sabato 9 febbraio 2008

Pdl, affondo del Cav: "Casini non offre garanzie”


“Quel sassolino nella scarpa Silvio Berlusconi lo ha avuto per diverse settimane – scrive LA STAMPA - . Ed è la cosa che più lo ha infastidito in un mese in cui ha centrato tutti gli obiettivi che si era dato: dalla crisi di governo, alle elezioni, fino al battesimo del Popolo delle Libertà. ‘E’ andato tutto come avevo previsto io - ha spiegato ieri ai suoi dopo l’incontro con Gianfranco Fini a Palazzo Grazioli -, ma non tutti lo hanno voluto riconoscere. Specie quelli dell’Udc che non solo continuano a dire di “no” all’ingresso nel nuovo partito, ma addirittura sono vaghi e dubbiosi sul fatto che io sia il candidato premier del centro-destra. Ci sono dichiarazioni di Casini piene di riserve e di ironie. Nel simbolo elettorale dell’Udc appare anche il nome di Casini come se fosse lui a correre per Palazzo Chigi. Ebbene noi non possiamo andare al governo e far fronte alle emergenze del paese con un partito che non è chiaro, che non prende impegni. L’Udc deve entrare nel Popolo della Libertà o, comunque, deve chiarire che sarò io il candidato premier per tutto il centro-destra e dare le garanzie che sarà un alleato fedele. Altrimenti tanto vale che stiano fuori dalla coalizione. Se non abbiamo l’assicurazione che saranno leali tanto vale non regalargli dei seggi. Tantopiù che molti dei loro parlamentari ci fanno sapere che vorrebbero venire con noi’. Ieri all’ora di pranzo con il gruppo dirigente di Forza Italia il Cavaliere sembrava un fiume in piena. Qualche ora dopo, davanti alle telecamere che lo aspettavano fuori da Palazzo Grazioli, non ci ha pensato due volte a togliersi quel sassolino dalla scarpa: ‘O l’Udc entra nel Popolo della Libertà o corre da sola fuori dalla coalizione’. Una posizione netta che nasce, però, più dall’atteggiamento ambiguo con cui Casini si è pronunciato sulla premier-ship di Berlusconi che non da altro. Tant’è che proprio su questo punto ha cominciato a lavorare chi ha qualche dubbio sull’opportunità di rompere con Casini. Sulla questione, infatti, nel vertice di Forza Italia si sono materializzati due partiti: ci sono i falchi come il capogruppo Elio Vito, che vorrebbero tagliare tutti i ponti con gli ex-dc; e le colombe come Sandro Bondi che insistono per una mediazione. Quest’ultima potrebbe consistere in una dichiarazione da parte dell’Udc e dello stesso Casini esplicita, inequivoca e definitiva nella quale Berlusconi sarebbe indicato candidato premier e il partito si schiererebbe organicamente con il centro-destra. La trattativa è in corso visto che il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti ipotizza un incontro tra i due leader. Del resto un’intesa potrebbe fare comodo ad entrambi. Casini, infatti, senza un accordo con il centro-destra si troverebbe in serie difficoltà. Anche se in pubblico il leader dell’Udc si dà coraggio, ipotizza corse solitarie sul suo nome, spiega che alla camera l’Udc può centrare da sola la soglia minima del 4% mentre al Senato è capace di far perdere al centro-destra tre-quattro regioni, a ben vedere si trova in un mare di guai. Il suo partito in questo momento supera di poco il 4%, ma appena due settimane fa non andava oltre il 3,4 proprio perchè l’elettorato lo considerava poco affidabile nell’alleanza con il centro-destra. Una rottura potrebbe riportalo giù nei sondaggi e fargli perdere quei dirigenti e quei settori dell’Udc che non la condividono. Ecco perchè oltre alle dichiarazioni ispirate all’orgoglio di partito, Casini ha lanciato anche segnali di pacificazione. Una fra tutte: per la prima volta ha dichiarato di essere disponibile ad un patto federativo con il centro-destra