venerdì 14 dicembre 2007

Governo, "così non si avanti": Dini trova consensi


“Così non si può andare avanti”. Lamberto Dini, nella sua intervista di stamani al Corriere, ha ribadito che l”etica della responsabilità” cui il presidente ha fatto appello, motivando il suo voto favorevole in prima lettura alla Finanziaria, non può durare all’infinito, aggiungendo a chiare lettere che quella “è stata l’ultima volta che succede”, che il suo movimento deroghi ai principi più volte affermati. Niente più concessioni da parte di Prodi, dunque, alla sinistra radicale, pena la caduta del governo, ma soprattutto la necessità di prendere in considerazione realmente l’ipotesi di un governo di “larghe intese”, capace di coinvolgere “tutte le grandi forze politiche e le forze vive della nazione”. Un monito che, nel giorno in cui l’esecutivo pone simultaneamente tre questioni di fiducia sulla Finanziaria alla Camera e che segna l’avvio dell’esame del ddl Welfare al Senato (dove si dà per scontata una fiducia che il dissidente di sinistra Turigliatto ha già fatto sapere di non votare, come già fatto per il Dl sicurezza) suona quanto mai più concreto.

Soprattutto se sulle conclusioni circa l’inesistenza di una maggioranza politica del presidente Dini, a prescindere dalle ragioni premesse di merito, il fronte che converge è sempre più numeroso, in vista di una verifica di gennaio che appare tutt’altro che rituale. Dalla sinistra radicale si rintuzzano gli attacchi dell’ex-premier, ma il malessere per l’operato del governo è netto: “Confesso di trovare ormai il senatore Dini piuttosto monotono - dice il capogruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena - e la sua Campagna personale contro la sinistra inizia ad apparire una specie di preoccupante ossessione personale”. Ma al di là della schermaglia politica, l’esponente del Pdci Dino Tibaldi, ribadisce: “Siamo noi che così non possiamo andare avanti, perché veniamo continuamente additati come coloro che creano problemi al governo e contemporaneamente alcune scelte dell’esecutivo ci creano grossi problemi con la nostra base sociale. Se Prodi, nella verifica di gennaio, si impegnerà a portare avanti il programma dell’Unione, noi siamo per continuare a difendere la maggioranza dagli agguati parlamentari di Dini e degli altri, che evidentemente hanno in tesa altre soluzioni governative”.

È sulle larghe intese che Willer Bordon ha dei dubbi, ferma restando, anche in quest’ultimo, la convinzione che la vicenda del governo Prodi è al termine: “La frattura - dice Bordon - nel centrosinistra è ormai irrecuperabile, ma a mio avviso una seria grande coalizione, in Italia, non è possibile, perché si tradurrebbe in un mega-inciucio generale. Se, come credo, non si può continuare così, allora il passaggio inevitabile che spetta a Prodi è quello di dimezzare il governo, anche se in un paese normale bisognerebbe rivolgersi agli elettori, concordando tra le varie forze politiche la fine della legislatura”. Determinato a chiedere un nuovo esecutivo è, infine, il socialista e vicepresidente del Senato Gavino Angius, per il quale “le premesse politiche da cui parte Dini nelle sue valutazioni sono differenti dalle nostre, ma di certo convergiamo con lui sulla necessità di un nuovo esecutivo e di un nuovo programma. La grande coalizione passa attraverso la fine del centrosinistra, e noi non desideriamo questo, a meno che non si pensi già oggi che il centrosinistra sia finito, e temo sia così. Se ha le mani libere Veltroni, che dirige il partito della forza di governo più grande, non vedo perché gli altri dovrebbero avere le mani vincolate”.