lunedì 7 gennaio 2008

Riforme, Di Pietro con Walter e Silvio contro i "nanetti"


“‘Sì a Veltroni. Noi piccoli partiti dobbiamo smetterla coi ricatti’. Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture e leader dell’Italia dei Valori, condanna la moltiplicazione delle forze politiche – scrive IL GIORNALE -. ‘Bisogna ridurle - sostiene -. Walter e Berlusconi sono in grado di fare strike: controllano da soli il 70 per cento dei voti. Con la sinistra radicale al governo non si può fare nulla, neppure la barba perché la schiuma danneggia l’ozono. Prodi ha le carte per governare ma non i numeri. Ogni giorno deve contare per sapere chi è con lui’”. Dopo una prima parte di intervista sull’emergenza rifiuti in Campania – in cui il leade de l' Italia dei Valori annuncia una mozione di sfiducia contro il governatore Bassolino alla ripresa dei lavori dell’Assemblea regionale – Di Pietro entra nel dibattito sulla legge elettorale: “‘La moltiplicazione dei partiti è un danno per il Paese. Quindi ci vuole una legge che la riduca drasticamente, e lo dico da ‘soggetto a rischio’. Bisogna restituire ai cittadini la scelta di chi mandare in Parlamento, con le primarie o le preferenze. E bisogna creare coalizioni con un’identità programmatica: adesso per fare il 51% si mettono insieme i cani e i gatti, e lo si vede nell’Unione. Con la sinistra radicale nel governo non si riesce a fare nulla: non la Tav, non la Pedemontana, e neppure la barba perché le bombolette di schiuma bucano l’ozono. È meglio che stiano all’opposizione, dove realizzano la loro identità’.

Sono i capisaldi del modello su cui Veltroni e Berlusconi cercano l’intesa. Ce la faranno? ‘Se avranno coraggio sì, perché loro due da soli sono in grado di fare strike, controllando il 70% dei voti. Capisco che i piccoli strepitino, ma non ci si può lasciare condizionare sempre dai piccoli, che chiedono un dito e poi pretendono il braccio. Lo dico da partito minore: ci vuole l’umiltà di mettersi in gioco. Noi di Idv o riusciremo a diventare un grande partito, oppure confluiremo in un’altra forza politica. Non si può pretendere di vivere di rendita, a scapito della governabilità. Se non riusciranno, meglio il referendum: lo appoggeremo con tutte le nostre forze’. A proposito, quante chance di durare ha il governo? ‘Prodi ha le carte per governare, ma non i numeri. Ogni mattina deve contare quanti partiti fanno parte della sua maggioranza, nessuno lo sa più con precisione... Il problema è il Parlamento, non il governo’. Dunque è pessimista? ‘No, realista. Certo di fare più in fretta possibile le cose che ho da fare col mio ministero, e di correre come una lepre. Perché presto arriverà il gatto delle elezioni’”.