stato a Lourdes, a Fatima e a Loreto».

D. Il processo di Cuffaro si è concluso con una condanna per favoreggiamento alla mafia. Lei, invece, aveva scommesso sulla sua assoluzione.
R. «Io avevo previsto che non ci sarebbe stata l'aggravante. Ma Totò ha commesso grandi sciocchezze, come il vassoio di cannoli che gli è costato più caro della sentenza stessa».

D. Molti pensano che un governatore della Sicilia non possa non avere rapporti con la mafia.
R. «Nello Statuto c'è un articolo che affida al presidente della Regione la guida delle forze armate per combattere la mafia. Mai stato applicato. Molto dobbiamo fare anche noi. Il fatalismo e la remissione non possono più essere tollerati».

D. La mafia non ha cercato di avere contatti con lei?
R. «No, perché si sa che non ci esce niente. Io non sono avvicinabile».

D. Anche lei è finito più volte sotto processo, sebbene non per mafia.
R. «Quando la magistratura si è occupata di me graffiandomi, ha sbagliato e ha dovuto chiedermi scusa. Chi ha scritto cose diverse dovrà risarcirmi i danni morali per milioni di euro».

D. La prima volta, in piena Tangentopoli, nel'92, i carabinieri vennero a prenderla a casa con l'accusa di abuso d'ufficio.
R. «La prima inchiesta riguardava un concorso Asl che i miei presunti amici non hanno neppure vinto».

D. Il secondo processo è legato a una vicenda di tangenti per un appalto sulla fornitura di pasti all'ospedale di Catania.
R. «Si disse che il reato di corruzione era stato derubricato a finanziamento illecito ai partiti e poi prescritto. Ma quelle accuse non riguardavano nemmeno me e anche allora si risolsero in un'assoluzione».

D. Fu indagato proprio quando puntava alla presidenza della Regione. Non teme possa ricapitare adesso?
R. «Mi aspetto di tutto. Sono preparato ad aggressioni infinite. Ma sono qui ad aspettare che dopo la pioggia esca il vento e arrivi un po' di sole per questa nostra terra».

Io e mia Moglie
L'unica che può toccarmi i quattro capelli che ho è mia madre. Questo fa ingelosire moltissimo mia moglie. Io sono legatissimo alla mia famiglia e sono felicissimo di avere una moglie straordinaria che sia così gelosa di me. Del resto, anch'io sono gelosissimo.

Io e Follini
Siamo stati molto amici, tanto che Marco è stato il mio testimone d i nozze, e lo siamo ancora. Con lui abbiamo fatto anche alcuni viaggi di studio assieme e ci incontriamo ancora spesso al Caffé San t'Eustachio, dietro al Senato. Se ho mollato l'Udc è stata colpa degli "ascari" casiniani.

Io e il Cavaliere
Quest'uomo, dipinto come uno spietato e cinico imprenditore, ha una dimensione umana e sentimentale davvero disarmante. Dopo averlo incontrato più di qualche volta in questi giorni, io gli voglio bene molto di più. Anche perché tra i punti del suo programma mette il Sud. Ha capito che il Sud è una grande risorsa.

Io e la Psichiatria
E Sono uno psichiatra. Ho fatto una bella tesi sul nesso fra tradizioni popolari e costruzioni deliranti. Vorrei pubblicarla. Chiederò a Silvio, che possiede qualche casa editrice. In politica i deliri di onnipotenza sono neutralizzati dalla nostra Costituzione, che tende a mandare in sindrome depressiva il premier.

Io e l'infanzia
Sono cresciuto nel mondo salesiano, che ha messo al centro del mio essere il rispetto della persona, della vita e della famiglia. Ero il primo della classe e volevo fare il professore di lettere. Se poi ho fatto Medicina, è stato per mia nonna, una figura particolare nella mia vita, che aveva un'idea mitica del medico di famiglia.

(Libero) - 29/02/2008 di Barbara Romano