sabato 1 dicembre 2007

AVANTI POPOLO ...... ALLA RISCOSSA


Il giorno dopo la Yaltina, come il quotidiano del Prc, Liberazione, ha chiamato il vertice tra Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, la sinistra alza il tiro. E avverte il leader del Pd: nessuna riforma senza di noi.

Il primo a fare la voce grossa è stato venerdì il segretario di Rifondazione Franco Giordano che aveva messo in guardia da una legge elettorale che «non può essere appannaggio privatistico di forze politiche». E dopo il faccia a faccia aveva aggiunto: «Non so che cosa abbiano deciso concretamente – dice riferendosi all’incontro tra i leder del Pd e del Ppl – ma questo giro di consultazioni non può prevedere un'ipotesi di legge elettorale compiuta».

Sabato gli fa eco il leader di Sinistra democratica Fabio Mussi: «Si può discutere di tutto – ha detto – ma non di una legge esagerata nel senso che non deve essere cucita come un abito sartoriale addosso al Partito democratico e al Partito di Berlusconi». Nessun accordo, taglia corto, che sia «come le forche caudine». E soprattutto, aggiunge, nessuna fretta: «Mi pare – ha detto – si stia dando la data di scadenza al Governo per iniziativa del Partito democratico e del neo-partito di Berlusconi: grazie alla fretta che hanno i due maggiori partiti in campo – conclude – nel 2009 è probabile che si vada a votare».

Chiede un confronto con la coalizione anche il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio: «È urgente un vertice dell'Unione – ha ammonito – bisogna discutere di una legge elettorale che permetta ai cittadini di conoscere l'alleanza e di scegliere deputati e senatori».

L’accordo tra Veltroni e Berlusconi non va giù nemmeno al Pdci. Il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto invita Veltroni a «non cadere nella trappola» di Silvio Berlusconi: «Veltroni – spiega Diliberto – si deve rendere conto che sta parlando con un soggetto che nel corso degli anni ha cambiato idea innumerevoli volte».

Dal canto suo, Veltroni rassicura gli alleati, e non solo. «Lo spirito con cui lavoriamo – ha dichiarato dopo l’incontro con Berlusconi – è di rispetto con tutti gli interlocutori politici, indipendentemente dalla loro grandezza». Ma, avverte, «alla fine il consenso non sarà al 100%».