venerdì 15 febbraio 2008

IL FATTORE UDC E L'INCOGNITA SICILIA


Pier Ferdinando Casini annuncerà “presto” se accetta l’invito della direzione dell’Udc a candidarsi premier come capofila dei centristi. Così certificando la separazione dal Popolo della libertà. La situazione sembra in effetti precipitare. Anche se Casini - accennando a un imminente colloquio con Silvio Berlusconi - non ha chiuso tutti gli spiragli. La “vocazione maggioritaria” del Pdl non pare lasciare spazi ad apparentamenti con partiti nazionali. Ma è chiaro che il divorzio definitivo dall’Udc comporterebbe rischi elettorali per la coalizione formata da Pdl e Lega, che in qualche regione rischierebbero di perdere il vantaggio sull’accoppiata Partito democratico-Italia dei valori (un pericolo che in ogni caso il sondaggista Renato Mannheimer reputa ridottissimo). Quale possa essere il danno è difficile da prevedere, considerando la mobilità del quadro politico e le divergenze degli istituti demoscopici sul peso attuale dell’Udc - secondo un sondaggio pubblicato oggi dal Giornale - i centristi non supererebbero neppure il 3 per cento. Ma anche arrivando al 6 per cento nazionale rischierebbero di essere decimati al Senato, dove l’asticella, per le forze non coalizzate, è fissata all’8 per cento. Uno sbarramento che l’Udc sarebbe certa di superare solo in Sicilia. Dove però è in corso un braccio di ferro attorno alla candidatura per la guida della Regione che si intreccia inestricabilmente con la partita nazionale. L’Udc offre il proprio sostegno all’autonomista Raffaele Lombardo, che ieri ha però incontrato anche Silvio Berlusconi. Lombardo non si sbilancia, limitandosi a confermare che è in corsa per la Regione. E che la scelta delle alleanze regionali dipende dalle intese a livello nazionale. Viene colto un certo attivismo berlusconiano sul versante degli ex-dc. E molte leggende ha sparso l'incontro a Palazzo Grazioli con Lombardo, leader del Mpa nonché candidato in Sicilia per la presidenza della regione. Che mai starà succedendo? Si parla di una manovra avvolgente di Berlusconi per accerchiare Casini partendo, come Garibaldi, dalla Sicilia.

Ieri Lombardo ha incontrato a Roma anche Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione e capofila della componente maggioritaria dell’Udc in Sicilia - vero granaio dei voti centristi. Cuffaro, deciso a sbarrare la strada della presidenza della Regione all’azzurro Gianfranco Miccichè, ha provato anche oggi a persuadere Lombardo dell’opportunità di incassare il sostegno dell’Udc. Ma c’è chi si spinge a ipotizzare un forte avvicinamento di Cuffaro a Berlusconi, tramite Lombardo. E una conseguente rottura con Casini. Tra i rebus ancora insoluti c’è anche quello degli eventuali apparentamenti dell’Udeur - che ha reagito in modo indispettito alla considerazione dell’azzurro Giulio Tremonti sul fatto che “l’ideale per Mastella è stare con Mastella”. Tremonti è stato ieri protagonista anche di un confronto con il vicepremier Massimo D’Alema nel salotto televisivo di Bruno Vespa. Durante la registrazione della trasmissione, D’Alema ha enfatizzato la tesi secondo cui il Pdl, senza l’Udc, è destinato a “radicalizzarsi” e a sbilanciarsi verso destra. “Nel Ppe ci stiamo già, non abbiamo bisogno dell’Udc per andarci”, ha ribattuto Tremonti. D’Alema ha anche difeso la mossa del Pd, che si è alleato con l’Italia dei valori. E che finora ha chiuso la porta a Socialisti (trattati bruscamente da D’Alema, con repliche altrettanto brusche) e Radicali. In seno al Partito democratico, però, l’apparentamento esclusivo con Antonio Di Pietro continua a far discutere. E a provocare mal di pancia, come attestano le proteste di Antonio Polito e Peppino Caldarola. Gli attacchi alla scelta pro-Di Pietro non vengono solo dal centrodestra e dai settori garantisti del Pd: il partito guidato da Walter Veltroni “deve giustificare all’esterno una scelta incomprensibile dopo aver parlato di omogeneità di programma”, sostiene Fausto Bertinotti a nome della Sinistra-l’Arcobaleno. Per Bertinotti, l’alleanza con Di Pietro “rende meno limpida la scelta ambiziosa del Pd di correre da solo”. Sullo sfondo si intravede un ravvivarsi della polemica sul rapporto tra politica e ordine giudiziario. Annoso problema sul quale il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è soffermato oggi nel suo intervento al Consiglio superiore della magistratura.