giovedì 8 novembre 2007

GOVERNO BUGIARDO


Marcia su Roma di presidenti delle Province e sindaci. Tutti insieme, di destra e di sinistra, capitanati da Raffaele Lombardo, per chiedere al governo non tanto quei miliardi di cui la Sicilia avrebbe bisogno per voltare pagina, ma quei pochi euro che erano stati promessi prima nella vecchia finanziaria, poi in un incontro estivo dove l'impegno venne rinnovato, dandogli anzi una scadenza quasi immediata.
Ancora una volta si trattava di una presa in giro. Del miliardo, diviso in tre anni per intenderci, promesso e ripromesso neanche l'ombra. Gli stessi rappresentanti della maggioranza qui in Sicilia, dopo aver tacciato quasi di calunniatori coloro che si erano permessi solo di criticare il mancato arrivo di questi finanziamenti, sono stati costretti a stare zitti. La grande bugia di Prodi e compagni li aveva spiazzati. E' lecito chiedersi dove siano andati a finire D'Antoni, Capodicasa, Bianco, Finocchiaro, Burtone. Dei deputati a protestare è solo l'ennese Mirello Crisafulli, del neo Partito democratico. Degli altri sopra citati il silenzio più assoluto. Non si era detto che al posto del Ponte occorreva realizzare tutte le infrastrutture necessarie all'Isola? E proprio le infrastrutture non sarebbero l'altro pilastro dello sviluppo, insieme con la sicurezza che lo Stato, lodevolmente, si sta sforzando di garantire con la lotta alla mafia?
Non è che a noi il ricorso alla piazza piaccia molto. La democrazia, ma soprattutto l'equità dei diritti, vorremmo che si esercitasse nei ministeri, nel governo, nel Parlamento. Ma quando l'indifferenza, se non la presa in giro, raggiunge il suo culmine, anche la pazienza ha dei limiti.
Sentite cosa ha detto l'altro giorno a Milano il ministro Antonio Di Pietro: «Dal punto di vista delle infrastrutture la Lombardia è la regione più penalizzata in Italia». E la Sicilia, signor ministro? Tra l'altro scopriamo che dell'ultimo tratto della Siracusa-Gela (47 km) non esiste neanche il progetto. Un vecchio giornalista insegnava a noi allora giovani cronisti: ragazzi, state attenti quando scrivete, non è tanto la cattiva figura che si fa con i lettori, quanto lo sberleffo della gente. E aveva ragione. Noi non vogliamo arrivare a tanto, ma i siciliani chissà, potrebbero provarci.
Domenico Tempio