mercoledì 16 gennaio 2008

Banco di Sicila vs. Unicredit - Pubblichiamo lettera di Gianfranco Micciché

Sono tornato adesso a casa.
Abbastanza amareggiato ed ho bisogno di sfogarmi con voi: in questi giorni il protagonista della mia vita politica è stato il Banco di Sicilia. Vi racconto cosa è successo, poi voi giudicherete:
il Banco è passato tempo addietro alla romana Capitalia (ex Banca di Roma). Il passaggio si rese obbligatorio quando Banca d’Italia, per evitare l’invasione delle banche straniere, decise una strategia a mio avviso legittima, quella di creare dei grossi gruppi di credito italiani che potessero contrastare lo strapotere europeo tedesco, francese ed inglese.

Successivamente, sempre in virtù di questa strategia Capitalia è stata assorbita dalla più potente UNICREDIT. In pratica, con BANCA INTESA, in Italia si sono creati oggi due potentissimi gruppi bancari. Questa è la prima premessa. La seconda è che la Regione Siciliana aveva una quota azionaria nel Banco di Sicilia eche oggi. invece, vanta una molto più piccola quota di Unicredit il cui valore assoluto rimane comunque pressocchè invariato ed pari ad oltre 1 miliardo di €uro. La Regione Siciliana però, a differenza di tutti gli altri soci di Unicredit, è l’unica che partecipa al capitale con denaro pubblico in forza di una legge dell’Assemblea Regionale che stabilisce i motivi dell’investimento e la destinazione delle risorse impiegate. (se non dovessero essere chiare le premesse tanto vale non proseguire a leggere).
Cosa è successo recentemente? che Unicredit ha presentato un piano di gestione che, di fatto, toglierebbe al Banco di Sicilia il potere di decidere come impiegare le risorse raccolte in Sicilia tramite i depositi dei siciliani (persone ed imprese) facendo venire meno l’interesse della Regione al mantenimento delle quote azionarie. Il Banco allora ha deciso di ribellarsi a tale decisione e, disobbedendo alla casa madre, in totale e legittima autonomia, ha nominato, in una recente riunione del Consiglio di Amministrazione, un Direttore Generale siciliano che avrebbe in sostanza disatteso le indicazioni milanesi di Unicredit.

Credetemi, è stata portata a termine un’operazione straordinaria di vera autonomia regionale in barba all’arroganza dei vertici di Unicredit. Ma, come al solito, la politica siciliana è stata capace di rovinare tutto! perchè si è scoperto che 15 giorni prima lo stesso Consiglio di Amministrazione per accontentare una ventina di stupidi politicanti che facevano pressione ha assunto, senza concorso e senza criteri 20 figli di papà, 20 figli di sindacalisti, politici di tutti i partiti e burocrati. A questo punto è stato fin troppo facile da parte di Unicredit mandare tutti a quel paese sostenendo, a ragione, che la sacrosanta battaglia condotta in precedenza era invece solo figlia di una squallida operazione di mercato delle vacche condotta su pressione della politica locale pur di ottenere facili ed illegittime assunzioni in culo ai siciliani. E così quello che era oro è diventato merda, con il solito sputtanamento della povera, incolpevole ed infelice terra nella quale viviamo.

Adesso rischiamo che l’idea milanese diventi realtà ed il Banco di Sicilia non sarà più in condizione di deliberare un solo prestito, un solo aiuto a nessuno dei siciliani. Forse, causa l’ora tarda e l’incazzamento non sono stato chiarissimo e domani tornerò sull’argomento, ma la morale di questa storia è comunque che io non ne posso più.

O si cambia metodo o la Sicilia è finita, o spazziamo via questa cancerogena classe dirigente politica, sindacale e burocratica o la Sicilia non avrà dove andare!!! Sapete tutti quanto io continui ad essere ottimista sul nostro futuro e lo sarò ancora quando avrò smaltito quest’ultima figura di merda. Continuo a vergognarmi per poi riprendermi, ma mi sento veramente solo in questa battaglia di libertà della nostra terra.

Oggi, però, il mio pensiero è che, prima di tutto, dobbiamo liberarci di alcuni di noi. E intanto, anche stanotte, mi passerà ad insonnia e Maloox contro la gastrite. A domani, ma con più rabbia e più forza di oggi!

Gianfranco Miccichè