mercoledì 9 gennaio 2008

SICILIA : COLONIZZAZIONE FINANZIARIA DELLE BANCHE DEL NORD continua

Da siciliani ed autonomisti convinti riprendiamo una polemica che suscita clamore nel mondo della finanza, ma che politicamente va attenzionata a dovere per i risvolti che questa potrebbe avere nell’intendo sistematico di colonizzazione dell’Isola.

Nonostante per UNICREDIT le buone notizie sulle quote di mercato emerse da un recente studio vede la banca milanese avere il netto predominio sul nord-est (addirittura il 59,3% degli sportelli complessivi), sul centro Italia con la Banca di Roma e nelle isole con il Banco di Sicilia, le nubi all'orizzonte però sono diverse:

Il BANCO DI SICILIA: al momento è il fronte più caldo.

La polemica scatta con un impensabile e inconsuetamente pubblico, visto che i banchieri di solito lavano i panni sporchi in famigli, attacco del Presidente del Banco di Sicilia, Salvatore Mancuso, che ha avuto degli inevitabili strascichi politici. Mancuso ed il suo Consiglio d’Amministrazione, afferma che le risorse manageriali del BdS non sono sufficientemente valorizzate all'interno della visione strategica che il Gruppo Unicredit vuole mettre in campo. Che non si può accettare la burocratizzazione organizzativa e colonizzante che starebbero realizzando Profumo e i suoi , e infine ma più importante, che il tutto porterebbe a un depauperamento delle risorse del Banco, patrimonio questo del Popolo Siciliano. L'attacco sarebbe stato portato direttamente a Profumo, amministratore delegato di Unicredit Group, attraverso una telefonata tra i due che è stata definita "violenta". I termini della vicenda ancora non sono chiari così come non è di pubblico dominio la riorganizzazione voluta da Unicredit, di certo però le richieste di Mancuso a prima vista possono sembrare anacronistiche e fuori da logiche di mercato, invece si ergono a difesa della Sicilia e dei Siciliani. Anche per la vendita di 186 sportelli del Banco di Sicilia è tenuta sotto traccia, nessuno ne sa nulla neppure il CdA del Banco stesso.

Noi riteniamo che la politica siciliana debba intervenire, e non solo con dichiarazioni di intenti ovvero con interrogazioni parlamentari, com’è il caso dei deputati siciliani Cascio e Balistreri, che per carità bene hanno fatto a sollevare la questione, bensì con fatti concreti ed azioni a sostegno dell’autonomia finanziaria della Regione, così come vuole anche lo Statuto Speciale che dovrebbe ispirare le azioni a salvaguardia delle prerogative isolane. Non vorremmo però che il tutto si limitasse ad un problema di giro di poltrone da riservare ai "siciliani", se queste, poi, non hanno la dovuta ricaduta in termini operativi a vantaggio del Popolo Siciliano, delle imprese ed in generale dello sviluppo economico dell'isola. Non auspichiamo l'accordo a danno della Sicilia.