domenica 25 novembre 2007

E ORA CHE FATE?


An ed Udc che fondavano le loro speranze di poter contare più di Berlusconi, forse schiavo delle sue dichiarazioni, ora si ritrovano in mano solo un pugno di mosche, perché mai si sarebbero aspettati un Cavaliere pronto a trattare con Veltroni. Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, pronti a spartirsi l’eredità del Cavaliere, ora invece si ritroveranno per forza, in un futuro molto prossimo, a dover trattare con il PpL per poter ancora contare qualcosa politicamente. E se per Casini questo sarà più semplice - anche per via della riforma elettorale "alla tedesca" - così non si potrà dire per Gianfranco Fini (sostenitore accanito del bipolarismo e seccato per l'iniziativa di Berlusconi), al quale risulterà più arduo poter arrivare a compromessi che però non escluderei a priori. Non per nulla già circolano voci interne ad An che vorrebbero Fini fuori dal partito perchè in un momento di assoluta confusione mentale (vedi intervista a La Russa per la manifestazione di A.N. a San Babila di ieri su you tube). La verità è che Silvio Berlusconi ha incominciato a fare "shopping" fra l'elettorato di An, Lega ed UDC. Ed anche se magari ai gazebo, davanti ai "sei zeri", non sono arrivati proprio tutti e "otto", come forse non sono state cifre milionarie quelle del centrosinistra democratico, rimangono comunque numeri da capogiro e, chi minimizza, lo sa benissimo.
Il bel capolavoro di autolesionismo, Fini che sta dimostrando di essere un tonno e vuole finire in scatola con tutte le pinne gialle comprese, l’ha realizzato in meno di una settimana e c’è da aspettarsi che non sia finita. Così, a caldo, mi verrebbe di dargli il consiglio di non accettare uno sbarramento troppo alto quando si riformerà la legge elettorale perché, di questo passo, rischia di condurre il suo partito verso lo stesso mare nel quale sta nuotando lui. E, da lì, è difficile uscire in tanti.