sabato 8 dicembre 2007

Cambiare il paese o cambiare paese?


Una "poltiglia" di massa che privilegia l'individualismo, continua a perdere l'identità collettiva e si frammenta sempre di più. Una società "mucillagine" che non lascia filtrare le occasioni di sviluppo e di futuro.
Una cultura sempre più svuotata dal dominio della volgarità, con i "vaffa" scritti dappertutto, con l'aumento dei comportamenti violenti a casa come a scuola, per strada come negli stadi.
Un paese dove nessuno vuole più responsabilità e le parole popolo, istituzione, politica, suonano vuote e prive di significato.
E' l'istantanea dell'Italia come appare nel quarantunesimo rapporto del Censis.
E' un declino più sociale che economico. Il paese viaggia a due velocità: da una parte una "minoranza vitale" artefice dello sviluppo, che aumenta redditi e fatturato. Dall'altra una maggioranza apatica e disillusa che non riesce ad usufruirne.
Una massa gravata dai salari bassi (il 36% della popolazione si sente povera) e dalle spese per la casa che influiscono per il 31% sul reddito familiare, con 420.000 famiglie in difficoltà a causa dei mutui, di cui 110.000 che potrebbero avere problemi di insolvenza.
Eppure i consumi ricominciano a crescere , +2% nel 2007, con i telefonini che hanno quasi raggiunto il numero dei televisori, così come crescono le insolvenze per il credito al consumo.
Le soluzioni per uscire da questo sistema bloccato sono anch'esse individuali. Spicca chi decide di andare all'estero. Ma se prima c'era la fuga dei cervelli, adesso c'è la fuga e basta.
Un anno fa eravamo stati facili profeti: quando dicemmo di quello sconfortante desiderio che talvolta ci assale. Non già quello di cambiare il paese. Ma quello di cambiare paese.